Storia del Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria (1920 - 1978)
SEGUENDO IL GIRO IN UN FANTASTICO SCENARIO DI BELLEZZA
Tutto splende: la luce, l'aria,il sole,la terra ed il mare; tutto é dolcezza,
soavità, armonia. Così scrissero di Reggio, estremo lembo della Penisola, ove
sorse e si diffuse il bel nome d'Italia.
Nota fin dai tempi più remoti per il fascinoso colore del suo mare e per i
suoi meravigliosi panorami, Reggio é la più popolata città della Calabria, in
posizione ridente sullo Stretto di Messina, "Bosforo d'Italia", dinnanzi al
suggestivo scenario delle coste sicule.
Città dal clima dolcissimo, é famosa per il raro, incomparabile fenomeno
della "Fata Morgana" che si osserva in speciali condizioni atmosferiche, per cui
si vede riflessa dalla costa la città di Messina, con un alternarsi di immagini
multiple diritte e capovolte che si susseguono nel cielo e nel mare fino a breve
distanza, in una fantasiosa, bizzarra e multicolore composizione architettonica.
Il suo modernissimo Lido, le sue strade diritte e luminose, le sue ampie
piazze, i suoi bellissimi rettifili in riva al mare, separati tra loro da una
vasta e fiorita zona di giardinaggio, i suoi palmizi, i suoi aranceti, le
perenni fioriture, l'azzurro intenso del mare ed il fascino dei tramonti, che si
vestono di fantastiche e ricche note cromatiche, fanno di Reggio una delle più
suggestive città italiane.
E' da qui che, attraverso il litorale jonico, si inizia il Giro.
Percorrendo la nuova superstrada posta lungo il mare, fiancheggiata da ampie
spiagge, dopo la rocca di Capo delle Armi bella e selvaggia, si incontra per
prima la garibaldina Melito, che ricorda lo storico sbarco dell'Eroe dei Due
Mondi ed ha alle sue spalle la caratteristica rupe di Pentidattilo, la dolomite
reggina che, in forma di mano, si staglia contro il cielo come in un gesto di
sfida.
Subito dopo ecco Bova Marina il cui entroterra conserva tuttora il dialetto
jonico di origine bizantina (grecanico)e costituisce, come disse il Rohlfs,
un'isola linguistica. Al limite dell’abitato, dall'alto della collina ove
sorgeva l'antica Delia, la "Stella Maris" sembra estendere alla carovana del
Giro, la benedizione che Ella dà ai naviganti al cospetto del mare più azzurro
d’Italia.
Seguono i centri marinari di Brancaleone e Bianco, per arrivare, quindi, alla
industre Bovalino. Tutti e tre posti nell’arco della meravigliosa Riviera dei
Gelsomini in crescente, rapido sviluppo turistico.
Si incontra, poi, Locri, l'antica "Locri Epizephyrii", famosa colonia greca,
ove affiorano i segni dello splendore della Magna Grecia, araldo patrizio della
trimillenaria civiltà calabrese ed italica. Le due cittadine di Siderno e Marina
di Gioiosa Jonica immerse tra vasti uliveti e dalle accoglienti spiagge, pongono
termine alla prima parte del percorso, tutta pianeggiante, di 108 chilometri.
Si lascia, ora, il mare, e la strada con ampi e ripidi tornanti, si arrampica
sulle estreme pendici dell'Appennino, riecheggianti anch'esse le gesta
garibaldine, e passando per Mammola giunge al Passo della Limina, quota 880,
ove, é posto il Premio della Montagna. Dal Passo aspromontano ha inizio la
discesa che, in uno spericolato tuffo di 14 chilometri, attraverso ubertose
piantagioni, porta i corridori a Cinquefrondi. Da questa amena cittadina,
transitando per i grossi e progrediti centri agricoli di Cittanova e Polistena,
si giunge alla sportivissima Taurianova, sempre distintasi per le sue calorose
accoglienze alla carovana del Giro.
Si sale, poi, verso i 325 metri del comune di Molochio, il Centro che ci
ricorda le leggendarie gesta della "Medaglia d'oro sul Campo" Angelo Cosmano,
"il sottufficiale più decorato "ltalia", che qui ebbe i natali e che nella prima
guerra mondiale, il 10 giugno 1916, si coprì di gloria sul Monte Lemerle in
difesa di Bassano del Grappa e di Vicenza, respingendo per ben cinque ore col
solo fuoco della sua rovente mitragliatrice i ripetuti attacchi di ingentissime
forze nemiche.
Dopo appena cinque chilometri, Varapodio, a quota 231, e quindi Palmi, dove
ha Inizio la nota salita del S. Elia, croce e delizia dei corridori, e che,
posta nella parte terminale della gara, ha quasi sempre deciso la conclusione
del Giro. Una breve sgroppata sui Piani della Corona, ed ecco che si domina
dall’ alto il litorale della suggestiva Costa Viola. C’é ora un paesaggio
d’incanto!
A piè del maestoso e silente Aspromonte, appaiono i colli fioriti degradanti
verso il Tirreno le cui onde lievi baciano con spumeggiante ricamo gli scogli,
recando l'azzurro e misterioso messaggio del mare. C'é qui il fascino di una
Terra antica, c’é l'anima della gente di questo meraviglioso angolo di Calabria
attorno a Reggio che racchiude come in un prezioso scrigno le soavi bellezze
regalataci da Madre natura.
In uno scenario di fiaba appare per prima Bagnara che dall'alto di Ceramida
sembra riposare, ridente e gioiosa, sul fondo di un fantasmagorico palcoscenico
ove é eternamente di scena l'universo, e al di là del mare, si staglia l'estrema
punta della Sicilia, dominata a volo di uccello con i due laghi ed il Capo Faro.
La superba visione é completata clan incantevole scenario delle Eolie in un
mutevole susseguirsi di fughe prospettiche. Poi, sulla strada fiancheggiante la
stupenda "Costa Viola" si corre verso la meravigliosa Scilla che appare in tutto
il suo splendore, fulgidissima tra le migliori gemme d'Italia, protesa nella sua
eterna brezza d'amore verso Cariddi.
Il suo caratteristico castello, già dei principi Ruffo di Calabria, arroccato
a picco sul mare, su un ripido scoglio, sembra racconti da questo luogo di
incomparabile bellezza, le leggende degli antichi naviganti. Ed, infine, ecco di
nuovo Reggio, al cospetto del mare delle Sirene omeriche, ove la gara si
conclude sullo splendido Lungomare, l'ampio rettifilo del dannunziano "più bel
chilometro d'Italia".
UN PO'Dl STORIA
Rivivendo il periodo romantico della nostra bellissima corsa: al
"Caffe' Gambrinus" si fondo' la societa' organizzatrice — un "premio nobel" fra
gli organizzatori — la prima gara mondiale dl "ciclo - nuoto" — quella
"scamorza" che vinse la "Milano-Sanremo" — Learco Guerra portato in trionfo
dalla folla esultante per la sua splendida vittoria — Felice Gremo sfugge al…
diluvio universale — il "convegno dei sei" — le imprese di Coppi e Bartali.
Sulle auto del seguito, latte di benzina per strapuntini — Gli organizzatori in
camice da infermiere per salvaguardarsi dalla polvere — Il record delle forature
— Approntata in una notte a Gioiosa Jonica Marina una grande barca piena di
cibarie — La musica accoglie al suo arrivo Emilio Colombo che aveva rinunciato
ad assistere alla corsa automobilistica di Monza per seguire il nostro Giro — Lo
"storico" rifornimento di Oppido Mamertina — Il... misterioso "prodotto
americano" sulla Limina —I cappellini di Guerino Farolfi.
COME NACQUE LA CORSA
Il "Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria" ha
superato il mezzo secolo! Il suo atto di nascita porta, infatti, la data del 14
maggio 1920.
Nel narrare la storia di questa nostra affascinante gara che ha annoverato fra i
suoi partecipanti i più grandi campioni del nostro ciclismo e molti fra i più
qualificati esponenti di quello straniero, crediamo sia giusto rievocare quali
furono le origini della corsa, come essa nacque e quanti si adoperarono per
farla diventare nel tempo una delle migliori del mondo.
Se é vero che a tutti é noto che il Giro é legato al nome del
suo ideatore, il Presidentissimo Dott. Salvatore Siracusa e ad un ristretto
numero di suo validissimi ed affezionati collaboratori probabilmente non tutti
sanno come é nata oltre cinquanta anni fa quella che doveva poi divenire la
"Classicissima del Sud", citata annualmente per la sua perfezione organizzativa
ed inclusa nel Calendario Internazionale.
Fu nel lontano 1917 che Totò Siracusa, venuto in licenza dal
fronte, trovandosi a parlare con alcuni amici del vecchio "Caffé Gambrinus",
gestito da Francesco Biacca — che sorgeva in un ampio piazzale dirimpetto
all’attuale "Cinema Margherita" — lanciò l'idea di costituire un circolo
sportivo, in previsione —egli diceva — della imminente cessazione della guerra.
TOTÒ SIRACUSA FONDA LA "SOCIETÀ SPORTIVA AUSONIA"
Sorse Cosi la "Società Sportiva Ausonia", con Presidente lo
stesso Siracusa, Vice Presidente Lorenzo Labate, Amministratore Paolo Cimino,
Segretario Gennaro Bruno, Direttore tecnico Santi Spinella. Tra i fondatori
c'erano anche Umberto Romeo, Arturo Zerbi, la signorina Malarbì, Giuseppe
Cimino, Giuseppe Rogolino, Umberto Musarella che fu uno dei più forti ed
affermati campioni di nuoto dell'epoca.
La sede era in una baracca del Viale Genoese Zerbi, nei pressi
del sottopassaggio che conduce al Lido (la Città era, allora, tutta baraccata
n.d.r.) e dove ora, per gli strani giochi delle vicende umane, lo Sporting Club
é ritornato in ampi ed eleganti locali.
La guerra, però non finì subito come aveva previsto Siracusa e
la giovane società poté iniziare la sua attività soltanto nel 1919 con
l'organizzazione di gare atletiche, di tiro a volo e di altri sports minori.
NASCE LO SPORTING CLUB REGGIO
Nei primi mesi del 1920, volendo dare concreto sviluppo
all'attività sportiva, l'Ausonia, per volontà degli stessi dirigenti, assunse
più ampia dimensione, si trasformò in "Sporting Club Reggio" e si trasferì nella
più confacente e signorile sede del Villino Zagari, poco distante da Via Reggio
Campi. Entrarono a farvi parte molti giovani fra i quali si distinsero Rocco
Zoccali ed Enrico Salazar che vennero chiamati nello staff dirigenziale.
I nuovi locali ebbero l'onore di ospitare un grande e
popolarissimo campione dello sport, Felice Nazzaro, che si complimentò per
l'attività ed i programmi che intendeva realizzare il nuovo sodalizio, che
comprendevano anche manifestazioni motoristiche.
La visita del pioniere dello sport automobilistico fu veramente
di buon auspicio e portò fortuna al fiorente circolo sportivo, realizzato e
potenziato sempre più da quel gruppo di giovani ma capaci dirigenti.
UN "PREMIO NOBEL" FRA GLI ORGANIZZATORI
Ma il fatto veramente straordinario e forse unico negli annali
dello sport italiano che il Giro può registrare nella sua storia — indubbio
segno di un avvenire benevolo — è senz'altro quello che una fortunata
circostanza rese possibile: l'eccezionale privilegio di avere tra i suoi
organizzatori nientemeno che un futuro "Premio Nobel". Infatti, dopo la disputa
della terza edizione, nel 1924, arrivò a Reggio l'allora poco conosciuto
Salvatore Quasimodo, quale impiegato del Genie Civile ed andò ad abitare in Via
Demetrio Salazar. Tipo gioviale, contrasse molte amicizie, e cominciò a
frequentare l’elegante "Gran Bar" sul Corso Garibaldi, locale allora alla moda.
L'anno seguente si iscrisse allo Sporting Club.
Fu eletto consigliere del Sodalizio e tesoriere; e, com'era
logico, gli venne conferito anche l'incarico di bibliotecario. Egli però non
ebbe... vita tranquilla perché l'affettuoso e "magico" potere di convinzione e
l'appassionato dinamismo "tutto pepe" di Salvatore Siracusa, riuscirono a farlo…
convertire al ciclismo, facendogli accettare un incarico nel comitato
organizzatore della corsa, compito che il grande siciliano svolse con divertito
impegno.
Fu così che ancora una volta, cultura e sport dimostrarono di poter andare
proficuamente d'accordo.
E' certo che i fondatori dello Sporting Club Reggio, con
l’organizzazione della loro gara, si possono annoverare fra i pionieri dello
sport ciclistico se si considera che la stessa "Milano-Sanremo" posta in
soffitta dagli eventi bellici, cominciava ad avere solo allora la meritata
notorietà.
GIORGIANNI VINCE IL 1° GIRO
14 marzo 1920! Si muovono i pedali per correre la prima tappa
del "Primo Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria", la corsa che in
breve periodo di tempo, ottimamente organizzata, acquisterà notorietà ed
importanza. Le tappe sono tre: Reggio Calabria - Radicena (come allora si
chiamava Taurianova); Radicena - Bovalino e Bovalino - Reggio Calabria per
complessivi 212 Km.
In questo primo impegno sulle strade della nostra Provincia, la
dea bendata non è affatto generosa nei confronti del campione calabrese Nino
Velonà. Egli, infatti, oltre a numerose forature, deve lamentare la rottura
della catena che lo mette fuori combattimento, tanto che vuole ritirarsi. Ma il
generoso gesto del suo compagno di squadra Fraschè che gli cede la propria
bicicletta lo mette in condizioni di continuare la corsa, mentre il suo compagno
percorre senza catena la discesa su Palmi.
Il record delle avversità, però, riteniamo lo abbia stabilito il
giovane corridore reggino Ciccio Galano con ben undici forature. Egli, malgrado
tutte le disavventure, reagisce ogni volta e riesce a classificarsi
all'undicesimo posto. In questa prima tappa la squadra reggina che conserva il
nomo di Ausonia, malgrado tutti gli incidenti, ben figura nei confronti della
agguerrita coalizione siciliana.
A conclusione della prima tappa, sotto il traguardo di Radicena
si registra il seguente ordine di arrivo:
1) Fobert Giuseppe – Messina
2) Giorgianni; 3) Pulcini; 4) Ragusa; 5) Garuffi; G) Irrera; 7) Velonà; 8)
Ferrara; 9) Formica; 10) Ruggero; 11) Galano; 12) Panuzzo; 13) Malgradi; 14)
Pucci; 15) Creaco 16); Chindemi; 17) Muratori; 18) Frasche.
La seconda tappa Radicena - Brancaleone è vinta da Velonà con
Giorgianni al 2° posto. Anche la terza tappa vede vittorioso ed applauditissimo
Velonà con Giorgianni nuovamente secondo. Malgrado le due vittorie di Velonà, la
classifica finale vede vincitore Giorgianni con Velonà secondo e Ragusa terzo.
Allora erano grandi rivali proprio Nino Velonà ed il messinese Angelo De
Francesco.
Fu questa accesa rivalità a costituire un serio pericolo per la
prima fatica organizzativa dei dirigenti dello Sporting Club che temevano per il
regolare svolgimento della gara. A Bova Marina, paese natale di Velonà. avevano
infatti detto in tono perentorio che non ammetteva discussioni: "O da qui
passerà primo Velonà, o non passerà nessuno". La minaccia era seria e tale da
poter compromettere l'esito della corsa.
La fortuna fu però dalla parte dello Sporting Club perchè Velonà
transitò dal suo paese per primo. Un brutto momento lo passò, invece, il già
citato giovane e popolare corridore reggino Ciccio Galano.
Mentre egli pedalava spedito a breve distanza da Velonà, proprio
alle porte di Bova Marina, qualcuno lo additò come un concorrente messinese che
voleva superare l'idolo locale.
Per sua fortuna il nostro Ciccio, intuendo il pericolo che stava
per correre, cominciò a gridare ai molti bovesi che, assiepati ai bordi della
strada, si avvicinavano a lui con fare chiaramente minaccioso: "Amici, sono
Galano di Reggio ed amico di Velonà". E cosi se la cavò senza danni.
E' logico che con lo stato delle strade di allora e con gli
scarsi mezzi a disposizione, l'organizzazione si presentasse assai difficile.
Ciò malgrado, la passione, l'entusiasmo e la volontà dei dirigenti il nuovo
sodalizio, riuscirono a condurre regolarmente a termine la gara. Quella prima
organizzazione non mancò, com'è ovvio, di episodi caratteristici che ci piace
ricordare.
Un problema da risolvere fu quello della segnaletica lungo il
percorso delle tre tappe. Lo risolse in maniera assai brillante e coraggiosa
l'allora studente Francesco Carbone, poi valente avvocato, il quale inforcata
per tempo una bicicletta e munitosi di colori e pennelli, se la sbrigò
egregiamente per... l'interno percorso.
A seguito del Giro vi erano due sole macchine una delle quali
del Cav. Scordo. Per ottenere un maggior numero di posti sulle macchine stesse,
furono collocate a mo' di strapuntini quattro latte di benzina, mentre la
salvaguardia della polvere stradale (che era parecchia) avvenne con camici da
infermiere avuti dal civico ospedale, che furono indossati dalle persone al
seguito, tra gli immancabili lazzi dei conoscenti.
L'arrivo fu curato da Giuseppe Cimino, il quale dispose in
bell’ordine, davanti all'attuale stazione Lido 200 sedie avute in prestito dalla
Chiesa di S. Lucia.
Altro fatto divertente e che serve a descrivere la possibilità organizzativa
dell’epoca, ma anche il vivo interesse che sin da allora animava gli sportivi
reggini, è quanto accadde poco dopo la partenza.
La scarsità delle macchine al seguito, fece partire quello che
avrebbe dovuto essere il camion raccoglitore, un caratteristico BLR - con una
cinquantina di persone a bordo, che, stipate come sardine, avrebbero voluto
seguire la corsa. Però non si sa come, già a Pentimele i viaggiatori erano
divenuti la metà. Forse ne sa qualcosa Peppino Calabrò che novello Icaro, compì
nell'occasione il suo primo volo.
L’incidente più dispettoso capitò però proprio a Totò Siracusa
che ebbe l'amara delusione di doversi fermare a Capo delle Armi, perché la "509"
sulla quale aveva preso posto si guastò, ed egli dovette proseguire per Reggio
in treno.
L’ultimo episodio che ci piace menzionare a ricordo di quella
pioneristica edizione, avvenne sulla discesa della Limina: un corridore cade e
si ferisce. Santi Spinella scende senza indugio dalla macchina del seguito, cede
il suo posto al ferito e con la bicicletta di questi percorre 40 chilometri fino
a Bovalino. Ma i compiti degli organizzatori in quelle prime edizioni del Giro
erano ovviamente tanti e complessi ed esigevano un notevole impegno, date le
difficoltà di vario genere da superare. E' facile immaginare quindi, quali
fossero, per esempio, oltre ai problemi di natura tecnica e logistica, quelli di
carattere finanziario, anche in relazione alle difficoltà di comunicazione con i
vari centri.
Però Siracusa, che aveva il pregio di saper scegliere i suoi
collaboratori, diede lo specifico incarico al Vice Presidente Lorenzo Labate,
che si rivelò maestro nello svolgere il relativo importante compito sapendo
"tirare soldi anche ai muri", come, assai divertito, soleva affermare lo stesso
Siracusa.
Per raggiungere lo scopo, Labate, assieme ad altri consiglieri, durante i vari
sopralluoghi sul percorso, specie dove c'era qualche amico lasciava delle schede
per la raccolta dei fondi facendo dei veri e propri comizi, per invogliare gli
sportivi a collaborare.
Dopo un certo tempo ripassava raccogliendo le somme versate in
favore della corsa, somme che diedero sempre valido contributo alle spese che
l'organizzazione richiedeva. In queste condizioni e sorretti soltanto dalla
grande passione per lo Sport, i pionieri dello Sporting Club Reggio, guidati da
Salvatore Siracusa, organizzarono la prima edizione di questo nostro giro
ciclistico.
DE FRANCESCO VINCE LA SECONDA EDIZIONE MARCHI, Dl GENNARO E
CIACCIO, VINCITORI RISPETTIVAMENTE DELLA 1ª, 2ª e 3ª TAPPA
Il secondo Giro si effettua nei Giorni 26, 27 e 28 maggio 1922
in tre tappe: Reggio - Radicena, Radicena - Brancaleone e Brancaleone - Reggio.
Vince il messinese Angelo De Francesco su Maino, impiegando ore 8,20',1", per
percorrere i Km. 212 della corsa alla media di Km. 26.300.
2) Germoni Marzio, di Roma, a 2'e 1"
3) Marchi Angelo di Firenze, s.t.
4) Giacco Ciro, di Barra (Na) "
5) Di Gennaro Ferdinando, di Roma in ore 8,25',39"
6) Nicolosi Antonino, di Catania in ore 8,31',29"
7) Tatta Gioacchino, di Formia in ore 8,31',53"
8) Di Gaetano Felice, di Roma in ore 8,38',15"
9) Romano Umberto, di Napoli in ore 8,39',00"
10) Pulcino Arturo di Messina in ore 8,39',35"
La classifica generale per i calabresi, dopo le tre tappe, è la seguente:
1) Utano Antonio, di Reggio
2) Taglieri Cristoforo, di Reggio
3) Calandesi Filippo, di Cosenza
Sintetizziamo l'ampia cronaca di questa seconda edizione da un resoconto che il
reggino Ezio De Marco fece per "L'Isola Sportiva" settimanale dell'Automobile
Club di Palermo, il 2 giugno di quell'anno.
IL FIORENTINO MARCHI, VINCE LA 1ª TAPPA
26 maggio 1922. Alle ore 8 la carovana si muove da Piazza
Garibaldi lungo il Corso omonimo, salutata da una gran folla che applaude
freneticamente; anche in Via Romana (l’attuale Via De Nava, n.d.r.) si rinnovano
le stesse festose accoglienze, fino al Ponte Annunziata, dove il Rag. Santi
Spinella, notissima figura di sportivo, dà il via alla prima tappa.
Il cronista a bordo di una Fiat guidata dal Sig. Tonti, segue la
corsa unitamente agli inviati della “Gazzetta di Messina”, del “Corriere di
Calabria” e de “L’Eco”. L'abbassarsi della bandierina, fa iniziare la prima
fatica a 64 concorrenti. Appena fuori della Città, il romano Ciarocchi rompe la
forcella e conseguentemente rimane vittima di una rovinosa caduta, ferendosi al
viso. Lo sorregge il messinese Paturzo, che riparte soltanto all'arrivo di una
macchina del seguito. Nulla di notevole da registrare tranne molte bucature ed
una caduta nell'abitato di Catona del reggino Utano che, però, può riprendere la
corsa.
Bisogna attendere la lunga salita che porta ai Piani della
Corona perché si verifichi il primo episodio interessante. Sulla faticosa erta,
primo di lunghissima fila di corridori è Marchi che man mano acquista maggior
vantaggio ed in vetta ha 300 metri su De Francesco, 400 su Germoni e circa un
chilometro su Tatta, Giacco e Di Gennaro.
Nella vertiginosa discesa verso Palmi De Francesco raggiunge
Marchi, seguito a brevissima distanza da Germoni, Giacco, Gramuglia, Tatta,
Romano, il reggino Taglieri, Nicolis ed Inzerillo.
Al controllo di Palmi (Km. 42) è sempre primo Marchi che precede
un gruppetto composto da De Francesco, Germoni, Giacco, Gramuglia, Tatta,
Taglieri (1° dei calabresi), Nicolosi ed Inzerillo. Sulla salita finale che
conduce a Radicena De Francesco cade ad appena 400 metri dal traguardo. Intanto
Marchi che si è impegnato a fondo, ha già iniziato lo scatto per la volata e
vince nettamente, accolto da grandi applausi, tagliando il traguardo alle 10,55.
Classifica 1ª tappa:
1) Marchi Angelo in ore 2,40; 2) Germoni Marzio a 35"; 3) Giacco Ciro a 1'; 4)
De Francesco a 1,20; 5) Romano Umberto a 2,07; 6) Tatta Gioacchino a 2,45; 7)
Taglieri Cristoforo a 3,05 (1°dei calabresi); 8) Di Gennaro Ferdinando a 4,25;
9) Di Gaetano Felice a 4,45; 10) Nicolosi Antonio a 5,30; 11) Pulcini; 12)
Inzerillo; 13) Bianchedi; 14) Caratozzolo; 15) Consoli; 16) Polimeni; 17)
Tenerelli; 18) Montedura; 19) Guido; 20)Utano; 21) Blasi; 22) Gramuglia; 23)
Lizzio; 24) Piasini; 25)Magni; 28) Calandesi; 34) Praticò.
Classifica dei Calabresi:
1) Taglieri Cristoforo; 2) Polimeni Rocco; 3)Utano Antonino; 4) Calandesi
Filippo; 5) Praticò Luigi; 6) Trimboli Pasquale.
Di Gennaro, malgrado un tuffo nel fiume Careri,e l'improvvisata gara di
"ciclo-nuoto", vince la seconda tappa Radicena - Brancaleone
Tutta Radicena è desta per salutare i partenti della 2ª tappa.
Tra grandi applausi e sventolio di fazzoletti, alle 9 in punto viene abbassata
la bandierina della partenza.
La seconda frazione del Giro è attesa con vivo interesse per le
difficoltà del percorso che impegnerà a fondo i concorrenti.Al via, assume il
comando il vincitore di ieri, Marchi. Percorsi pochi chilometri, a Cittanova, i
migliori attaccano in gruppo la lunga e faticosa salita che conduce ai 955 metri
dei Piani di Zomaro. Dopo una strenua lotta, Marchi precede di poco sulla vetta
Tatta, Giacco, Di Gennaro, Nicolosi e Di Gaetano. Un gruppetto di calabresi
segue a 500 metri, sono: Pellegrino, Taglieri, Praticò, Utano e Flobert.
Passano, poi a 30" Tenerelli, Calì e Sofia.
Il gruppo di testa transita compatto da Gerace Superiore e dal
controllo di Bovalino. Dopo questa località, De Francesco tenta la fuga insieme
a Nicolosi e Di Gaetano. Il messinese insiste nella sua azione, stacca i
compagni di fuga e guadagna 600 metri. Egli in questa occasione è veramente
assistito dalla dea bendata perchè, mentre Marchi, nel frattempo rinvenuto sui
primi, Di Gennaro e Germoni organizzano sollecitamente l'inseguimento, accade un
episodio che probabilmente non si ripeterà nelle competizioni ciclistiche del
futuro: mentre attraversava la fiumara Careri su una specie di passerella —
allora i ponti non esistevano — Marchi perde l'equilibrio e cade in acqua,
trascinando nella caduta i due compagni e fa insieme a loro un non desiderato
bagno fuori stagione.
I tre con non poca fatica, cercando di tenere il più possibile
fuori dall’acqua le biciclette, si dirigono verso la riva ed, infine, escono dal
fiume, aiutati anche da persone del luogo.
Di Gennaro è il primo a… toccare terra, vincendo in quel momento
la prima e, molto probabilmente, l'ultima gara di "ciclo-nuoto" della storia.
Malgrado l’imprevisto bagno i tre risalgono in sella e, inzuppati come sono,
continuano la corsa.
Intanto Nicolosi che aveva... evitato il bagno, riesce a
raggiungere De Francesco e i due proseguono di conserva. Al passaggio sul
torrente La Verde – questa volta il transito avviene con molta prudenza – Marchi
inizia un vivace inseguimento ed in una ventina di minuti si riporta con gli
altri due sui primi, facendo ricomporre il gruppo.
La calma, però, dura ben poco, e sulla snervante salita di
Bruzzano, Di Gennaro con un improvviso scatto pianta tutti. Marchi affaticato
dalla prova di ieri e dall’inseguimento da poco compiuto, perde terreno. Di
Gennaro sale con impegno la breve ma dura salita ed al culmine ha un vantaggio
di 300 metri su Germoni, 800 su De Francesco e oltre chilometro su Marchi.
Al passaggio da Bruzzano Di Gennaro è letteralmente ricoperto di
fiori e vivamente applaudito. Dopo pochi chilometri, alle 12,09, passa primo
sotto lo striscione di arrivo di Brancaleone entusiasticamente acclamato da una
moltitudine festante che non risparmia di festeggiare anche gli altri
concorrenti.
Ordine di arrivo della 2ª tappa Radicena-Brancaleone di Km. 80:
1) Di Gennaro Fernando in ore 3,9’; 2) De Francesco Angelo in ore 3,11’; 3)
Germoni Marzio in ore 3,14'; 4) Nicolosi Antonio in ore 3,14’,30"; 5) Marchi
Angelo in ore 3,14’,40"; 6) Di Gaetano Felice in ore 3,16'; 7) Guido Salvatore
in ore 3,16’,30"; 8) Calì Emanuele in ore 3,17'; 9) Tatta Gioacchino in ore
3,17’, 23"; 10) Lizzio Francesco in ore 3,18 5; 11) Bianchedi Nicola; 12) Giacco
Ciro; 13) Utano Antonio; 14) Inzerillo Giuseppe; 15) Pulcini Arturo; 16)
Taglieri Cristoforo; 17) Romano Umberto; 18) Gigante Francesco; 19) Ferrara
Vincenzo; 20) Previti Giuseppe; 21) Pellegrino Domenico; 22) Gramuglia Giuseppe;
23) Fobert Giuseppe; 24) Praticò Luigi; 25) Trimboli Pasquale; 26) Naccarelli
Giuseppe; 27) Calandesi Filippo; 28) Pucci Agostino; 29) Talamo Nicola; 30)
Tenerelli Nicolò.
Classifica dei Calabresi:
1) Utano Antonio; 2) Taglieri Cristoforo; 3) Pellegrino Domenico; 4) Praticò
Luigi; 5) Trimboli Pasquale; 6) Calandesi Filippo.
IL NAPOLETANO CIRO GIACCO S'IMPONE NELLA TERZA TAPPA
Anche Brancaleone saluta cordialmente i 49 corridori rimasti in
gara per la 3ª tappa che, al "via" dato dallo starter Biacca, affrontano la
fatica per compiere gli impegnativi 62 Km. del percorso. La strada è ghiaiosa ed
i concorrenti devono fare prodigi di equilibrismo per evitare le cadute, ma non
possono fare altrettanto per le bucature che sono copiose.
Il comando della corsa è ben presto assunto da un plotoncino
composto da Germoni, Di Gennaro e Di Francesco, Pellegrino, Naccarelli, Polimeni,
Romano, Taglieri e Praticò inseguono a breve distanza. Cade Praticò per uno
scarto di Romano al quale un cane attraversa la strada, ma riprende subito.
Sulla salita di Bova è sempre primo Germoni che ha un centinaio di metri su Di
Gennaro, Marchi e De Francesco, mentre a questi tre si sono accodati e si fanno
notare Utano, Bianchedi, i siciliani Pulcini, Lizzio e Fobert ed il tarantino
Talamo. Poi, improvvisamente, Di Gennaro con uno scatto pianta i molti
inseguitori e se ne va indisturbato.
Sulla salita di Capo delle Armi passano, nell'ordine, De
Francesco, Di Gennaro e Giacco. seguiti a 300 metri da Nicolosi che precede
Marchi il barese Fachechi e Gramaglia.
Il terzetto di testa, temendo l’inseguimento di Marchi aumenta
l’andatura. Ad un tratto Di Gennaro si ferma per noi ad una ruota e perde
terreno, mentre Germoni è vittima di una crisi. Rimangono in testa De Francesco
e Giacco. E quest’ultimo che nell’ultimo tratto riesce a steccare il compagno e
vince nettamente, sul Lungomare di Regio, gremito di folla festante che ha
applaudito a lungo il brillante napoletano e tutti gli altri concorrenti che
hanno portato a termine una dura gara ben organizzata, e curata, che ha riscosso
un meritatissimo successo.
Ordine di arrivo della terza tappa Brancaleone-Reggio di Km. 62:
1) Giacco Ciro in ore 2,28'; 2) De Francesco Angelo in ore 2,28’,12"; 3) Germoni
Marzio in ore 2, 28', 46"; 4) Marchi Angelo in ore 2,31'; 5) Fachechi Massimo in
ore 2,31’,10"; 6) Talamo Nicola in ore 2,31’,21"; 7) Nicolosi Antonino in ore
2,31’,29"; 8) Tatta Gioacchino in ore 2,31’,45"; 9) Fobert Giuseppe in ore
2,31',47”; 10) Tenerelli Nicolò in ore 2,32’,5"; 11) Naccarelli; 12) Pulcini
Arturo; 13) Di Gennaro Fernando; 14) Gigante Francesco; 15) Calì Emanuele; 16)
Galluzzo Carmelo; 17) Ferrara Vincenzo; 18) Inzerillo Giuseppe; 19) Pollicino
Francesco; 20) Jovine Giacinto; 21) Romano Umberto; 22) Blasi Tommaso; 23)
Previti Giuseppe; 24) Montedura Leone; 25) Sofia Giovanni; 26) Guido Salvatore;
27) De Francesco Giuseppe; 28) Gramuglia Giuseppe; 29) Coppolino Francesco; 30)
Pucci Giuseppe.
Classifica dei Calabresi:
1) Pucci Agostino 2) Calandesi Filippo; 3) Trimboli Pasquale; 4) Utano Antonino;
5) Meduri Antonino; 6) Taglieri Cristoforo.
La gara, come abbiamo detto, era dotata anche di ricchi premi speciali che sono
stati cosi assegnati:
— la coppa Giannini alla Società Gerbi per il piazzamento di Marchi, Utano e
Taglieri;
— la coppa Società Gerbi alla Società Umberto Primo per il maggior numero di
concorrenti (undici);
— la medaglia d'argento del Re alla equipe Storniolo, con Germoni, Romano e
Giacco;
— la coppa "Isola Sportiva" e la medaglia del Generale Armando Diaz al messinese
Angelo De Francesco;
— la medaglia per il concorrente venuto dalla città più distante da Reggio a
Marchi Angelo di Firenze;
— la medaglia d'argento al concorrente più giovane, il reggino Ripepi;
— il servizio da scrittoio per il primo concorrente militare, al romano Piasini.
Abbiamo scritto che la corsa si impose all'attenzione nazionale sin dopo la sua
prima edizione, e ciò, infatti, ebbe conferma dai numerosi premi che le supreme
gerarchie dello Stato fecero pervenire per il secondo Giro.
Ciò costituì il più lusinghiero riconoscimento per i giovani organizzatori ed
una evidente favorevole considerazione nella quale era già tenuta la loro fatica
organizzativa.
LA GARA CONTINUA A CRESCERE Dl IMPORTANZA. PRIMA VITTORIA
Dl CIACCHERI
Come si è visto, la corsa è entrata sin dalla seconda edizione
fra le gare che hanno una meritata notorietà. La conferma di ciò si ha nel terzo
Giro che si disputa anche in tre tappe, nei giorni 3, 4, e 5 agosto 1923 su un
percorso di 255 Km. Vince il fiorentino Nello Ciaccheri che diviene poi
simpaticamente popolare fra gli sportivi reggini, seguito in classifica da
Angelo Marchi che molto bene si è comportato nel Giro precedente,
classificandosi terzo.
Dopo la brillante conclusione del secondo Giro la gara ha assunto più ampio
respiro ed ha richiamato l'interesse dei tecnici e della stampa.
I fiorentini Marchi, Ciaccheri e Balestrieri sono i più qualificati per
conseguire la vittoria in questa terza edizione.
Prendono il via 37 concorrenti. Ad 1 Km. dalla partenza, scatto
di De Francesco, il vincitore dello scorso anno, che si porta sollecitamente in
testa acquistando 20" di vantaggio sul gruppo. A Cannitello, però, la sua bella
azione ha termine per la rottura di un pedale che lo costringe al ritiro.
Anche Gremo deve ritirarsi per la rottura del cerchione. Un'altro incidente fa
uscire dal gruppo di testa e dalla scena il reggino Utano, per la rottura della
catena.
Dopo i Piani della Corona, il fiorentino Marchi guadagna un pò
di terreno e vince il traguardo a premio di Palmi. In questa fase si distingue
anche il reggino Cristoforo Taglieri che è sempre nel gruppetto di testa.
Intanto Ciaccheri si riporta nelle prime posizioni, forza l'andatura e —
acclamato da una folla imponente — passa per primo sotto lo striscione di arrivo
di Radicena dove su 37 partenti ne giungono soltanto 24.
L'ordine di arrivo è il seguente:
1) Ciaccheri; 2) Dal Fiume; 3) Marchi; 4) Chiusano; 5) Balestrieri; 6) Di
Gennaro; 7) Messeri; 8) Nicolosi; 9) Molan; 10) Taglieri.
Il giorno dopo si corre la seconda tappa Radicena – Bovalino di Km. 72, con il
seguente risultato:
1) Messeri; 2) Dal Fiume; 3) Ciaccheri; 4) Chiusano; 5) Lugli; 6) Balestrieri;
7) Foti; 8) Nicolosi; 9) Marchi; 10) Raiola.
Il 5 agosto Bovalino in festa saluta i partenti per la terza tappa che porta i
concorrenti a Reggio.
La classifica di questa terza tappa è la seguente:
1) Ciaccheri; 2) Di Gennaro; 3) Lugli; 4) Marchi; 5) Balestrieri; 6) Dal Fiume;
7) Messeri; 8) Nicolosi; 9) Chiusano; 10) Raiola; 11) Taglieri; 12) Lazzaretti;
13) Previti; 14) Carrubba; 151 Laganà; 16) Galluzzo; 17) De Salvo; 18) Foti; 19)
Diano.
Al termine delle tre tappe la classifica generale è la seguente:
1) Ciaccheri Nello - Firenze; 2) Dal Fiume Enea - Imola; 3) Messeri Guido -
Firenze; 4) Marchi Angelo - Firenze; 5) Balestrieri Gino Firenze; 6) Chiusano
Giorgio – Torino; 7) Lugli Vitaliano - Visignano di Pisa; 8) Di Gennaro
Ferdinando - Roma; 9) Nicolosi Antonio - Catania; 10) Foti Nazzareno - Messina;
11) Taglieri Cristoforo - Reggio Calabria; 12) Raiola Ferdinando - Scafati; 13)
Lazzaretti Romolo - Roma; 14) Laganà Angelo – Reggio Calabria; 16) Diano
Giuseppe - Reggio Calabria; 17) Carrubba Salvatore – Siracusa; 18) Galluzzo
Carmelo - Messina; 19) De Salvo Giovanni – Messina.
In questo terzo Giro si verifica una circostanza che mette in evidenza uno degli
aspetti più caratteristici della dirigenza dello Sporting Club.
Il fatto, cioè, che oltre alle già note doti di organizzatore
del suo Presidente, il Sodalizio può contare sulla capacità dei suoi
collaboratori. Infatti, proprio nella fase più impegnativa dell'organizzazione,
Siracusa per imprevisti ed urgenti impegni, si deve assentare da Reggio. Egli
lascia l'incarico organizzativo per l'ulteriore da farsi ai Consiglieri Giuseppe
Cimino e Umberto Romeo.
Ebbene questi due dinamici collaboratori se la sbrigano ottimamente e la corsa,
oltre ad avere un nuovo lusinghiero successo tecnico, ne ha anche uno
finanziario, con un attivo di L. 1000: un capitale per quei tempi!
NELLO CIACCHERI VINCE LE TRE TAPPE DEL 4° GIRO
Dopo due anni di forzata sosta, nei giorni 3, 4 e 5 settembre
1926, si disputa il 4° Giro. La corsa si articola in tre tappe:
Reggio-Delianuova, Delianuova-Gerace Marina (l’attuale Locri n.d.r.) e Gerace
Marina-Reggio per complessivi 347 Km.
Nello Ciaccheri é il dominatore assoluto di questa quarta
edizione. Egli è sempre nelle prime posizioni durante tutta la gara. Nella prima
tappa vivacizza la corsa su tutta la lunga ed impegnativa salita che dal mare di
Bagnara porta all'Aspromonte, toccando prima di raggiungere Delianuova quota
1000 per poi scendere su quest'ultima cittadina. Ma il fiorentino, in gran
forma, é un vero campione ed il suo scatto irresistibile s'impone nella volata
che conclude la tappa, battendo nell’ordine Pomposi, Mara, Dal Fiume. Menegazzi,
Terreni ed il reggino Laganà.
Nella seconda tappa, dopo una cavalcata sulla strada che dai
contrafforti aspromontani conduce al mare Jonio, il vincitore della prima tappa
fa valere ancora una volta la sua classe e si aggiudica la vittoria precedendo
di 200 metri un noto velocista quale è Mara che a sua volta ha la meglio su
Liguori, Pomposi ed il siciliano Larocca.
Quando vincendo anche la terza tappa Ciaccheri sfreccia per
primo sotto lo striscione di arrivo, è accolto da un lungo vibrante applauso
della grande folla che gremisce il Lungomare di Reggio.
Una particolare festosa accoglienza viene riservata al sedicenne
corridore reggino Natale Nobile che, malgrado la sua giovane età, si è distinto
per le sue buone doti di scalatore e per l'impegno profuso in tutta la gara.
Dopo le tre tappe, la classifica generale è la seguente:
1) Ciaccheri; 2) Pomposi; 3) Liguori; 4) Dal Fiume; 5) Cicala; 6) Nobile.
UNO SCONOSCIUTO CHE SI FARÀ CONOSCERE
Dall'album dei ricordi, tra i tanti episodi, quello che accade
proprio nell'edizione del 1926 ci pare meriti di essere raccontato. Nella parte
finale della gara, mentre Ciaccheri guidava un folto plotone di concorrenti
verso il traguardo di Reggio, noi per la prima volta al seguito di una
competizione ciclistica, fummo giovanissimi testimoni e protagonisti di una
curiosa vicenda che, sotto un certo aspetto, ci diede la conferma della validità
del vecchio adagio secondo il quale l'apparenza inganna.
Giunti un po’ in ritardo sui Piani della Corona, tra Palmi e
Bagnara, notammo su un prato al lato della strada, un corridore che apertamente
si dichiarava seguace di Lucullo e di Bacco, disinteressandosi completamente
della corsa che per lui era finita. Appoggiata la bicicletta ad un albero,
stava, infatti, dando le sue preferenze ad una ricca colazione ed a una
bottiglia di "quello buono", acquistato poco prima in una caratteristica osteria
della zona.
Ci fermammo e lo invitammo a bordo della nostra capace "O M"
portandolo fino all'ingresso di Scilla, dove si accodò al gruppo arrivando…
freschissimo a Reggio. Ebbene questa apparente "scamorza", l'anno dopo, il 4
aprile 1927, vinse la "Milano-Sanremo". Presentatosi alla partenza della
"Classica d'apertura" con i suoi caratteristici pantaloncini rossi, appena
ventitreenne e sconosciuto dai più, se ne andò via a Tortona, tentando quella
che sembrava un'assurda avventura, tanto che il suo compagno Gay gli disse: "Ma
che, sei matto?". Ed invece egli, che ad Arenzano aveva addirittura un vantaggio
di 17 minuti, giunse primo sotto il prestigioso traguardo ligure con ben nove
minuti di vantaggio sul secondo arrivato, Alfredo Binda, che proprio quell'anno
avrebbe vinto il suo primo titolo mondiale.
Il brillante artefice di questa eccezionale impresa sportiva si chiamava Pietro
Chesi, correva con la "Pierozzi", era di Gambassi in provincia di Firenze, e
faceva parte della Unione Ciclistica "Nicolò Biondo" di Carpi.
CRESCE L'INTERESSE PER LA CORSA
Dopo il successo ottenuto dal Giro nel 1926 contrassegnato dalla
brillante affermazione di Nello Fiaccheri, lo Sporting Club rilancia nel 1928
l'organizzazione della nostra affermata competizione ciclistica.
Tra le varie manifestazioni curate dal Sodalizio per interessare
sempre più vasti strati della cittadinanza alle manifestazioni sportive e
particolarmente all’annuale disputa del Giro, oltre a gare di atletica ne viene
organizzata anche una di tiro al piattello per le categorie juniores che pone,
fra l'altro in evidenza le capacità organizzative dello Sporting Club anche in
questo genere di sport.
Numeroso pubblico assiste alla competizione nella quale si distinguono Milea
Diego con 13 piattelli su 13, Malavenda Francesco con 12 su 13 e Costantino
Giorgio con 11 su 13.
Queste iniziative oltre a giovare allo sviluppo delle varie
attività sportive, hanno contribuito in notevole misura a creare un vasto
consenso per quanto il Dott. Siracusa e i suoi collaboratori vanno facendo con
sempre maggiore impegno.
Il Presidente dello Sporting Club è ormai popolare a Reggio ed in provincia.
Egli tutto preso a organizzare le varie manifestazioni sportive, trova tuttavia
il tempo, come nota il "Popolo di Calabria" del 10 luglio di quell’anno, di
scambiare promessa di matrimonio con la Signorina Tina Romeo che poi diverrà la
sua consorte, dato che Totò Siracusa ha trovato anche il tempo di... sposarsi.
QUINTA EDIZIONE IN DUE TAPPE: VINCE FELICE GREMO
E'con tale maggiore interesse manifestato dalla cittadinanza che
lo Sporting Club ben organizza, come le scorse edizioni, il 5° Giro, con il
patrocinio del quotidiano reggino "Il Popolo di Calabria". La Gara si disputa
rei giorni 25 e 26 agosto 1928 su un nuovo percorso e con una formula diversa
dalle precedenti.
La competizione si corre infatti, in due tappe: la Reggio–Siderno–Stilo di Km.
154 e la Stilo–Gioia Tauro–Reggio di Km. 160.
ORECCHIA SI AGGIUDICA LA PRIMA TAPPA
70 corridori sono allineati alla partenza. Tra questi una folta
rappresentanza della Società Sportiva Azzurra di Messina, tra cui il bravo
Gaetano Martorano che lo scorso anno partecipò al Giro d'Italia ed altri
elementi messisi già in vista come Gentili, Lizzio, Musumeci e D’Arrigo.
Numerosa anche la rappresentanza reggina capitanata dall’ottimo Nobile.
Ma, quel che più conferisce importanza alla corsa è la presenza
dei più validi nomi delle categorie indipendenti e Juniores, tra cui Gremo,
Orecchia, Frascarelli, Gay, Papeschi, Binda, Albino, Dal Fiume e Pancera.
Assente per motivi di forza maggiore il popolare Nello Fiaccheri.
Al via, la gara si movimenta subito e si forma un gruppo di 20
unità, che precede il grosso. Non si hanno altre particolari iniziative e gli
uomini di testa procedono senza sussulti fino al controllo-rifornimento di
Gerace Marina (l'attuale Locri n.d.r.). E’ qui che il torinese Orecchia con un
improvviso e rabbioso scatto si stacca dagli altri acquistando man mano notevole
vantaggio.
Tra gli inseguitori Frascarelli e Chesi sono i più attivi, mentre il campione
italiano degli Juniores Pancera è costretto al ritiro per indisposizione. Ma il
ritmo imposto dall'olimpionico Orecchia è assai sostenuto e nulla possono fare
Frascarelli, Perna, Martorano e Chesi.
Il torinese in fuga proseguendo nella sua brillante azione
sfreccia pertanto sotto il traguardo di Stilo con netto distacco. La ridente
cittadina che ha dato i natali a Tommaso Campanella accoglie festosamente la
carovana del Giro.
Grandi sono, infatti, le accoglienze che la popolazione di Stilo
con in testa il Conte Massimo Capialbi tributa ai partecipanti, mettendo in
evidenza anche in occasione di questa riuscita manifestazione sportiva il
cordiale spirito di ospitalità dei calabresi.
Ordine di arrivo della 1ª tappa:
1) Orecchia Michele in 6,11’,42" alla media di Km. 24.700; 2) Frascarelli
Leonida in 6,14’,35"; 3) Gremo Felice in 6,15’,55"; 4) Martorana Gaetano in
6,17’,06"; 5) Perna Raffaele in 6,17’,41"; 6) Di Blasi Giuseppe; 7) Di Pietro
Carmine; 8) Rossi Saverio; 9) Temponi Alberto; 10) Innocenti Settimo; 11)
Pennisi Michele; 12) Mannino; 13) Rostellini; 14) La Rocca; 15) D’ Errici; 16)
Milazzo; 17) Liguori; 18) Messeri; 19) Cannone; 20) Gay.
A REGGIO VINCE INNOCENTI PER DISTACCO
Numerosa folla plaudente rinnova il saluto ai corridori radunati
per la partenza della 2ª tappa. Dopo il via, sulla discesa che dai 400 metri di
Stilo conduce a Monasterace Marina, il gruppo procede senza scosse e si ha
l’impressione che si debba assistere ad una gara senza particolari emozioni.
Invece, proprio quando la strada si affaccia sullo Jonio,
Innocenti improvvisamente scatta con decisione ed acquista in breve tempo
notevole vantaggio. Tutta la gara da quel momento è caratterizzata dalla sua
fuga durata ben 145 Km.
Il pistoiese procede speditamente insistendo nella sua azione e
guadagna sempre più terreno sugli inseguitori.La sua solitaria impresa è
coronata da lusinghiero successo ed egli passa sotto lo striscione di arrivo con
il notevole vantaggio di 7 minuti, salutato dai meritati applausi di una grande
folla e dalle gioiose note della banda municipale.
Alle spalle del vincitore la battaglia si accende sulla salita
del S. Elia. In vetta passa per primo Gremo che è riuscito a staccare tutti i
componenti del gruppo.
Il torinese pur impegnandosi al massimo non è riuscito a raggiungere il
fuggitivo, ma ha brillantemente conseguito lo scopo di avvantaggiarsi sui
diretti antagonisti, balzando in testa alla classifica generale che lo ha
consacrato vincitore del 5° Giro.
Ordine di arrivo della 2ª tappa:
1) Innocenti Settimo che impiega ore 6, 43'3" a percorrere i Km. 158 alla media
23,436; 2) Gremo Felice in 6,50’,12"; 3) Messeri Guido in 6,58’,14"; 4)
Frascarelli Leonida in 6,59’,28"; 5) La Rocca Giovanni in 6,59',34"; 6) Mannino
Nicolò in 7,00’, 55"; 7) Orecchia in 7,8’,25"; 3) Gay Federico; 9) Milazzo; 10)
Perna; 11) Rossi; 12) Chesi.
Classifica Generale:
1) Gremo Felice Km. 309 in ore 13,06’,7" media 23,357; 2) Innocenti 13,8’,30";
3) Frascarelli 13,11’,13"; 4) Orecchia 13,20’,7"; 5) Mammina 13,25’,34"; 6) La
Rocca 13,27'; 7) Messeri 13,28',11"; 8) Perna 13,36’,11"; 9) De Biase
13,37’,57"; 10) Chesi 13,40'; 11) Rossi 13,40’,56"; 12) Gay 13,42’,8"; 13)
Milazzo 13,43’,7"; 14) Martorano 13,45’; 15) Petile 13,45’,52"; 16) Arnone
13,49’,56"; 17) Bresciani 13,53’,56"; 18) Liguori 14,0’,15"; 19) Carrino
14,06’,5"; 20) Betucchi 14,10’,22"; 21) Cedro 14,25’,15".
VINCE NUOVAMENTE FELICE GREMO
Il 25 agosto 1929 si disputa il 6° Giro che per il successo
ottenuto e per l'interesse destato fa notare ai dirigenti del ciclismo nazionale
la nostra manifestazione. Sono presenti i migliori indipendenti italiani tra cui
Allegro Grandi leader della classifica.
Manca il caposquadra dell'ldeor Leonida Frascarelli
infortunatosi due giorni prima della gara e quindi non potrà aver luogo l’atteso
confronto fra i due.
Ma sarà un altro uomo dell'ldeor, Felice Gremo, che ben difendendo i colori
della sua casa si imporrà vincendo questa 6ª edizione valevole quale 4ª prova
del Campionato Juniores, bissando il successo dello scorso anno.
Egli ha vinto di forza, staccando tutti gli avversari sulle più
dure salite incluse nel percorso. Il torinese ha dato battaglia sulle dure rampe
del Passo della Limina E' fuggito dopo Mammola piantando tutti quelli che fino a
quel momento avevano resistito alla sua azione poderosa, e cioè Nobile, Morelli
e Grandi. Da quel momento l’alfiere della Ideor è stato il padrone della corsa.
Grandi è giunto soltanto terzo e pur migliorando la sua classifica per il
Campionato Italiano della categoria, non è stato il bel corridore che si era
visto nella recente Coppa Bernocchi.
Una bella gara ha disputato anche il senese Mori il quale, dopo Gremo, è stato
il corridore che si è distinto sugli altri. Infatti ha ben contrastato in un
primo tempo l'iniziativa del vincitore battendosi con vigore, ma poi una leggera
crisi lo ha messo in difficoltà. Si è ripreso brillantemente nel finale,
dimostrando forza di volontà e coraggio veramente encomiabili.
La corsa nella prima parte pianeggiante si svolge senza
particolari vicende degne di nota, salvo un tentativo di fuga di Chesi sventato
da Nobile
Sulla salita di Capo delle Armi fora Gremo. E' il segnale che scatena una
furibonda battaglia che semina molte vittime.
Mori e Meini fanno da battistrada al gruppo che cerca di
guadagnare terreno.
Ma il torinese è molto svelto nel riparare e si riporta in breve tempo sul
gruppo stesso. Sulle rampe del Passo della Carriera Gremo risponde subito con un
allungo che ha l’effetto di frantumare il gruppo riducendolo soltanto a 6
uomini. Infatti con lui rimangono soltanto Grandi, Meini, Catalani, Visconti e
Neri Marcello.
Il traguardo di Gerace Marina è vinto da Meini e quello di
Gioiosa da Visconti. Dopo quest'ultima località la corsa perde vigore perché i
corridori sono provati dallo sforzo compiuto e si predispongono ad affrontare le
altre dure salite risparmiando energie.
La seconda fase della lotta, come prima detto, si scatena sulla strada che porta
alla Limina. Grandi, Morelli, Briano e il reggino Puntorieri che si è comportato
assai bene sono in testa alla lunga fila dei corridori. Dopo Mammola, però,
quando le asperità sono più sensibili, la fatica dei corridori si accentua. Ma è
proprio qui che la classe di Gremo si pone in bella evidenza. Il torinese stacca
tutti gli avversari e si avvia verso il traguardo reggino dove giunge con ben 12
minuti di vantaggio sul secondo arrivato Mori.
In questo 6° Giro un raro e, sotto un certo aspetto, divertente episodio si
verifica nella Piana degli Ulivi. Gremo che sulla discesa della Limina ha
staccato nettamente il gruppo, passa da Cittanova soltanto 30" prima che un
breve ma violento temporale estivo si scateni sulla zona, senza accorgersi
quindi che sui suoi inseguitori Giove Pluvio ha rovesciato un vero e proprio
diluvio, inzuppandoli in una spaventosa doccia gigante, tra il saettare dei
fulmini.
Egli perciò giunge bell'e asciutto al traguardo di Reggio in una
meravigliosa giornata di sole sul Lungomare gremito di folla plaudente,
ignorando le sgradite effusioni idrodinamiche alle quali sono stati sottoposti
tutti gli altri concorrenti.
In tale occasione la strada che da Cittanova conduce a Taurianova, si è
trasformata rapidamente in un vero e proprio torrente in piena, tanto che alcune
macchine non hanno potuto distinguere i limiti dello cunette e sono finite fuori
strada.
Anche per noi non mancano i guai: il magnete della nostra lunga
"O M" si bagna costringendoci ad una forzata sosta e solo l'abilità di un
provetto guidatore e meccanico come Mico Milasi ci consente dopo un lungo
inseguimento di raggiungere i corridori a Bagnara.
La prova di Felice Gremo è sottolineata da larghi consensi,
tanto che nel successivo 1 maggio 1930, la "Gazzetta dello Sport" nel presentare
i corridori partecipanti al Giro d’Italia di quell'anno svoltosi in 15 tappe dal
17 maggio all’ 8 giugno, citò tra i meriti del torinese anche quello di aver
vinto la nostra corsa.
Di questa riuscita 6ª edizione il quotidiano sportivo milanese scriveva:
"...edizione veramente di gala quella del 6° Giro della Provincia di Reggio
Calabria che ha raccolto il fior fiore del ciclismo italiano.
Un'organizzazione curata in ogni minimo particolare, perfetta in
ogni sua parte. Crediamo che oggi poche gare in Italia possono vantare il
successo mirabile conseguito dallo Sporting Club Reggio. La gara Calabrese ha
superato tutte le altre gare del campionato Juniores e pone la sua candidatura a
scelta migliore...
Sia lode agli organizzatori dello Sporting Club Reggio che
crearono la più bella gara del Mezzogiorno e conseguirono attraverso le
successive edizioni un successo sempre crescente. All'ordine del giorno questo
manipolo di uomini."
Un notevole successo quindi, che messo in risalto anche dall'unanime giudizio
positivo dei tecnici e della stampa, ha creato un clima di appassionata attesa
per la prevedibile "promozione" del nostro Giro che veniva definito "un faro di
luce per lo sport Meridionale".
Ordine di arrivo:
1) Gremo Felice di Torino compiendo i Km. 242 in ore 9,30’,15" alla media di Km.
25.472; 2) Mori Pietro di Siena in 9,42’,14"; 3) Grandi Allegro di Carpi in
9,45’,51"; 4) Perna Raffaele di Napoli in 9,53',2" (primo dei meridionali); 5)
Meini Ettore di Firenze in 9,57',40"; 6) Simone Aleardo; 7) Briano Giacomo; 8)
Neri Marcello; 9) Neri Colombo; 10) Nobile Natale; 11) Eboli Enrico; 12) Rivano
Aldo; 13) Catalani; 14) Puleo; 15) Praticò 16) Liguori; 17) Martorana; 18) Chesi;
19) Scazzola; 20) Cannone; 21) D'Errico; 22) Russo. Seguono gli altri in tempo
massimo.
Precedentemente in occasione della tappa Reggio-Catanzaro, del
"Giro d'Italia" di quell'anno la "Gazzetta dello Sport" aveva pubblicato in
prima pagina la fotografia del reggino Natale Nobile, esaltando le capacità e la
passione degli sportivi calabresi che hanno acceso l’interesse del mondo
sportivo con una loro gara dalla notorietà sempre crescente.
Allora la Città ha salutato con tanto calore la carovana della
grande corsa a tappe, ed ha avuto modo di applaudire, finalmente, i più noti
campioni del pedale.
In questo entusiasmante clima, tra grandi ovazioni, si conclude
l'edizione del 1929 con la richiesta di un Giro al quale partecipassero tutti
gli assi.
Malgrado che la considerazione per la nostra corsa aumentasse sempre più, nel
1930 essa è ancora prova valida soltanto per il Campionato Italiano
Indipendenti, e solamente l'anno dopo sarebbe arrivata la "scelta migliore".
MARCHISIO SI IMPONE CON AUTORITA'
Reggio Calabria, 20 settembre 1930. Illuminata da un sole di
piena estate, si disputa la settima edizione del Giro, quarta eri ultima prova
del Campionato Italiano Indipendenti.Sul traguardo del Lungomare si rinnovano
gli applausi degli sportivi reggini per Luigi Marchisio che quattro mesi prima
era stato calorosamente salutato quando il 21 maggio, dopo aver vinto il giorno
precedente la tappa Palermo – Messina del Giro d'Italia, ha fatto sosta a
Reggio. All'alfiere della Legnano la Città della Fata Morgana ha portato
fortuna.
Egli infatti, dopo aver vinto il successivo giorno 22 la tappa
Reggio – Vibo Valentia, ha vinto meritatamente anche il Giro d'Italia. Per la
disputa della VIIª edizione sembrava che l'assenza di uomini noti come Mara,
Crippa, Frascarelli e Caimmi dovesse togliere interesse alla gara, ma due
elementi l'hanno posta in evidenza: l'ottima organizzazione e la entusiasmante
impresa di Marchisio e di Giuntelli.
Il portacolori della Legnano ha con una intelligente condotta di
gara e con autorevole prontezza al momento giusto, risolto a suo favore l’esito
della corsa, staccando egli ultimi 10 Km. tutti gli avversari, meno il tenace
Giuntelli che ha battuto in volata.
L'adunata della carovana è fissata in Piazza Garibaldi alle 5.
Alle 5,30 i corridori, seguiti da un rombante stuolo di automobili, percorrono
il Corso Garibaldi fino al ponte della Vittoria dove alle 6,05 lo starter Santi
Spinella dà il via a 63 corridori.
L'andatura è subito sostenuta e già ad Archi (Km. 4) si hanno i
primi distacchi Camusso rompe la ruota e si ritira; per lo stesso incidente esce
di scena Canizza. Intanto si mette in luce il reggino Natale Nobile che passa
primo a Scilla guidando un gruppo di 30 corridori. A Bagnara è però, Marchisio a
condurre.
Sulla salita verso S. Eufemia di Aspromonte il gruppo di testa
composto da 27 uomini tra cui Gremo, Neri Marcello, Simoni, Giuntelli, Fava,
Neri Colombo e Orecchia, è guidato alternativamente da Marchisio e da Nobile il
quale vince il premio della località aspromontana.
Il reggino vince anche i traguardi a premio di Sinopoli e di
Delianuova.
A Scido passa in testa un gruppetto con Marchisio, Nobile, Morelli e Ferrando il
quale, per noie alla catena, è costretto ad un furioso inseguimento per
ricongiungersi con i battistrada.
Poco prima di Oppido scatta Morelli che guadagna 100 metri; tale
distacco é però annullato nella successiva discesa e ad Oppido il traguardo a
premio è vinto da Bottino seguito da Orecchia e dal catanese Nicolosi.
Sulla salita per Varapodio l'andatura è rallentata e il gruppo a
passo turistico transita compatto da Radicena, malgrado un appiedamento di
Marchisio per noie ad un pedale. L'atleta di Castelnuovo, atteso da Gremo,
rientra sollecitamente tra i primi.
A Cittanova, dopo 105 Km di percorso, sono le 10,41 quando
Liguori vince il premio di traguardo. Dopo Cinquefrondi, sulla terribile salita
della Limina si accende la battaglia. In testa guida Marchisio, mentre l'ottimo
Zucchini, investito, perde tempo. In cima alla Limina Marchisio precede Marcello
Neri e Liguori. Ha inizio ora la ripida discesa verso Gioiosa Jonica. A Mammola
Km. 124 dalla partenza, i passaggi registrano questo ordine: Liguori, Marchisio,
Neri Marcello, a 30" Giuntelli, a 55" Morelli, Neri Colombo, a 1 minuto Orecchia
a 2 minuti Simoni e a 2,47 Nobile. Il resto è in notevole ritardo.
Al controllo di Gioiosa Jonica sono le 12,46 quando Marcello Neri vince il
premio di traguardo.
A Gerace Marina – Km. 104 – transita un gruppetto di 9 corridori tra cui Gremo,
Mortara, Nobile, Marchisio, Giuntelli, con lieve vantaggio sugli inseguitori.
A Palizzi Marina transita un plotoncino composto da Ferrando, Orecchia, Morelli,
Giuntelli, Nobile, i due fratelli Neri, Marchisio, Simoni, Liguori, Valecchia,
Marroni.
A 18 Km. da Reggio si affronta la breve salita di Capo delle Armi, ma nessuno
attacca. Soltanto a 10 Km. da Reggio Giuntelli scatta, ma Marchisio è lesto a
prendere la sua ruota. I due seminano tutti gli avversari e sul Lungomare di
Reggio Marchisio ha la meglio sul suo tenace avversario.
Ordine di arrivo:
1) Marchisio Luigi (Legnano) di Castelnuovo Don Bosco, che compie i 270 Km. in
ore 11,34'; 2) Giuntelli Marco, di Asti a ruota; 3) Simoni Leandro, di Bologna a
40”; 4) Neri Colombo, di Navacchi a 2',5”; 5) Orecchia Michele, di Torino a
2’,25”; 6) Morelli Ambrogio, a 4',25”; 7) Neri Marcello, a 4’,48”; 8) Nobile
Natale, a 4',55” (1° meridionali); 9) Liguori, a 6'; 10) Ferrando; 11) Arena;
12) Larocca.
E VENNE L'ATTESO, MERITATO RICONOSCIMENTO
26 aprile 1931, data memorabile nella storia del Giro!
Un uragano di applausi saluta Learco Guerra, il grande
antagonista del Campione del Mondo Alfredo Binda, quando taglia vittorioso il
traguardo sul Lungomare di Reggio Calabria, vincendo il Giro Ciclistico della
Provincia.
Duplice vittoria quel lontano giorno: vittoria di un Campione
resosi particolarmente simpatico alle folle meridionali; vittoria dei dirigenti
reggini che, con una organizzazione maiuscola, dimostrarono di "saperci fare"
anche per le gare più impegnative, come disse allora il grande Emilio Colombo
che rimase commosso per le affettuose accoglienze tributategli, ed ammirato per
quanto gli organizzatori avevano saputo realizzare con una messa a punto degna
delle grandi competizioni sportive.
Colombo arriva in aereo a Palermo da Milano il giorno 25 e dal
Capoluogo siciliano giunge a Villa S. Giovanni, atteso da una folla festante di
sportivi, che musica in testa, guidata dall'infaticabile Santi Spinella, allora
segretario Regionale dell'UVI, tributa al direttore della "Gazzetta dello Sport"
una entusiastica accoglienza e lo accompagna a Reggio con un memorabile e
rumoroso corteo di macchine.
Grandi accoglienze sono riservate anche a tutti i protagonisti
dagli sportivi reggini che hanno compreso la grande importanza ormai assunta
dalla loro corsa con il conferimento al suo vincitore dell'ambitissimo titolo di
Campione italiano. La folla reggina lungo il Corso Garibaldi e Via De Nava
saluta vivacemente la carovana multicolore.
Partenza dal Ponte Annunziata, perché allora il tracciato era
diverso dall'attuale, si percorreva prima il litorale tirreno col S. Elia a 40
Km. dal Via, per affrontare a metà gara la Limina e, quindi con 100 Km.
pianeggianti si percorreva la parte finale. Si inizia ad andatura normale senza
registrare nulla di importante per i primi 30 Km., tranne il forzato ritiro di
Mara che si è trovato in serie difficoltà per dolori alle gambe.
Sulla salita di Pellegrina conducono il grosso plotone i romani
Lalle e Cacioni. Ci sono Guerra, Gestri e Giacobbe che 14 giorni prima aveva
dato scacco matto agli assi, nella "Tre Valli Varesine" e poi Binda, Zanassi,
Marchisio, Piemontesi, Rinaldi, Negrini, Di Paco, Firpo, Binda Albino, Barozzi,
Nobile, Rovida e Semprini. Non c'è lotta e possono rientrare in gruppo molti
ritardatari mentre si transita lentamente da S. Eufemia d'Aspromonte.
Zanzi si impegna a fare l'andatura nella immediata discesa e la
successiva salita verso Acquaro. Il gruppo prosegue compatto tra gli evviva
della folla assiepata lungo i vari centri imbandierati a festa. A Delianuova
vince Cacioni. Ora si sale verso Scido e S. Cristina, con una strada dal fondo
non ideale, che consiglia prudenza ai corridori. Ed eccoci ad Oppido Mamertina.
Qui corridori, tecnici e giornalisti rimangono lietamente sorpresi ed ammirati
nell'osservare l'organizzazione di un rifornimento che farà epoca. Gli
organizzatori, tra le altre "diavolerie" escogitate, d'intesa con Peppino
Muscari, fanno trovare alla carovana del Giro tutta la Piazza principale sgombra
ed imbandierata con tanti chioschi quanti, sono le squadre partecipanti
ufficialmente ed ogni chiosco pitturato con i colori della squadra cui è
destinato. Vale davvero la pena di perdere qualche decina di secondi per
ammirare lo spettacolo.
In proposito la "Gazzetta dello Sport" il giorno dopo scriveva:
"è stato allestito con il consenso degli sportivi del luogo, un rifornimento da
far invidia ai più esperti e ricchi specialisti del genere".
Con tanta fantasmagoria di colori negli occhi, si raggiunge
Cinquefrondi per affrontare la dura salita della Limina. In testa sono subito
Zanzi, Rovida e Guerra. Poi il mantovano assume il comando e sotto la sua
poderosa azione il gruppo si sgrana. Il popolare Learco insiste e nella sua scia
restano Giacobbe, sempre brillante, Marchisio, Alfredo Binda e, poco staccati,
Piemontesi, Camusso, Di Paco, Negrini e Nobile.
Alle 12 e un quarto la fatica è conclusa con sulla vetta Binda,
Guerra e Piemontesi, staccati dagli altri. I tre, però, non raggiungono
l'accordo per continuare la fuga, e sui tornanti della discesa che conduce a
Gioiosa molti corridori riescono a riprenderli: tra questi vi è il reggino
Natale Nobile titolare della squadra "Legnano"; ora ci sono da percorrere 104
Km. che non presentano particolari di risalto, salvo il breve tratto del Passo
della Carriera. La marcia continua senza colpi di scena, facendo prevedere che
la corsa si concluderà con un volatone.
Ma, invece, a 18 Km. dall'arrivo improvvisamente si verifica
l’episodio che deciderà il risultato della corsa, del quale siamo stati
testimoni. Infatti, nei pressi di Capo delle Armi, Gino Campagna il giovane
inviato della "Gazzetta di Messina", (oggi affermato avvocato in Roma), richiama
la nostra attenzione indicandoci Binda proprio mentre scende dalla bicicletta
dopo aver forato; Battesini si accorge che il campione di Cittiglio è appiedato
e dà l'allarme. Guerra, allora, lancia all'assalto la pattuglia composta da Di
Paco, Rinaldi, Battesini e Giacobbe, mentre gli uomini della Legnano balzano di
sella per dar man forte al loro capitano.
Si ferma anche Nobile al quale il Cittigliese batte
affettuosamente una mano sulla spalla e gli dice di proseguire.Guerra si accoda
ai quattro della "Maino" che tirano come dannati. Poi a Pellaro parte come un
razzo e nessuno può tenergli testa. Il mantovano dà entusiasmante spettacolo di
potenza vincendo con abbondante margine e passando solitario sotto lo striscione
di arrivo, stupefacendo la marea degli sportivi osannanti che lo porta,
esultante, in trionfo.
A conclusione del suo commento per questa memorabile corsa, il
direttore della "Gazzetta dello Sport" scriveva: "Non soltanto caldo e ardente
entusiasmo, ma vera e propria maturità sportiva… questi bravi organizzatori e
questo magnifico pubblico". Purtroppo la data di questa grande affermazione
dello sport meridionale doveva essere anche quella dell'inizio di un lungo
periodo di forzata inattività.
Ordine d’ arrivo:
1) Learco Guerra di Mantova (Maino) Km. 70 in ore 10,51',26"; 2) Caimmi Pio di
Cesenatico (Gloria) a 3,14"; 3) Piemontesi Domenico di Boa (Bianchi) a ruota; 4)
Battesini Fabio di Mantova a 1 macchina; 5) Morelli Ambrogio di Legnano a 1
macchina; 6) Nobile Natale di Reggio Calabria (1° degli indipendenti) a ruota;
7) a pari merito con lo stesso tempo di Caimmi: Bovet Alfredo, di Castellana, Di
Paco Raffaele di Fauglia, Giacobbe Luigi di Nuovi Piemonte; 11) Binda Alfredo di
Cittiglio in ore 10,54’, 50"; 12) Gestri Eugenio di Prato. Tra i classificati, i
calabresi Idà Antonio, Marroni Attilio, Tripodi Vincenzo, Catalano Garibaldi,
Scambia Francesco, Sorbo Angelo e Calabrese Vincenzo.
CONCLUSIONE Dl UN BRILLANTE PERIODO
Purtroppo se il 1931, dopo tanti anni di crescenti successi
organizzativi, segnò allora, certamente la più grande affermazione della corsa,
fu, come abbiamo detto, anche l'anno in cui si concluse quello che potremmo
definire il suo primo soddisfacente ciclo.
Infatti, motivi di forza maggiore prima, e gli eventi bellici
dopo, impedirono l'annuale disputa della competizione, per un certo periodo di
tempo.
Per poter rivedere una gara importante gli appassionati di ciclismo dovettero
attendere fino al 1938 quando passò da Reggio il “Giro dei Tre Mari”. Allora
Leoni vinse la tappa Catanzaro-Reggio (media Km. 30.649) secondo fu Cinelli,
terzo Mara.
La classifica generale vide al primo posto Generati.
Questa corsa nata, se non andiamo errati, nel 1919, fu disputata l’ultima volta
nel 1949. Allora la tappa Cosenza-Reggio fu vinta da Ottusi (media 29.333)
secondo fu Ridolfi, terzo Spadolini.
INSUCCESSO DEL "CONVEGNO DEI SEI"
1945! Sul rovinoso scenario della seconda guerra mondiale il
cannone ha cessato da poco di far udire la sua triste voce. La paura ha ceduto
il posto alla speranza e la gente vuol dimenticare le terribili vicende vissute.
Si cerca in tutti i modi di ritornare alla normalità, di ritrovare la perduta
serenità.
Tra queste legittime aspirazioni, anche lo sport trova la sua
logica collocazione e qualcuno lancia l'idea di far rivivere quel Giro
ciclistico che un tempo tante soddisfazioni ha dato agli organizzatori reggini
ed alle masse degli appassionati.
E' facile comprendere, però, quanto sia difficile poter realizzare la lodevole
iniziativa, quante difficoltà di ogni genere occorre superare. Ma l'idea é stata
lanciata e… non si può tornare indietro.
Ed ecco che, allora, Adolfo Cremona, buon corridore calabrese
degli anni 20, molto amico di Ciaccheri e di Michele Mara, divenuto funzionario
delle Ferrovie dello Stato, per secondare l'iniziativa lodevole di un gruppo di
sportivi, prende la "storica" decisione di recarsi a Roma per vedere quanto si
può fare per ottenere una buona partecipazione alla corsa reggina.
In quel periodo, data la particolare situazione esistente in conseguenza delle
distruzioni causate dagli eventi bellici, anche un viaggio a Roma costituiva
un'avventura.
Ma Cremona non si sgomenta per questa innegabile "via difficile"
e, quindi, non so in virtù di quali "diavolerie", riesce a combinare un incontro
nella capitale nientemeno che con Coppi, Bartali, Ricci, Leoni e Volpi.
L'incontro avviene in Via Tre Cannelle (che richiama alla nostra memoria uno dei
primi slogan pubblicitari trasmessi dalla Radio per conto di una nota ditta
discografica, tanti anni fa).
A quell'epoca molti corridori, tra i quali anche quelli poco
prima citati, non avevano nemmeno biciclette efficienti, ma soltanto
"arrangiate" alla men peggio con le quali in quel periodo critico, per
guadagnare qualcosa, disputavano brevi circuiti nella zona dei Castelli Romani.
L'ottimo amico Cremona cerca in tutti i modi di convincere Bartali, Coppi e gli
altri interlocutori a partecipare alla competizione reggina proponendo come
ingaggio la forte somma di 50 mila lire.
Ma, sia per il disastroso stato in cui si trovano strade e
ferrovie, sia anche per l'assoluta, scadente qualità delle biciclette, il
gruppetto dei corridori fa garbatamente presente a Cremona, che riconosce la
validità delle argomentazioni, la materiale impossibilità di aderire alla
proposta.
Il "Convegno dei Sei", quindi, non ha successo e al "messaggero reggino"' non
resta altro che rientrare alla base, purtroppo solo.
Che le difficoltà organizzative erano veramente notevoli, allora, si é avuta
evidente conferma nel "Giro del Lazio" disputatosi pochi giorni dopo della corsa
reggina, il 24 Giugno 1945. La gara fu vinta da Guidi con 11" di vantaggio su
Coppi, il quale correva con il tipo di bicicletta prima accennato, senza
allontanarsi, però, dai dintorni di Roma.
Ebbene, in quella gara si allinearono alla partenza soltanto 26 concorrenti e ne
giunsero al traguardo appena 13! Ci piace ricordare che in quella occasione si
fece notare quel Luciano Maggini divenuto poi uno dei corridori più applauditi
dagli sportivi reggini.
RITORNA IL GIRO IN EDIZIONE RIDOTTA
Malgrado tutte la suddette difficoltà, il Giro rinasce nei
giorni 12 e 13 giugno di quell' anno. Infatti l’assenza degli assi alla prima
edizione post bellica non ha scoraggiato i dirigenti della "Associazione
Sportiva Aspromonte" che si sono dedicati col massimo impegno - auspice un
innamorato del ciclismo: Santi Spinella - per preparare ogni cosa con la dovuta
cura per la migliore riuscita della tanto attesa corsa, organizzata con il
patrocinio del giornale "Il Tempo", quotidiano reggino edito dal Comm. Giuseppe
Attanasio.
La tenace volontà degli organizzatori è stata premiata perché il Giro,
considerando il particolare periodo di effettuazione, ha avuto un buon successo.
La gara viene inclusa nel nutrito programma dei festeggiamenti che annualmente
si svolgono al Rione Schiavone in onore di S Antonio e che anche essi si
rinnovano dopo l’interruzione dovuta agli eventi bellici.
Attorno al Santuario della Collina degli Angeli è convenuta di
buon mattino tanta folla per poter salutare, finalmente!, dopo molti anni quella
competizione che essa aveva potuto ammirare ed applaudire nelle precedenti
edizioni.
In una splendida giornata di festa, tra sventolio di bandiere e battimani di una
folla in tripudio, starter il Sindaco Avv. Diego Andiloro, la multicolore
carovana del Giro si snoda per le vie cittadine fino al Ponte S. Pietro per la
partenza ufficiale. L'entusiasmo degli sportivi é davvero travolgente e viene a
stento contenuto.
GIOVANNINO CORRIERI VINCE LA PRIMA TAPPA CON NETTO DISTACCO
Si parte a velocità sostenuta e da Melito in poi una numerosa
folla plaudente fa da festosa cornice alla corsa. Già dopo 3 chilometri dal via,
Corrieri con un poderoso scatto si avvantaggia notevolmente.
La sua azione non sembra preoccupare il gruppo, ma evidentemente
ciò è dovuto ad un errore di valutazione. Quando si comprende che il fuggitivo
fa sul serio,De Lorenzo e Fazio, alternandosi a comando, cercano di organizzare
l’inseguimento.
Ormai, però, la reazione è tardiva ed il vantaggio del
battistrada che a Capo delle Armi è di 4',15", aumenta man mano; a Bova Marina
sale a 10 minuti ed al termine della salita del Passo della Carriera è di ben
16'.
La corsa diventa così un "a solo" del pratese che viene calorosamente salutato
lungo tutto il percorso.
Intanto Fazio, De Lorenzo, Ranieri e Marletta preoccupati del
loro notevole ritardo cercano di ridurlo forzando l'andatura, imitati subito
dopo da Corallini, Calabrò e Finocchiaro ai quali si accoda Marletta nel
frattempo attardato da una foratura. Corrieri, però, è scatenato e vince con un
vantaggio superiore ad ogni previsione.
Ordine d’arrivo della prima tappa:
1) Corrieri Giovanni, di Prato, della "Vis et Patria" di S. Eufemia della Fonte
alle ore 18,45' e 15", impiegando 3 ore e 15" per percorrere i 109 Km. della
tappa, alla media di Km. 30.400; 2) De Lorenzo Arturo "Virtus Catania" a 17',7";
3) Fazio Mario - Società Elefante di Catania; 4) Calabrò Giuseppe di Catania; 5)
Raniere Lorenzo di Bari U. C. "Cesare Picca"; 6) Finocchiaro Giuseppe di
Catania; 7) Corallini Giacomo Associazione Sportiva Aspromonte (primo dei
calabresi); tutti con lo stesso tempo di De Lorenzo; 8) Marletta Giuseppe di
Bari alle ore 19,13’,25"; 9) Nicolosi Salvatore di Catania alle 19,13’,30"; 10)
Cesario Antonio di Cosenza a ruota.
FAZIO VINCE LA SECONDA TAPPA
La seconda tappa Siderno-Reggio, monotona e disputata senza
impegno con i corridori quasi sempre in gruppo, è stata appannaggio del
bresciano Fazio.
Aveva vinto Corallini in ore 3,54',15" alla media di Km, 29.400, ma in seguito a
reclamo presentato in blocco da tutti i corridori la giuria della quale faceva
parte Spinella e Adolfo Cremona, ha retrocesso Corallini che aveva… accorciato
il percorso, al dodicesimo posto, proclamando vincitore Fazio Mario col seguente
ordine di arrivo:
1) Fazio Mario di Brescia in ore 3,58’,02"; 2) De Lorenzo Arturo di Catania; 3)
Corrieri Giovanni di Prato; 4) Calabrò Giuseppe di Catania; 5) Finocchiaro
Giuseppe di Catania; 6) Ranieri Lorenzo di Bari; 7) Caldarola Renato di Bari
U.C."Cesare Picca"; Tutti con lo stesso tempo del vincitore e dopo 13", 8)
Cesario Gaetano di Cosenza; 9) Nicolosi Salvatore di Catania; 10) lannoni Luigi
di Reggio; 11) Marletta Gregorio; 12) Corallini Giacomo di Reggio.
Dopo la seconda tappa che, ripetiamo, si è svolta senza alcun episodio degno di
nota, la classifica generale ha visto vincitore Corrieri che poi tante brillanti
affermazioni in Italia e all’estero dovrà avere nella squadra di Gino Bartali.
Classifica Generale
1) Corrieri Giovanni Km. 224 in ore 2,33’,17" media Km. 26.900; 2) Fazio Mario
in 3,50’,24"; 3) De Lorenzo Arturo s.t.; 4) Ranieri Lorenzo s.t.; 5) Caldarola
Renato 9,01’,32"; 6) Nicolosi Salvatore 9,01’,55"; 7) Cesario Gaetano s.t.; 8)
lannone Luigi s.t.; 9) Marletta Gregorio 9,02’,33"; 10) Calabrò Giuseppe
9,03’,32"; 11) Finocchiaro Giuseppe s.t.; 12) Corallini Gaetano 9,05’,24".
L'affrettata edizione 1945 voluta dalla Società Aspromonte, costituita alla
bell'e meglio da un gruppo di appassionati con il fermo proposito di riavere la
corsa, è stato il segno evidente della grande nostalgia che gli sportivi
sentivano per la loro non dimenticata ed apprezzata competizione di un tempo.
Voleva rivedere le entusiasmanti imprese dei campioni del pedale, per
applaudirli come allora.
RINASCE LO SPORTING CLUB REGGIO
Tale sentita necessità non poteva che essere sollecitamente
accolta da colui che aveva creato il Giro e che, esattamente come aveva fatto 30
anni prima, chiamava a raccolta un gruppo di appassionati, tra i quali molti di
quelli che già avevano fattivamente collaborato al suo fianco. E' la primavera
del 1947 ed anche noi aderiamo all'invito di quell'autentico sportivo che è
Salvatore Siracusa.
Ci mettiamo subito all'opera: lo "Sporting Club Reggio" viene
ricostituito con Presidente Siracusa, V. Presidente Lorenzo Labate, Segretari il
Geom. Gennaro Bruno e chi scrive, Amministratore il Rag. Luigi Pesaro, Direttore
Tecnico Giuseppe Rogolino, Economo Pietro Cozzupoli, e poi il Rag. Santi
Spinella, pioniere del ciclismo reggino, Saverio Franco, Umberto Romeo, Giovanni
Cozzupoli ed altri.
Si comincia a preparare l'organizzazione della corsa che dovrà
essere degna delle grandi affermazioni del passato e che, infatti, acquisterà
subito importanza e notorietà internazionali. E non poteva non accadere ciò, con
uomini che avevano creato già tanti anni prima una macchina organizzativa
veramente perfetta.
Un saggio accorgimento del Presidente è quello della
intelligente distribuzione degli incarichi nel costituito Comitato
Organizzatore: ognuno assolve lo specifico compito affidatogli e poi tutti
insieme, in riunione si fa il punto di quanto si è preparato scambiandosi
consigli e opinioni per la migliore riuscita della gara.
FATTIVA COLLABORAZIONE AGLI ORGANIZZATORI
Ma ci piace ricordare, che anche gli Enti cittadini e tante
altre persone, pur al di fuori dello Sporting Club, avendo compreso
l’'importanza che il Giro ha per Reggio e per l'intera Provincia, hanno sempre
dato, sin dall'inizio, la loro preziosa collaborazione, contribuendo a fare
della corsa una delle più elogiate d'Italia.
L'Amministrazione Provinciale, sempre sensibile
nell'incoraggiare ogni iniziativa che dia lustro alla nostra Terra in ogni ramo
delle varie attività, ha concesso subito il più valido appoggio anche
finanziario alla organizzazione del Giro, come tuttora fa.
Mi è gradito perciò di menzionare oltre al Prof. Ugo Tropea che,
proprio nella sua qualità di Presidente della Provincia, è stato autorevole
sostenitore della corsa, anche l'lng. Giuseppe Cadile il quale, specie quando
ancora la strada Gioiosa-Limina non era asfaltata, con la sua opera appassionata
di tecnico capace, consentì nella sua qualità di Ingegnere Capo dell’Ufficio
Tecnico Provinciale a far disputare il Giro nelle migliori condizioni di
viabilità, su strade perfettamente a posto.
A tal proposito, Ennio Mantella scriveva sul "Corriere dello
Sport" del 28 settembre 1953: "L'organizzazione è stata ottima, specialmente
lungo il percorso. All'lng. Cadile che sta trasformando lentamente le strade
polverose in strade perfette, vive grazie e rallegramenti". In questa occasione
mi piace citare anche due capaci collaboratori dell'lng. Cadile che tanta parte
hanno avuto nel rendere possibile la effettuazione della nostra corsa su strade
eccellenti: Annibale Fonte ed Antonio Parisi.
LE MERAVIGLIE DEL "PRODOTTO AMERICANO"
Ed a proposito della affettuosa ed intelligente collaborazione
data allo Sporting, vale la pena di ricordare i brillanti risultati ottenuti
dalla "magia" del Geom. Fonte. Eravamo nel 1952 ed il Giro era prova del massimo
Campionato Italiano. L’Ing. Cadile aveva dato incarico al suo collaboratore di
sovraintendere ai lavori per asfaltare la strada Gioiosa Marina - Passo della
Limina dove nelle precedenti edizioni si erano verificate troppe bucature.
La brevità del tempo a disposizione aveva andicappato la pur
fattiva opera dell’impresa appaltatrice che, soffocata dalle pressanti
sollecitazioni, stava compiendo miracoli, ma non aveva potuto ottenere la
vittoria completa Lelia nella lotta col calendario.
Cosicchè quattro chilometri da Mammola verso la vetta rimasero
non asfaltati. Il terreno a fine estate - la corsa si effettuava il 14 settembre
- era aridissimo e polveroso e, sarebbe stato perlomeno antipatico che soltanto
per quel breve tratto a fondo naturale la corsa potesse essere soggetta a
critiche o quanto meno a considerazioni non gradite.
Anche il Dott. Siracusa era preoccupato per tale possibile
inconveniente, ma il Geom. Fonte lo rassicurò dicendogli di stare tranquillo che
tutto sarebbe andato bene perché lui avrebbe fatto ben levigare il piano viabile
e poi con un raro "prodotto americano" che era riuscito a procurarsi avrebbe
annullato completamente la polvere.
Ed infatti, sul tratto stradale non asfaltato della Limina, la
corsa passò come su un tappeto di velluto, e tutti, gli inviati della stampa in
primo luogo magnificarono l'effetto di questo ritrovato miracoloso che aveva
dato risultati stupefacenti. Ma noi sapevamo per la confidenza fattasi
dall'ottimo amico Fonte che il prodotto suddetto altro non era che residui di
nafta diluita.
Un doveroso riconoscimento va senz'altro sia all'Ente
Provinciale per il Turismo sia all'Azienda di Soggiorno che, malgrado le loro
limitate disponibilità di bilancio, non hanno fatto mancare il loro contributo
alla nostra manifestazione sportiva che ha senza dubbio evidenti riflessi
turistici. Nè va dimenticata la collaborazione data dal Comune capoluogo e di
quelli principali posti lungo il percorso.
Un ultimo doveroso riconoscimento va all'egregio Prof. Enzo
Mangione, artista dalla mano magica, che annualmente ha dato allo Sporting per
tante edizioni la sua preziosa collaborazione - unitamente al capace figlio
Vincenzo - per allestire grafici, tabelle di marcia e libretti pubblicitari,
stampati con elegante veste tipografica dalla Ditta Cav. Siclari Salvatore.
SI RICOMINCIA
Dopo la ricostituzione del Sodalizio e le numerose adesioni allo
stesso da parte degli sportivi, il Dott. Siracusa ed i suoi collaboratori hanno
approntato la macchina organizzativa che é già in piena efficienza, allo stesso
livello dei tempi migliori.
Si può quindi dare avvio al nuovo ciclo della corsa che è stata
riassegnata allo Sporting Club dall'U.V.I. 9 aprile 1949: il Giro ritorna!
E' una gran festa per gli sportivi reggini che salutano
nuovamente, col calore di un tempo, la loro attesa corsa.
Il percorso, in due tappe, è quello classico con la prima parte
pianeggiante del litorale jonico, la parte centrale con le asperità della Passo
della Limina, ed, infine, l'impegnativo ostacolo di S. Elia.
La mattina del 9 aprile, quando la colonna multicolore del Giro
si muove da Piazza De Nava, una folla festante ed entusiasta le fa gioiosa
corona. Nella ampia Piazza Duomo l'Arcivescovo mons. Lanza benedice i girini, e
quindi, subito dopo, partenza da Ponte S. Pietro, dove il prefetto Zanetti
abbassa per il via la prima bandierina della rinata gara reggina. Si ricomincia,
dunque!
La corsa, pur se riservata ai professionisti di 2a categoria con
la seguente esclusione dei grandi nomi, può annoverare ben 93 iscritti tra i
quali alcuni elementi come Astrua, Cecchi, Nannini, Betocchi, che si erano già
posti in evidenza, mettendo qualche volta in difficoltà anche grossi nomi, come
fecero proprio Pasotti nel Giro del Piemonte, quando sulla salita delle Chiuse
aveva piantato tutti, Coppi e Bartali compresi.
I PRIMI APPLAUSI SONO PER FUMAGALLI
La partecipazione è considerevole: 89 partenti dei quali 66
raggruppati in 11 squadre. Sono infatti presenti Arbos (Pagliazzi), Atala (Maggini),
Lygie (Brasola), Wilier (Pasotti), Bottecchia (Bresci), Stucchi (Giudici),
Benotto (Bevilacqua), Taurea (Astrua), Frejus (Pedroni), Legnano (Soldani),
Ganna (Franchi).
Sin dall'inizio la corsa assume un ritmo velocissimo: si fila
sui 42 orari, ma, malgrado ciò, non si verificano episodi di rilievo fino a
Saline Joniche (Km. 24,50), dove il gruppo transita compatto. Subito dopo, il
reggino Villeggianti impreca per una foratura. Scattano poi Sarti, Gatto e
Pagliazzi. I tre guadagnano 45" sul grosso dal quale evadono anche Pontisso e
Fazio. Esce di scena Simonini per una grave caduta. Vittima di un incidente è
anche Fumagalli, ma il bergamasco si riprende subito e diviene il protagonista
della Corsa.
A Bova Marina (Km. 44.800) Baito conduce il gruppo alla rincorsa
dei battistrada. L'inseguimento e coronato da successo sulle brevi ma fastidiose
rampe del Passo della Carriera (Km. 76.100 - mt. 148 s/m).
A Bovalino (Km. 91.600) il gruppo e guidato da Bertocchi che fa suo il premio di
traguardo, mentre Fumagalli farà razzia di quelli posti a Locri, Gioiosa Jonica
e Mammola.
Lasciati Locri, Barozzi, Bertocchi, Fumagalli e Pinarello,
forzano l'andatura e con perfetta intesa se ne vanno veloci verso Gioiosa dove
giungono con 1.35" di vantaggio. Da questa ultima località i quattro affrontano
assieme la salita che conduce a Mammola, ma quando si presentano dopo questa
località, le rampe più dure della Limina, Fumagalli, passista di valore, si
rivela anche ottimo scalatore superando d'impeto, con buon vantaggio sui
compagni di fuga, i ripidi e ghiaiosi tornanti: il ringhioso massiccio
aspromontano è vinto.
Il bergamasco scende ora veloce, passando per Cinquefrondi
applauditissimo, e giungendo, quindi tutto solo tra grandi acclamazioni a
Taurianova in festa. A 43" arriva il varesino Baito che, con brillante
progressiva azione, aveva superato tutti gli inseguitori, portandosi a ridosso
del vincitore.
La prima tappa si conclude pertanto col seguente ordine di arrivo:
1) Fumagalli Angelo di Bergamo che compie i 164 Km. in ore 5,19',32"; 2) Baito
A. di Varese, in ore 5,20',15; 3) Barozzi Danilo, di Rovigo, in ore 5,24',32";
4) Pagliazzi Sergio, di Firenze, in ore 5,25',28"; 5) Pontisso B. di Roma s.t.;
6) Franchi F. di Sondrio s.t.; 7) Pinarello di Vittorio Veneto, in ore
5,28',15"; 8) Ridolfi A. di Firenze in ore 5,28',37"; 9) Larosa L. di Messina
s.t.; 10) Fulcheri G. di Torino s.t.; 11) Cecchi E. di Lucca s.t.; 12) Bertocchi
E. di Roma in ore 5,29',47"; 13) Taddei E. di Roma s.t.
Tutti, organizzatori, tecnici, giornalisti, manifestano la loro
soddisfazione per il brillante successo di questa prima parte del rinato Giro,
ed il loro più vivo compiacimento per la signorile ospitalità offerta dalla sede
di tappa, veramente meritevoli del più incondizionato encomio: tutto è stato
predisposto con cura e razionalità allo scopo di dare il miglior benvenuto e la
più confortevole sistemazione per il pur breve soggiorno di tutti gli ospiti.
Ma Taurianova è una lieta sorpresa soprattutto per i
concorrenti: ciascun corridore ha il proprio posto assegnato e preparato con
ogni cura in zona centrale e tranquilla, con docce calde ed ogni altro comfort.
La gratitudine di tutti i ciclisti per queste attenzioni e per la cordiale
accoglienza è espressa dal bravo Pontisso con questa battuta: "Così la vita del
corridore sarebbe vita da principi". E' il miglior elogio per la prima fatica
organizzativa del dopoguerra dei dirigenti lo Sporting Club Reggio.
PAGLIAZZI SI SCATENA E VINCE IL GIRO
Il successivo giorno 10 la ridente Taurianova, che ha così
cordialmente accolto ed ospitato tutti i partecipanti, saluta festosamente la
multicolore carovana al raduno di partenza per la seconda tappa
Taurianova-Reggio di Km. 174.
Al via parte deciso Taddei che con Sarti, i due Fazio e Pagliazzi tenta
l'avventura. Il quintetto si impegna a fondo e guadagna gradatamente terreno sul
gruppo. I cinque filano insieme per una decina di chilometri, poi Pagliazzi ha
uno scatto improvviso e prepotente e se ne va, seguito soltanto da Fazio che,
però, avversato dalla sfortuna, fora proprio quando l'azione di Pagliazzi è al
massimo della potenza.
Il toscano intanto, pigia forte sui pedali e la gara, povera di
altri episodi, vive soltanto del suo exploit. Il battistrada, dopo aver scalato
con poderosa azione il S. Elia, corre veloce verso il traguardo reggino.
L'arrivo è posto per la prima volta allo Stadio Comunale dove lo
Sporting Club ha organizzato una manifestazione di attesa con la disputa della
finale del "Gran Premio d'apertura" di atletica leggera.
L'atleta della Virtus Lucca ha staccato tutti e vince giungendo
con grande vantaggio sugli altri concorrenti, accolto da una marea di applausi.
Ordine di arrivo della seconda tappa:
1) Pagliazzi Sergio (Virtus Lucca) Km. 174 in ore 5,29',9"; 2) Ridolfi Alfieri
(Renato Serra Cesena) in 5,40',32"; 3) Sarti Riccardo (Ciclista Pratese) in
5,41',18"; 4) Pontisso Bruno (V. C. Appio Roma) s.t.; 5) Fumagalli Angelo s.t.;
6) Barozzi Danilo s.t.
Classifica Generale:
1) Pagliazzi Sergio in ore 10,54',47"; 2) Fumagalli Angelo in ore 11,01',52"; 3)
Barozzi Danilo in ore 11,06',52"; 4) Pontisso Bruno in ore 11,07',48"; 5)
Franchi F. s.t.
Allo Sporting Club Reggio il Dr. Siracusa ed i suoi collaboratori sono
soddisfatti: la corsa tanto attesa dagli sportivi ha ottenuto un lusinghiero
successo che è stato posto in evidenza nel seguente telegramma che il vice -
Presidente dell'U.V.l. comm. Improta ha inviato al Presidente del Sodalizio
Reggino: "Organizzazione perfetta disciplina sportiva ammirevole entusiasmo
indescrivibile hanno sancito giro provincia fra prime prove nazionali".
1950: UNA SPLENDIDA EDIZIONE
Il ritorno del Giro segnò indubbiamente l'inizio nel dopoguerra
delle grandi corse del Sud. La competizione che aveva già avuto nel passato
tanti consensi era, come si è detto, vivamente attesa sia dagli sportivi che dai
tecnici. I primi per poter rivedere, finalmente, la loro gara, e gli altri per
avere la conferma che il Meridione "ci sapeva fare".
La Calabria, in effetti, doveva fornire una nuova prova in
merito alla serietà della nostra organizzazione. Il relativo esame venne
superato con il massimo dei voti e la lode. I dirigenti dello Sporting Club
Reggio, come scrivemmo nel "Numero Unico" per il Giro del '50, vinsero
brillantemente la loro battaglia, mettendo in chiara evidenza le loro capacità
con una organizzazione che gli esperti definirono perfetta.
Come il meritato elogio tributato nel 1929 ebbe per conseguenza
l'assegnazione di una prova del massimo Campionato Italiano nel 1931, così la
invidiabile, perfetta gara del 1949 convinse l'U.V.I. che era giunto il momento
della "scelta migliore" auspicata dalla "Gazzetta dello Sport".
E venne il premio: nel Congresso di Zurigo che l'Unione
Ciclistica Internazionale tenne il 25 novembre 1949, il Giro fu incluso fra le
"Grandi corse internazionali" e la data di effettuazione fissata al 2 aprile
1950.
A commento di tale decisione l'indimenticabile Bruno Roghi,
Direttore del "Corriere dello Sport" scriveva che il meritato riconoscimento
della apprezzata fatica organizzativa dei dirigenti reggini: "... è il premio di
onore concesso ad una Città e ad una Regione che questo premio non hanno
elemosinato trafficando nelle cancellerie sportive, ma hanno legittimamente
conquistato con le armi pacifiche e irresistibili della loro intraprendenza e
della loro bravura".
Intanto Siracusa ed i suoi collaboratori si rendono conto che il
brillante esito della prima gara post bellica ha rilanciato il nome dello
Sporting Club e che, conseguentemente, è indispensabile dotare il Sodalizio di
una sede più adeguata.
Pertanto nel maggio del 1949 viene inaugurata alla presenza
delle autorità sportive e cittadine la nuova sede di Corso Vittorio Emanuele
(uno dei rettifili che costituiscono il Lungomare).
L'avvenimento richiama molta folla ed ha come conseguenza
l'iscrizione di oltre 200 nuovi soci. E, allora, come fare per tenere
l'assemblea degli iscritti per il rinnovo delle cariche sociali e per illustrare
i futuri programmi di attività.
Il problema è risolto rapidamente.
Chi scrive era allora anche segretario della gloriosa "Società
Ginnastica Fortitudo 1903". E' stato facile perciò ottenere che la palestra dove
si allenavano ginnasti di gran valore e campioni italiani di atletica pesante,
si trasformasse per l'occasione in sala di riunione.
Il Presidente Siracusa a conclusione dell'assemblea disse: "Vi
ringrazio per la fattiva collaborazione data allo Sporting Club e sono certo che
la Vostra presenza qui costituisce l'impegno di una sempre maggiore
collaborazione per il futuro. Ciò è motivo di compiacimento e di garanzia per le
attività del Sodalizio ed in particolare per l'organizzazione del Giro che a
tutti noi sta particolarmente a cuore". I fatti hanno poi dato positiva conferma
a questo auspicio.
COPPI SCRIVE IL SUO NOME NELL'ALBO D'ORO DELLA CORSA
L'annuncio dell'ambito e meritato inserimento del Giro tra le
grandi gare internazionali, fu accolto con legittima, particolare soddisfazione
ed entusiasmo nella nostra Città. Tornavano dopo tanti anni i migliori esponenti
del nostro ciclismo a darsi battaglia lungo le strade della antica Magna Grecia,
al cospetto della omerica Costa Viola.
La notizia fece sollecitamente… avviare i motori, e la macchina
organizzativa dello Sporting Club si mise in moto. Si doveva preparare un'altra
edizione del Giro, ed il compito per i pur collaudati e capaci organizzatori, si
rivelò presto di molto impegno, poichè fu quasi subito annunziata la
partecipazione di tutti gli assi del ciclismo italiano, e la presenza dei
dirigenti nazionali dell’U.V.I. e degli inviati speciali della stampa e della
R.A.I.
Ciò dava la conferma dell'importanza che la corsa avrebbe avuto
e faceva prevedere che i binocoli della critica sarebbero stati puntati
certamente su Reggio per la disputa di una competizione di così alto livello.
Con un biglietto da visita come quello posseduto dai dirigenti
dello Sporting Club, tutti gli sportivi esigevano legittimamente che il
complesso lavoro organizzativo avrebbe dovuto avere per etichetta la perfezione.
Ed, infatti, ancora una volta, la corsa ebbe un grande successo e si svolse
all'insegna delle più lusinghiere definizioni.
Il Dott. Siracusa ed i suoi collaboratori lavorarono sodo,
mettendo il massimo impegno per la messa a punto in ogni suo aspetto di quanto
occorreva per la migliore riuscita della com¬petizione, che venne disputata "un
giorno insuperabile".
Tutti, corridori, tecnici e giornalisti rimasero stupefatti di
quanto videro quel giorno, nè la pioggia che accolse Coppi sul Lungomare Reggino
tolse nulla allo spettacolo grandioso di folla osannante; anzi diede la conferma
della immensa passione delle nostre genti per quella che fu definita anche "la
festa dello sport ciclistico".
L'accoglienza che la città tributò a tutti gli intervenuti fu
davvero memorabile ed il calore col quale furono salutati i corridori, fu
sottolineato dallo stesso Coppi, di solito taciturno, il quale si disse
meravigliato di tanta cordialità, e sorpreso quando vide davanti al suo albergo
il traffico interrotto da una moltitudine festante che aveva invaso le strade. E
fu davvero una gran festa dello sport.
Erano presenti anche tutti i parlamentari della zona ed il
Ministro del Commercio Estero Ivan Matteo Lombardo che dette il "via" al folto
plotone dei concorrenti. Una briosa nota di colore fu data dal concorrente turco
Cesmeli Ibrain che indossava un vistoso maglione rosso con una grande "T" sul
petto.
La corsa di quell'anno aveva per leitmotiv una nuova
appassionata fase del duello Bartali-Coppi, specie dopo che il popolare Gino era
sfrecciato pochi giorni prima splendido vincitore sotto l'ambitissimo traguardo
di San Remo.
E gli sportivi non furono delusi: il duello non mancò e fra i due grandi
campioni ci fu una serrata lotta, condotta, col massimo impegno, determinando il
vuoto dietro di loro quando si accese maggiormente.
Coppi doveva ottenere una indispensabile rivincita per
scrollarsi la batosta di San Remo e ci è riuscito con una prova maiuscola. Egli
è stato combattente abilissimo ed accorto, sempre pronto nelle prime posizioni a
controllare la corsa. Lo ha dimostrato per tutto il percorso ed in particolare
ha messo in luce le sue incomparabili doti e la sua intelligenza quando sulle
prime rampe della Limina ha forato Bartali. Ha subito mandato in avanti suo
fratello Serse ed il fido Pasquini per tirare, "alla dannata" e poi, al momento
giusto, é venuto fuori egli stesso imponendo i diritti della sua classe eccelsa.
Si è rivisto il Coppi che l'anno prima aveva vinto la
"Milano-Sanremo" alla media di 39.937, battendo il precedente primato stabilito
da Olmi nel lontano 1938 con Km. 38.157. Bartali, bersagliato dalla sfortuna,
non perse nulla della smagliante vittoria ligure, seppe rimontare gran parte
dello svantaggio che per le avversità aveva accumulato, con un inseguimento da
grande campione, quale era.
Pur con avvio velocissimo, la corsa nei primi 30 Km. non
registra nulla di notevole, tranne qualche scaramuccia: un allungo di Pagliazzi,
subito neutralizzato da Tonini ed uno spunto senza esito dell'attivo Toccaceli.
Si deve giungere alle porte di Melito per avere il primo consistente tentativo
di fuga: escono dal gruppo Conte, Carrea, Vittorio Rossello, Martini, Zanassi,
Chiti e Cecilia. Essi transitano dall'abitato di Melito con 200 metri di
vantaggio che poi a Capo Spartivento aumenta a 1,06".
La strada inizia ora a snodarsi a piè della lunga serie dei
monti dell'Appennino Calabrese degradanti sullo Jonio, le "Montagne Bianche"
notate già in tempi remoti dagli antichi navigatori per i riflessi del sole che
le faceva apparire luminescenti. Sulle rampe del Passo della Carriera, Coppi si
produce in un allungo; sono con lui Logli, Ortelli e Pagliazzi che passa primo
in vetta. Poco prima di Bianco fora Coppi. Pagliazzi imprime al gruppo un ritmo
infernale. Gli uomini della Bianchi si fermano ad attendere il loro capitano e
quindi iniziano un furioso inseguimento, avendo un ritardo di un minuto.
Fora nel frattempo anche Bartali, ma può rientrare. Intanto
Cavanna, l'impareggiabile massaggiatore cieco del campionissimo, domanda con
quale ritmo pedali il portacolori della Bianchi. Quando il radiocronista Mario
Ferretti gli risponde: "Gira bene", egli soggiunge profeticamente: "Allora oggi
vince Fausto". A Bianco paese natale del suo medico personale, Coppi viene
salutato da una grande ovazione. Molta folla e molti applausi anche a Bovalino
ed a Locri dove il campione corona il suo inseguimento.
Il cronista deve registrare con compiacimento sul suo taccuino
la perfetta organizzazione del rifornimento di Siderno che desta
l'incondizionata ammirazione di tutti. Dopo Gioiosa forano contemporaneamente
sia Coppi che Bartali, ma non succede nulla.
Intanto i sette che sono in testa hanno due minuti sul gruppo e
1,30" su Ronconi e Meazzo che sono riusciti ad avvantaggiarsi sugli altri.
Dopo Gioiosa escono dal gruppo Faccioli, Fumagalli, Roma Mario, Fazio, Ortelli e
Giganti. Vengono ripresi e superati Ronconi e Meazzo e all'inizio della salita
per la Limina il gruppetto di Ortelli è a 1,12" dai sette fuggitivi i quali
precedono il grosso di 2,6".
Alle porte di Mammola si determina l'episodio principale: fora
Bartali. Coppi manda subito avanti suo fratello Serse ed il fido Pasquini che
tirano "alla dannata", poi esce dal gruppo lui stesso, seguito da Pontisso,
Petrucci ed Astrua.
Fora Coppi,ma in pochi secondi è nuovamente in azione.
Intanto Ortelli in gran giornata, va via dal secondo gruppetto e lascia i suoi
compagni che vengono ripresi da Pontisso, Petrucci ed Astrua e, quindi da Coppi
che passa a condurre.
Nell'abitato di Mammola i sette sono raggiunti da Ortelli;
mentre Coppi, Pontisso e Astrua sono a breve distanza. Nuova foratura di Coppi,
nuovo inseguimento, ed il campionissimo riprende il comando, mettendo in mostra
le sue eccelse capacità.
Egli lascia prima il bravo Pontisso e poi Petrucci. In vista del
passo sono insieme Coppi, Ortelli e Biagioni che è rinvenuto assai bene. Astrua
è leggermente staccato; ci sono poi Drei, Formoso, Rossello, Pontisso, Ronconi,
Petrucci, mentre Bartali che ha forato due volte guida con vigore un plotoncino
di inseguitori.
Sulle rampe si ritirano Corrieri, Bini e Milano per incidenti.
Sul passo transitano nell'ordine Coppi con a ruota Astrua e Ortelli: a 57"
Biagioni, a 1,10" Fornara, a 1,15" Bartali e Soldani, a 2,2" Bof, Grippa,
Crocitorti, Pontisso, Chiti, Fumagalli, Conte, Drei, Giudici e Roma. Coppi,
Astrua ed Ortelli, volano sulla discesa per Cinquefrondi e, superato questo
centro, transitano da Cittanova - dove il traguardo a premio è appannaggio di
Ortelli - con un vantaggio di 2,50" su Biagioni e Soldani.
Anche a Taurianova, imbandierata a festa, il faentino fa suo il premio di
traguardo.
Intanto Bartali che ha forato la terza e poi la quarta gomma, e
nei pressi di Cinquefrondi ha rotto il sellino, insegue al comando di un
plotoncino a 3,15". Ma la nuova sella non a posto gli fa perdere tempo prezioso
finchè il meccanico della sua casa riesce a metterla a punto. Leoni che è
rimasto vittima di una caduta, ha un ritardo di 6'.
Ed eccoci all'episodio conclusivo: sulle rampe del S. Elia Coppi
sale fortissimo; Ortelli cede ed anche Astrua, pur battendosi disperatamente,
perde terreno. A Bagnara dopo la lunga discesa che dal S. Elia conduce al mare,
i passaggi avvengono nel seguente ordine: Coppi, a 1,52" Astrua, a 3,45" Ortelli,
ed a 4,10" Bartali. Il campionissimo passa veloce da Scilla, applauditissimo,
mentre una giovane ammiratrice gli grida: "Corri più forte di una moto!".
Coppi si avvia con passo irresistibile verso il trionfo reggino,
confermando il suo valore ed imponendo, infine, la sua classe sul conclusivo
"più bel chilometro d'Italia", applaudito da una folla immensa ed entusiasta.
Bartali malgrado i ripetuti incidenti che gli hanno causato un notevole ritardo,
ha dato prova della sua alta classe, ponendosi all'inseguimento del rivale con
grande impegno.
Lasciati alle sue spalle molti concorrenti si è scatenato sulla
discesa che conduce a Cinquefrondi, e, pur, avendo rotta la sella oltre ad aver
ripetutamente forato, non si è scoraggiato ed ha continuato il suo possente
inseguimento. Coppi lo aveva preceduto sul S. Elia di ben 5,54" e, malgrado ciò
il tenace Gino, dopo aver raggiunto e superato Astrua ed Ortelli, ha ridotto il
distacco sul traguardo a 4,40".
Ma non potremmo chiudere questo capitolo senza porre in evidenza
la smagliante prova di Ortelli ed Astrua, che si sono comportati da veri
campioni, galoppando insieme a Coppi per ben 80 Km., cedendo soltanto nel finale
alla eccezionale performance del fuoriclasse di Castellania.
Certo che è stata davvero una edizione indimenticabile quella del 1950. A
conclusione del suo lusinghiero commento, il direttore della "Rosea" Giuseppe
Ambrosini, scriveva... "Con organizzatori di tanta passione e capacità, si può
capire come gli sportivi di Reggio sognino già che un giorno si possa disputare
su queste strade il Campionato del Mondo".
E sul "Corriere dello Sport" Ennio Mantella — confermando, tra
l'altro, i notevoli vantaggi che la Città trae sotto l’aspetto turistico da una
competizione sotto l'aspetto turistico da una competizione sportiva di altissimo
livello - così scriveva: "...Chi è stato a Reggio ha notato che essa è una delle
più belle Città d'Italia: bella, luminosa, elegante; alberghi di prim'ordine,
caffè elegantissimi, negozi ultima moda." E proseguiva: "...Ed ho notato che
essa è, nello sport, fra le primissime. Perchè quando si tira fuori un
capolavoro come quello del Giro di ieri, si ha anche il diritto di chiedere
adesso agli altri cosa sanno fare."
Ma anche tanti altri noti giornalisti, da Ruggero Radice a Mario
De Angelis, da Natale Bertocco a Emilio De Martino, a Guido Giardini a Mario
Fossati, a Sergio Neri a Domenico Farina a Camillo Spallazzi a Rizieri Grandi,
per citarne alcuni, hanno elogiato incondizionatamente la corsa. Elogi che la
stampa tutta ha ripetuto nelle successive edizioni.
Per completare, infine, le valutazioni positive espresse nei
confronti del Giro, ci piace sottolineare che, a cominciare da questo del 1950 e
per quelli degli anni successivi fino alla ultima edizione, gli inviati della
RAI nelle loro ampie cronache radiotelevisive hanno messo chiaramente in
evidenza con lusinghieri riconoscimenti gli anzidetti titoli di merito della
competizione. Lo hanno fatto, man mano, Mario Ferretti, Sergio Giubilo, Paolo
Valenti, Nando Martellini — divenuto in breve tempo un vero amico della Calabria
—, Enrico Ameri, attratto, poi, come lo stesso Martellini dalle magiche spire
del calcio, e più recentemente l'ormai popolare Adriano De Zan. Grazie a tutti
loro.
Chiudiamo questa lunga cronaca, ricordando che, dopo la gara, lo
Sporting Club offrì un banchetto in onore del Presidente dell'U.V.I. Adriano
Rodoni, al quale parteciparono tutti i giornalisti, le autorità reggine ed
alcuni corridori. Mancava il solo Coppi il quale già alle 19, come se avesse
fatto soltanto una passeggiata, era sul treno ansioso di raggiungere la sua
casa. Al levar delle mense, il Presidente Rodoni ebbe a dire: "Grazie a voi,
amici calabresi perchè avete dato al ciclismo italiano ed allo sport una
bellissima gara."
Ordine di arrivo:
1) Coppi Fausto (Bianchi) Km 242.600 in 7,16',22" media 33.357; 2) Bartali Gino
(Bartali) 7,21',02"; 3) Ortelli Vito (Atala) 7,22',29"; 4) Astrua Giancarlo (Taurea)
7,22',37"; 5) Crocitorti Emilio (Ganna) 7,29'; 6) Soldani; 7) Grippa; 8) Coppi
Serse; 9) Isotti Livio; 10) Frosini Luciano; 11) Bresci Giulio; 12) Leoni
Adolfo; 13) a pari merito: Biagioni Serafino, Bof Bartolo, Fornara, Fumagalli,
Grey, De Zan Italo, Giudici, Marini, Petrucci, Peverelli, Ricci Mario, Rivola.
PRIMA AFFERMAZIONE DI LUCIANO MAGGINI
Nella terza edizione del dopoguerra organizzata dallo Sporting,
il 6 maggio 1951, malgrado la data di effettuazione si trovi stretta nel bel
mezzo di altre importanti gare, i dirigenti reggini ottengono ugualmente una
interessantissima corsa, sia per il valore dei singoli concorrenti, che per il
notevole numero delle squadre partecipanti: Arbos, Atala, Lygie, Wilier,
Bottecchia, Stucchi, Benotto, Taurea, Frejus, Legnano e Ganna.
Prendono il via 90 corridori, tra cui gli affermati Astrua,
Ortelli, Bevilacqua, i fratelli Sergio e Luciano Maggini, Conterno, il vincitore
del 1949 Sergio Pagliazzi, e, poi, Luciano Pezzi, l'ottimo Soldani, Bartolozzi,
l'alfiere della Lygie Arrigo Padovan, Alfredo Pasotti, Giuseppe Minardi, Angelo
Fumagalli. Tutti elementi di spicco del nostro ciclismo.
Dopo le ormai tradizionali cerimonie e gli immancabili applausi
della folla, partenza veloce e gara subito movimentata ad opera di Barozzi,
Lofaro, Fondelli, Roma, Grasso e Drei. Questo gruppetto riesce a combinare
una... scappatella, che il grosso non contrasta, ritenendola valida soltanto per
l'aggiudicazione di alcuni premi di traguardo. Pur tuttavia, a Bova (Km. 44,800)
il sestetto riesce a transitare con un vantaggio di 1,30" sul gruppo, che non
cambia fino a Brancaleone (Km. 63,900).
Dopo questa località, si lascia momentaneamente l'incanto di un
mare d'argento che finora la strada costeggia, per deviare verso l'interno ed
affrontare l'erta breve, ma fastidiosa del Passo della Carriera (Km. 76,100–mt.
148 s.m.) le cui rampe frenano l'impeto dei battistrada. Nel frattempo,
stimolati dall'impegno di Pezzi e di Ronconi che conoscono bene il percorso, gli
inseguitori hanno buon gioco delle previste difficoltà degli uomini di testa i
quali vengono raggiunti sulla discesa che dal passo porta a Bianco (Km. 84,100).
Poco dopo, al passaggio da Ardore (Km. 95), nuovo tentativo di
Feroci che milita nella squadra della Stucchi, al quale si affiancano subito Bof,
Di Camillo e Pinarello.
Ci avviciniamo a Marina di Gioiosa Jonica e "l'odor di Limina"
fa uscire dal gruppo Luciano Maggini, Padovan e Beschi. Il portacolori
dell'Atala spinge a fondo, ed i quattro fuggitivi sono in breve a portata di
mano e sono raggiunti a Gioiosa.
Si forma così al comando della corsa, un gruppetto di sette
unità che s'impegnano al massimo, anche perchè tutti temono le impennate di
Soldani in salita e perciò tentano di affrontare la scalata alla Limina con il
maggior vantaggio possibile.
Maggini è molto attento, ed in vista dell'abitato di Mammola
intensifica il suo sforzo, facendo perdere alcune punte alla pattuglia che fin
qui ha condotto la corsa. Man mano che il pratese dà maggior vigore alla sua
azione, il plotoncino dei fuggitivi si assottiglia sempre più. Soltanto Padovan
non perde terreno ed, anzi, in vista del passo, il capo equipe della Lygie ha
uno scatto e passa primo sotto lo striscione del Gran premio della montagna,
precedendo di 10" il compagno di fuga.
Intanto nelle retrovie il temuto grimpeur Soldani prende
l'iniziativa dell'inseguimento, affiancato da Pasotti. I due, dopo aver superato
col massimo impegno la parte finale della lunga salita, scendono a rompicollo su
Taurianova, riuscendo a diminuire sensibilmente lo svantaggio.
Ma la dea bendata non concede la sua protezione agli uomini in ritardo e
particolarmente a quelli della Legnano. Infatti una ecatombe di forature appieda
Minardi, Pasotti, Drei, Barozzi, Roma, e, più ripetutamente, proprio Soldani, il
quale, sfiduciato, si ritira.
Con l'uscita di scena di Soldani e le disavventure dei molti
appiedati, cessa ogni pericolo organizzato alle spalle dei due battistrada che,
per altro, sono scatenati ed insieme procedono veloci verso Reggio, malgrado
Padovan abbia una ruota in disordine. Il che, nella volata sul Lungomare,
favorisce il vittorioso spunto conclusivo di Maggini, brillante ed
applauditissimo animatore della corsa, che viene clamorosamente festeggiato
assieme a Padovan da una grande folla.
L'alfiere della Atala può già annotare nella agenda delle sue imprese sportive
che il 6 maggio 1951 ha ottenuto una delle sue più belle affermazioni.
Ordine di arrivo:
1) Maggini Luciano (Atala) - Km. 274 - ore 7,18',38" media 32,705; 2) Padovan
Arrigo (Lygie) a ruota; 3) Bartolozzi Valdemaro (Atala) ore 7,24',11"; 4)
Brasola Elio (Lygie); 5) Frosini Luciano; 6) Sabatini Remo (Legnano); 7) Rivolta
Dante (Benotto); 8) Sabatini Livio; 9) Olmi Cesare; 10) Volpi Primo; 11)
Fondelli Ugo; 12) Zappon Pietro; 13) Minardi Giuseppe; 14) Molinari Giuseppe;
15) Fumagalli Angelo.
14 SETTEMBRE 1952: GRANDI APPLAUSI PER BARTALI
Il Giro è ormai classificato tra le grandi gare che l'UVI
considera di maggior prestigio. Nel 1952 è nuovamente prova valevole per il
massimo Campionato Professionisti. Vi partecipano tutti i migliori corridori,
tranne Coppi che ha una spalla non ancora a posto, dopo un incidente, e che
comunica allo Sporting Club di non poter essere a Reggio, con suo "grande
rammarico".
C'è un particolare interesse tra i più qualificati aspiranti
alla vittoria di questa edizione. Infatti la posta in palio è un possibile balzo
in avanti per l'ambita aggiudicazione della maglia tricolore.
La classifica del Campionato vede in testa il forte ligure
Moresco, vincitore del Campionato Italiano Indipendenti nel 1951, e che si è,
poi, validamente affermato in una serie di gare positive, ed ha, pertanto, la
fondata speranza di poter giungere alla conquista del titolo.
Dietro di lui vi è, però, ad un solo punto, un'altro valente
atleta, certamente fornito di classe: il giovane romagnolo Giuseppe Minardi, che
tutti chiamano affettuosamente "Pipazza"; anche lui pone una seria ipoteca per
il possesso del primato. Si devono fare i conti che con Bartali che, con la sua
indiscutibile classe, può sovvertire ogni pronostico.
E non bisogna sottovalutare Luciano Maggini che ha dato chiara
prova delle sue possibilità vincendo, tra l'altro, l'edizione del 1951 e che
recentemente ha polverizzato tutti gli avversari nel "Gran Premio Industria e
Commercio" di Prato.
Tanto meno si può trascurare per le sue previsioni di vittoria
la presenza di Fiorenzo Magni le cui doti di capacità e di impegno sono da
tenersi nella massima considerazione.
Il 14 settembre una gran folla, convenuta per tempo anche dalla
vicina Sicilia e da vari centri della Calabria, saluta calorosamente i
corridori, mentre dai balconi vengono lanciati fiori al consueto passaggio della
carovana lungo il Corso Garibaldi. Tanta, tanta folla che ha creato seri
problemi alla già difficile circolazione nella superaffollata Città, di per se
stessa gremita di forestieri in occasione delle Feste Patronali.
Tale situazione ha posto proprio a chi scrive dei difficilissimi
problemi per l'alloggio di tutti i partecipanti al Giro. Ma tutto andrà bene,
grazie anche alla fattiva collaborazione di Giuseppe Lammendola che avevamo
avuto il buon "fiuto" di volere nell'organizzazione e che, poi, come i fatti
hanno successivamente dimostrato, si è rivelato dirigente serio e di grande
capacità.
Così anche per il Giro del '52 Giacomo Recupero, soddisfatto,
può ospitare nel suo albergo "Albergo Moderno" quelli della "Legnano" e far
mostra delle foto con autografo di Minardi, Baldini, Albini, Durante, assieme a
quello di Aldo Spoldi e di Amedeo Nazzari. Si rinnovano pure le cortesie dei
Signori Belfanti che, come se avessero la bacchetta magica, sono capaci di...
moltiplicare nel loro signorile "Hotel Centralino" il numero delle stanze a
disposizione e di trarci d'impaccio, come sempre, specie quando all'ultimo
momento giunge qualche personalità non preannunziata.
A Piazza Duomo, davanti ad una marea di folla plaudente,
benedizione dell' Arcivescovo Mons. Ferro e, quindi, partenza da Ponte S.
Pietro. La giornata calda non suggerisce sollecite azioni di attacco ed il
gruppo avanza in un clima idilliaco.
Il plotone non considera nemmeno qualche spunto individuale di
Colli, Giannelli, Bartolozzi e del reggino Lofaro per l'aggiudicazione dei premi
di traguardo, che numerosi sono messi in palio dai vari Comuni. Questi solitari
protagonisti di brevi evasioni si premurano di rientrare sollecitamente nei
ranghi, convinti dopo il premio conquistato, che è preferibile... ammirare in
tranquillità il suggestivo panorama che si gode da Capo delle Armi, od osservare
la caratteristica rupe di Pentidattilo.
Nemmeno le aride rampe del Passo della Carriera provocano
mutamenti tra i... gitanti, tanto che Martini, Logli, Maggini e Zampieri
attardati da forature e Bartali per noie al manubrio, possono comodamente
rientrare.
Tutti insieme al rifornimento di Locri (Km. 103) dove cade Bini che è costretto
al ritiro.
Lentamente si giunge a Gioiosa Marina, con la media che è scesa
a 30 orari. All'inizio della salita verso Mammola, si marcia ancor più a
rilento, ma subito dopo l'abitato, pur non forzando, si portano in testa al
lungo plotone tutti i gregari di Bartali, segno questo che qualcosa di nuovo sta
per accadere. Ma si tratta, invece, soltanto di precauzione atta a controllare
eventuali mosse avversarie.
Infatti, Albani, Logli e Petrucci che forano, possono
agevolmente riportarsi nel folto plotone. Soltanto ad un chilometro dalla vetta
uno scatto dell'ottimo Astrua fa allungare il gruppo che si fraziona. Bartali
non si fa sorprendere e si porta subito sulla ruota del venticinquenne capitano
dell'Atala, brillante protagonista con Coppi ed Ortelli nel Giro dei '50.
In vetta alla Limina i passaggi avvengono nel seguente ordine: 1) Astrua, 2)
Bartali a 4"; 3) Pontisso a 12", seguito da Pezzi, Scudellaro, Magni, Barbero e
Petrocchi. Dopo 35" passano sotto lo striscione del "Gran Premio della Montagna"
Maggini, Moresco e Rossello. Per forature e cadute si ritirano Albani e Petrucci.
Sulla discesa per Cinquefrondi forano Magni, Maggini e Pezzi.
Conseguentemente ne trae vantaggio un plotoncino guidato da Bartali, Astrua e
Minardi. A Melicuccà (Km. 161) Magni, dopo una spericolata discesa, raggiunge il
gruppetto di testa del quale fanno parte Maggini, Petrocchi, Barozzi, il
bartaliano Giovanni Corrieri, Isotti, Moresco, Olmi, Brasola e Padovan.
In testa, a Gioia Tauro transitano una quindicina di unità. Si
nota nell'aria un certo nervosismo all'approssimarsi del bivio per Palmi, ove ha
inizio il decisivo ostacolo del S. Elia. Sulle prime rampe la scalata è
tranquilla, ma dopo due chilometri divampa fulminea la temuta lotta: scatta
improvvisamente Minardi e guadagna subito terreno sul grosso, mentre non si
fanno sorprendere Magni, Moresco e Bartali che intuiscono il serio pericolo
costituito dall'azione di "Pipazza" e rispondono con prontezza. Minardi ha 50
metri di vantaggio su i tre pericoli inseguitori ed un centinaio sul resto. Poi
parte rabbioso Bartali che pianta Moresco, riassorbito dal plotone guidato da
Maggini. Sul culmine della vetta passa primo Minardi, a 20" segue Bartali che ha
alla ruota Magni. Il gruppo è a 1,10".
Si scende su Bagnara davanti al noto fantasmagorico scenario di
questo meraviglioso lembo d'Italia. Minardi pigia sui pedali tentando di
mantenere il vantaggio acquisito, ma Bartali e Magni sono due furie e, scendendo
a rompicollo, riagguantano proprio nella "Capitale del pesce spada" il pur bravo
romagnolo.
Il gruppo è a un minuto e sembra, anzi, che sotto la spinta di
Maggini debba riacciuffare i tre di testa. Ma la cosa non riesce, malgrado che
anche Astrua, Pezzi e Moresco si prodighino con generosità ed impegno. I
battistrada passano tra tanti applausi dal lungo rettifilo di Catona ed, eccoli
infine sul Lungomare di Reggio: ai 250 metri Minardi rompe l'apparente tregua
allungando, ma Bartali scatta e vince nettamente, sommerso da una lunga e
calorosa ovazione.
Ordine di arrivo:
1) Bartali Gino (Bartali) Km. 240 in ore 7,40',22" - media 31,506; 2) Magni
Fiorenzo (Ganna) a una macchina; 3) Minardi Giuseppe (Legnano) a due macchine;
4) Maggini Luciano (Atala) a 4',6"; 5) Servadei Widmer (Bartali) s.t.; 6)
Scudellaro Tranquillo (Legnano) s.t.; 7) Barozzi Danilo (Atala) s.t.; 8) Padovan
Arrigo (Atala) s.t.; 9) Martini Alfredo (Atala) s.t.; 10) Moresco Rinaldo (Arbos)
a 4',15"; 11) Rossello Vincenzo (Arbos) s.t.; 12) Bonini Valerio (Lygie) s.t.;
13) Olmi Cesare s.t.; 14) Isotti Livio (Arbos) s.t.; 15) Defilippis Nino
(Legnano) s.t.; 16) Pezzi Luciano (Atala) s.t.; 17) Barbiero a 7',47"; 18)
Zampieri s.t.; 19) Bartolozzi a 12',30"; 20) Verdini s.t.; 21) Lo Faro s.t.; 22)
Micali s.t.
A conclusione di questa cronaca, desideriamo narrare una gustosa
vicenda che ha avuto per protagonista il popolare motociclista della RAI Guerino
Farolfi.
Prima della partenza, durante la sosta a Piazza De Nava, abbiamo notato il
nostro tutto intento a chiedere presso le varie "ammiraglie" al seguito numerosi
cappellini da ciclista che riponeva subito in un'ampia borsa.
Incuriositi, abbiamo domandato a fine corsa quale fosse stato il
motivo della singolare richiesta, e il simpatico Guerino ci ha raccontato: "Nel
1951 avevo notato in una certa località lungo il percorso un invitante aranceto
ed ho pensato perciò di fare questo anno... un assaggio. Ad un certo momento,
pertanto, mi sono avvantaggiato velocemente su tutti e, raggiunto l'agrumeto, ho
colto numerose arance.
Ovviamente, non essendovi nessuno sul luogo, sapevo di non aver
la possibilità di pagare ed ho pensato perciò di lasciare sugli alberi tanti
cappellini per quante arance avevo raccolto." Abbiamo poi saputo che nella
edizione del 1953 l'operazione si è ripetuta, ma con un... finale giallo.
Infatti, dopo la gara, nella fretta di spedire la motocicletta a
Napoli per fare il suo servizio al Giro della Campania, il buon Farolfi
dimenticava di ritirare la borsa che aveva legata alla moto e questa giunse a
Napoli... sola!
Ciò con rammarico del provetto centauro perchè sul percorso del Giro della
Campania non vi erano aranceti.
1953: LUCIANO MAGGINI FA IL BIS
Il Giro del 1953 si effettua il 27 settembre. Pur mancando i
grossi nomi, impegnati al Vigorelli di Milano, al "via" ci sono quelli della "Bottecchia"
capitanati da Pasqualino Fornara, dell' "Atala" guidati da Luciano Maggini,
della "Frejus" con alfiere Angelo Conterno. Sono pertanto presenti anche Astrua,
Barozzi e Padovan. C'è, poi, Minardi ed i francesi Lauredi, Ghuthier e Remy che
danno un carattere internazionale alla gara.
Non mancano le solite tradizionali accoglienze a tutti i
partecipanti ed il festoso saluto alla carovana lungo il Corso Garibaldi. La
benedizione ai girini la impartisce quest'anno il Cardinale Celso Costantini,
tra infiniti battimani della grande folla presente in Piazza Duomo.
Partenza, quindi, dal Ponte S. Pietro in una giornata calda come
in piena estate. Appena il Segretario Generale dell'U.V.I. Rodolfo Magnani
abbassa la bandierina, scatta un giovane siciliano, Passavia, un carneade delle
cronache ciclistiche che già a Pellaro esce di scena a seguito di una foratura.
Questo giovane ragazzo di Bagheria va citato per aver
movimentato all'inizio una gara che subito dopo si addormenta fino a quando, in
vista del traguardo di Bava Marina, scappa Barbiero vincendo il premio e
proseguendo la fuga.
Lo inseguono subito Barozzi, Moresco, Lauredi, Remy, Assirelli, Fornara e Gestri,
ed in breve il tentativo è annullato.
La corsa si ravviva ancora sui tre colli del Passo della
Carriera: scattano Ghidini e Bartalini. I due, agevolati dalla sorpresa e dal
fatto che molti sono appiedati da bucature, guadagnano una ventina di secondi.
Rimangono a terra Bresci, Pecoraro, Di Lorenzo, Cavallari, Rivolta, Buratti e
Fornara.
A Bianco (Km. 80) dopo 5 chilometri dal tentativo di fuga, i passaggi avvengono
nel seguente ordine: in testa Ghidini e Bartalini, a 20" un gruppetto guidato da
Luciano Maggini e Conterno, a 40" Padovan e Gestri, ad un minuto il grosso.
Sulla lunga e pianeggiante strada che conduce a Gioiosa ionica,
possono rientrare comodamente tutti i ritardatari perché
Minardi, ritenuto pericoloso il tentativo di Ghidini e Bartalini, ha rincorso
tutti ed ha fatto ritornare la calma nel gruppo.
Si marcia alla comoda andatura di 31 orari e il gruppo compatto
transita a Mammola (Km. 124) dopo aver compiuto la prima parte della salita
verso la vetta della Limina. Ora la strada diventa più ripida ed ognuno è
guardingo. Cade il francese Gauthier, ma senza farsi male, mentre fora il suo
collega Remy che, però, può rientrare.
Quando mancano due chilometri al termine della lunga salita, si
nota un certo movimento nel plotone: sono Bartalini e Buratti che aumentano
l'andatura. Il gran caldo e la fatica fanno ritirare i francesi. I tre
transalpini Lauredi, Remy e Gauthier giunti a Reggio all'ultimo momento dopo un
viaggio faticoso, non hanno retto alla distanza.
Il plotone è sempre guidato da Buratti che a 500 metri dalla
vetta ha uno scatto ed è primo sul passo (Km. 134) e prosegue la sua azione
scendendo verso Cinquefrondi con leggero vantaggio su Conterno, Mondello,
Sartini, Bartalini e Roma.
Subito dopo il passaggio da Cinquefrondi, Buratti è raggiunto e
si forma così un gruppo di una ventina di corridori che quasi svogliatamente
passa da Taurianova (Km. 163) alla turistica media di 29 orari. Battimani e
sventolio di fazzoletti al passaggio del Giro.
Sulla strada per Gioia Tauro, Assirelli, approfittando della
assoluta tranquillità del plotone, tenta il colpo grosso e fugge via di scatto.
L'azione viene considerata pericolosa ed il gruppo scuotendosi si pone al suo
inseguimento raggiungendolo in breve tempo.
Ritorna la calma e si procede senza scosse fino alle rampe del
S. Elia. Qui tentano di andarsene senza esito Buratti, Bartalini, Astrua,
Conterno, Volpi e Minardi. Sulla discesa per Bagnara nuovo tentativo di Astrua
prima e di Vitali poi, senza fortuna. A Scilla (Km. 2.600 all'arrivo) dopo nuovi
infruttuosi tentativi di fuga di Fornara e Minardi, scappa Vitali.
Il suo tentativo sembra aver consistenza, ma alle porte di
Reggio egli viene riacciuffato. Sul Lungomare gremito di folla disciplinata e
festante, si presenta perciò un gruppo di 22 unità. Il volatone finale è la
prevedibile conclusione di una gara condotta senza eccessivo impegno, anche per
il caldo che sotto il cielo azzurrissimo e terso ha accompagnato i concorrenti
fino al traguardo.
Maggini si pone subito alla ruota di Barozzi, mentre sulla
destra è Rivolta. Ai 250 metri il pratese, esperto in volate, scatta per primo e
vince resistendo a Rivola, mentre cadono Minardi, Roma e Bartalini. Maggini è
vivamente complimentato per la sua seconda vittoria.
Ecco l'ordine di arrivo:
1) Maggini Luciano (Atala) Km. 236 in ore 7,42',34" – media 30.611; 2) Rivola
Dante (Bartali) ad una macchina s.t.; 3) Brasola Annibale (Torpado) s.t.; 4)
Moresco Rinaldo (Arbos) s.t.; 5) Volpi Primo (Arbos) s.t.; 6) Conterno Angelo (Frejus)
s.t.; 7) Frosini Luciano (Arbos) s.t.; 8) Ghidini Gianni (Lygie) s.t.; 9)
Mastroianni Luigi (Cral Cirio) s.t.; 10) (a pari merito) Fornara Pasquale (Bottecchia),
Vitali Sergio, Buratti, Ciancola Luciano e Barbiero Renato, sempre con il tempo
del vincitore: 15) Mondello Giuseppe; 16) Zuliani Aldo; 17) Giuffrida
Michelangelo; 18) Sarini Lido; 19) Brasola Elio; 20) Astrua Giancarlo; 21)
Barozzi Danilo; 22) Minardi Giuseppe a 1,10"; 23) Medri Antonio a 5,12"; 24)
Padovan Arrigo s.t.; 25) Doni Giuseppe s.t.; 26) Olmi Cesare s.t.; 27) Servadei
Widmar s.t.; 28) Assirelli Nino s.t.: 29) Pezzi Luciano s.t.; 30) D'Arrigo
Tommaso a 9,39".
E' LA VOLTA DI MINARDI
Nel 1954, ennesima soddisfazione dei dirigenti reggini: il Giro
è nuovamente prova valida per il Campionato Italiano Professionisti. Sono
presenti a Reggio tutti i big del ciclismo italiano.
Le ore della più entusiasmante vigilia sono vissute dalla Città
che sente ormai annualmente il fascino della "Classicissima del Sud". E' il 28
marzo, una già tiepida giornata primaverile. La folla esprime il suo entusiasmo
per questa corsa di grande prestigio che si è meritatamente inserita tra le più
importanti competizioni internazionali, e saluta gioiosamente tutti i grandi
campioni convenuti ancora una volta nella Città della Fata Morgana: Bartali,
Coppi, Magni, Minardi, il due volte vincitore Luciano Maggini, il simpaticamente
noto Giancarlo Astrua, e, poi, Monti, Albani, e tanti altri.
Il Corso Garibaldi è tutto gremito di gente che applaude
clamorosamente al passaggio della carovana del Giro che da Piazza De Nava si
trasferisce lentamente al luogo di partenza. Tradizionale sosta a Piazza Duomo
per la benedizione dell'Arcivescovo e, quindi, il "via".
Avvio come sempre veloce anche perchè c'è nell'aria un malcelato
rammarico per la sconfitta subita nove giorni prima dai nostri ad opera del
velocista Rik Van Steenbergen e, quindi, molti vogliono dar prova di bravura. La
corsa con questi intendimenti si anima subito e vivaci schermaglie si accendono,
pur senza invogliare il cronista a notare nulla di veramente importante sul suo
taccuino.
Ancora una volta, bisogna attendere l'erta che conduce al Passo
della Carriera per registrare il primo consistente tentativo. A metà della breve
salita, parte un plotone di 13 uomini composto da Gaggero, Gismondi. Albani,
Monti, Medri, Ponzini, Assirelli, Baroni, Fornasiero, Scudellaro, Ghirardi,
Rossello Vincenzo e Baffi, che, in perfetto accordo, viaggiano veloci verso
Gioiosa Jonica (Km. 113,200 ) ove, acquistando sempre maggior vantaggio,
transitano con 5' di anticipo su un gruppetto di inseguitori guidato da Minardi
del quale fanno parte Gianneschi, Fornara, Frosini, Favero, Milano, Benedetti,
Mastroianni, Biagioni, Carrea, Aureggi, Maggini e, un pò più staccato, Astrua,
mentre Coppi, Bartali, Magni e Petrucci hanno un ritardo di ben 9'.
I battistrada salgono con passo sostenuto da Gioiosa verso i 270
metri di Mammola e raggiungono ancora insieme questa località, procedendo verso
il Passo della Limina. Sembra ormai che questo coraggioso tentativo abbia già
decisa la corsa, dato il notevole mucchietto di minuti che essi hanno sul resto.
Intanto il giovane Ponzini, con bella progressione, sale sicuro e staccando
tutti vince sulla Limina con 1,23" su Monti, Albani e Gismondi, che precedono di
poco gli altri.
Tutto fa prevedere che tra i 13 fuggitivi deve pronosticarsi il
vincitore. Ma proprio quando il gruppetto di testa scende su Cinquefrondi, e
mancano poco più di 100 Km. all'arrivo, Coppi decide di lasciare la sua magica
impronta di grandissimo Campione. In seguito ad uno scatto di Filippi,
sollecitato dallo stesso Coppi, il Campionissimo rompe gli indugi e parte
prepotentemente, superando poco prima della vetta Magni, in cattive condizioni
fisiche, e scende a rompicollo su Taurianova, mentre Bartali procede con
eccessiva prudenza, forse ancora sotto lo choc per una pericolosa caduta nella
discesa del Turchino nella Milano-Sanremo, rimanendo distaccato.
Il grande Fausto insiste nel suo inseguimento e guadagna minuti
su minuti, superando uno dopo l'altro quelli che prima lo precedevano.Il bravo
Ponzini transita da Gioia Tauro (Km. 177) col vantaggio di 2 minuti su Albani e
Monti e con 3,50" su Minardi e Coppi che ha concluso il suo splendido
inseguimento.
Nuovamente la salita del S. Elia impone la sua dura legge:
Ponzini sulle prime rampe viene raggiunto e superato dalla poderosa azione di
Coppi, alla quale resistono soltanto Minardi e Monti.
I tre procedono di conserva, ma negli ultimi 15 chilometri il
portacolori dell'Arbos cede e restano Minardi e Coppi a condurre la gara.
I due di testa si presentano soli protagonisti della volata sul Lungomare
reggino brulicante di folla plaudente.
Ai 500 metri il "Grande di Castellania" tenta di scatto un
allungo, ma il simpatico "Pipazza" che ha faticato meno ed è il più fresco,
s'impegna a fondo e con bruciante ripresa supera di una macchina il magnifico
protagonista della corsa.
Moltissimi applausi a Coppi per la sua fantastica galoppata ed a Minardi per il
brillante spunto finale.
Ordine di arrivo:
1) Minardi Giuseppe (Legnano) Km. 232 in ore 6,50' – media 34.536; 2) Coppi
Fausto (Bianchi) a 1 macchina; 3) Monti Bruno (Arbos) a 2,32"; 4) Albani Giorgio
(Legnano) a 5,27"; 5) Landi Bruno (Fiorelli) a 6,55"; 6) Gianneschi Mauro (Arbos)
s.t.; 7) Maggini Luciano (Atala) s.t.; 8) Magni Fiorenzo (Nivea Fuchs); 9)
Milano Ettore (Bianchi); 10) Martini Alfredo (Lygie); 11) Frosini; 12)
Pettinati; 13) Grosso; 14) Gagger; 15) Gismondi; 16) De Santis tutti con lo
s.t.; 17) Favero a 11,39"; 18) Pugi; 19) Baroni; 20) Ponzini; 21) Bartali; 22)
Fornasiero; 23) Assirelli; 24) Ghirardi; 25) Serena; 26) a pari merito: Buratti,
Baffi, Fornara, Mastroianni, Negri; 31) Carrea; 32) Pellegrini; 33) Rossello
Vincenzo tutti con lo stesso tempo; 34) Benedetti a 14,55"; 35) Biagioni; 36)
Aureggi; 37) Scudellaro; 38) Zampini a 17,23"; 39) Zuliani; 40) Nascimbene; 41)
Pezzi; 42) Bresci; 43) Sartini a 20,04"; 45) Filippi; 46) Rivola; 47) Soldani a
20,12"; 48) Moresco, De Pellaro, Tognaccini, Vitali, Giuffrida, Bartalini; 54)
Chiti a 23,38"; 55) Mondini, Di Lorenzo, Piazzon, Passavia, Franchi, Salimbeni,
Isotti a 23,39"; 63) Zamponi e Lofaro a 31,17"; 65) Mondello, Casotti e
Mantovani a 33,12".
BENEDETTI CON UNO SCATTO IRRESISTIBILE
Ed eccoci al Giro del 1955! La corsa si svolge il 27 marzo: la
sua importanza, pur non essendo prova di Campionato, richiama ugualmente tutti i
massimi esponenti del ciclismo italiano, alcuni francesi capeggiati da Raphael
Geminiani ed il bravo svizzero Kubler.
Soliti preliminari: sfilata ed applausi lungo il Corso
Garibaldi, appuntamento in Piazza Duomo per la benedizione impartita
dall'Arcivescovo Mons. Ferro, e, quindi, il via ufficiale da Ponte S. Pietro.
Il più bel sole del Sud illumina il gruppo che prende l'avvio al
cospetto dello splendido panorama dei litorale Jonico di Reggio: un mare lucente
ed azzurrissimo, con lontano la cima dell'Etna ammantata di neve e le estreme
pendici del massiccio aspromontano degradanti verso l'incanto dello Jonio
inondato di luce.
Il cronista pur abituato a vedere le bellezze di questo estremo
lembo d'Italia, si attarda ad ammirare il fantastico quadro che nessun pittore
può forse riprodurre nella sua fantasmagoria di luci e di colori. E lo può fare
con tranquillità, tanto non ci sarà nulla da segnalare per i primi 15
chilometri, tranne qualche spunto d'assaggio a cura di Fantini, Gaggero,
Mallejac, Boni, Masocco e Martini. Queste prime schermaglie, però, indicano che
la battaglia ci sarà, anche perchè la media comincia ad essere sostenuta.
In prossimità di Bova Marina (Km. 44.800) Buratti, Bartalini e
Zuliani si danno da fare per vincere alcuni premi di traguardo. Poi sono Carrea
e Prisco a movimentare il plotone con un allungo che non ha conseguenze.
E' il solito Passo della Carriera a riscaldare gli animi.
Partono sveltissimi, malgrado il caldo cominci a farsi sentire,
Grosso, Gismondi, Baroni, Crespi, Boni e Dall'Agata. Reagisce Monti con uno
scatto rabbioso e si unisce ai sei. Ma nemmeno Coppi sta a guardare: il
Campionissimo passa al contrattacco e con azione possente accorcia rapidamente
le distanze, tanto che a Bianco (Km. 84) lo accoglie un nutrito applauso proprio
nel momento in cui raggiunge i fuggitivi.
Intanto si sono svegliati anche Geminiani, Moser e gli altri che
raggiungono la testa del gruppo il quale transita compatto a Bovalino (Km.
91.600).
Calma apparente, perchè il fuoco cova sotto la cenere.
La momentanea tranquillità è rotta da una fuga a quattro: vanno
via dal plotone Benedetti, Nencini, Gaggero e Crespi. Il grosso non reagisce ed
i battistrada transitano da Locri con 2' di vantaggio, distacco che mantengono
anche a Roccella dove il cospicuo premio di traguardo è vinto da Gaggero.
A Gioiosa Jonica si ha la sensazione che la fuga è davvero
quella buona. Il distacco degli inseguitori è infatti aumentato a 3' ed ha una
punta di 4' nell'abitato di Mammola. Benedetti è in gran forma ed assieme al
compagno Nencini pedala di buona lena, passando primo sotto lo striscione del
Gran Premio della Montagna.
Intanto gli inseguitori si rendono conto che il loro ritardo va
assumendo proporzioni pericolose ed organizzano l'inseguimento. Tra i selvaggi
tornanti dell'erta che conduce alla Limina, Coppi, Geminiani, Monti e Moser
danno il la al gruppo e le distanze si accorciano. Alla fine della lunga e
ripida discesa su Cinquefrondi, Benedetti è appiedato da una foratura e
rimangono soli Nencini e Gaggero, mentre Crespi si fa riassorbire dagli
inseguitori.
Nencini non collabora per non danneggiare il suo compagno
Benedetti, e Gaggero comprende che Reggio è ancora lontana per farcela da solo,
anche perchè Coppi, suo capitano, sta incalzando a breve distanza.
A Polistena (Km. 169.200) la situazione è la seguente: Nencini e
Gaggero in testa, a 20" Benedetti che rinviene fortissimo a 2' il plotoncino
guidato da Coppi. A Taurianova, dopo 6 Km, passa per primo Benedetti seguito da
Gaggero e Nencini, ad 1,30" Del Rio ed a 1,45" un gruppetto con Coppi, Monti,
Bartalini, Astrua, Moser, Geminiani, Bertoglio, Conterno, Boni e Ferlenghi.
Minardi non in buona giornata è attarato per una evidente crisi,
mentre Magni ha perduto tempo per noie alla catena. Il lungo svizzero Kubler,
che si è comportato assai bene, è caduto proprio davanti a noi ed è stato
costretto al ritiro.
Si transita ad Oppido, tutta un tripudio di bandiere e di
festoni, che rinnova le sue "meraviglie" del 1931 con i suoi archi di trionfo ed
i suoi applausi. Poco prima anche Varapodio aveva accolto i corridori, vestita a
festa. E' sempre in testa il trio Benedetti, Gaggero, Nencini. Scompare intanto
dalla scena Del Rio per una "cotta" ma le altre posizioni rimangono immutate.
E' facile intuire che anche questa volta sarà il S. Elia ad
accendere la lotta e determinare la selezione. Infatti, proprio sulle rampe,
Coppi, imitato da Astrua e da Monti, dà il segno dell'attacco. Il campionissimo
mette in evidenza le sue indiscusse doti. La sua azione possente, appoggiata da
Giancarlo Astrua e da Geminiani, si sviluppa gradatamente, guadagnando terreno a
vista d'occhio.
In testa cedono Gaggero e Nencini, Benedetti resta solo e pedala alla disperata.
Coppi insiste, stacca tutti, raggiunge Gaggero e Nencini, e poi
agguanta Benedetti. La discesa su Bagnara è velocissima. Sull'incantevole
scenario dello stretto si affacciano Coppi, Benedetti ed Astrua che ha
brillantemente recuperato il terreno perduto.
Poi si fanno sotto anche Moser, Conterno e Geminiani e, poco più
staccati, Monti, Gaggero e Nencini. Il tratto tra Scilla e Villa S. Giovanni non
porta fortuna al bravo Monti. Si ripete anche quest'anno il suo crollo, mentre
il trio di testa viene raggiunto dagli inseguitori.
Sono in sei a presentarsi sul Lungomare: a 300 metri scatta
Benedetti affiancato da Conterno e dall'onnipresente Astrua. Questi ha uno
spunto rabbioso, ma Benedetti non molla e vince meritatamente a coronamento di
una bellissima gara in cui è stato il vero protagonista.
Lo sfortunato quanto valoroso Astrua si deve accontentare del
secondo posto, mentre terzo è Conterno, quarto Moser e quinto Coppi che non è
stato nelle migliori condizioni fisiche. Il vincitore riceve molti calorosi
applausi e le congratulazioni del popolarissimo e simpatico campione del passato
Tano Belloni che ha voluto presenziare alla bellissima corsa del suo pupillo,
organizzata, come sempre, in maniera esemplare.
Benedetti attendeva da tempo la sua giornata e l'ha finalmente
avuta sul bellissimo rettifilo reggino davanti ad una grande folla. Un elogio
particolare va tributato anche ad Astrua, atleta veramente degno della più alta
considerazione che ha rinnovato sulle nostre strade la maiuscola prova del 1950
e che, con un tantino di fortuna avrebbe potuto meritatamente scrivere il suo
nome tra i vincitori del Giro.
Ordine di arrivo:
1) Benedetti Rino (Chlorodont) in ore 7,51' - media 34.116; 2) Astrua Giancarlo,
a mezza macchina; 3) Conterno Angelo s.t.; 4) Moser Aldo s.t.; 5) Coppi Fausto
s.t.; 6) Geminiani Raphael s.t.; 7) Monti Bruno a 1,57"; 8) Maule Cleto a 3,47";
9) Scudellaro Tranquillo a 5,34"; 10) Boni Guido s.t.; 11) Gaggero Stefano a
5,37"; 12) Nencini Gastone a 6,57"; 13) Ferlenghi Gianni a 7,28"; 14) Accordi
Renzo; 15) Giudici Pietro; 16) Franchi Franco; 17) Bartolini Ronzo; 18) Buratti
Giuseppe.
COPPI FA IL GIORNALISTA E MINARDI S'IMPONE IN VOLATA
1956: la pioggia dà la sua impronta alla gara che è ancora prova
del massimo Campionato Italiano. Ma le bizze di Giove Pluvio hanno sì,
probabilmente cambiato l'andamento ed il risultato della corsa, non facendo, tra
l'altro, prendere il via ad un grande campione, però hanno dato un giornalista
in più, molto esperto in cose ciclistiche: Fausto Coppi.
Alle 7, mentre Fausto fa colazione, piove a dirotto ed l'asso di
Castellania, guardando accigliato il tempo cattivo, decide, anche su consiglio
del medico, di non correre, esclamando: "Non voglio buscarmi un'altro malanno e
restarmene fermo per tre mesi ancora". Così la sua bella maglia tricolore resta
nella valigia.
Il nostro fuoriclasse, pertanto, prende il via nella sua nuova
qualità di giornalista al seguito per conto di un settimanale milanese,
premurandosi di dare i suoi preziosi consigli ai componenti la sua squadra. E'
il 25 marzo, quasi la stessa data dello scorso anno, però ora la pioggia si
sostituisce al bel sole di allora.
Inizio non troppo veloce, ma comunque vivace, dopo le abituali
cerimonie prima della partenza. Al 24° chilometro mentre cadono senza
conseguenze Sartini, Polo, Tognaccini e Dell'Agata, fuggono improvvisamente
Astrua, Bartalini, Pettinati, Cainero, Zucconelli e Martini. Il gruppo si scuote
subito ed in sette chilometri, nell'abitato di Melito, il tentativo ha termine.
L'andatura comincia ad essere sostenuta e poco prima di Palizzi
(Km. 50) allunga Nencini, seguito da Fabbri, Falaschi, Baffi e, leggermente
staccato, Bartalini. Il gruppo è distanziato di 150 metri. A Capo Spartivento
brilla il sole ed i 5 battistrada hanno 35" di vantaggio che riescono ad
aumentare a 1,35" al passaggio da Brancaleone (Km. 63). Sulla discesa dopo il
Passo della Carriera fora Fabbri ed in tal modo viene a mancare a Nencini un
validissimo appoggio. Ciò probabilmente sconvolge i piani del bravo Gastone.
Subito dopo, alle porte di Bianco (Km. 84.100) se ne vanno
Bartolozzi, Conterno, Accordi, Aureggi, Assirelli e Zucconelli. In pieno accordo
questo plotoncino vola per riprendere i fuggitivi poichè si avvicina la salita
per la Limina e non vogliono lasciare troppo margine ai primi, come avvenne nel
1954, quando solo la classe di Coppi riuscì a colmare il grave ritardo del
gruppo.
Si marcia sui 29.500 orari. A Siderno i quattro, quando la
tabella chilometrica indica la distanza percorsa in Km. 108, hanno un vantaggio
di 1,55" sul gruppetto di Conterno, 2 e 30" su Scudellaro e 3,50" sul gruppo.
Dopo altri 4 Km., a Marina di Gioiosa Jonica, si lascia il mare e si affronta la
salita per raggiungere la vetta della Limina (mt. 880). Il monte oggi è cattivo,
avvolto da densa foschia e nere nubi che non promettono nulla di buono. Si
staccano dal gruppo anche Gaggero, Gismondi, Maggini, Padovan, Pintarelli e
Giuffrida.
A Mammola (Km. 126,100 - mt. 270 s.m.) i quattro pedalno di accordo; Conterno e
gli altri ai quali si è unito Scudellaro, sono a 1,58". Gismondi, Maggini e
compagni seguono a 3.07", mentre il grosso è a 5,17". Nell'abitato il distacco
del gruppo è salito a 7'.
Si sale verso il Passo. Fora Falaschi. A 3 Km. dopo Mammola
Nencini, Baffi e Bartalini hanno 2' su Assirelli, Bartolozzi, Falaschi, Massocco,
Conterno e Accordi; dopo 10" passano Scudellaro ed Aureggi; il gruppetto di
Gaggero e Gismondi è a 4', mentre il grosso continua ad essere distanziato di 7
minuti.
In vista dello striscione del Gran Premio della Montagna, al
termine della lunga salita, con uno scatto Bartalini si avvantaggia prima su
Baffi e poi su Nencini.
Sulla Limina (Km. 134,900) i passaggi avvengono nel seguente ordine: 1)
Bartalini, 2) Nencini a 20", 3) Baffi ad 1,30", 4) a 1,35" Conterno che precede
di qualche metro Assirelli, Aureggi e Bartolozzi. Dopo 4 minuti e 30" transitano
Pintarelli e Gaggero, a 5,40" passano Zucconelli, Massocco e Falaschi; a 6,50"
Gismondi, ad 8,20" Moser e ad 8,40" il gruppo con tutti i migliori.
Subito dopo il Passo, una fitta nebbia avvolge la montagna e
cade una pioggia insistente. Il battistrada Bartalini fora, mentre la macchina
della sua casa è lontana; deve, quindi, mettersi in sesto da solo. E' questo il
secondo colpo di sfortuna per Nencini che rimane senza alcun aiuto e deve
condurre in dannosa solitudine. Passano veloci Conterno, Baffi, Aureggi,
Assirelli e Bartolozzi. Bartalini ripara e si butta giù a scapicollo, riuscendo
a raggiungere questo gruppetto.
Intanto Nencini continua la sua difficoltosa marcia solitaria ma
Conterno e gli altri cinque compagni gli rendono la vita ancor più difficile
poichè il battistrada comincia ad avvicinarsi a Gioia Tauro, dove normalmente
iniziano a porsi in atto i piani per l'attacco del S. Elia e, quindi, gli
immediati inseguitori non vogliono perdere tempo prezioso.
Al bivio per Galatro il vantaggio di Nencini sui sei che gli
danno la caccia è di 2,40", a 3,45" vi sono Pintarelli ed Accordi ed a 5,50" il
grosso. Nencini mostra i segni della fatica, conferma questa che la perdita di
Bartalini gli è nociuta. A Melicuccà (Km. 190.700) il suo vantaggio sul
plotoncino di Conterno è sceso ad un minuto, mentre a 4' insegue Pellegrini che
precede il gruppo compatto di 30".
Il tentativo del toscano è praticamente terminato ed egli molto
accortamente, vista la situazione, si lascia riassorbire, proprio in vista di
Taurianova da dove transita insieme ai suoi inseguitori, precedendo di 1,30"
Pellegrini e di 3,45" il gruppo, il quale passaggio da Gioia Tauro (Km. 214.500)
riassorbe Pellegrini, e fa segnare il diminuito distacco di 2,38" dagli uomini
di testa.
Subito dopo, sulla salita che conduce a Palmi, escono dal gruppo
Coleto, Monti, Maule, Bertoglio e Zamboni. La loro azione è produttiva, tanto
che al bivio di Palmi hanno soltanto 40" di svantaggio sui primi. Il gruppo
comprendente 25 unità segue a 1,20".
Era chiaro che vecchie volpi quali Magni e Minardi attendessero
proprio la salita del S. Elia per venire fuori dalla tana. Minardi con scelta
precisa di tempo e in condizioni di freschezza invidiabili, è stato
puntualissimo all'appuntamento con il faticoso ostacolo nel finale della corsa.
Sulle rampe, Maule, Zamboni e Bertoglio sono attivissimi, e
quest'ultimo è primo in vetta con 20" di vantaggio su gli altri due. Ma la
predisposta zampata di Minardi arriva sulla discesa di Bagnara inondata di sole
(che strano tempo in questo Giro!) quando il simpatico "Pipazza" agguanta e
controlla tutti pur se Zamboni leggermente avvantaggiato si ferma su
suggerimento del suo direttore sportivo.
A Scilla transita un plotoncino di una decina di unità. Ed,
infatti, sotto lo striscione dell' ultimo chilometro si presentano 10 corridori.
Si accende subito la lotta per la conquista della vittoria. Ai 200 metri parte
Baffi; Maule prende subito la ruota e ai 50 metri scatta rabbiosamente.
Sembra che abbia già vinto, quando Minardi con un irresistibile
spunto da gran campione lo sorprende bruciandolo negli ultimi 10 metri. Pensate
che sulla Limina il portacolori della Chlorodont aveva un ritardo di 8',40" dai
primi!
Molti meritati applausi a Minardi per la sua seconda vittoria nella
"Classicissima del Sud", ed al bravo Maule che non avrebbe affatto demeritato di
vincere. Elogi anche a Bartalini per la sua brillante condotta dì gara, ed una
entusiasmante ovazione al giornalista Fausto Coppi.
Ordine di arrivo:
1) Minardi Giuseppe (Leo Chlorodont) Km. 274,350 in ore 7,45',35"; Maule Cleto (Torpado)
s.t.; 3) Zamboni Adriano (Torpado) s.t.; 4) Baffi Pierino (Nivea Fuchs) s.t.; 5)
Bertoglio Eugenio (Arbos) s.t.; 6) Bartolozzi Valdemaro s.t.; 7) Nencini Gastone
s.t.; 8) Assirelli Nino s.t.; 9) Bartalini Remo s.t.; 10) Conterno Angelo s.t:;
11) Padovan Arrigo a 46"; 12) Albani Giorgio; 13) Magni Fiorenzo; 14) Moser
Aldo; 15) Coletto Angelo; 16) Coletto Agostino; 17) Accordi; 18) Giudici.
GASTONE NENCINI DOMINA SUL S. ELIA E SUL LUNGOMARE
ENTUSIASMANTE IMPRESA DEL GIOVANE METRA
La nuova sgradita pillola che il giorno di S. Giuseppe lo
spagnolo Miguel Poblet ha fatto ingoiare ai nostri campioni con la sua brillante
vittoria nella Milano-Sanremo, ha amareggiato gli sportivi italiani.Ecco perchè
a Reggio si doveva cercare in questa edizione del 23 marzo 1957 la
riabilitazione dei nostri corridori, specialmente per quanto riguarda l'impegno
agonistico.
Il Giro ed i suoi protagonisti non hanno deluso queste
aspettative, facendo vivere una giornata ricca di emozioni, con una gara
combattutissima in cui sono da segnalare particolarmente, oltre alla valida
prova del vincitore e dei suoi brillanti compagni Moser e Pintarelli, quella di
Baldini, che se non si fosse trovato a dover lottare contro i tre affiatatissimi
levrieri della Chlorodont, avrebbe forse potuto avere un più meritato
piazzamento.
Ma una citazione a parte va fatta per il giovane Metra il quale
è stato brillantissimo protagonista di un "a solo" degno del massimo elogio. Ed
in proposito ecco quanto scritto, l'anno dopo sul "Numero Unico" del 5 aprile
1958 rievocando il Giro precedente: "...Ma l'episodio che più ci ha toccati, che
maggiormente ci ha commosso è stato quello di Metra. 23 marzo 1957: XVIII
edizione del Giro della Provincia di Reggio Calabria. Sole smagliante aria
primaverile, cielo stupendo ed ovunque folla.
Partiamo a velocità vertiginosa, quasi cinquanta orari; primi
cento chilometri quasi tutto normale, poi, subito dopo Locri, inizia un sogno
che tanto commuoveva il giovane Metra, l'illustre Carneade del ciclismo per
professionisti, prende il volo. Uno scatto poderoso e via su per la Limina,
prima insieme ad altri, e poi da solo. Ammantata di luce la montagna-terrore
sembra sorridere al giovane atleta che con spavalda freschezza s'invola. Il
cronometro registra il distacco crescente: 2,30", 3,25", 4,10".
Metra è scatenato, supera la Limina e piomba in discesa. Tutti
ci domandano chi sia, tutti vogliono sapere quanti anni ha. Il ragazzo continua
a pedalare fiducioso, ci sorride quando gli passiamo accanto, ma ad un tratto
comincia a voltarsi indietro.
Anche noi cerchiamo di sapere quello che alle nostre spalle
succede. Improvvisamente, come falchi usciti in caccia della preda, vediamo tre
o quattro uomini che sfrecciano velocissimi passandoci innanzi. Il più attivo
del plotoncino in maglia variopinta in verde, fa l'andatura e sembra un
direttissimo: è Baldini; alle sue spalle Nencini e Moser.
Dura altri 50 chilometri il sogno del giovane, poi in una curva,
nella sua ennesima guardata indietro egli vede spuntare i suoi avversari.
Nencini passandogli accanto gli batte una mano sulle spalle. Metra gli risponde
con un sorriso che tanto cela il pianto. E piangerà il corridore della Guerra
più tardi in albergo, quando ci dirà che il suo sogno, durato oltre 150 Km., lo
aveva illuso e quasi non credeva ai suoi occhi quando si vide spuntare alle sue
spalle Baldini e compagni. Asciugandosi gli occhi, quasi a confortarsi, dirà:
"Sarà per un'altra volta". Ecco perchè vi abbiamo voluto narrare la sua
sfortunata impresa.
Ma intanto, vi abbiamo raccontato anche buona parte della gara
che va soltanto integrata con i seguenti dettagli. Dopo il rituale festoso
saluto della Città alla carovana, benedetta in Piazza Duomo dall'Arcivescovo
Mons. Ferro, alle 8,30 il Comm. Adriano Rodoni, Presidente dell'UVI dà il
segnale di partenza.
All'inizio una "banda di scatenati" si incarica sollecitamente
di organizzare una fuga: sono Emiliozzi, Ranucci, Bertoglio, Falaschi, Tufano e
qualche altro. Il gruppo è sorpreso dall'improvviso scatto e devono trascorrere
15 minuti prima che i fuggitivi siano ripresi.
Si registra, subito dopo, nei pressi di Locri la sorpresa: otto
uomini prendono il largo e guadagnano ben presto terreno. Essi sono: Metra,
Pellegrini, Pavesi, Sala, Tosato, Pino Favero, Micheloni, e Brandolini. Si fila
a grande andatura ed il loro vantaggio cresce a vista d'occhio. In una ora si
sono percorsi 45 Km. A Marina di Gioiosa, quando il pensiero di ognuno è rivolto
alle rampe della Limina, le posizioni sono queste: in testa gli otto
battistrada, a 3' Pintarelli, Dante, Tassoni e Lucchesi, e a 5,40" il grosso.
Tra gli inseguitori Baldini suona il campanello d'allarme con un poderoso scatto
che getta lo scompiglio nel folto plotone e gli fa guadagnare subito 150 metri.
Come punti da vespe, scattano Nencini, Moser ed Astrua. La lotta
è serratissima. Al passaggio da Mammola conducono sempre gli otto fuggitivi,
segue Baldini a 1,45", Pintarelli a 1,48", Dante a 1,50", Tassoni a 1,55",
mentre Lucchesi ha un ritardo di 2,40 ed il grosso, guidato da Nencini, Moser e
Buratti segue a 4'.
Subito dopo Mammola, ha inizio l'avventura del sorprendente
Metra, che è stato il più intraprendente. Il resto lo sapete. Questi comunque i
passaggi in vetta: 1° Metra, a 1,18" Baldini, Pintarelli, Pellegrini, Micheloni
e Brandolini, a 2,25" Tosato, a 2,28" Tassoni, a 2,37" Pino Favero, a 2,45"
Moser, Nencini, Durante e Buratti, a 3,32" Cestari.
La fase finale, dopo che il bravo Metra è stato raggiunto, ha
con lui per protagonisti Nencini, Baldini, Mori, Pintarelli e Moser. Sulle rampe
del S. Elia si scatena la lotta: a 3 Km. dalla vetta parte Moser; al suo scatto
non reggono e perdono terreno Metra, Pintarelli e Mori. Sulla vetta Moser e
Nencini sono appaiati e riescono a liberarsi di Baldini che è stato costretto
dalla Limina in poi a lottare contro gli attacchi assai efficaci degli uomini
della Chlorodont, spendendo molte energie.
Ciò malgrado, il portacolori della Legnano riesce a diminuire lo
svantaggio sulla discesa per Bagnara, ma tra Scilla e Villa S. Giovanni perde
nuovamente terreno. In tal modo sul Lungomare reggino, come sempre gremito di
pubblico plaudente, disputano la volata Moser e Nencini.
Questi parte da lontano, e resiste bene al rabbioso serrate del
compagno di fuga e vince superandolo di mezza macchina. La vittoria di Reggio
gli porterà fortuna; egli vincerà anche il Giro d'Italia.
Ordine di arrivo:
1) Nencini Gastone (Chlorodont) Km. 269 in ore 7,25',20" media 36.242; 2) Moser
Aldo a mezza macchina; 3) Baldini Ercole a 2,03"; 4) Metra Giovanni a 3,54"; 5)
Pintarelli Giuseppe s.t.; 6) Mori Mario a 3,57"; 7) Baffi Pierino a 7,36"; 8)
Albani Giorgio s.t.; 9) Bartolozzi Valdemaro s.t.; 10) Grassi Lino s.t.
IRRESISTIBILE GUIZZO DI "PENNA NERA"
6 aprile 1958: annuale appuntamento col Giro. Le ansie e le
apprensioni degli organizzatori per la pioggia caduta sino alla vigilia della
corsa sono scomparse. Il dott. Siracusa è sorridente e guarda soddisfatto il
cielo, finalmente illuminato dal più bel sole del Sud.
Abbiamo preparato una bella corsa — egli dice — e sarebbe stato
un vero peccato se questa prova di campionato fosse stata rovinata dalla
pioggia.
Poi, come per porgere un ringraziamento a quanti si sono
adoperati per superare gli ostacoli causati dalle consistenti precipitazioni
soggiunge: — I tecnici dell’Amministrazione Provinciale hanno compiuto miracoli
per rendere perfettamente transitabile il tratto stradale Gioiosa Jonica - Passo
della Limina - Cinquefrondi che costituisce la parte più importante del
percorso. Abbiamo, poi, 12 case iscritte: Tornado, Broni, Girardengo, San
Pellegrino, Asborno, Faema, Atala, Chlorodont, Ignis, Bianchi, Carpano, Coppi,
Chigi, e Legnano, oltre agli isolati. E conclude: — Il sole ha vinto le nubi
premiando la nostra fatica e questa splendida giornata permetterà alla folla di
convenire numerosa per porgere il tradizionale, festoso saluto al suo Giro.
Ed, infatti, calorose sono le manifestazioni di simpatia che
salutano la carovana lungo l'abituale sfilata per il Corso Garibaldi per la
cerimonia della benedizione che precede di poco la partenza da Ponte S. Pietro.
Per non smentire la tradizione, partenza a razzo ed immediato
inizio delle scaramucce di assaggio da parte di Brandolin, Cainero e Michelotto
prima, e poi dello stesso Brandolin con Menini e Franceschini. Questi tre, ai
quali si uniscono Pino Favero, Tosato, Assirelli, Fini e Vito Favero, acquistano
un certo vantaggio.
Non c'è alcun grosso nome tra i fuggitivi ed il gruppo non si
impensierisce. A Melito, dove il vantaggio dei battistrada è di 35",
Franceschini si rialza facendosi riassorbire, mentre i suoi compagni insistono e
guadagnano ulteriore terreno. A Brancaleone i sette passano con 2,30" su Bruno e
Girardini che si sono staccati dal gruppo che ha un ritardo di 4'.
A Locri dopo 100 chilometri percorsi, gli uomini che guidano la
corsa transitano sette minuti prima del gruppo, portando tale vantaggio a ben
8,40" nell' abitato di Gioiosa. E' transitando da questa località che il grosso,
appreso il notevole anticipo dei battistrada, si scuote e sulla salita per la
Limina, specie ad opera di Nencini e La Cioppa si impegna a fondo riducendo
sensibilmente lo svantaggio, il quale, pur tuttavia, è ancora considerevole.
Sul Passo è primo Brandolin su Menini e gli altri del gruppetto.
Il gruppo con in testa La Cioppa passa con 5,50" di ritardo. Nelle prime
posizioni degli inseguitori sono Baldini; De Filippis, Bonarriva, Boni, Conterno,
Gismondi, Nencini, Coppi, Monti e leggermente staccati Astrua e Minardi.
Sulla lunga discesa per Cinquefrondi Benedetti prende
l'iniziativa e si trascina Nencini, Coppi, Falaschi, Boni, Galeaz, Coletto,
Dall'Agata e Filippi. A Cinquefrondi questi corridori hanno ridotto lo
svantaggio dal gruppetto di testa a 3,30".
A 15" passa il gruppo guidato da Baldini. A Rosarno gli
inseguitori guadagnano terreno a vista d'occhio. Dal gruppetto di testa, tentano
di andarsene Brandolin, Tosato; la loro azione ritenuta pericolosa viene
annullata da uno spunto di Moser riportatosi a ridosso dei battistrada ed, al
passaggio da Gioia Tauro, i due sono ripresi.
Ha perso contatto De Filippis, per crampi allo stomaco. Il primo
saluto alle risolutrici rampe del S. Elia lo porge Tosato che inizia la scalata
del colle con 2',5" su Falaschi, Sabbadini, Baffi e Fini. A 3,40" seguono Monti
e Moser e, subito dopo, Coppi alla guida del grosso.
Sulla vetta allunga Pambianco; l'esponente della "Legnano" è
tallonato da Coppi, Moser, Monti, Fallarini, Nencini, Azzini, Bonarriva, Milesi
e Boni.
Sulla discesa che conduce a Bagnara la lotta è serratissima. Il vantaggio di
Tosato è sceso ad 1' sui tre immediati inseguitori Cainero, Falaschi e Sabbadin.
Il gruppo segue a 30" da questo terzetto.
In una curva cade Coppi. Il campionissimo si rialza e parte a
razzo con una temerarietà impressionante e dà spettacolo di Forza, raggiungendo
il gruppo dopo 10 chilometri di un inseguimento in cui si è rivista le classe
del grande campione.
Intanto, subito dopo Bagnara, Tosato è ripreso ed il gruppo è
nuovamente compatto con i migliori. Ma la calma dura soltanto pochi minuti, poi
tenta il colpo Moser; ma Nencini prontamente annulla il tentativo.
Anche Baldini cerca di trarre vantaggio con un improvviso
spunto, ma non ha migliore sorte di Moser. Siamo ormai alle porte di Reggio, e
sul gremitissimo Lungomare gli applausi e l'interesse della folla sono per un
sfoltissimo plotone che si appresta a disputare la volata.
Sembra che la corsa sia appannaggio di Baldini, ma negli ultimi
20 metri Conterno con uno scatto rabbioso vince nettamente. Molti battimani per
il simpaticissimo "Penna bianca", a conclusione di un'altra riuscitissima
edizione della "classicissima del Sud".
Ordine di arrivo:
1) Conterno Angelo (G.S. Carpano) Km. 274 in ore 7,42' - media 35,834; 2)
Baldini Ercole (Legnano) s.t.; 3) Ciampi Silvano (Faema) s.t.; 4) Monti Bruno
(Atala) s.t.; 5) Nencini Gastone (Chlorodont) s.t.; 6) Carlesi Guido id. s.t.;
7) Fini Giacomo (Faema - Guerra) s.t.; 8) Tinazzi Giorgio (S. Pellegrino) s.t.;
9) a pari merito col tempo del vincitore: Azzini, Baffi, Barale, Boni, Coppi,
Coletto, Fabbri, Fallarini, Favero G., Favero V., Fornara, Messina, Milesi,
Moser, Restelli, Sabbadin, Tosato, Viani; 27) Pambianco; 28) Falaschi; 29)
Bremioli; 30) Bartolozzi.
BARTOLOZZI S'IMPONE IN VOLATA
1959: è il 29 marzo e nemmeno questa volta l'attesa degli
organizzatori e del grande pubblico è andata delusa. Ci sono alla partenza molti
nomi di primo piano del nostro ciclismo. La gara ha due protagonisti: Angelo
Pambianco e Valdemaro Bartolozzi.
Il primo cercando ostinatamente la vittoria che gli è sfuggita
alle porte di Reggio per il tenace impegno del gruppo condotto soprattutto da
Bartolozzi. Il secondo per la tenacia dimostrata durante tutto il percorso e
particolarmente sulle rampe della Limina, alla rincorsa del gruppo di due
fuggitivi che erano in notevole vantaggio.
Questa edizione del Giro ha avuto la sua parte più interessante
e spettacolare nel finale quando Pambianco rimasto solo, già pensava di poter
passare primo sotto il traguardo del Lungomare, mentre proprio in vista del
traguardo veniva raggiunto dagli inseguitori guidati dallo scatenato Bartolozzi,
oggi in gran giornata.
Contrariamente a quanto è avvenuto nelle scorse edizioni,
l'avvio della corsa è di tutta tranquillità ed i primi quaranta chilometri
vengono percorsi a passo turistico. Poi superata Bova (Km. 44,88); Brandolin e
Vanzella forzano l'andatura e si staccano dal gruppo.
E' questo il primo tentativo degno di nota. Il gruppo mostra di
non interessarsi della iniziativa dei due che già a Bianco hanno 3' di
vantaggio, che al rifornimento di Sidereo (Km. 108) sale a 5,15".
Nemmeno sulla salita della Limina i battistrada sono
infastiditi: il gruppo, con l'ultimo ritardo segnalato, sale compatto lungo i
tortuosi tornanti, guidato dal sempre attivo e vigile Bartolozzi con alla ruota
Ronchini. I fuggitivi pedalano di conserva sino a 5 chilometri dalla vetta, poi
scatta Brandolin avvantaggiandosi rapidamente e passa sotto lo striscione del
Gran Premio della Montagna con 2,25" su Vanzella e 4',5" sul grosso con alla
testa Bui, Conterno, Monti, Scudellaro e Bartolozzi. Sulla discesa per
Cinquefrondi, Vanzella con una impennata si riporta sul fuggitivo, mentre il
gruppo, che rinviene fortissimo, ha ridotto sensibilmente il distacco che al
termine della discesa è di 35".
A Rosarno il tentativo di Vanzella e Brandolin ha termine ed il
plotone è nuovamente ricomposto. La tregua dura, però, soltanto due chilometri,
poi fuggono in 7: Pambianco, Bui, Zamboni, Kazianka, Zancanaro, Tezza e Martini.
Questi corridori transitano da Gioia Tauro con 1,30" sul gruppo.
Tra questa ultima località ed il Bivio per Palmi, Pambianco e Zamboni guadagnano
terreno ed affrontano la salita del S. Elia in pieno accordo, fino a metà. Poi
Pambianco forza l'andatura e transita solo in vetta con 12" sui compagno di
fuga, 1,40" su Zancanaro e Martini e 1,51" sul gruppo.
Al termine della discesa per Bagnara Zamboni riprende Pambianco.
I due sono ancora insieme per circa 10 chilometri poi, a Scilla nuovamente "Angelino"
se ne va lasciando di stucco il bravo Zamboni. Pigia forte sui pedali il
fuggitivo con il miraggio di una vittoria che sembra a portata di mano.
Pambianco è raggiunto proprio all'inizio dell'abitato di Reggio. Sul Lungomare
si presenta, poi, per la volta finale un folto plotone: Bartolozzi che si è
comportato ottimamente, supera tutti e vince meritatamente.
Ordine di arrivo:
1) Bartolozzi Valdemaro (G.S. Ignis) Km. 274 in ore 7,28',15" media 36,676; 2)
Benedetti Rino (Chigi) s.t.; 3) Conterno Angelo (Carpano) s.t.; 4) Marsili
Vinicio s.t.; 5) Ronchini Diego s.t.; 6) Scudellaro Tranquillo s.t.; 7) Monti
Bruno s.t.; 8) Biscaglia Angelo s.t.; seguono: Dall'Agata, Zamboni, Vignono,
Cainero, Conti, Brandolin, Cassano, Dante, Bauvin, Tezza, Zorzoli, Nicolò.
APPASSIONATO DUELLO TRA CARLESI E NENCINI
Il 27 aprile 1960 si corre una delle più interessanti edizioni
del Giro che è prova del Campionato, con 122 iscritti. Dopo la rituale sfilata
della carovana con il festoso saluto della folla plaudente e la cerimonia della
benedizione, i cento corridori partecipanti prendono il via, in una giornata di
splendido sole, dando inizio ad una bellissima ed entusiasmante lotta.
I due maggiori protagonisti Carlesi e Nencini, hanno dato vita
assieme ad un "manipolo di prodi", ad una gara combattuta fino allo spasimo con
infiniti colpi di scena e conclusa con un avvincente dialogo finale a due che ha
avuto il suo emozionante epilogo soltanto sotto lo striscione di arrivo.
Molti corridori, come vedremo, meritano un vivo elogio per il
loro impegno agonistico, ma certamente il confronto tra Nencini e Carlesi ha
dato vita ad un duello che li pone meritamente su un piedistallo per premiare la
loro magnifica prova nel corso della quale hanno messo in mostra le loro doti:
doti di veri campioni. La prima parte del percorso sull'assolata pianura jonica,
invita a tentare le prime avventure.
La facilità di poter avvantaggiarsi per arrivare un po' prima
degli altri sulle impegnative rampe della Liminia, suggerisce iniziative che
spesso vanno a vuoto, ma che tante volte riescono, portando i più animosi in
condizioni di discreto vantaggio.
Sono stati percorsi appena 17 chilometri, e partono decisi Van
Aerde e Brandolin. Pronta risposta di Dante, Pizzali, Maule, Piscaglia e
Guarguaglini. Si forma così un plotoncino di sette uomini che in pieno accordo
si impegnano a fondo e si avvantaggiano sollecitamente. Il loro tentativo non
sembra preoccupare eccessivamente il gruppo che, al passaggio da Melito, ha un
ritardo di 2,25".
Brandolin e i suoi compagni di fuga insistono nell'azione, pur
se a Capo Spartivento, quando si gira l'estrema punta dello Stivale, c'è un
vento fastidioso che ne ostacola la marcia.
A Galati di Brancaleone (Km. 59) escono dal gruppo Tinazzi,
Martini e Ferlenghi; su di loro piombano come falchi Fantini, Fagni, Mora e
Ciampi.
A Brancaleone (Km. 64) questi sette inseguitori sono a 2,55" dal plotone di
testa, mentre il grosso segue a 3,15".
Dopo appena sei chilometri, nell'attraversamento di Ferruzzano,
grossa bagarre nel gruppo: escono di forza Azzini, Baffi, Cioni, Paoletti,
Pettinati, Bui, Aru, Ciacci e Liviero. Questi uomini raggiungono Fantini ed i
suoi compagni di fuga formando un gruppo di 16 unità.
Ma altri ancora li imitano, come Padovan, Cestari, Casati e
Gattoni, prima e poi Van Aerde, Pizzaglia, Dante e qualche altro, e così al
rifornimento di Siderno si riforma il gruppo che è in ritardo di 4,30" sulla
pattuglia di punta.
Dal mare si gira verso la montagna e si attaccano subito dopo Gioiosa le prime
rampe della Limina con i seguenti cambiamenti delle varie posizioni in corsa.
Al passaggio da Mammola i soliti sette ai comando; a 2,20" seguono Assirelli,
Mora, Van Aerde e Pizzali; a 2,50" Nencini che con azione maiuscola ha
trascinato all'inseguimento un gruppo di venti unità; a 3,25" Cariesi guida gli
ultimi inseguitori, poco più di una dozzina.
Sulla discesa per Cinquefrondi, i sette sono ancora in testa, ma
il gruppo che si è ricomposto guadagna terreno e nell'attraversamento di
quest'ultima località ha un ritardo di 1,25". A Laureana improvviso spunto di
Coletto. Il portacolori della Chigi parte a razzo, si impegna con sforzo
ammirevole, raggiunge i battistrada e li supera, piantandoli in asso, e,
proseguendo il suo magnifico "a solo", transita dal rifornimento di Rosarno con
45" di vantaggio sulla sbigottita pattuglia che ha avuto il merito di condurre
la corsa per ben 150 chilometri. Il gruppo ha perduto tempo e transita a 2,40".
La fatica comincia a farsi sentire e c'è ancora da scalare sul finale la salita
del S. Elia, quasi sempre selezionatrice delle forze in campo.
Cedono, provati, Guarguaglini, Maule e Pizzali. Subito dopo per
uno scatto dell'indomabile Brandolin, perdono terreno Dante, Van Aerde e
Piscaglia. Ma anche Brandolin dimostra subito di aver acceso soltanto un fuoco
di paglia e la sua azione si esaurisce.Tino Coletto transita solo a Gioia Tauro
(Km. 210) con 2,05" di vantaggio. Ma eccoci al "cattivo" S. Elia: qui finisce il
bel sogno di Coletto; il suo encomiabile tentativo si esaurisce sotto gli scatti
di De Filippis, prima, poi di Cestari, ma senza convinzione.
Tenta quindi, il colpo Battistini; Carlesi è pronto a
neutralizzare il tentativo. Ne approfittano Nencini, il brillante Franceschetto,
Cestari, Azzini e Fantini.
Nencini e Carlesi pigiano sui pedali e non perdono una battuta. Il duello fra i
due è veramente entusiasmante. Passano appaiati sotto lo striscione dello ultimo
chilometro.
Ai 200 metri Nencini, giocando tutte le sue carte, cerca di
sorprendere Carlesi con uno scatto di notevole potenza, ma il pisano,
attentissimo, sventa la minaccia e brucia il rivale passando sul traguardo con
una macchina vantaggio. A 41" Pierino Baffi regola il plotone degli inseguitori.
Bravi, bravissimi i due portacolori della Philco e della Carpano
per la loro stupenda corsa e per l'appassionato duello a conclusione della parte
finale della avvincente gara che dal S. Elia a Reggio è stata condotta a 48 di
media.
Ma un incondizionato elogio va anche a Van Aerde, Dante, Brandolin, Maule,
Guarguaglini e Piscaglia, che per ben 160 chilometri hanno movimentato e guidato
la corsa.
Un grazie agli stranieri che hanno confermato la notorietà della
corsa anche all'estero ed, infine, un bravo a Coletto che con la sua impennata
di 50 chilometri ha dato una svolta decisiva al Giro, come sempre perfettamente
riuscito.
Ordine di arrivo:
1) Carlesi Guido (Philco Magni) Km. 274 in ore 7,25',15" media 36,923; 2)
Nencini Gastone (Carpano) s.t.; 3) Baffi Pierino (Ignis) a 41"; 4) Galeaz
Federico (Torpado); 5) Conterno Angelo (Carpano); 6) Massignan Imerio; 7)
Cestari Aurelio; 8) Brankart Jean; 9) Gismondi Michele; 10) Zamboni Adriano; 11)
Casati; 12) Azzini; 13) Accordi; 14) Adriaenssen; 15) Tinazzi; 16) Fallarini;
17) Battistini; 18) Metra; 19) Franceschetto - tutti col tempo di Baffi; 20)
Liviero a 4,28"; 21) Magni; 22) Marsili; 23) Ippoliti; 24) Fanti; 25) Chiti; 26)
Kazianka; 27) De Bruyne; 28) Pettinati; 29) Moser; 30) De Filippis; 31) Padovan;
32) Tosato; 33) Bettinelli; 34) Gaggero; 35) Masocco, tutti col tempo di Liviero;
36) Bruni a 9,41"; 37) Falaschi; 38) La Cioppa; 39) Cristian; 40) Martin a
11,39"; 41) Bui a 12'; 42) Pintarelli; 43) Benedetti; 44) Minieri a 16,09"; 45)
Luise; 46) Tamagni a 16,25"; 47) Aru a 18,08"; 48) Ciolli; 49) Pizzoglio a
21,40"; 50) Piscaglia; 51) Maule; 52) Fischerkeller a 24,43"; 53) Reitz.
BRUNI MOVIMENTA LA CORSA E VINCE NETTAMENTE
Il 2 aprile 1961, quando si corre la ventiduesima edizione, è
giornata di festa a Reggio per tre motivi. Infatti il mattutino, festoso
scampanio del Duomo al termine della tradizionale sfilata per il lungo Corso
Garibaldi, ci sottolinea che ricorre la festività della S. Pasqua; cade anche la
festività di S. Francesco di Paola che qui a Reggio conta una infinità di devoti
e di cittadini che portano il suo stesso nome; ed infine c'è il Giro che per i
reggini costituisce annualmente una festa.
E la folla, come sempre, tributa a tutti i partecipanti una
calda manifestazione di simpatia, appena l'Arcivescovo Mons. Ferro ha ultimato
il suggestivo rito della benedizione a tutta la multicolore carovana.
Il primo scatto, dopo il solito veloce avvio, è di Bruni che,
malgrado l'andatura sostenuta, compie un allungo e prende una cinquantina di
metri, ma il tentativo è neutralizzato subito da Catalano e Silvotti prima e, da
Sarazini, Minieri, Brugolo, Memini, Mercatelli e Bariviera. Questi nove uomini
acquistano un certo vantaggio e transitano da Pellaro (Km. 11) con 20" sul
gruppo, che però, fiuta il pericolo e si scuote lanciandosi all'inseguimento dei
battistrada che non insistono e si fanno riassorbire. Calma assoluta al
passaggio della garibaldina Melito.
Qualche schermaglia tra Bova e Palizzi, sempre rapidamente
annullata, non impensierisce il grosso che transita compatto da quest'ultima
località (Km. 50).
Escono ora dalle file Magni, Gaggioli e Sartori e marciano in testa con 100
metri di vantaggio fino all'ingresso di Brancaleone (Km. 63) dove vengono
ripresi. Poco dopo lo stesso Gaggioli, Simonetti e Massignan inziano una fuga ed
a Ferruzzano (Km. 70) passano con 1 minuto di vantaggio.
I tre insistono ma la loro azione preoccupa il gruppo dal quale
escono Assirelli, Brugolo, Bertolozzi, Spinello, Minieri, Tezza, Battistini e
Sartori.
Questi otto corridori sono distaccati a Bianco (Km. 77) di 1,05" mentre il
grosso è a 1,15". L'inseguimento è coronato dal successo ed a Locri (Km. 100)
sono in testa 11 uomini.
Dopo quattro chilometri, a Siderno, avviene il ricongiungimento
generale. Al passaggio da Gioiosa Jonica termina la parte di percorso
pianeggiante e si gira a sinistra per puntare sui tornanti che conducono al
temuto Passo della Limina.
Si ritiene che gli scalatori diano battaglia ma, benchè si notino in testa al
gruppo Battistini, Trapè, Carlesi, Balmamion e Favero, non avviene nulla di
particolare e Bui passa sotto lo striscione del Gran Premio della Montagna
seguito da Balmamion e Battistini.
Tranquilla la discesa su Cinquefrondi, tanto che non hanno
conseguenze le bucature di Manzoni, Bruni, Favero e Dante e, poco dopo,
Bariviera può cambiare senza orgasmo la bicicletta. Il personaggio che recita la
parte di primo attore sul palcoscenico di Rosarno si chiama Tonucci: egli con
decisa azione acquista subito 30" di vantaggio che a Melicuccà (Km. 186) è
salito a 2 minuti.
Questa fuga è un campanello di allarme che fa scuotere il
gruppo. Sono molti quelli che vogliono dare la caccia a Tonucci. Si distinguono
tra tutti Assirelli, Marcaletti e Gaggioli. Questi tre precedono di poco un
plotoncino comprendente Boni, Bertolozzi, Grioni e Magni; poi con leggero
distacco Cangiani, Benedetti, Favero, Massignan, Battistini, Baffi, Ciampi,
Cestari e Balmamion. A Polistena il distacco degli immediati inseguitori è di
1,40", mentre il resto del gruppo è a 2'.
Dopo Polistena Tonucci rallenta la sua azione e sì fa
raggiungere; ne consegue che a Taurianova comanda la corsa un gruppetto
comprendente Baffi, Favero, Massignan, Tonucci, Magni, Benedetti, Assirelli,
Ciampi, Bartolozzi, Grioni e Balmamion.
Si giunge così a Palmi dove s'inizia la salita del S. Elia. Gli
scalatori che non si son fatti vivi sulla Limina, non si affacciano alla ribalta
nemmeno sulla ultima salita che quasi sempre determina la selezione e sceglie
coloro che hanno le maggiori possibilità di vincere la corsa.
Malgrado le impennate di Trapè, di Massignan, Favero, Coletto,
non accade nulla di importante. Parte improvvisamente Battistini sul quale si
portano con prontezza Massignan, Favero, Carlesi, Trapè, Cestari e Conti.
Il gruppetto scende verso Bagnara con alle calcagna il grosso
plotone degli inseguitori guidato da Azzini. A Bagnara la fuga ha termine e si
procede con la massima calma fino a Scilla. Qui, sulla breve discesa, Battistini
ritiene che sia giunto il momento per tentare il colpaccio e si produce in
allungo rabbioso; ma non sfugge però all’attenzione di Bui e Conti che
trascinano all'inseguimento Coletto, Mealli, Bruni, Azzini e lo riprendono.
Questi otto uomini si presentano sul Lungomare per disputare la
volata. Scatta per primo Mealli con Battistini alla ruota ma i tre alfieri della
Ignis preparano l'affondo finale e malgrado l'ennesimo tentativo di Favero,
Coletto conduce alla sua ruota Bruni che ha così la possibilità di scattare e di
precedere sulla linea bianca Favero e Conti.
Ordine di arrivo:
1) Bruni Dino (Ignis) Km. 272 in ore 7,14',50" media 37,531; 2) Favero Vito
(Atala); 3) Conti Noè (Ignis); 4) Coletto Agostino (Ignis); 5) Battistini
Graziano (Legnano); 6) Azzini; 7) Mealli; 8) Bui; 9) Benedetti a 48"; 10) Bampi;
11) Marzaioli; 12) Cribiori; 13) Fezzardi; 14) Trapè; 15) Massignan tutti col
tempo di Benedetti; 16) Fontana a 3,25"; 17) Carlesi; 18) Dante; 19) Assirelli;
20) Sabbadin; 21) Cestari; 22) Moser; 23) Grioni.
1962: IL "PESCE D'APRILE" DEL ROMAGNOLO SARTI
Nel 1962 il Giro si corre il 1° aprile, e proprio un "pesce
d'aprile" si può considerare il suo risultato. E' andata così: con una gara
accorta alla quale ha dato la sua impronta, Guido Carlesi ha cercato la
vittoria, che avrebbe ampiamente meritato, con il massimo impegno.
Gli è sfuggita quando sembrava certa, perchè ha avuto nel
momento più difficile e risolutivo della sua azione, un implacabile nemico: il
vento.
Un vento forte di Sud-Ovest che sul tratto del litorale tra Bagnara e Scilla gli
ha stroncato le gambe ed ha frenato il suo impegno, ponendo termine al suo
generoso tentativo.
Probabilmente egli ha commesso l'errore di andarsene solo sul S.
Elia, quando mancavano 50 chilometri al traguardo. "Non posso resistere a tirare
da solo", dice, infatti, a chi cerca di incoraggiarlo.
La sua marcia dopo Bagnara diviene sempre più faticosa e ben si
comprende che il toscano non ha più possibilità di portare a termine il
tentativo per realizzare il sogno di vittoria che sembrava a portata di mano.
Dietro di lui Fallarini, Liviero, Ronchini e Benedetti alternandosi al comando
guadagnano terreno.Benedetti e Liviero, velocisti, vogliono arrivare a Reggio in
gruppo per aver partita vinta in volata.
Questi quattro uomini, a testa bassa, pigiano sui pedali con
tenacia ed anche il gruppo non molto distante, si avvicina. Carlesi perde ancora
terreno ed alle porte di Scilla è ripreso: il suo giustificato e meritatissimo
sogno di gloria fa ora parte soltanto del mondo dei desideri. Poi la sorpresa: a
Villa S. Giovanni dal gruppo divenuto compatto, esce improvvisamente un oscuro
gregario di Ronchini il romagnolo Sarti, ventottenne, passato al professionismo
soltanto da un anno, che fa parte della Chigi.
Mentre tutti stanno a guardare, sveltamente e pieno di energia,
Luigi Sarti, con la sua imprevista ed imprevedibile impennata, viaggia alla
volta di Reggio e si presenta solo sull’affollato Lungomare.
La gente lo applaude scambiandolo per Ronchini, e la sorpresa è
generale quando l'altoparlante annunzia che ha vinto un corridore a tutti
sconosciuto, ma che è stato il più pronto a scattare al momento giusto.
Certamente questo arrivo a sorpresa non lo avrebbe mai
pronosticato nessuno dei 110 corridori, compreso il vincitore, quando hanno
preso il via salutati dagli evviva e dagli applausi degli sportivi reggini
convenuti, come sempre, numerosi a salutare il loro Giro.
Nelle prime battute sono Bitossi, Giusti, Bailetti ed Accordi ad
andarsene guadagnando un minuto sul gruppo. Poi a Saline, Suarez dà il segnale
della riscossa trascinandosi dietro Pambianco, Nencini, Magni ed altri 13
corridori.
La rincorsa ha esito favorevole e si forma in testa un plotone di 20 unità.
Intanto, dietro, Carlesi fiuta il pericolo che si è determinato e parte al
contrattacco, riuscendo a condurre il grosso sulla ruota dei fuggitivi.
E' quindi, la volta di Garau, Barale e Pellicciari che fanno la loro parte
transitando per Brancaleone con 1,15" di vantaggio che riescono ad aumentare a
3' al passaggio da Marina di Gioiosa Jonica, quando si comincia a sentire odor
di Aspromonte.
Intanto, dopo Bianco il gruppo sussulta: escono di forza De
Filippis, Magni, Paolinelli, Balmamion, Velucchi, Bitossi, Cribiori che sono
seguiti immediatamente da Sartori, Brugnami, Suarez, Longo, Fezzardi ed altri.
Sulle rampe della Limina i fuggitivi sono raggiunti.
Si avvicina il Passo e sì danno da fare De Filippis, Balmamion, Taccone,
Zancanaro, Meco e Pambianco e poi Ronchini e Carlesi.
E' scomparso dalla scena Baldini costretto al ritiro.
Il primo a fendere il muro di nebbia che avvolge il traguardo
del Gran Premio della montagna è De Filippis, seguito con distacchi vari da
tutti i migliori, con un ritardo massimo di 1,20". Mentre la nebbia prima si
dirada e poi scompare, i battistrada scendono veloci verso Cinquefrondi.
Carlesi e Ronchini sono i più lesti, assieme a qualche altro a
portarsi in testa alla gara. Subito dopo, appena lasciata Laureana, sono Mealli,
Zancanaro, Meco, e Ceppi che escono dal gruppo, raggiungendo e superando De
Filippis, lasciato in asso anche dai primi due battistrada.
Poi sono Marzioli e Trapè che tentano di andarsene quando il
gruppo si è da poco ricomposto. Risponde subito Carlesi, malgrado l'impegno
gravoso finora assunto dal toscano per controllare la corsa. E' pronto anche
Ronchini a portarsi sulla ruota dei tre. Probabilmente sarebbe stato questo il
quartetto di testa fino al traguardo di Reggio.
Ma Carlesi in piena azione, lascia i tre compagni che non
tardano ad essere riassorbiti dal gruppo che, tirato da Taccone e da De Filippis,
procede speditamente. Carlesi sale con il piglio e l'impegno di un campione i
tornanti del S. Elia. Il resto lo sapete.
Bisogna soltanto aggiungere che, pur avendo un ritardo notevole,
il gruppo animato da Ronchini, non ha mai disarmato ed al momento della
defaillance di Carlesi è stato in condizioni di approfittarne, favorendo, poi,
la sorpresa finale.
Qualcuno, subito dopo la sua conclusione, ha detto che questo Giro, per il suo
beffardo risultato è stato una burletta.
Ma questa è stata soltanto una affrettata valutazione che nulla
toglie alla meritata vittoria di un quasi sconosciuto corridore che con presenza
di spirito ed intelligenza ha inaspettatamente, più svelto degli altri, saputo
approfittare del momento buono per scoccare la giusta freccia dal suo arco,
costruendo brillantemente la insperata vittoria.
Anche nel 1927 — come abbiamo detto prima — la "Milano-Sanremo"
fu vinta da uno sconosciuto. Sta di fatto che il suo nome, Pietro Chesi, entrò
meritatamente nella storia della gara più ambita del Mondo.
Certo è che il romagnolo ha scritto, proprio come fece Chesi, il
suo nome in una corsa di grande prestigio vinta da campioni come Guerra, Coppi,
Bartali e tanti altri esponenti di primo piano del ciclismo italiano ed alla
quale parteciparono anche notissimi corridori stranieri. E mi pare che questo
sia il più bel premio per Luigi Sarti.
Ordine di arrivo:
1) Sarti Luigi (Chigi Ganna) Km. 272 in ore 7,8',15" media 38,108; 2) Suarez
Antonio (Chigi Ganna) a 36"; 3) Trapè Livio s.t.; 4) Marzaioli Alberto (S.
Pellegrino Bartali) s.t.; 5) Cribiori Franco (S. Pellegrino Bartali) s.t; 6)
Taccone Vito (Atala) s.t.; 7) Sabadin Arturo (Gazzola) s.t.; 8) Fallarini (Molteni)
s.t.; 9) Zancanaro (Philco) s.t.; 10) Carlesi a 45"; 11) Pifferi; 12) Meco; 13)
Mealli; 14) Baffi; 15) Conterno; 16) Liviero; 17) Di Fausto; 18) Conti; 19)
Sarazin; 20) Brugnami tutti col tempo di Carlesi; 21) Sabbadin a 1,30"; 22)
Benedetti; 23) Neri s.t.; 24) Pambianco s.t.; 25) Ronchini s.t.; 26) De Filippis
s.t.; 27) Adorni s.t.; 28) Nencini; 29) Balmamion; 30) Angella s.t.
ARRIVA PRIMO IL "TRENO DI FORLI'"
14 aprile 1963, XXIV edizione della "Classicissima del Sud". Un
record di partecipazioni; sono iscritte, con 104 concorrenti le seguenti
squadre: Molteni, S. Pellegrino, Salvarani, Cunar, Ibac, Gazzola, Lygie,
Springoil e Carpano.
Prendono il via 109 corridori. La gara è ancora una volta prova del massimo
Campionato Italiano.
Come sempre la folla delle grandi occasioni fa da degna cornice
alla manifestazione. Da Piazza De Nava, su tutto il Corso Garibaldi a Piazza
Duomo dopo la cerimonia della benedizione, è un continuo battimani e sventolio
di fazzoletti.
Folla plaudente anche in località Ponte S. Pietro dove, mossiere
il Prefetto, ha inizio la corsa, alla quale ha dato il suo validissimo appoggio
" Il Giornale d'Italia".
Lungo il nastro d'asfalto che costeggia il Mar Jonio, il gruppo
procede tranquillo e non c'è affatto aria di battaglia. Qualcuno guarda ammirato
l'azzurrissimo e calmo mare le cui onde lievi si adagiano sull'assolata spiaggia
mentre lontano sull'orizzonte l'Etna con la cima ammantata di neve fa ancora una
volta da cornice ad uno splendido panorama. Qualche spunto in vista dei soliti,
numerosi traguardi a premio nei vari Comuni, ma poi tutto rientra nella
normalità.
Per i primi 100 chilometri la corsa è una idilliaca passeggiata
turistica, senza scosse, con i corridori tutti insieme. Poi, a Marina di Gioiosa
Jonica, quando le segnalazioni stradali indicano di girare a sinistra con la
dicitura "Per il Passo della Limina", allora la gara si trasforma e prende
vigore.
Inizia la lunga salita e si hanno i primi scatti. Si mettono in
evidenza per primi Moser, Zancanaro e Ronchini, poi Nencini. Sotto l'azione di
questi allunghi il gruppo si sgrana procedendo in fila indiana. Non vi sono,
però, iniziative concrete fino all'approssimarsi del Passo, quando scatta
Massignan che transita per primo e vince il Gran Premio della Montagna. Dietro
di lui seguono a brevissimi intervalli Brugnami, Aldo Moser, Ceppi, Zancanaro,
Zilioli, Trapè, Mealli e Baldini.
Poi via via, tutti gli altri. Sulla discesa che porta a
Cinquefrondi si ripete il consueto congiungimento dei ritardatari. Dopo un lieve
incidente a Nencini che, però, si riprende sollecitamente, al passaggio da
Laureana allunga Accordi e si trascina altri 18 concorrenti: Zilioli, Pambianco,
Neri, Nencini, Fontana, Franchi, Battistini, Mealli, Zanchi, Badini, Trapè,
Brugnami, Ronchini, Aldo Moser, Fezzardi, Bariviera, Martini e Zancanaro. Questo
plotoncino transita da Rosarno con 1,30" sul grosso che è guidato da Sartori.
Sulla salita che da Gioia Tauro conduce a Palmi molti perdono
contatto dal gruppetto di testa, sicchè sulle successive rampe del S. Elia sono
soltanto in quattro a condurre verso la vetta: Battistini, Brugnami, Baldini e
Moser. Poco prima della vetta Baldini ha uno scatto rabbioso, ma Brugnami e
Moser resistono.
Quest'ultimo è costretto poi a cedere a causa di uno strappo,
imitato poco dopo da Battistini che non regge al ritmo sostenuto impresso dal
romagnolo della Cynar.
Restano così in testa Brugnami e Baldini, mentre Moser che si è
ripreso e vuole tentare di raggiungerli, viene sconsigliato dal suo direttore di
gara e si fa riassorbire dal gruppo.
Intanto i due battistrada continuano con impegno la loro fuga
convinti ormai che hanno la corsa in pugno e si contenderanno il primo posto
nella volata finale. A Scilla hanno un vantaggio di 2' su un plotone di 9
uomini. Ed eccoci Lungomare. Ultimo chilometro e la lotta è gomito a gomito.
A 200 metri scatta Brugnami, ma il "treno di Forlì" non si fa
sorprendere e con un pronto recupero batte di una macchina il suo competitore. A
2,44'' Graziano Battistini conquista il terzo posto regolando in volata il
gruppetto degli immediati inseguitori, tra i quali si classifica quarto Mealli
che durante tutto il percorso è stato un validissimo collaboratore del suo
caposquadra Baldini.
Bellissima conclusione di una gara, svoltasi in una giornata
illuminata da un sole quasi estivo, organizzata, come sempre ottimamente e che
ha rilanciato un brillante campione, da alcuni troppo affrettatamente e
immeritatamente retrocesso... in serie B.
Ordine di arrivo:
1) Baldini Ercole (G.S. Cynar) Km. 272 in ore 7,24' media 36,812; 2) Brugnami
Carlo (G.S. Gazzola) idem; 3) Battistini Graziano (lbac) a 2,44"; 4) Mealli
Bruno (Cynar) s.t.; 5) Martini Walter (Ibac) s.t.; 6) Fontana Marino (S.
Pellegrino) s.t.; 7) Bariviera Vendramino s.t.; 8) Franchi Antonio s.t.; 9)
Moser Aldo s.t.; 10) Nencini Gastone s.t.; 11) Fezzardi Giuseppe s.t.; 12)
Pambianco Arnaldo s.t.; 13) Trapè Livio a 5,33"; 14) Casati Vittorio a 7,04";
15) Zilioli Italo s.t.; 16) Ronchini Diego s.t.; 17) Balletti a 9,42"; e con lo
stesso tempo: 18) Conterno; 19) Adorni; 20)Pincastelli; 21) Ferretti; 22) Moser
Enzo; 23) Taccone; 24) Tonoli; 25) De Filippis; 26) Carlesi; 27) Cribiori; 28)
De Rosso 30) Ceppi; 31) Balmamion; 32) Giusti Gabriele; 33)Pannicelli; 34)
Massignan; 35) Minieri a 13',12"; e con lo stesso tempo: 36) Pifferi; 37)
Durante; 38) Bruni; 39) Magni 0.; 40) Sartore; 41) Carminati; 42) Rimessi; 43)
Bono; 44) Zancanaro; 45) Zabini; 46) Assirelli; 47) Bongiorni: 48) Ciampi;
49)Chiappano; 50) Benedetti; 51) Bui; 52) Mazzacurati; 53) Mancini; 54)
Bartesotti; 55) Pelegrini; 56) Mealli Moreno.
RONCHINI CON UNA LUNGHISSIMA VOLATA
Nel 1964, archiviata ancora una volta amaramente per i nostri
colori la Milano-Sanremo con una nuova vittoria straniera ad opera dell'inglese
Simpson col 1° degli italiani — Pellizzaro — al 7° posto e concluso il Giro
della Campania con la brillante vittoria di Vito Taccone, il ciclismo italiano
si è trasferito in Calabria per un "Giro della Provincia di Reggio" valido per
il campionato italiano a squadre.
Nel festoso ambiente che la corsa annualmente rinnova, con la
solita applaudita sfilata e la benedizione alla variopinta carovana, 75
corridori si portano lentamente, tra gli applausi di una grande folla, verso
Ponte S. Pietro per prendere il via.
E' il 28 marzo, una calda giornata di avanzata primavera.
Lungo la litoranea Jonica, illuminata da un sole che sembra estivo tanto
sensibile è il caldo, il gruppo inizia la sua fatica procedendo compatto ad una
media di 37 Km. orari.
Il primo tentativo che toglie la tranquillità al gruppo avviene
a Bova ad opera di Minieri con un deciso ed improvviso allungo che sorprende
tutti e gli consente di avvantaggiarsi notevolmente.
A Capo Spartivento, dopo 60 Km. di percorso, egli precede tutti
di un minuto. A Brancaleone è Durante che si incarica di organizzare
l’inseguimento, forzando l'andatura e riportandosi sul fuggitivo.
Sullo slancio di questa rincorsa del gruppo, Moser tenta il colpo: continua a
pigiare forte sui pedali, ravvivando sensibilmente l'andatura e trascinando con
lui Bitossi, Durante, Ferrari, Colombo, Ceppi, lo stesso Minieri, Negro, Soler,
Vicentini, Fontana, Pambianco, Suarez e Partesotti.
Al passaggio da Ardore ai battistrada si uniscono, dopo un
brillante inseguimento, Daglia, Maino, Ronchini e Battistini. Questo plotone
giunge a Marina di Gioiosa Jonica con un vantaggio di 2,30" sul gruppo.
Si attacca ora la lunga salita che dal mare porta agli 800 metri
del Passo della Limina. Sui primi tornanti il tempo si rabbuia e comincia a
piovere. Il gruppetto di testa, in un clima così diverso da quello di partenza,
è trascinato da Bitossi che passa in vetta con 2' sul grosso. Come spesso
accade, sulla immediata discesa su Cinquefrondi gli inseguitori si fanno sotto,
stimolati dalla vivace azione di Vito Taccone che, assieme a Sarti, transitando
da Cinquefrondi ha ridotto il suo ritardo a 1,30" ed alle porte di Laureana
riprende i fuggitivi, consentendo a molti di rientrare tra gli uomini di testa.
Sulla breve erta di Laureana si fa luce Ferrari sul quale si portano subito
Ciampi, Maino ed Enzo Moser.
I quattro transitano da Rosarno (Km. 173) 45" sul gruppo. La
posizione degli uomini in corsa a Gioia Tauro è la seguente: in testa i quattro
fuggitivi, a 2,10" Magni, Trapè e Suarez, mentre il gruppo rinviene fortissimo.
Si presenta quindi l'ultimo ostacolo: il S. Elia.
L'iniziativa per la scalata al colle è di Ferrari e Fontana che
partono come frecce, superano i 520 metri della vetta, e si tuffano su Bagnara
che raggiungono con un vantaggio di un minuto sui più immediati inseguitori.
Ma il gruppo reagisce con vigore e gradatamente il distacco dai
due battistrada diminuisce. Il tentativo viene completamente annullato, proprio
quando sullo sfondo del mare calmissimo cominciano a delinearsi le prime case di
Reggio. Mancano soltanto 7 Km. all'arrivo.
Ma c'è subito un nuovo pericolo per tutti: sulla rincorsa
effettuata dal gruppo, se ne vanno lesti Taccone, De Filippis, Ciampi e Fezzardi
che trovano l'accordo e tentano il colpo.
Il gruppo non può disinteressarsi del tentativo e si produce in un rabbioso
inseguimento che dà i suoi frutti poco prima di entrare in Città. Ed ecco
l'epilogo: all'inizio del Lungomare, sotto lo striscione dell'ultimo chilometro,
parte di scatto Ronchini sorprendendo tutti. La sua azione è possente: a testa
bassa sul manubrio, pedala a pieno ritmo.
Per i primi 500 metri il portacolori della Cynar ha una decina
di metri di vantaggio, poi s'impegna con tutte le sue forze e, sotto lo
scrosciare degli applausi, vince con netto distacco meritatamente, a lungo
acclamato da una folla immensa che le transenne trattengono a stento.
Ordine di arrivo:
1) Ronchini Diego (Cynar - Frejus) Km. 274,500 in ore 7,27' media 36,929; 2)
Carlesi Guido (Gazzola - Fiorelli) a 7"; 3) Pifferi Aldo (Lygie); 4) Liviero
Dino (Ibac); 5) Pellizzari Renato (Ignis); 6) Fontana; 7) Durante; 8) Nencini;
9) Nencioli; 10) Vicentini; seguono a pari merito: Chiappano, Ferretti, De
Filippis, Battistini, Ferrari, Ottaviani, Cribiori, Maserati, Balmamion, Milano,
Sarti, Zandegù, Aldo Moser, Brugnami, Mugnaini, Bini, Pancini, Baldini,
Pambianco, Scandelli, Taccone, Trapè, Ciampi, Bitossi, Lenzi, Segù, Poggiali,
Negro.
IL VELOCISTA DURANTE SI IMPONE NEGLI ULTIMI DIECI METRI
Nel 1965, la 26ª edizione si disputa in una data che ricorre
spesso: il 28 marzo. La gara è nuovamente valida per il Campionato Italiano a
squadre. Sono presenti: Salvarani, Maino, Molteni, Filotex e Ignis.
Manca tra la schiera dei partenti qualche nome importante che,
temendo probabilmente la fatica della gara reggina, si è voluto risparmiare, in
vista della disputa del Giro della Campania, seconda prova del Campionato
Italiano Professionisti.
Ci sono, però, atleti di primissimo piano come Adorni, Bitossi,
Dancelli, Taccone e il vincitore dello scorso anno Ronchini. Tra i 47 partenti
c'è anche Motta che, però, non è completamente a posto per una indisposizione
sofferta ieri.
Questa volta il film del Giro ha per protagonista un atleta
generoso che, con una impresa veramente degna di un campione, ha sognato per 180
chilometri di poter scrivere il suo nome tra i vincitori della corsa della Fata
Morgana.
Il suo tentativo è nato così: a Bovalino (Km. 83,600) scappano in quattro: Neri,
Marcoli, Partesotti e Portalupi.
In perfetto accordo i quattro procedono speditamente,
transitando da Locri con un vantaggio di 1,30" che a Siderno è di 3,10" ed a
Gioiosa di 4,30".
Il plotoncino in fuga affronta compatto la salita della Limina, e sulle rampe
più dure che conducono al Passo ha un vantaggio che si è fatto notevole: sette
minuti.
Sulla vetta transitano nell'ordine Neri, Partesotti e Portalupi;
Marcoli in crisi segue a 3'. Dopo 7' passa Taccone con Bitossi e Zancanaro.
La discesa su Cinquefrondi è, anche questa volta, il punto ove viene organizzata
la caccia ai fuggitivi. Il distacco dai battistrada, al passaggio da Laureana è
diminuito a 6'.
Il terzetto che guida la corsa, continua però, la sua azione con
immutato impegno fino a Gioia Tauro, quando Partesotti scatta, lasciando i due
compagni e inizia a scalare da solo il S. Elia. In vetta al colle l'atleta di
Reggio Emilia ha un vantaggio di 50" che conserva anche al passaggio da Scilla.
Ma la muta degli inseguitori si è risvegliata, ha organizzato la
rincorsa e fa già sentire il suo fiato. Malgrado il terreno viscido per la
pioggia che comincia a far luccicare l'asfalto, Dancelli, Taccone, Mugnaini,
Bitossi, Poggiali e Motta si danno gran da fare per far svanire nella cruda
realtà il dolce sogno dell'ottimo Partesotti.
All'ingresso di Reggio l'iniziativa degli inseguitori è coronata
dal successo ed il bravo corridore emiliano viene raggiunto da un nutrito
plotone.
All'inizio del Lungomare, ove viene disputata la volata finale, scivola
paurosamente Cribiori, trascinando nella caduta Pambianco, Aldo Moser e Mugnaini
che si ferisce ad un gomito.
Si iniziano gli schieramenti per lo spunto finale. Ai 200 metri
parte Taccone, e sembra che abbia partita vinta, ma negli ultimi metri sul suo
fianco sfreccia come un razzo Adriano Durante che supera di mezza macchina il
pur bravo e popolare Vito.
Ordine di arrivo:
1) Durante Adriano (Ignis) Km. 274,500 in ore 7,42',20" media 35,623; 2) Taccone
Vito (Salvarani) a ruota; 3) Bitossi Franco (Filotex) s.t.; 4) Motta Gianni (Molteni)
s.t.; 5) Dancelli Michele (Molteni) s.t.; 6) Vigna s.t.; 7) Poggiali s.t.; 8)
Neri s.t.; 9) Cribiori a 20"; 10) Pambianco s.t.; 11) Aldo Moser a 30"; 12)
Mugnaini a 35"; 13) Partesotti a 54"; 14) Adorni a 6,15"; 15) Fezzardi s.t.
PRIMA VITTORIA DI DANCELLI
Una volata coronata da un vittorioso spunto di Dancelli conclude
il 3 Aprile 1966 la ventisettesima edizione. E pensare che Dancelli sulla Limina
aveva detto di star male e aveva perso un pò di tempo. Grande festa ieri e oggi
a Reggio per la presenza dei più bei nomi del nostro ciclismo. Molti applausi e
tanti battimani per tutti i partecipanti alla corsa.
All'inizio della galoppata sullo Jonio è Taccone ad accendere le
ostilità, ma senza insistere nel suo tentativo di fuga che si esaurisce in poco
più di un chilometro. Sono poi Zandegù, Grassi e Casalini ad agitare le calme
acque in cui naviga il compatto plotone. Ma il... mare presto ritorna
tranquillo.
La prima parte del percorso pianeggiante non registra davvero episodi che
meritino di essere segnalati. Il gruppo è sempre unito sino a Marina di Gioiosa
Jonica.
Il primo tentativo che scuote i concorrenti è quello iniziato da
Casalini che, con un improvviso allungo, cerca di andarsene. La reazione del
folto plotone è immediata: Gimondi, Motta, De Rosso, Dancelli, Passuello,
Mugnaini, si riportano sollecitamente sul fuggitivo seguiti da Timon che assieme
allo svizzero Maurer costituisce il tandem degli stranieri in corsa. La lotta di
questi uomini è vivacissima sui tornanti che conducono al Passo. Essi hanno un
1,15" sul grosso.
Ma man mano che l'erta, in vista della vetta si fa più dura,
cominciano i primi cedimenti: rimangono attardati Casalini, Timon, Passuello e
Dancelli che dice di non star bene. Intanto tra gli inseguitori si fanno luce
Balmamion, Schiavon, Maurer e Cribiori.
Sotto lo striscione del gran premio della montagna i passaggi
avvengono nel seguente ordine: Motta, De Rosso, Gimondi e Mugnaini. A 37"
Passuello, a 50" Maurer, Balmamion, Bitossi, Cribiori, Schiavon e Moser, a 1,10"
Vicentini, Trapè, Zilioli, Dancelli , Ugo Colombo ed a 1,15" Casalini che è di
poco avvantaggiato sul gruppo.
Rituale avvicinamento progressivo tra i battistrada ed il resto
dei concorrenti sulla discesa per Cinquefrondi; quindi tentativo di Taccone e
Sambi. I due a Taurianova hanno un vantaggio di 1,30", che aumenta di un altro
minuto al passaggio da Gioia Tauro. Gimondi che è al comando di una trentina di
concorrenti, ritiene pericoloso il tentativo dell'abruzzese e del suo compagno,
e decide di agire: allunga immediatamente e con lui escono dal gruppo Motta, Ugo
Colombo, De Rosso, Maurer e Dancelli che si è ripreso nettamente dalla
indisposizione sofferta sulla Limina, Cribiori, Schiavon, Balmamion, Zilioli,
Zandegù. Monti e Drago.
Intanto Taccone ed il suo compagno iniziano la scalata del S.
Elia con 2,10" sugli inseguitori. Dopo aver superato il colle, al passaggio da
Bagnare, i battistrada hanno 2,15" su Gimondi e compagni, i quali nel frattempo
aumentano il loro impegno nella caccia ai fuggitivi e proprio quando mancano
soltanto 4 Km. all'arrivo, le speranze di vittoria di Taccone svaniscono; la
muta degli inseguitori lo ha raggiunto.
Siamo ora all'ultimo chilometro. Prontamente i concorrenti
assumono il caratteristico schieramento per la volata sul lungo rettifilo.
Sembra proprio che nessuno voglia, però assumere l'iniziativa per il primo
scatto, ma a 300 metri dalla linea bianca parte Motta: Dancelli è lesto a
portarsi sulla sua ruota, e quando mancano soltanto 30 metri, con un guizzo
prepotente si aggiudica la vittoria, lungamente acclamato dalla numerosa folla.
Ordine di arrivo:
1) Dancelli Michele (Molteni) Km. 337,600 in ore 6,28',30" media 36,508; 2)
Motta Gianni (Molteni); 3) Zandegù Dino (Bianchi); 4) Maurer Ralf (Filotex); 5)
Bitossi Franco (Filotex); 6) Gimondi; 7) Monti; 8) Taccone; 9 Cribiori; 10) De
Rosso; 11) Sambi; 12) Zilioli; 13) Balmamion; 14) Drago; 15) Colombo.
BIS DI MICHELE DANCELLI
La 27ª edizione si corre il 18 aprile 1967. E' una splendida
giornata che rende più gioioso il cordiale saluto della Città alla carovana del
Giro.L'Jonio calmo ed azzurrissimo, riflette gli argentei raggi del sole,
conferendo maggior soavità all'incantevole panorama, che ha per suggestivo
sfondo l'Etna con la sua cima incappucciata di bianco.
La strada si snoda lungo il mare e la vivacità dei colori del
gruppo, che procede compatto sul luccicante asfalto, costituisce un suggestivo
effetto cromatico. Una iniziativa di Armani, Lievore, Grassi, Tosello e
Bariviera interrompe per breve tempo al 6" chilometro la quiete ed impedisce
alla multicolore troupe di continuare a godersi una così stupenda visione. Ma si
tratta di uno spunto che non ha concreti propositi di battaglia e la breve...
distrazione ha termine. Si procede nella massima tranquillità per una quarantina
di chilometri.
Poi, nei pressi di Bova, escono dal gruppo De Franceschi ed
Armani, seguiti dopo da Portalupi e Fabbri. Questi quattro corridori trovano
sollecitamente la necessaria intesa ed acquistano man mano vantaggio sul grosso:
a Bovalino il ritardo degli inseguitori è di 1,15". Giunti ad Ardore, Armani
preferisce fermarsi ad attendere il gruppo e nel frattempo entra in un bar e si
ristora.
Restano così in tre a condurre fino a Gioiosa, quando, proprio
all'inizio della lunga salita della Limina la sfortuna appieda De Franceschi.
Sono, pertanto, Portalupi e Fabbri a condurre in testa la corsa. I due
affrontano l'erta per il Gran Premio della montagna avvantaggiati di 1,30" che
aumentano a 2' al passaggio da Mammola. Intanto il gruppo guidato da Dancelli,
Michelotto e Negro, ha organizzato la rincorsa e si avvicina a vista d'occhio.
Nel frattempo, a due chilometri dalla vetta Fabbri stacca il suo
compagno di fuga e rimane solo al comando. Ma il gruppo è già alle sue spalle,
ed è Michele Dancelli che passa primo sotto lo striscione della Limina.
A Cinquefrondi, al termine della lunga discesa dalla vetta, il gruppo si
ricompone.
Immediatamente dopo Polistena, Bocci si produce in un allungo ma
il gruppo si disinteressa del suo tentativo non considerandolo pericoloso. Il
fuggitivo può così transitare da Taurianova, dove riscuote la sua dose di
applausi, con un vantaggio di 2',15". La sua avventura, però, come previsto è di
breve durata e finisce all'inizio dell'ultima asperità della corsa: il S. Elia.
Egli viene raggiunto da un plotone di venti corridori: Dancelli, Bitossi,
Adorni, Maurer, De Rosso, Stefanoni, Bodrero, Moser, Cucchietti, Carlello,
Passuello, Galbo, Michelotto, Bingelli, Mealli, Benfatto, Schiavon, Di Toro,
Mugnaini e Sgarbozza.
Il folto plotone scala quasi compatto le rampe del colle, poi al culmine scatta
Dancelli che si butta a capofitto sulla discesa di Bagnara seguito da Maurer e
Cucchietti, e con lieve distacco, da De Rossi, Barivieri e Bitossi.
Ma anche il resto si impegna, e, conseguentemente, tra Bagnara e
Scilla il gruppo si ricompone. Mancano tredici chilometri all'arrivo e c'è un
tentativo di Passuello, prima, poi di Bodrero e Moser. Il gruppo, però, è molto
attento e non si lascia sorprendere.
Ed ecco il Lungomare: anche questa volta nel volatone lo spunto
di Dancelli prevale di un soffio su Vittorio Adorni. Il portacolore della
Vittadello conquista così la sua seconda vittoria consecutiva, vivamente
acclamato da una grande folla.
Ordine di arrivo:
1) Dancelli Michele (Vittadello) Km. 237,600 in ore 6,16' media 37,920; 2)
Adorni Vittorio (Salamini); 3) Mealli Bruno (Salamini); 4) Bitossi Franco
(Filotex); 5) Sgarbozza Luigi (Salamini); 6) Bingelli; 7) Passuello; 8) Bodrero;
9) Di Toro; 10) Benfatto; 11) Maurer; 12) Cucchietti; 13) Stefanoni; 14) De
Rossi; 15) Michelotti; 16) Galbo; 17) Mugnaini; 18) Moser; 19) Schiavon; 20)
Carletto.
RECORD DI DANCELLI
24 Marzo 1968. Grande festa dello sport a Reggio per la disputa
del 29" Giro, prova di Campionato Italiano Professionisti. Sono presenti molti
campioni cari alle folle, tra cui Gimondi, Motta, Bitossi, Dancelli, Taccone,
Durante, per indicare i più popolari. Il pubblico reggino rinnova con le sue
affettuose manifestazioni di simpatia, l'entusiastico saluto che ogni anno
accoglie i partecipanti a questa bellissima gara, esprimendo a tutti i convenuti
il più cordiale benvenuto della Città di Reggio, che è espressione della
tradizionale ospitalità della terra di Calabria.
Come se fosse prescritto da un regolamento delle corse
Ciclistiche, l'avvio del "Giro della Provincia di Reggio Calabria" è quasi
sempre veloce. Appena abbassata la bandierina del via agli 80 concorrenti, i
passisti imprimono un ritmo sostenuto ed il folto plotone si allunga sulla
pianeggiante statale 106.
Ma il primo episodio che sembra dare risalto alla corsa avviene
al passaggio da Saline (Km. 26,300): esce dal gruppo Gimondi e si trascina
dietro Poggiali, Carletto, Michelotto, Bitossi, Ritter, Laghi, Favero e Negri.
Si pensa che sia l'inizio dell'offensiva del portacolori della
"Salvarani", perchè lo spunto di Gimondi è veramente... è veramente felice. I
quindici fuggitivi guadagnano rapidamente terreno, il che fa credere che il
tentativo prenda consistenza; essi transitano da Melito (Km. 31,300) con 40" di
vantaggio e raggiungono poco dopo la punta massima di 45".
Poi vi è la rabbiosa reazione di Motta che scatta al comando di
una ventina di unità all'inseguimento del temuto rivale; un secondo gruppo
guidato da Dancelli è sui fuggitivi.
Ora Motta e Gimondi si guardano e si controllano, facendo
procedere il gruppo senza impegno. Ma la condotta rinunciataria dei due non è
condivisa da Zandegù che, come ad un segnale convenuto allunga imitato da
Bitossi, Neri, De Pra, Zancanaro, Sgarbozza, Benfatto, Della Torre, Carletto,
Guerra, Vicentini, Andreoli, Dancelli, Durante e Tosello. Queste lepri uscite
improvvisamente dalla tana, filano veloci in pieno accordo tra Locri e Gioiosa
per affrontare con il maggior vantaggio possibile la salita della Limina,
temendo la reazione sia di Motta che di Gimondi. Nulla di ciò accade, forse
perchè i due più qualificati concorrenti sono paghi di essersi neutralizzati a
vicenda.
Le conseguenze del loro inspiegabile comportamento, che ha
deluso il grande pubblico, sono espresse dal grave ritardo di 11',45" che a
Siderno li divide dagli uomini che comandano la corsa; ritardo che a Mammola
sale a ben 12'. L'impegno dei fuggitivi è notevole ed essi scalando la montagna,
aumentano man mano il loro vantaggio. Ad un certo punto Bitossi ha una delle sue
solite crisi e si ferma; ma "Cuore Matto" si riprende subito, e pedalando col
ritmo del campione è nuovamente con i primi.
Perdono terreno prima Andreoli e poi Fornoni, vittima di una
caduta. In vista della vetta, Bitossi, con un rabbioso scatto, vince il Premio
della Montagna: egli precede Gimondi e Motta di 12',45".
Come sempre, gruppo riunito al termine della discesa per
Cinquefrondi (Km. 147,500). Qui cerca di andarsene Durante che guadagna una
trentina di secondi, ma il suo tentativo viene annullato dalla reazione del
folto gruppo di testa, subito dopo il passaggio da Cittanova (Km. 197,250). Il
passaggio dalla ridente cittadina segna l'abituale avvio per la lotta finale:
qui hanno infatti, inizio le micidiali rampe del S. Elia, dopo quasi 230 Km. di
corsa.
La selezione è immediata. Conducono in testa Zancanaro. Ritter,
Dancelli, Carletto e Tosello. Quest'ultimo e Zancanaro cedono, ed in vetta al
colle passa per primo Dancelli, poi Carletto e quindi Ritter, mentre rinviene
fortissimo Bitossi che buttandosi a capofitto nella discesa per Bagnara, riesce
a raggiungere i tre battistrada a Scilla (Km. 251,350).
Sul meraviglioso Lungomare di Reggio, brulicante di folla
entusiasta e disciplinata, Michele Dancelli, col suo scatto irresistibile, ha la
meglio sui tre compagni e vince per la terza volta consecutiva la "Classicissima
del Sud". E pensare che il suo medico lo aveva consigliato di non correre. Molta
delusione tra il pubblico per il comportamento di Gimondi e Motta che sono
giunti al traguardo col grosso ritardo di 16 minuti. Ottima come sempre
l'organizzazione.
Ordine di arrivo:
1) Dancelli Michele (Pepsicola) Km. 237,500 in ore 6,12' media 38,306; 2) Ritter
(Germanvox Vega Bic Coppi) s.t.; 3) Bitossi Franco (Filotex Taurus) s.t.; 4)
Carletto (Salvarani Bianchi) s.t.; 5) Zandegù a 3',15'' e con lo stesso tempo:
6) Durante; 7) Sgarbozza; 8) Guerra; 9) Della Torre; 10) De Pra; 11) Fezzardi;
12) Benfatto; 13) Vicentini; 14) Zancanaro; 15) Neri; 16) Tosello a 9',35''; 17)
Grassi a 16',15" e con lo stesso tempo: 18) Basso; 19) Destro; 20) Gualazzini;
21) Zilioli; 22) Moser; 23) Poggiali; 24) Bocci; 25) a pari merito in ordine di
iscrizione: Balmamion, Motta, Anni, Bodrero, Compagnoni, Fornori, Schutz,
Milioli, Taccone, Albonetti, Laghi, Chiappano, Ferretti, Gimondi, Minieri,
Battistini, Bongioni, Massignan, Moser, De Franceschi, Colombo, Chiarini, Favero,
Brunetti, Fonton, Luciani, Nero, Zanin, Cucchietti, Santinato, Franzetti, Galbo,
Michelotto, Stefanoni.
VITTORIO ADORNI CONQUISTA LA MAGLIA TRICOLORE
Il 22 giugno 1969 resterà certamente per Vittorio Adorni una
delle date più belle della sua brillante carriera di campione. L'elegante
portacolori della Scic, si era preparato con l'abituale serietà per conquistare
questa ambita vittoria, specialmente disputando il Giro della Svizzera.
Egli ha controllato accortamente le varie vicende che hanno
caratterizzato l'andamento della corsa ed ha sviluppato e sapientemente attuato
lungo tutto il percorso i suoi piani tattici.
Egli sapeva che il colpo decisivo va inferto sul S. Elia. Si è
limitato perciò ad osservare prima la scaramuccia di Boifava poi quelle di
Stefanini sul litorale Jonico.
Ha seguito attentamente quanto accadeva sulla salita della
Limina, riconducendo successivamente il gruppo sui fuggitivi di Molochio ed ha
atteso, quindi l'approssimarsi del S. Elia per sferrare l'attacco finale, che lo
avrebbe portato vittorioso sul traguardo di Reggio. Come sempre, calorose
accoglienze salutano i partecipanti al Giro fino al luogo della partenza
ufficiale. All'abbassarsi della bandierina, il consueto avvio veloce
caratterizza l'inizio della corsa: si fila a quasi 46 di media.
Malgrado l'andatura sostenuta, non mancano vari tentativi di
alcuni concorrenti per avvantaggiarsi. Prova per primo Brunetti, poi Gattofoni e
Yotti, ma tutti senza esito.
Il primo serio impegno è, però, quello di Stefanini che riesce
ad andarsene poco prima di Bovalino e transita da Locri con 1,35" sul gruppo.
Nell'abitato di Gioiosa Jonica il suo vantaggio è salito a 3,25". Egli con un
ammirevole impegno, scala in fuga solitaria le rampe che portano alla Limina e
passa in vetta precedendo di 1,39" la testa del gruppo incolonnato in fila
indiana. Sui 14 Km. di discesa che conducono a Cinquefrondi, si ripete ciò che
spesso è avvenuto nel passato in questo tratto del percorso: il gruppo degli
inseguitori raggiunge il fuggitivo che aveva guidato la corsa per 54 Km.
Ritorna così la calma che però dura poco.
Infatti nei pressi di Polistena prende il largo il giovane
Gattofoni al quale prontamente si uniscono Chiappano, Sgarbozza, Primavera e
Boifava, il tentativo è annullato.
Successivamente vanno via Campagnoni, Salina, Lievore, Bergamo e
Paolini, che in cima alla salita di Molochio sono avvantaggiati di 1' sul gruppo
condotto da Boifava, con Adorni ed i suoi gregari nelle prime posizioni.
Il quintetto viene ben presto raggiunto e tutti i concorrenti sono nuovamente
insieme. Si inizia la scalata del S. Elia. Sulle rampe rese maggiormente
faticose dopo i 200 Km. già percorsi, le ostilità sono aperte da Chiappano, ma
il suo tentativo è sollecitamente neutralizzato da Gimondi; poi è Primo Mori a
sferrare il suo attacco.
Il toscano, certamente senza saperlo, crea con il suo spunto
l'episodio che deciderà la corsa. Infatti, sull'allungo di Mori, prende il via
lesto e deciso Adorni che, sorprendendo tutti, in breve tempo raggiunge il
fuggitivo, lo sorpassa e con impressionante progressione, acquista subito un
concreto vantaggio.
Sembra che il campione del mondo si involi da solo verso il
traguardo, quando si intravede alle sue spalle l'inconfondibile sagoma di Vito
Taccone.
L'abbruzzese appare quello del miglior passato, sfodera la sua antica classe e,
con scatto rabbioso, riesce ad affiancarsi al capo squadra della Scic.
I due scendono veloci su Bagnara ed Adorni segue le spericolate acrobazie del
suo compagno che, però, sbanda per la forte velocità, cadendo malamente.
Ma l'uomo della Germanvox che è un combattente tenace, si rialza
subito, se pur dolorante e, sfoggiando le sue migliori doti con encomiabile
impegno, si riporta su Adorni.
I due proseguono appaiati ed il loro vantaggio sul gruppo
aumenta gradatamente, segnando alle porte di Reggio 3'. Sul luminoso Lungomare,
gremito fino all'incredibile da una folla entusiasta con un servizio d'ordine
perfetto, Vittorio Adorni conclude vittoriosamente, vivamente acclamato, la
superba impresa. Alla maglia del Campione del Mondo può ora ben meritatamente
unire quella tricolore di Campione d'Italia.
E' stata una grande giornata di sport, con protagonista un
atleta eccelso.
Ma non potremmo concludere questo resoconto senza elogiare incondizionatamente
la corsa di Vito Taccone che, pur avversato dalla sfortuna, ha messo in mostra
la sua classe ed il suo generoso carattere, giungendo insieme ad un grande
Adorni in forma smagliante.
Bravissimo Vito! E bravissimi come sempre gli amici dello Sporting Club Reggio
per quest'altra perfetta organizzazione.
Ordine di arrivo:
1) Vittorio Adorni (Scic) Km. 252 in ore 6,37',50" media 38,005; 2) Vito Taccone
(Germanvox) s.t.; 3) Italo Zilioli (Filotex) a 3',20"; e con lo stesso tempo: 4)
Michele Dancelli; 5) Felice Gimondi (Salvarani); 6) Carolmi; 7) De Rosso; 8)
Sesamonet; 9) Bitossi; 10) Moser; 11) Boifava; 12) Chiappano; 13) Portalupi; 14)
Di Caterina; 15) Schiavon; 16) Sgarbozza a 4',25"; e con lo stesso tempo: 17)
Bocci; 18) Della Torre; 19) Crovero; 20) Marcelli; 21) Rota; 22) Maggioni; ex
aequo: Moratti, Passuello, Cavalcanti, Colombo, Sopal, Mori, Vianelli, Vercelli,
Primavera, 32) Bianchini a 7',25"; 33) Lievore; 34) Massignan; 35) Milioli; 36)
Zandegù; 37) Toschi, tutti con lo stesso tempo di Bianchini; 38) ex aequo:
Roggioli, Ballini, Paolini, Baldan, Farisato, Carletto, Boohero.
BLOCCO STRADALE ABILMENTE AGGIRATO E PRIMA VITTORIA
STRANIERA
Tre fatti nuovi caratterizzano la 31° edizione che si disputa il
22 marzo 1970.
Sono tre novità che conferiscono nuove caratteristiche rispetto alle annate
precedenti. Il primo fatto nuovo da considerare è che il Giro acquista sia pure
per motivi di forza maggiore, un altro singolare titolo che fino al momento
riteniamo sia forse unico, almeno in Italia: l'inserimento del percorso di un
lungo tratto autostradale.
C'è poi una novità assoluta nella storia della competizione: per
la prima volta non si scala il S. Elia, il che, certamente, ha determinato una
diversa conclusione sul Lungomare.
E' vero che da Rosarno a Bagnara l'autostrada si sviluppa in
salita, ma certo le relative difficoltà non sono quelle che si sono presentate
negli anni passati ai corridori, dopo oltre 200 Km. di corsa. I due fatti su
riportati, che hanno influito a determinare la terza "novità", son dovuti ad una
agitazione sindacale di alcuni braccianti agricoli, i quali per porre in
evidenza la loro protesta, hanno cercato di fermare il Giro, costituendo un
improvviso blocco stradale tra Rosarno e Gioia Tauro.
Ma i contestatori hanno fatto male i loro conti, non valutando
la provata capacità, la lunga esperienza e lo spirito di iniziativa degli
organizzatori e particolarmente del direttore di corsa Giuseppe Lammendola, il
quale... aggirando l'ostacolo ha con abile mossa, immesso i concorrenti sulla
Salerno-Reggio Calabria per il tratto che va da Rosarno a Bagnara.
Immediata intesa con il Questore Santillo, 5 pantere e cinque
gazzelle a disposizione, sia per battistrada sia per la illuminazione delle
gallerie, e il problema derivante dalla imprevista agitazione bracciantile è
brillantemente superato, lasciando tutti soddisfatti, meno gli ideatori del
blocco.
E' vero che questa forzata variante ha fatto mancare la
tradizionale, selezionatrice scalata del S. Elia, ma è altrettanto vero che la
corsa ha potuto avere regolare svolgimento, grazie alla prontezza degli amici
dello Sporting Club.
La terza novità è costituita dalla prima vittoria straniera
nella lunga storia del Giro. Infatti una lunga volata finale nella quale ha
prevalso lo spunto del belga Walter Godefroot, ha concluso la gara.
Certo con l'abituale percorso le vicende e la conclusione
sarebbero state diverse, anche per la eliminazione degli impegnativi saliscendi
tra Polistena e Palmi, ma non si può affermare che l'uomo della Salvarani abbia
demeritato passando primo sotto lo striscione reggino. Egli ha capito che il
tracciato di emergenza costituiva una insperata possibilità di affermazione e ha
controllato sempre la corsa, puntando sulle sue doti di velocista.
Dopo gli abituali applausi per tutti i partecipanti, la partenza
vien data in perfetto orario. Sul nastro di asfalto ionico si snoda a buona
andatura il "serpente" multicolore, ma soltanto a Brancaleone la corsa è
movimentata per una impennata di Nicoletti che vince il traguardo a premio e
scuote il plotone che, in verità, si è scarsamente impegnato.
E' il duo Beghetto - Della Torre che si incarica di far notare
la prima azione degna di rilievo. I due partono di scatto e transitano da
Gioiosa con 1,10" sul gruppo mantenendo tale vantaggio fino alle prime rampe di
Mammola, poi il gruppo si rende conto che i due possono costituire un pericolo,
e parte alla rincorsa. Sulla Limina, infatti passa per primo Gosta Petterson che
precede di 5" Boifava, Maggioni, Houbrechts e Pecchielan e poi man mano gli
altri.
Discesa tranquilla su Cinquefrondi, poi il Direttore di corsa
Lammendola fa cenno di intesa all'agente di Polizia Stradale che lo segue da
vicino: è il segnale convenuto in gran segreto che conferma la rettifica
dell'itinerario e fa scattare i predisposti servizi della Polizia.
Si piega perciò verso Laureana, in leggera salita, e la
deviazione induce Sercu allo scatto, seguito subito da Paolini, Bitossi, Panizza
e Chiappano che a Rosarno fanno il loro ingresso sull'autostrada, con un minuto
di vantaggio sugli altri. Ma il grosso rinviene fortissimo.
La corsa diventa vivace e la eliminazione del S. Elia mette le
ali ai velocisti che trascinano il gruppo verso il traguardo. Sul Lungomare come
sempre gremito di folla, si presentano 30 corridori. Dopo una incertezza
iniziale, il primo a prendere il comando è Godefroot il quale, attaccato invano
da Sercu, vince nettamente.
Ordine di arrivo:
1) Walter Godefroot (Salvarani) Km. 247 in ore 6,19',10'' media 39,133; 2) Luigi
Sgarbozza (Dreher); 3) Patrik Sercu (Dreher); 4) Vito Taccone (Cosato
Marsicano); 5) Franco Bitossi (Filotex); 6) Soave; 7) Simonetti; 8) Conti; 9) U.
Colombo; 10) Fabbri; 11) Denti; 12) Vianelli; 13) Bergamo; 14) Boifava; 15) a
pari merito tutti col vincitore: Rota Attilio, Pecchielan, Houbrechts, Poli,
Gosta Petterson, Casalini, Cucchietti, Ballini, Fezzardi Panizza, Cavalcanti,
Maggioni e Beghetto; 28) Balmamion; 29) Schiavon; 30) De Simoni; 31) Chiappano;
32) Vicentini; 33) Gualazzini; 34) Benfatto; 35) Franchini; 36) Iotti; 37)
Baldan.
SU TUTTI PREVALE MOTTA
28 marzo 1971: una splendida volata di Gianni Motta conclude la
32" edizione della "Classicissima del Sud". Subito dopo la brillante
affermazione, tra gli applausi di una gran folla che lo ha portato quasi in
trionfo sino alla tribunetta RAI, il portacolori della Salvarani, ovviamente
esultante, afferma che non sperava di vincere il Giro, che aveva sempre sognato
di far suo.
Ma Motta ha ben meritato la vittoria, disputando una gara
accorta e producendo il necessario maggiore impegno al momento giusto. Alle
9,10, con leggero ritardo a causa della grande folla che dal luogo di raduno
fino a quello di partenza, ha salutato calorosamente tutta la carovana, la corsa
prende il via.
Plotone compatto dei 74 partenti per i primi 6 Km., poi il primo
tentativo di allungo ad opera di Polidori. Il gruppo, però, molto attento, non
lascia spazio per colpi di mano. L' andatura è sostenuta ed i concorrenti
transitano tutti insieme al passaggio da Melito (Km. 31) e a Bova Marina dove
Gualazzini vince il traguardo a premio.
In testa gli uomini della Salvarani e della Ferretti controllano
la corsa. Al passaggio da Brancaleone, scattano in quattro: Paolini, Giuliani,
Ballini e Guerra che acquistano un certo vantaggio. Poi, al Km. 63,
improvvisamente va via Gimondi. La sua azione è condotta con notevole impegno e
dà l'impressione che egli voglia iniziare la rincorsa per raggiungere i
fuggitivi ed assumere il comando della gara.
Ma, con sorpresa generale, il suo tentativo si esaurisce dopo
appena 3 Km.
E', quindi, la volta di Zilioli il quale si incarica di organizzare
l'inseguimento del quartetto in fuga. Infatti, egli affiancato da Ritter e
Boifava, aumenta l'andatura trascinando il gruppo che raggiunge i battistrada,
riportando momentaneamente la calma.
A Bovalino il premio di traguardo è appannaggio di Casalini che
scatta tempestivamente. Nulla di nuovo a Locri dopo 100 Km. di corsa su un
terreno pianeggiante. Dopo 4 Km., nei pressi di Siderno fora Motta che, atteso
dai compagni di squadra, può rientrare sollecitamente. Poco dopo Gualazzini si
aggiudica anche il premio messo in palio a Gioiosa.
Dopo questa località il gruppo compatto inizia a scalare l'erta
che conduce alla Limina. Fa l'andatura Zilioli che, poi, scatta improvvisamente,
imitato da Ugo Colombo, Bergamo e Boifava. Il pericolo di questa iniziativa è
avvertito da Motta che, con la collaborazione di Gosta Petterson, Ritter e
Lanzafame, si pone subito all'inseguimento dei fuggitivi ed in breve tempo
annulla il tentativo.
Poco dopo nuovo allarme: allunga Gimondi, ma non succede nulla di importante ed
il gruppo si ricompone.
Sulla Limina passano una trentina di corridori, guidati da
Bergamo. Poi la "ristoratrice" discesa su Cinquefrondi e, quindi, il plotone
transita tranquillo da Cittanova. Poco dopo un nuovo tentativo di Gimondi. E'
nuovamente Ziloli che si incarica della rincorsa capitanando un gruppetto
composto da Ritter, Salutini, Casalini, Mori, Giuliani, Paolini e Bassini.
L'inseguimento è fruttuoso ed il Campione di Sedrina viene raggiunto. Il gruppo
procede ancora unito, ma tutti stanno con gli occhi bene aperti per evitare
sorprese.
Si sale verso Oppido Mamertina e nei pressi di questa cittadina
— che tanto si distinse in passato per aver egregiamente curato l'organizzazione
locale — allungano Salutini ed Eric Petterson. Zilioli che si sta dimostrando il
più attivo, si impegna ancora nell'inseguimento probabilmente anche per
sfruttare l'occasione ed inserirsi al comando unitamente al suo compagno di
fuga.
Ma poi non insiste e si fa riassorbire, facilitando l'azione di
Motta, molto attento, che prima raggiunge i fuggitivi e successivamente, si
mette alla testa di un gruppetto di cui fanno parte Boifava, Bergamo, Ritter,
Maggioni, Vianelli, Ugo Colombo e Gosta Petterson. Segue a 500 metri un
plotoncino con Gimondi. Poggiali, Zandegù, Sercu, Cavalcanti, Conti, Panizza,
Chiappano, Franco Mori, Balmamion e Primo Mori.
Con Motta in testa, Gimondi e gli altri della Salvarani frenano
la marcia del secondo plotone. Intanto gli uomini di punta filano veloci. Nei
pressi di Bagnara Vianello, Bergamo e Gesta Petterson movimentano la corsa, ma
senza esito.
Poi tenta inutilmente Boifava ed, infine, a otto chilometri
dall'arrivo, Vianello, prima, e Maggioni dopo, provano a sganciarsi. Ritter
organizza immediatamente l'inseguimento, e, raggiunto lo scopo, cerca a sua
volta di avvantaggiarsi. Quello del danese è l'ultimo vano tentativo, annullato
ancora una volta, dalla pronta reazione di Boifava.
Ora è la volta buona: Motta, dopo aver saggiamente atteso
l'annullamento dei vari tentativi ed essere sempre stato tra i primi, esce fuori
al momento giusto e meritatamente vince la movimentata ed avvincente corsa,
vivamente acclamato.
Ordine di arrivo:
1) Motta Gianni (Salvarani) che compie i Km. 363,200 del percorso in 6 ore e 48'
alla media di Km. 38,685; 2) Bergamo (Filotex) s.t.; 3) Ritter (Dreher); 4)
Zilioli (Ferretti); 5) Colombo (Filotex); 6) Petterson Gosta; 7) Vianelli; 8)
Maggioni; 9) Boifava; 10) Paolini Enrico a 3',36"; 11) Gimondi; 12) Sercu
Patrick a 3',42"; 13) Panizza; 14) Levati; 15) Zandegù; 16) Cavalcanti; 17)
Michelotto; 18) Conti; 19) Caverzasi; 20) Laghi; 21) Polidori; 22) Balmamion;
23) Mori Franco; 24) Giuliani; 25) Bassini; 26) Poggiali; 27) Chiappano; 28)
Casalini; 29) Schiavon; 30) Petterson E.; 31) Benfatto; 32) Fezzardi a 3',52";
33) Farisato a 6',52"; 34) Crepaldi.
"CUORE MATTO" VINCE CON UNA INTELLIGENTE VOLATA
26 marzo 1972. In una giornata quasi estiva, la carovana del
Giro, dopo il rituale festoso saluto della folla reggina lungo il Corso
Garibaldi fino alla solita località di partenza, prende il via sveltamente sulla
statale Jonica, allietata dal suggestivo scenario del Litorale.
Per i primi 60 chilometri piccole scaramucce non sono nemmeno
considerate dal gruppo che, sia pure con un certo impegno, procede compatto. Poi
proprio al 600 Km. scappa Crepaldi che insiste nella sua azione e transita da
Locri, dopo 100 Km. di percorso, con un vantaggio di 3'.
L'uomo della Salvarani continua la sua fuga ed il suo vantaggio
raggiunge i 5'. Ma, subito dopo Africo Nuovo, Vercelli decide l'inseguimento e
scatta rabbiosamente pedalando con gran lena. Il suo sforzo è premiato nei
pressi di Gioiosa, quando la strada piega a sinistra per l'arrampicata sulle
estreme pendici dell'Aspromonte. Egli raggiunge e stacca il fuggitivo e procede
da solo lungo gli impegnativi tornanti che portano alla Limina, passando in cima
con un buon margine sul grosso.
L'impegno di Vercelli è notevole ed egli prosegue la sua
galoppata scendendo veloce sulla strada per Cinquefrondi. Si intuisce però che
abbia iniziato troppo presto il suo attacco per poterne trarre effettivi
vantaggi.
Comunque proseguendo la sua marcia, transita vittorioso anche
sotto lo striscione di Molochio. Ma già il gruppo ha organizzato la rincorsa e,
malgrado la bravura del battistrada, questi viene raggiunto a 100 metri dalla
vetta del S. Elia. La sua bella impresa è finita e con essa anche la sua corsa
perchè egli si ritira e raggiungerà Reggio in auto.
Subito dopo, il gruppo, stimolato dall'azione di Bergamo, si
precipita lungo la panoramica discesa su Bagnara. Si intravede ad un certo
momento la sagoma inconfondibile di Italo Zilioli che si avvantaggia di qualche
metro; si nota anche lo svedese Gosta Petterson che lestamente si porta sulla
ruota dell'uomo della Salvarani.
I due trovano l'accordo e procedono veloci in testa fino a
Scilla. Ma proprio passando per questa località all'imboccatura dello Stretto,
altri sei inseguitori si affiancano a loro: Bitossi, Paolini, Van Vlierberghe,
Aldo Moser, Fuchs e Di Caterina.
Il plotoncino è compatto anche sul rettifilo di Catona e i suoi
componenti imboccano insieme l'ampio viale di arrivo, gremitissimo, come sempre
di folla disciplinata e plaudente.
La lotta è serrata, ma soltanto negli ultimi 200 metri si
decide: si avvantaggiano Bitossi e Van Vlierberghe; il Campione d'Italia,
portacolori della Filotex, con un possente scatto ha la meglio sullo svedese e
passa primo, malgrado una protesta per un inesistente danneggiamento.
Bellissima gara, ottimamente organizzata, con una corona
imponente di pubblico che alla fine ha tributato nuovi meritati applausi a tutti
i concorrenti e particolarmente, è logico, al bravissimo Bitossi.
Ordine di arrivo:
1) Franco Bitossi (Filotex) che compie il percorso di Km. 259,900 in 7 ore e 7'
alla media di Km. 36,519; 2) Van Vlierberghe (Ferretti) s.t.; 3) Paolini (Scic)
s.t.; 4) Zilioli (Salvarani) s.t.; 5) Fuchs (Filotex) s.t.; 6) A. Moser (G.B.C.
Sony) s.t.; 7) G. Petterson (Ferretti) s.t.; 8) Di Caterina (Dreher) s.t.; 9)
Polidori (Scic) a 46"; 10) Farisato (Ferretti) s.t.; Segue tutto il gruppo.
Dopo la gara la classifica del Campionato Italiano a squadre vede in testa la
Filotex con p. 33, seguita dalla Ferretti con p. 30, dalla Scic con p. 23, dalla
Salvarani con p. 17, dalla C.B.C. Sony con p. 10 e dalla Dreher con p. 9.
SENZA LA LAMINA: VINCE PANIZZA
8 aprile 1973, si disputa la 34ª edizione del Giro. A 35 Km.
dall'arrivo cinque uomini sono in fuga verso il traguardo del Lungomare;
Poggiali, Ugo Colombo, Panizza, Fuchs e Perfetto; il quintetto, in perfetto
accordo, procede, lesto verso Reggio. Ciò malgrado, altri due corridori
raggiungono i battistrada fra Catona e Gallico. Sono Boifava e Francesco Moser,
il quale, come vedremo, corona così il suo impegnativo, brillantissimo
inseguimento.
A breve distanza dall'arrivo sono, quindi, sette i componenti
del gruppetto alla guida della gara e che si presentano sotto lo striscione
dell'ultimo chilometro.
Improvvisamente a 500 metri dalla conclusione scatta Moser, ma dopo una
splendida gara, il suo è davvero un peccato di inesperienza. E' partito troppo
lungo e poi non ha retto, consentendo a Panizza di superarlo con uno scatto
vittorioso proprio negli ultimi metri.
Con la solita folla plaudente, dopo le consuete tradizionali
cerimonie, il Giro ha avuto inizio in una giornata illuminata da un tiepido
sole. La corsa presenta una grossa novità: per la prima volta non si affronta il
passo della Limina. Le avverse condizioni atmosferiche degli ultimi giorni hanno
notevolmente danneggiato la Gioiosa Mammola - Cinquefrondi, rendendo impossibile
il transito.
E' stato quindi, giocoforza ripiegare sulla Locri – Cittanova,
passando per l'altopiano di Zomaro. Il che, per la verità, non ha diminuito
l'asperità del percorso.
Abbiamo assistito ad un Giro vivacissimo e con i giovani in
evidenza, ed una partecipazione di ben 108 concorrenti. Subito dopo la partenza
data dal Presidente dello Sporting Club Dr. Siracusa, l'andatura si fa
sostenuta. I primi spunti senza esito, sono di Conti prima e di Gimondi dopo. La
numerosa serie di traguardi da Melito a Locri movimenta costantemente la gara,
ma senza episodi determinanti. Infatti a Locri sono ancora insieme una trentina
di corridori che costituiscono il gruppo di testa. A causa del nuovo tracciato
il folto plotone gira sulla sinistra lasciando il litorale jonico, per imboccare
la statale 111.
Si inizia ora l'arrampicata incontrando per prima Gerace,
l'antica Hagia Hyziaki, ricca di memorie, dominata dal castello di Roberto il
Guiscardo e dalla splendida Cattedrale, la più vasta chiesa della Calabria. Dai
435 m. di questa caratteristica località, continuando a salire si raggiunge la
quota mille degli Altopiani di Zomaro, per poi scendere su Cittanova.
Guidano il gruppetto Forchesato, Marchetti e Riccomi. Sulla
salita si forma un plotone di 14 concorrenti: Bergamo, Panizza, Riccomi, Di
Caterina, Ritter, Dancelli, Perfetto, Fuchs, Polidori, Marchetti, Poggiali,
Colombo, Della Bona e Mugnaini; essi precedono il gruppo di 1',15".
Sulla montagna di Zomaro è primo Perletto seguito da Dalla Bona
e dagli altri 12 in fila indiana. Il traguardo di Terranova è vinto da Bergamo
su Marchetti.
Sulla successiva salita di Molochio il gruppetto di testa vivacizza nuovamente
la corsa ed il ritardo del gruppo si fa sempre più consistente: ad Oppido è di
3',35" ed a Gioia Tauro di 4',20".
Proprio in questa ultima località cominciano gli attacchi per la
lotta conclusiva. Se ne vanno prima Poggiali, Colombo e Perletto, poi Fuchs e
Panizza. Reagisce Moser il quale con grande impegno si pone all'inseguimento dei
primi riuscendo a ridurre progressivamente lo svantaggio.
Sul S. Elia è primo Panizza che precede gli altri quattr
compagni di fuga. A 55" seguono Dancelli, Ritter e Bergamo; a 1',15" Di
Caterina, luliano e Marchetti ed 1',45" Polidori. Dopo 5" transitano Moser,
Battaglin e Fontanelli che precedono il gruppo, in ritardo di 3'.
Sulla vertiginosa discesa che porta a Bagnara i 5 battistrada
precedono di mezzo minuto Bergamo e di 50" Moser, che proseguendo nella sua
entusiasmante rincorsa, a 8 Km. dall'arrivo riesce a raggiungere i primi assieme
a Boifava. Pertanto sono, come già descritto, sotto lo striscione dell'ultimo
chilometro sette corridori che si disputano la volata vinta dal bravo Panizza.
Ordine di arrivo:
1) Vladimiro Panizza (G.S. GBC) che compie i 241 Km. in ore 6,12',10" media
38,385; 2)Davide Boifava (G.S. Magnifex) s.t.; 3)Francesco Moser (G.S. Filotex)
s.t.; 4) Roberto Poggiali (G.S. Sammontana) s.t.; 5) Giuseppe Perletto (G.S.
Zonca) s.t.; 6) Joseph Fuchs (G.S. Filotex) s.t.; 7) Ugo Colombo (G.S. Filotex)
s.t.; 8) Aldo Parecchini (G.S. Molteni) a 3',13"; 9) Italo Zilioli (G.S. Dreher)
s.t.; 10) Giovanni Battaglin (G.S. Jolliceramica) s.t.; 11) Michele Dancelli
s.t.; 12) Pietro Di Caterina a 4',28"; 13) Fabrizio Fabbri s.t.; 14) Luciano
Borgognoni a 5',3 "; 15) Marcello Bergamo s.t.; 16) Gianni Motta s.t.; 17)
Silvano Schiavon s.t.; 18) Walter Riccomi s.t.; 19) Renato Marchetti s.t.; 20)
Gaetano Juliano s.t.; 21) Giancarlo Bellini s.t.; 22) Roger De Vlaeminck s.t.;
23) Alessio Peccolo s.t.; 24) Gosta Petterson s.t.; 25) Enrico Maggioni s.t.;
26) Felice Gimondi s.t.; 27) Giancarlo Polidori s.t.; 28) Ole Ritter s.t.
VITTORIA DI MOSER
24 marzo 1974: 109 corridori rappresentanti ben 11 squadre
nazionali sono allineati alla partenza. Manca, purtroppo, per dare come sempre
il via l'inconfondibile figura di Salvatore Siracusa, che nel lontano 1920 creò
il Giro ed è stato sulla breccia fino all'anno scorso.
Caro, indimenticabile Presidente, la Tua corsa continua a
portare sulle nostre strade, l'entusiasmo e l'interesse che la Tua appassionata
opera ha suscitato per tanti, tanti anni.
Quasi a voler significare la continuazione del tradizionale
impegno dei partecipanti dopo che è mancato al Giro il suo impareggiabile
fondatore, immediatamente dopo il via, malgrado il vento di scirocco che
infastidisce i concorrenti, la corsa è subito movimentata prima da Buonacina e
poi da Avogadri e Brandi che lo raggiungono.
Parte poco dopo Scorza, ma il suo tentativo è annullato
all'ingresso di Bova Marina. Il traguardo a premio di quest'ultima località è
appannaggio di Avogadri. Percorsi appena 2 Km., il suo compagno di squadra Pella
tenta di andarsene; a lui si unisce il danese Ritter, già recordman dell'ora, e
i due iniziano la salita che conduce agli Altopiani di Zomaro.
A Gerace passa primo Ritter che è riuscito a staccare il
compagno. Egli dopo 22 Km. di impegnativa salita, transita solo in vetta con
1',40" sull'indomito Pella, 1',45" su Sutter e 3 minuti sul gruppo guidato da
Della Bona. Nella successiva discesa il danese insiste nella sua entusiasmate
galoppata ed è primo anche a Cittanova, vincendo quel premio di traguardo.
Nelle retrovie, però, Gimondi ha organizzato l'inseguimento,
affiancato da Baronchelli, Maggioni, Gosta Petterson, Roger De Wlaeminck e
Francesco Moser. L'azione di questo gruppetto al quale, nei pressi di Rosarno se
ne aggiunge un'altro composto da Panizza, Conti, Vicino, Bellini, Fontanelli,
Bitossi, Bergamo, Paolini, Zilioli, Riccomi e Rossi, è coronata da successo e
pone termine al tentativo del portavalori della Filotex.
Nel frattempo si fanno luce anche Laghi, Schiavon, Vanzo,
Caverzasi e Peccalo. Al bivio di Palmi (Km. 202,8) Roger De Wlaeminck tenta il
colpo grosso e scatta sulla salita del S. Elia, transitando per primo sul passo
con circa mezzo minuto di vantaggio sugli inseguitori. Il gruppo si è lasciato
un pò sorprendere dall'iniziativa dell'uomo guidato da Cribiori.
E' pronta però la reazione di Moser e Baronchelli che,
sorprendendo a loro volta gli altri, partono di scatto all'inseguimento del
belga. Il portacolori della Filotex e quello della Scic, pedalando in pieno
accordo nella ripida discesa per Bagnara, lo raggiungono proprio in questa
località. Il terzetto così formatosi fila veloce verso Scilla, precedendo di un
minuto e mezzo i più immediati inseguitori. I tre battistrada continuano la loro
azione e si presentano assieme sotto lo striscione dell'ultimo chilometro.
Scatta per primo Baronchelli e dalla destra viene rincorso
immediatamente dall'alfiere della Brooklyn sulla cui ruota c'è Francesco Moser.
Mancano 50 metri dalla linea di arrivo e sembra che ormai abbia partita vinta il
belga, ma con uno scatto irresistibile, Moser riesce a passare primo sotto il
traguardo tra grida di esultanza e grandi applausi da parte dell'immensa folla
stipata ed ordinatissima sul Lungomare.
Felice Gimondi che aveva fatto esultare pochi giorni prima gli
sportivi italiani per la sua brillante vittoria sul prestigioso traguardo di
Sanremo, non ha potuto scrivere il Suo nome tra i vincitori del Giro pur avendo
fatto pensare, dopo Cittanova di poter essere il probabile vincitore. Dobbiamo
sottolineare l'ottima gara di Baronchelli che è stato meritatamente molto
applaudito.
Ordine di arrivo:
1) Francesco Moser (Filotex) che compie i 260 Km. del percorso in 6 ore 56',40"
alla media di 37,440; 2) Roger De Wlaeminck (Brooklyn); 3) Giovan Battista
Baronchelli (Scic); 4) Franco Bitossi (Scic) a 1',34"; 5) Sigfrido Fontanelli
(Sammontana); 6) Gosta Petterson (Sve); 7) Wladimiro Panizza; 8) Enrico Maggioni;
9) Enrico Paolini a 2',19"; 10) Italo Zilioli; 11) Marcello Bergamo; 12) Felice
Gimondi; 13) Walter Riccomi; 14) Ole Ritter (Dan.); 15) Arnaldo Caverzasi a
5',59"; 16) Tullio Rosso; 17) Silvano Schiavon; 18) Renato Marchetti; 19) Renato
Laghi.
PERLETTO SCATTA AL MOMENTO GIUSTO
La 36ª edizione che si disputa il 23 marzo 1975 non delude le
attese degli sportivi ed ha, ancora una volta, un meritato successo.
Assenti Gimondi e Bitossi, uno dei favoriti per la vittoria era
Francesco Moser. Egli, però, non ha potuto fare il bis dello scorso anno, pur
essendosi impegnato con ammirevole volontà. Glielo ha impedito il ligure
Giuseppe Perletto che, sorprendendo tutti, è scattato a otto chilometri
dall'arrivo riuscendo a precedere il gruppo di circa 60 metri sul Lungomare
reggino, accolto dagli applausi di una grande folla.
Si è così ripagato dallo sfortunato analogo tentativo da lui
effettuato sul Poggio, nella fase finale della Milano-Sanremo allorchè, dopo
aver distanziato tutti gli altri corridori, è stato ripreso in vista del
traguardo proprio quando credeva che la sua vittoria fosse certa.
Alle nove, 72 concorrenti prendono il via. Sin dall'inizio
l'andatura è abbastanza sostenuta: si corre a 45 all'ora. L'alta velocità
parrebbe sconsigliare tentativi di evasione, ma non sono di questo parere Bazzan,
Persani, Branchi, Conti e Lanzafame che, subito dopo Pellaro tentano di
andarsene. L'attentissimo Osler si assume subito il compito di ricondurre il
gruppo sul quintetto e vi riesce in breve tempo.
Intanto la pioggia che cade leggera consiglia ai concorrenti
l'uso di scarpe impermeabili, secondo la nuova moda lanciata recentemente dal
corridore Giannotta.
Il nuovo tentativo, che prenderà consistenza determinando una
fuga di ben 164 chilometri, avviene al passaggio da Melito Porto Salvo ad opera
di un quintetto formato da De Faveri, Giuliani, Zanoni, Branchi e dal francese
Serge Persani. L'iniziativa dei cinque appare subito sorretta dalle migliori
intenzioni ed infatti si sviluppa positivamente tanto che dopo 67 Km. è coronata
da un vantaggio di 6 minuti. L'andatura è sempre veloce ed i corridori di testa,
tra i quali si distinguono Persani e Giuliani, che fanno razzia di numerosi
traguardi a premio, sono in anticipo di circa 30 minuti sulla media dei 38
orari.
A Locri ha termine il percorso pianeggiante e si affronta la
prima asperità. Si lascia infatti la litoranea ionica per iniziare la lunga
salita che, passando per Gerace, conduce ai Piani di Zomaro.
Poco dopo l'inizio dei primi tornanti, il vantaggio del
quintetto è leggermente diminuito. Anche qui cade una leggera pioggia e si
incomincia a far conoscenza con una fastidiosa nebbia. A metà dell'erta cede De
Faveri e sullo Zomaro il "Gran Premio della montagna" è vinto da Giuliani,
seguito da Persani, Zanoni e Branchi: ad un minuto transita De Faveri, mentre il
gruppo ha poco più di 5 minuti di ritardo.
Si scende, ora, su Cittanova con il quartetto dei fuggitivi che
guida la corsa in perfetto accordo. Ma a Taurianova, per la prima volta nella
storia del Giro, un passaggio a livello chiuso delle ferrovie Calabro-Lucane
blocca la fuga dei battistrada. Cessato l'impedimento, anche se essi ripartono 5
minuti prima degli altri, la loro azione perde mordente e già sulla salita che
conduce ad Oppido il loro vantaggio è sceso a 2 minuti. Fora Moser, ma può
riprendere sollecitamente. Subito dopo Melicuccà i fuggitivi sono raggiunti e la
loro encomiabile impresa è finita.
Siamo giunti ora all'ultimo ostacolo della gara: la salita del
S. Elia. All'inizio, uno scatto di Baronchelli è senza fortuna. E' quindi la
volta di Panizza, Perletto e Conti. Al terzetto che ha guadagnato una quindicina
di secondi si aggiunge Italo Zilioli che è riuscito a lasciare il gruppo. I
quattro transitano in vetta con Panizza in testa.
Poco dopo, sulla discesa fora Zilioli: Perletto si ferma e gli
offre la sua ruota, ma il torinese si rifiuta dicendo: va e cerca di vincere.
L'augurio porterà fortuna all'atleta di Imperia. Al termine della discesa per
Bagnara si ricompone il gruppo che a Scilla è forte di 42 corridori.
Al passaggio da Catona, quando mancano 8 Km. al traguardo di
Reggio, Perletto scatta improvvisamente ed acquista un vantaggio di un centinaio
di metri, sorprendendo tutti.
Moser, Paolini, Baronchelli e Conti preoccupati di controllarsi
a vicenda non riescono ad annullare il vantaggio del portacolori della Magnifex
e Giuseppe Perletto, applauditissimo, si presenta sul Lungomare precedendo di 6
secondi il gruppo regolato in volata da Moser.
Ordine di arrivo:
1)Giuseppe Perletto (Magnifex) che percorre i 264,100 Km. in 6 ore 45',15" alla
media di 37,453; 2) Francesco Moser (Filotex) a 6"; 3) Costantino Conti (Furzi)
s.t.; 4) Giancarlo Polidori (Furzi) s.t.; 5) Giovan Battista Baronchelli (Scic)
s.t.; 6) Alfredo Chinetti (Furzi) s.t.; 7) Marcello Bergamo (Jolli Ceramica)
s.t.; 8) Luciano Rossignoli (Filotex) s.t.; 9) Enrico Paolini (Scic) s.t.; 10)
Knut Knudsen (Jolli Ceramica) s.t.; 11) Fabrizio Fabbri (Bianchi) s.t.; 12)
Wladimiro Panizza (Brooklyn) s.t.; 13) Walter Riccomi (Scic) s.t.; 14) Arturo
Pecchielan (Furzi) s.t.; 15) Giovanni Cavalcanti (Bianchi) s.t.; 16) Primo Mori
(Scic) s.t.; 17) Giovanni Battaglin (Jolli Ceramica) s.t.; 18) Davide Boifava (Furzi)
s.t.; 19) Simone Fraccaro (Bianchi) s.t.; 20) Roberto Poggiali (Filotex) s.t.;
21) Giacinto Santambrogio (Bianchi) s.t.; 22) Ole Ritter (Filotex) s.t.; 23)
Celestino Vercelli (Scic) a 9"; 24) Gaetano Baronchelli (Scic) a 11"; 25) Mario
Lanzafame (Forzi) a 7',29".
PAOLINI PER UN SOFFIO SU BITOSSI
Quando il 19 marzo 1976 sullo schermo televisivo che trasmetteva
le fasi conclusive della "Milano-Sanremo" sono apparsi Merckx e Vanderbrouche in
fuga sulla vetta dell'ormai famoso Poggio, è stato facile prevedere — come è poi
avvenuto — la vittoria del fuoriclasse belga.
L'ennesimo successo straniero del giorno di S. Giuseppe
conferiva al nostro Giro, ancora una volta, la caratteristica di gara-rivincita
per i corridori italiani i quali da tempo non hanno dimestichezza con il
traguardo della Città dei fiori.
Ed anche quest'anno la "Classicissima del Sud" ha mantenuto la tradizione
facendo prevalere un italiano sul Lungomare reggino.
28 marzo 1976: 37ª edizione, 93 partenti su 110 iscritti si
allineano al via. De Wlaeminck rinuncia al Giro del Belgio per prender parte
alla gara reggina e Moser, nel corso della cerimonia del ritiro del "Trofeo Totò
Siracusa" a lui assegnato, ci ha dichiarato: "Sono tornato al Giro di Reggio
perchè è una bella gara alla quale non volevo mancare."
Molto pubblico porge l'abituale saluto a tutti i partecipanti
durante la sfilata sul Corso Garibaldi. Alle 9 in punto, starter il Presidente
Rodoni, partenza da Ponte S. Pietro. La corsa si svilupperà su due vicende
principali: la lunga cavalcata dalle porte di Melito a Rosarno di Pizzini e
Caiummi ed il battagliero impegno degli uomini del G.S. Scic nell'arco degli 80
chilometri da Laureana a Reggio.
Già a Pellaro Crepaldi e Gatta cominciano a movimentare la
corsa. Gatta vince il premio di traguardo e sullo slancio i due acquistano un
certo vantaggio. Poi Cribiori, direttore della Brooklyn, dice a Crepaldi di non
insistere ed il gruppo si riforma compatto.
La calma dura fino al 27° chilometro, quando scattano Pizzini
della GBC e Caiummi della G.S. Zonca Santini. I due passano da Melito (Km. 32)
con 15" di vantaggio che aumenta a 1',15" al traguardo di Condofuri Marina (Km.
40) vinto da Caiummi e diventa di 2',20" a Bova Marina (Km. 44).
I due fuggitivi pedalano di buona lena ed incrementano lo spazio
che li divide dal gruppo, che a Palizzi Marina ha un ritardo di 3',30". Malgrado
il forte vento che ne ostacola sensibilmente la marcia — a Capo Spartivento
devono faticare molto per rimanere in sella — essi con ammirevole impegno
insistono nella fuga, pur rendendosi conto che difficilmente potranno avere
positivi risultati dato che sono scattati troppo presto.
A Brancaleone (Km. 63) il locale premio è vinto da Pizzini con
un vantaggio sul gruppo di 3',45". Il veronese, vincitore dell'ultimo Giro della
Val d'Aosta, è molto attivo. Egli transita da Africo Nuovo (Km. 74) dopo un'ora
e 50' dal via.
Al passaggio da Bovalino (Km. 85,7) il gruppo guidato da Gimondi
e Moser ha un ritardo di 9',10", ritardo che raggiunge la punta massima di
10',45" in località Gerace - Borgo quando sono già stati percorsi 10 Km. della
strada che dalla statale Jonica conduce ai Piani di Zomaro.
Sulla lunga salita i primi a cedere sono Tartoni, Tinchella e Vannucchi del C.S.
Magniflex e Foresti del G.S. Bianchi.
Il gruppo è guidato da Santambrogio e Crepaldi. In un tentativo
di evasione, Remo Rocchia guadagna per breve tempo una cinquantina di metri, ma
poi viene riassorbito dal grosso. Stessa sorte per Conati della Scic. Intanto
Pizzini e Caiummi proseguono nella loro sgroppata ed è il secondo a vincere
sullo Zomaro.
Il fedelissimo di Bitossi, però non ha altrettanta fortuna sulla
discesa che porta a Cittanova, perchè fora perdendo momentaneamente contatto con
Pizzini. Poi si impegna nell'inseguimento ed in vista di Taurianova si affianca
nuovamente al compagno di fuga.
Sulla discesa per l'antica Radicena i fratelli Henry e Alex Van
Linden, in forte ritardo, scendono velocissimi. A Polistena i due battistrada
hanno ancora un vantaggio di 5',05", seguiti da un folto plotone che è chiuso da
Rota.
Fora Francioni, ma rientra sollecitamente.
Nell'abitato di Cinquefrondi si nota il risveglio del gruppo che
comincia a preoccuparsi del distacco accumulato. Infatti i due di testa
cominciano a perdere terreno ed al passaggio da Maropati (Km. 153) il loro
vantaggio è sceso a 4',10". Si intuisce chiaramente che Chiappano ha deciso di
dare battaglia e di lanciare all'offensiva gli uomini della Scic. In seguito a
ciò perdono un pò di terreno De Faveri, Venturato, Sercu, Sorlini, Singer,
Colpo, Guardini e Rota.
Fora Moser ma cambia ruota a tempo di record e rientra
lestissimo nel gruppo, l'impegno del quale si fa sempre più evidente. Infatti a
Rosarno, dopo 150 Km. dal suo inizio, ha termine, come si prevedeva il tentativo
di Pizzini e Caiummi che vengono raggiunti, ed ai quali, comunque, va il merito
di aver caratterizzato la prima parte della gara.
Si può dire che la vera corsa comincia immediatamente dopo,
specie per l'impegno della Scic e particolarmente di Baronchelli. Tra Rosarno e
Gioia Tauro il plotone si allunga: rimangono staccati altri corridori, tra i
quali Knudsen, Quintarelli e Bergamo. Tenta un allungo Antonini, ma senza
fortuna.
A Gioia Tauro Fabbri si aggiudica il premio di traguardo e sullo slancio
affronta la salita verso Palmi. Poi si portano in testa Bertoglio, l'attivissimo
Crepaldi e Panizza.
Si accende la lotta e si susseguono gli scatti. Sono Paolini
Osler e Cialdini i primi che tentano di andarsene, ma la fortuna non li assiste.
E' poi il turno di Biddle Bruce, di Crepaldi e di Baronchelli. Il portacolori
della Scic in giornata di gran vena scatta nuovamente e si avvantaggia di un
centinaio di metri. Il pericolo è serio e quindi Moser, Poggiali e Ritter si
assumono il compito di condurre il gruppo all'inseguimento che viene coronato
all'inizio della impegnativa salita del S. Elia.
Dopo un tentativo di Vandi della Magniflex che si esaurisce in
breve tempo, si fa luce Perletto, ma anche il vincitore della scorsa edizione
non ha migliore fortuna perchè viene inseguito e raggiunto da Panizza.
A 2 Km. dalla vetta Panizza e Perletto hanno 18" di vantaggio.
Il gruppo però rinviene fortissimo ed in cima al colle passano nell'ordine
Bertoglio, Biddle e Baronchelli. E' nuovamente compito di Moser quello di
trascinare il gruppo stesso all'inseguimento, raggiungendo l'obbiettivo al
passaggio da Scilla.
Proprio in questa località Gimondi non si fa incantare dalla
stupenda visione dell'ingresso allo Stretto ed è sollecito a sventare un altro
tentativo della Scic, andando a riprendere Riccomi che ha tentato di andarsene.
Ma gli uomini di Chiappano non danno tregua e ripetono continuamente i tentativi
di fuga. Anche Caverzasi fa la sua parte guadagnando un pò di terreno, ma poi
non insiste.
A Villa S. Giovanni il premio di traguardo è vinto da Battaglin.
Sull'avvio egli prosegue deciso trascinandosi Ritter, Fabbri, Clively, Bitossi,
Biddle e Paolini che, con felice spunto, si inserisce nella fuga.
E' questo l'episodio che deciderà la corsa poichè da esso
scaturirà quella che pensavamo sarebbe stata l'ultima volata disputata sul
lungomare reggino per l'aggiudicazione della Vittoria del "Giro della Provincia"
che dall'anno prossimo avrebbe dovuto trasformarsi in "Giro Ciclistico della
Calabria".
Ecco perchè ritenevamo che il telecronista Adriano De Zan,
mentre con la nota bravura descriveva le fasi dell'ultimo chiometro della gara,
compisse nello stesso tempo le funzioni del notaio che registrava la conclusione
del ciclo di una grande competizione che in tanti anni ha appassionato la folla
calabrese ed ha tenuto alto il nome del ciclismo nel Sud. Ma non è stato così.
Infatti, l'amico Geom. Giuseppe Laganà che tanto egregiamente
presiede il sodalizio di Viale Genoese Zerbi, non ha avuto dagli organi
regionali la conferma delle assicurazioni relative al finanziamento promessogli
che costituiva, ovviamente, la condizione indispensabile per porre in atto la
necessaria organizzazione.
Pertanto anche nel 1977 il Giro avrà il suo tradizionale
svolgimento, il che non dispiace certo a nessuno. Ma torniamo alla fase
conclusiva della gara. Ai mille metri scatta per primo Biddle, ma il
neozelandese è subito attacca¬to e superato dall'australiano Clively e poi da
Bitossi sulla cui ruota è prontissimo a piazzarsi Paolini, che riesce a
superarlo nettamente sulla linea di traguardo.
Ordine di arrivo:
1) Enrico Paolini (Scic) che copre i 253 chilometri del percorso in 6 ore 37'
alla media 38,236; 2) Franco Bitossi (Zonca Santini) s.t.; 3) Garry Clively
(Australia Magniflex) s.t.; 4) Fabrizio Fabbri (Bianchi) s.t.; 5) Ole Ritter
(Danimarca - Sanson) s.t.; 6) Giovanni Battaglin (Jolli Ceramica) s.t.; 7) Bruce
Biddle (Nuova Zelanda) s.t.; 8) Roger De Wlaeminck (Belgio-Brooklyn) a 1',34";
9) Felice Gimondi (Bianchi Campagnolo); 10) Italo Zilioli (Furzi Vibor); 11)
Miguel Lasa (Spagna - Scic); 12) Alfio Vandi (Magniflex); 13) Bruno Vicino (Furzi
Vibor); 14) GiovanBattista Baronchelli (Scic); 15) Antonio Colpo (Furzi Vibor);
16) Simone Fraccaro (Jolli Ceramica); 17) Gabriele Mugnaini (Furzi Vibor); 18)
Wilmo Francioni (Magniflex); 19) Armando Caverzasi (Scic).
Si è così concluso brillantemente un altro Giro della Provincia.
Un raggio di sole all'occaso, filtrato attraverso una inconsueta nube dai
riflessi dorati, placidamente adagiata sulle cime dei Peloritani, illumina la
grande folla che, dopo aver tributato per l'ennesima volta il suo caloroso
applauso ai protagonisti tutti di una splendida giornata di sport, pienamente
soddisfatta lascia lentamente il Lungomare.
Anche noi salutiamo gli amici e ci avviamo a risalire sul treno
che ci riporterà a Roma. E' uno di quei treni che corrono parallelamente
all'ultimo chilometro di gara e che l'amico Martellini ha qualche volta notato
durante le sue eccellenti radiocronache.
Tra breve, però, gli applausi dei viaggiatori non si potraino
più unire a quelli della folla stipata dietro le transenne all'arrivo, perchè
nel tratto cittadino il doppio binario della Reggio-Roma correrà in galleria e
così la palificazione e i fili della trazione elettrica non disturberanno la
stupenda visione della costa siciliana che si specchia sul mare della Fata
Morgana. Il Lungomare reggino sarà conseguentemente ampliato ed ulteriormente
abbellito.
LA 38ª EDIZIONE A TINO CONTI
27 marzo 1977. Eccoci nuovamente a Reggio per seguire
quest'altra edizione della corsa. Anche quest'anno, purtroppo, essa deve
assolvere il non gradito compito di far sfogare la rabbia dei corridori italiani
per le amarezze date loro da quelli stranieri alla Milano - Sanremo.
nfatti, lo scorso 19 marzo la corsa dei fiori è stata ancora
appannaggio di uno straniero, il quasi sconosciuto Raas, che poi qualcuno a mò
di giustificazione per la sua vittoria, ha tentato di trasformare in un grande
campione.
Con legittimo compiacimento è stato sottolineato anche all'inizio dell'attuale
stagione che l'interesse per lo sport ciclistico è sempre vivissimo. Ne ha dato
una ulteriore conferma il grande pubblico che ha fatto da corona alla "Sei
Giorni" di Milano, al "Giro della Sardegna" alla "Tirreno-Adriatico",
particolarmente alla "Milano-Sanremo".
Qui da noi per questo 38° Giro, lo spettacolo della grande folla
che ha salutato ed applaudito corridori, dirigenti, giornalisti e tecnici è
stato soltanto il rinnovarsi di una antica tradizione. Perchè, come abbiamo
narrato in questa nostra "storia", in tutte le edizioni il pubblico di Reggio e
dell'intera provincia, è accorso sempre in massa lungo tutto il percorso ed
all'arrivo per dimostrare la più grande simpatia allo sport del pedale e la più
viva cordialità per i graditi ospiti.
Raduno alle ore 9 a Piazza del Popolo. Nell'attesa che la
carovana si muova per raggiungere il luogo di partenza in località Ponte S.
Pietro a sud della Città, il Presidente dello Sporting Club mi dice: "Il mio
desiderio che è anche il mio impegno resta quello di far riunire in questa
Piazza i partecipanti al "Giro Ciclistico della Calabria".
L'intendimento dell'amico Laganà è una vecchia aspirazione degli
organizzatori reggini. Obbiettive difficoltà hanno però impedito sempre di
poterla realizzare. Noi crediamo che tuttora il relativo compito non sia facile,
dato che non sono state mantenute le promesse dei necessari contributi che
debbono essere ufficialmente assicurati. Infatti, com'è ovvio, soltanto la
certezza di avere la indispensabile base finanziaria può consentire di dare
avvio alla complessa fase organizzativa.
Ci auguriamo pertanto che la disputa di questa competizione a
tappe possa essere presto annunciata anche perchè essa certamente arrecherebbe
alla intera Calabria i notevoli vantaggi, specie nel settore turistico, che il
Giro della Provincia ha recato a Reggio ed ai comuni posti lungo il percorso.
Alle 9,25 prendono il via 105 concorrenti.
Per non smentire la tradizione anche quest'anno avvio
velocissimo e conseguente scossone nel gruppo fino al passaggio da Lazzaro ove
Paolini si aggiudica il primo traguardo a premio della corsa. Poi, pur
continuando a procedere con andatura sostenuta, il gruppo resta compatto fino
all'attraversamento di Palizzi Marina. Qui escono dal grosso Mauro Vannucchi,
Celestino Vercelli e Wilmo Francioni della Magniflex, Antonio Bonini e
Alessandro Cardelli della G.S. Mocassini, Antonio Salutini del G.S. Vibor,
Walter Riccomi e Luciano Conati del G.S. Scic, Roberto Sorlini del G.S. Sanson,
Serge Parsani del G.S. Bianchi ed Aldo Parecchini del G.S. Brooklyn.
Poco prima di Brancaleone, al Km. 57, altri corridori si
aggiungono ai battistrada. Notiamo tra loro Ignazio Paleari del G.S. Mocassini e
Sandro Quintarelli del G.S. Selle Royal. A Bianco, Km. 78,100, Vannucchi guida
il plotoncino dei primi e si aggiudica il premio di traguardo, con vantaggio di
2',20" sul gruppo, che al passaggio da Bovalino, Km. 85,700, perde ancora
terreno ed ha un ritardo di 3'.
Subito dopo il rifornimento di Ardore il gruppo reagisce.
Intanto si inizia la salita che da Locri conduce all'altipiano dello Zomaro. In
testa cinque uomini, Parsani, Vercelli, Vannucchi, Conati e Salutini. Gli uomini
della Sanson si incaricano di organizzare l'inseguimento, ed in questa fase
perdono terreno Quintarelli, Cardelli, Bonini, Sorlini, Panizza e Francioni, che
poi con un pezzo di bravura rinviene nuovamente e transita per primo in vetta
seguito nell'ordine da Conati, Salutini, Vercelli, Parsani e Riccomi. A 10"
passa Di Federico della Jolliceramica.
Sulla difficile discesa per Cittanova, fora Vannucchi e poco
dopo alle porte di questa località anche Salutini è appiedato. Al 142° Km., fra
Bivio Molochio e questo centro, 5 uomini fanno da battistrada con un vantaggio
di 1,20": Santoni, Caverzasi, Di Federico, Beccia e Marchetti. Il gruppo è a
1,50". Nell' attraversamento di Molochio il vantaggio del quintetto sugli
immediati inseguitori si è ridotto ad 1' mentre il gruppo ha perso nuovamente
terreno e transita con un distacco di 2,50".
Si scende su Varapodio dove Vercelli vince il premio di
traguardo.
Sulla salita per Oppido i primi cominciano a sentire il fiato degli inseguitori
e nell'attraversamento dell'abitato il loro vantaggio è sceso a 50". Dopo Oppido
ci portiamo in testa alla corsa per poter controllare i passaggi in vetta al S.
Elia.
Ad Amato, però, ci ferma un passaggio a livello chiuso. Sembra
che questo inconveniente debba intralciare il regolare svolgimento della corsa.
Ma la buona sorte fa transitare un'automotrice delle Ferrovie Calabro-Lucane
riaprendo così nuovamente il percorso quando i corridori sono ancora distanti
cinquecento metri e non si accorgono nemmeno dell'evitato pericolo di forzata
sosta.
Da Gioia Tauro passa un folto gruppo con i migliori nelle prime
posizioni.
E' ormai vicina l'ultima asperità e tutte le squadre osservano attentamente gli
avversari. Sulle rampe del S. Elia si scatena infatti, come previsto, la
battaglia. La vince Francioni che è insieme al tenace Battaglin ed all'ottimo
Saronni che si distingue per il suo impegno.
Sulla discesa per Bagnara il gruppo si ricompone e conta una
quarantina di unità. Negli ultimi 30 Km. e particolarmente nella zona di Scilla
si susseguono i tentativi per saggiare le reazioni delle varie formazioni
inserite nel plotone di testa.
Ci provano prima Riccomi, poi Lualdi e, quindi Panizza. Ad un
tratto esce di scatto dal gruppo Tino Conti, ma viene ripreso da un terzetto
composto da Panizza, Lualdi e Battaglin ai quali si aggiungono con prontezza
Gavazzi e Ceruti.
Ritorna una calma apparente, intanto il gruppo è ormai alle
porte di Reggio.
A 2 Km. dal traguardo, ecco l'episodio determinante: mentre tutti i più
qualificati alla vittoria sono ancora del centro gruppo, un nuovo rabbioso
scatto di Tino Conti sorprende tutti ed egli può iniziare a percorrere l'ultimo
chilometro con 200 metri di vantaggio. Sull'asfalto del lungomare i velocisti
alle sue spalle spingono come dannati per riacciuffarlo, ma l'alfiere della
Zonca Santini — che noi abbiamo la possibilità di inquadrare con la nostra
cinepresa — resiste bene e vince nettamente e meritatamente tra grandi applausi
il 38° Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria.
Ordine di arrivo:
1) Tino Conti (Zonca Santini) che compie Km. 241,200 in ore 5,59',40" alla media
di Km. 40,237; 2) Pierino Gavazzi (Jolliceramica) a 6"; 3) Saronni (Scic) s.t.;
4) Ceruti (GBC-Itla) s.t.; 5) Moser (Sanson); seguono tutti con lo stesso tempo,
6) Barone (Fiorella Mocassini); 7) Berrone (Zonca Santini); 8) Mazzantini (Zonca
Santini); 9) Algeri (GBC-Itla); 10) Zoni; 11) Fontanelli; 12) Landoni; 13) Conti
F.; 14) Crepaldi; 15) Riccomi; 16) Rodella; 17) Baronchelli G.; 18) Baronchelli
G. B.; 19) Rocchia; 20) Johannson; 21) Poggiali; 22) Vandi; 23) Fuchs; 24)
Lualdi; 25) Clively; 26) Vanzo; 27) Marksen; 28) Fraccaro; 29) Peccia; 30)
Bertoglio; 31) Panizza; 32) Gimondi; 33) Pizzini; 34) Battaglin; 35) Comino; 36)
Cialdini; 37) Laghi a 4',30"; 39) Francioni; 40) Rossi a 6'; 41) Pella; 42)
Antonini; 43) Parecchini; 44) Tartoni; 45) Parsani; 46) Santambrogio; 47) Lora;
48) Martineli; 49) Conati; 50) Bettoni; 51) Basso; 52) Di Lorenzo; 53) Magoni;
54) Jakst; 55) Quadrini; 56) Santoni; 57) Polini; 58) Spinelli; 59) Salutini;
60) Intlen; 61) Paolini; 62) Bortolotto; 63) Miozzo; 64) Perfetto; 65) Rota; 66)
De Muynck; 67) Magrini; 68) Simonetti; 69) Vercelli.
Ancora una volta, la folla reggina entusiasta saluta lungamente la conclusione
di una esaltante competizione sportiva. Corridori, dirigenti, inviati dei
giornali e della RAI e gli appassionati, convenuti in gran numero a Reggio,
hanno potuto nuovamente vedere la nostra Terra, le sue bellezze, e constatare le
capacità della sua gente ed anche la facilità di raggiungere in aereo, in treno,
in automobile e per mare l'estremo lembo della Penisola.
Possiamo pertanto affermare che con l'annuale organizzazione
della sua apprezzata corsa lo Sporting Club Reggio ha, fra l'altro, contribuito
efficacemente a far conoscere una regione meridionale e a richiamare
l'attenzione su di essa e, quindi, ha messo ripetutamente in evidenza alcuni
positivi aspetti che certamente concorrono a far comprendere quanto sia
necessario e possibile operare per determinare, senza ulteriori indugi,
l'auspicato sviluppo del Sud che, come è stato più volte giustamente affermato,
è condizione indispensabile per il benessere dell'intera Nazione.
DA MARIO GIORGIANNI A KNUDSEN SI CONCLUDE LA NOSTRA
"STORIA"
2 aprile: è il giorno fissato per la disputa del Giro del 1978.
Eccomi pertanto nuovamente ad osservare, per raccontarle, le fasi della
trentanovesima edizione di questa nostra bella ed affascinante gara, che
concluderanno questa "Storia".
Credo che essa rappresenti un'altra particolarità fra le tante
che può vantare la "Classicissima del Sud", perchè non ho notizie di altre
competizioni ciclistiche per le quali le varie vicende delle loro edizioni siano
narrate in un'apposita pubblicazione.
Dopo la rituale sfilata della carovana sul lungo Corso Garibaldi
e la sempre suggestiva benedizione in Piazza Duomo, i corridori si portano
presso il ponte S. Pietro ove ha inizio la statale jonica.
Alle 8,50 dà il via il presidente dell'Unione Ciclistica
Internazionale Comm. Adriano Rodoni che con la sua rinnovata presenza ha voluto
sottolineare, ancora una volta, il suo particolare apprezzamento per il nostro
Giro che sin dai primi anni della sua disputa ha, fra l'altro, contributo in
maniera determinante a dare il segno evidente della capacità e della passione
del mondo sportivo meridionale.
Centocinquanta corridori sono schierati alla partenza per darsi
battaglia lungo i 245 Km. della corsa. All'abbassarsi della bandierina, si
verifica il solito avvio veloce con primo protagonista Vercelli. Poi si
distingue Norris che si aggiudica il premio Lazzaro superando Rosola che sarà
uno dei più tenaci nell'impegnarsi per l'aggiudicazione dei traguardi a premio
posti nei vari comuni della fascia jonica.
Ma, come si è spesso verificato negli anni scorsi, anche oggi in
questa prima parte della corsa non vi sono stati episodi da notare sul taccuino
del cronista, tranne qualche allungo in vista di questi traguardi. Nell'impegno
per vincere quello di Bova Marina, che è appannaggio di Rosola, vi è un
tentativo di Rossi, ma tutto rientra subito nella normalità e il gruppo procede
compatto e con prudenza a causa dell'inclemenza del tempo, davvero inconsueta
per questa parte d'Italia.
A Locri, dopo 100 Km. di percorso pianeggiante, i corridori sono
quasi tutti insieme e, lasciata la statale 106, affrontano la parte iniziale
della lunga salita che conduce allo Zomaro, a quota 952. Lungo i tornanti per
giungere in vetta: il gruppo procede in lunga fila indiana, ed è Antonini che
transita primo sulla montagna seguito da Panizza e da Bitossi.
Inizia ora la ripida discesa verso Cittanova. Qui al 125° Km. di
corsa, l'asfalto viscido gioca un brutto tiro a Mario Beccia che slitta e cade
ferendosi, per fortuna non gravemente. L'autoambulanza lo porta all'ospedale di
Reggio da dove uscirà in serata. Poco dopo il passaggio da Cittanova, quando
sono stati percorsi 132 Km., Zon improvvisamente movimenta la gara.
Il corridore della Royal scatta e riesce ad avvantaggiarsi
passando per primo da Taurianova e poi, impegnandosi a fondo sul successivo
strappo di Molochio, riesce a passare da Varapodio — Km. 154,6 quota 235 — con
un vantaggio di 1,45". Egli, però, non ha fortuna perchè fora, perdendo tempo,
ma soprattutto il ritmo e quindi al 172° Km. il gruppo guidato da Baronchelli lo
riprende, dopo la sua galoppata di 40 Km.
Ritorna la calma nel folto plotone ma è di breve durata.
Infatti, è trascorso soltanto poco più di un minuto, quando al 173° Km. va via
Lualdi con un allungo rabbioso. Egli procede lestissimo sulla discesa per Gioia
Tauro e transita da questa località con un vantaggio di 1,10" affrontando così,
solitario scalatore, la impegnativa salita del colle S. Elia.
In cima — Km. 201, quota 544 — è ancora primo, precedendo di 40"
un gruppetto capitanato da Bertoglio del quale fanno parte anche Panizza,
Baronchelli, Gimondi, Bitossi, Perletto, Sutter, Knudsen, Visentini, Vandi e via
via tutti gli altri. Ora Lualdi scende verso lo splendido litorale e transita da
Bagnara con 30" sul gruppo che, però, ha ripreso vigore e trascinato da uno
scatenato Baron¬chelli guadagna rapidamente terreno.
A Favazzina Km. 209,8 si comprende che l'avventura del fuggitivo
bianco-celeste sta per aver termine. Ed, infatti, a Scilla Km. 214,8 egli viene
ripreso.
Immediatamente dopo, si verifica la fuga che deciderà la corsa. L'iniziativa è
di Knudsen. Il velocista norvegese che ha già vinto quest'anno 5 corse, parte
improvvisamente effettuando un deciso allungo. Sono pronti ad affiancarsi a lui
Panizza, Mazzantini, Baronchelli e Visentini.
Il portacolori della Bianchi-Faema si impegna a fondo perchè sa
bene che mancando avversari come Moser e Saronni, può aspirare alla vittoria,
specialmente se la conclusione sarà decisa in volata.
Il quintetto, dopo qualche incertezza di Mazzantini, trova
l'intesa e si avvantaggia rapidamente su gli altri. All'ultimo chilometro è
Visentini a condurre, poi ai 300 metri scatta Knudsen che facendo valere le sue
doti di velocista resiste al tardivo attacco di Baronchelli e vince
meritatamente il 39° Giro della Provincia di Reggio Calabria, conquistando la
sua 6ª vittoria del 1978, acclamato dalla folla plaudente che come sempre
gremisce il lungomare reggino, e complimentato dal suo direttore sportivo Ercole
Baldini che 15 anni fa è passato vincitore sotto lo stesso striscione di arrivo.
Il biondo norvegese viene trasportato dalla folla sul palco dei
vincitori e, sorridente, saluta a sua volta il pubblico che lo festeggia. Alle
sue spalle gli fanno ridente corona gli alberi che adornano il più bel
chilometro d'Italia.
Ordine di arrivo:
1)Knut Knudsen (Bianchi-Faema) che compie i 248 Km. e 200 metri in 6 ore 36
primi e 10 secondi alla media di 37,590; 2) Baronchelli G. B. (Scic Bottecchia)
s.t.; 3)Mazzantini Leonardo (Zonca) s.t.; 4) Panizza Miro (Vibor) s.t.; 5)
Visentini Roberto (Vibor) a 1"; 6) Martinelli Giuseppe (Magniflex) a 1',55"; 7)
Vittorio Algeri s.t.; 8) Enrico Paolini s.t.; 9) Chinetti Alfredo s.t.; 10)
Piero Gavazzi s.t.; 11) Borgognoni; 12) Gimondi; 13) Colombo; 14) Rota; 15)
Barone; 16) Donadello; 17 Riccomi; 18) Santoni; 19) Casiraghi, seguono con lo
stesso tempo altri corridori.
Il 39° Giro ha avuto così il suo entusiasmante epilogo. Con esso ha termine
anche il mio racconto della corsa e degli eventi ad essa legati che
indubbiamente fanno parte della storia della nostra città.
La mia antica passione per il ciclismo mi ha spinto a scrivere
le vicende del Giro. Esse mi hanno fatto rivivere con molta nostalgia, come in
un film, tanti episodi della mia giovinezza, facendo apparire nella mia mente
figure e fatti del passato, dal periodo nel quale si battevano con le loro
pesanti biciclette sulle strade polverose di allora i pionieri del ciclismo
reggino a quello delle entusiasmanti imprese dei grandi campioni. E sono
riapparsi davanti ai miei occhi i primi corridori — li vorrei ricordare tutti —
dal tenace Velonà a Zumbo, al popolare Ciccio Galano, all'arampicatore
Cristoforo Taglieri a Mastronardi, Utano, Puntorieri, Praticò, Pellegrino,
Lofaro e Nobile che si è imposto anche in campo nazionale. Ed ho rivisto i
trionfi di Learco Guerra e le eccezionali imprese dei Coppi, dei Bartali, dei
Minardi, fino alle recenti vittorie degli attuali campioni italiani e stranieri.
Ma, nel ricordare le appassionanti vicende del Giro è apparsa
soprattutto nella mia memoria l'indimenticabile figura di quel Principe dello
Sport che è stato Salvatore Siracusa il quale ha certamente scritto il suo nome
tra gli artefici del ciclismo italiano.
Nel concludere questa mia modesta fatica mi auguro che il Giro
della Provincia possa continuare a disputarsi nel futuro, ottenendo ancora quei
brillanti successi che da tanto tempo lo hanno posto in primo piano tra le
grandi competizioni ciclistiche ed hanno fatto esprimere sul suo svolgimento e
sulla sua organizzazione i più lusinghieri apprezzamenti da parte dei dirigenti
dello Sport e dei più qualificati giornalisti.
Con tale auspicio termino inviando il più cordiale saluto
augurale ai dirigenti dello Sporting Club Reggio, al suo Presidente Giuseppe
Laganà e agli sportivi della nostra provincia che hanno sempre validamente
sostenuto la loro splendida competizione sportiva
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