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Storia del Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria (1920 - 1978)

SEGUENDO IL GIRO IN UN FANTASTICO SCENARIO DI BELLEZZA

Tutto splende: la luce, l'aria,il sole,la terra ed il mare; tutto é dolcezza, soavità, armonia. Così scrissero di Reggio, estremo lembo della Penisola, ove sorse e si diffuse il bel nome d'Italia.

Nota fin dai tempi più remoti per il fascinoso colore del suo mare e per i suoi meravigliosi panorami, Reggio é la più popolata città della Calabria, in posizione ridente sullo Stretto di Messina, "Bosforo d'Italia", dinnanzi al suggestivo scenario delle coste sicule.

Città dal clima dolcissimo, é famosa per il raro, incomparabile fenomeno della "Fata Morgana" che si osserva in speciali condizioni atmosferiche, per cui si vede riflessa dalla costa la città di Messina, con un alternarsi di immagini multiple diritte e capovolte che si susseguono nel cielo e nel mare fino a breve distanza, in una fantasiosa, bizzarra e multicolore composizione architettonica.

Il suo modernissimo Lido, le sue strade diritte e luminose, le sue ampie piazze, i suoi bellissimi rettifili in riva al mare, separati tra loro da una vasta e fiorita zona di giardinaggio, i suoi palmizi, i suoi aranceti, le perenni fioriture, l'azzurro intenso del mare ed il fascino dei tramonti, che si vestono di fantastiche e ricche note cromatiche, fanno di Reggio una delle più suggestive città italiane.
E' da qui che, attraverso il litorale jonico, si inizia il Giro.

Percorrendo la nuova superstrada posta lungo il mare, fiancheggiata da ampie spiagge, dopo la rocca di Capo delle Armi bella e selvaggia, si incontra per prima la garibaldina Melito, che ricorda lo storico sbarco dell'Eroe dei Due Mondi ed ha alle sue spalle la caratteristica rupe di Pentidattilo, la dolomite reggina che, in forma di mano, si staglia contro il cielo come in un gesto di sfida.

Subito dopo ecco Bova Marina il cui entroterra conserva tuttora il dialetto jonico di origine bizantina (grecanico)e costituisce, come disse il Rohlfs, un'isola linguistica. Al limite dell’abitato, dall'alto della collina ove sorgeva l'antica Delia, la "Stella Maris" sembra estendere alla carovana del Giro, la benedizione che Ella dà ai naviganti al cospetto del mare più azzurro d’Italia.
Seguono i centri marinari di Brancaleone e Bianco, per arrivare, quindi, alla industre Bovalino. Tutti e tre posti nell’arco della meravigliosa Riviera dei Gelsomini in crescente, rapido sviluppo turistico.

Si incontra, poi, Locri, l'antica "Locri Epizephyrii", famosa colonia greca, ove affiorano i segni dello splendore della Magna Grecia, araldo patrizio della trimillenaria civiltà calabrese ed italica. Le due cittadine di Siderno e Marina di Gioiosa Jonica immerse tra vasti uliveti e dalle accoglienti spiagge, pongono termine alla prima parte del percorso, tutta pianeggiante, di 108 chilometri.

Si lascia, ora, il mare, e la strada con ampi e ripidi tornanti, si arrampica sulle estreme pendici dell'Appennino, riecheggianti anch'esse le gesta garibaldine, e passando per Mammola giunge al Passo della Limina, quota 880, ove, é posto il Premio della Montagna. Dal Passo aspromontano ha inizio la discesa che, in uno spericolato tuffo di 14 chilometri, attraverso ubertose piantagioni, porta i corridori a Cinquefrondi. Da questa amena cittadina, transitando per i grossi e progrediti centri agricoli di Cittanova e Polistena, si giunge alla sportivissima Taurianova, sempre distintasi per le sue calorose accoglienze alla carovana del Giro.

Si sale, poi, verso i 325 metri del comune di Molochio, il Centro che ci ricorda le leggendarie gesta della "Medaglia d'oro sul Campo" Angelo Cosmano, "il sottufficiale più decorato "ltalia", che qui ebbe i natali e che nella prima guerra mondiale, il 10 giugno 1916, si coprì di gloria sul Monte Lemerle in difesa di Bassano del Grappa e di Vicenza, respingendo per ben cinque ore col solo fuoco della sua rovente mitragliatrice i ripetuti attacchi di ingentissime forze nemiche.

Dopo appena cinque chilometri, Varapodio, a quota 231, e quindi Palmi, dove ha Inizio la nota salita del S. Elia, croce e delizia dei corridori, e che, posta nella parte terminale della gara, ha quasi sempre deciso la conclusione del Giro. Una breve sgroppata sui Piani della Corona, ed ecco che si domina dall’ alto il litorale della suggestiva Costa Viola. C’é ora un paesaggio d’incanto!

A piè del maestoso e silente Aspromonte, appaiono i colli fioriti degradanti verso il Tirreno le cui onde lievi baciano con spumeggiante ricamo gli scogli, recando l'azzurro e misterioso messaggio del mare. C'é qui il fascino di una Terra antica, c’é l'anima della gente di questo meraviglioso angolo di Calabria attorno a Reggio che racchiude come in un prezioso scrigno le soavi bellezze regalataci da Madre natura.

In uno scenario di fiaba appare per prima Bagnara che dall'alto di Ceramida sembra riposare, ridente e gioiosa, sul fondo di un fantasmagorico palcoscenico ove é eternamente di scena l'universo, e al di là del mare, si staglia l'estrema punta della Sicilia, dominata a volo di uccello con i due laghi ed il Capo Faro.

La superba visione é completata clan incantevole scenario delle Eolie in un mutevole susseguirsi di fughe prospettiche. Poi, sulla strada fiancheggiante la stupenda "Costa Viola" si corre verso la meravigliosa Scilla che appare in tutto il suo splendore, fulgidissima tra le migliori gemme d'Italia, protesa nella sua eterna brezza d'amore verso Cariddi.

Il suo caratteristico castello, già dei principi Ruffo di Calabria, arroccato a picco sul mare, su un ripido scoglio, sembra racconti da questo luogo di incomparabile bellezza, le leggende degli antichi naviganti. Ed, infine, ecco di nuovo Reggio, al cospetto del mare delle Sirene omeriche, ove la gara si conclude sullo splendido Lungomare, l'ampio rettifilo del dannunziano "più bel chilometro d'Italia".

UN PO'Dl STORIA

Rivivendo il periodo romantico della nostra bellissima corsa: al "Caffe' Gambrinus" si fondo' la societa' organizzatrice — un "premio nobel" fra gli organizzatori — la prima gara mondiale dl "ciclo - nuoto" — quella "scamorza" che vinse la "Milano-Sanremo" — Learco Guerra portato in trionfo dalla folla esultante per la sua splendida vittoria — Felice Gremo sfugge al… diluvio universale — il "convegno dei sei" — le imprese di Coppi e Bartali.

Sulle auto del seguito, latte di benzina per strapuntini — Gli organizzatori in camice da infermiere per salvaguardarsi dalla polvere — Il record delle forature — Approntata in una notte a Gioiosa Jonica Marina una grande barca piena di cibarie — La musica accoglie al suo arrivo Emilio Colombo che aveva rinunciato ad assistere alla corsa automobilistica di Monza per seguire il nostro Giro — Lo "storico" rifornimento di Oppido Mamertina — Il... misterioso "prodotto americano" sulla Limina —I cappellini di Guerino Farolfi.

COME NACQUE LA CORSA

Il "Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria" ha superato il mezzo secolo! Il suo atto di nascita porta, infatti, la data del 14 maggio 1920.
Nel narrare la storia di questa nostra affascinante gara che ha annoverato fra i suoi partecipanti i più grandi campioni del nostro ciclismo e molti fra i più qualificati esponenti di quello straniero, crediamo sia giusto rievocare quali furono le origini della corsa, come essa nacque e quanti si adoperarono per farla diventare nel tempo una delle migliori del mondo.

Se é vero che a tutti é noto che il Giro é legato al nome del suo ideatore, il Presidentissimo Dott. Salvatore Siracusa e ad un ristretto numero di suo validissimi ed affezionati collaboratori probabilmente non tutti sanno come é nata oltre cinquanta anni fa quella che doveva poi divenire la "Classicissima del Sud", citata annualmente per la sua perfezione organizzativa ed inclusa nel Calendario Internazionale.

Fu nel lontano 1917 che Totò Siracusa, venuto in licenza dal fronte, trovandosi a parlare con alcuni amici del vecchio "Caffé Gambrinus", gestito da Francesco Biacca — che sorgeva in un ampio piazzale dirimpetto all’attuale "Cinema Margherita" — lanciò l'idea di costituire un circolo sportivo, in previsione —egli diceva — della imminente cessazione della guerra.

TOTÒ SIRACUSA FONDA LA "SOCIETÀ SPORTIVA AUSONIA"

Sorse Cosi la "Società Sportiva Ausonia", con Presidente lo stesso Siracusa, Vice Presidente Lorenzo Labate, Amministratore Paolo Cimino, Segretario Gennaro Bruno, Direttore tecnico Santi Spinella. Tra i fondatori c'erano anche Umberto Romeo, Arturo Zerbi, la signorina Malarbì, Giuseppe Cimino, Giuseppe Rogolino, Umberto Musarella che fu uno dei più forti ed affermati campioni di nuoto dell'epoca.

La sede era in una baracca del Viale Genoese Zerbi, nei pressi del sottopassaggio che conduce al Lido (la Città era, allora, tutta baraccata n.d.r.) e dove ora, per gli strani giochi delle vicende umane, lo Sporting Club é ritornato in ampi ed eleganti locali.

La guerra, però non finì subito come aveva previsto Siracusa e la giovane società poté iniziare la sua attività soltanto nel 1919 con l'organizzazione di gare atletiche, di tiro a volo e di altri sports minori.

NASCE LO SPORTING CLUB REGGIO

Nei primi mesi del 1920, volendo dare concreto sviluppo all'attività sportiva, l'Ausonia, per volontà degli stessi dirigenti, assunse più ampia dimensione, si trasformò in "Sporting Club Reggio" e si trasferì nella più confacente e signorile sede del Villino Zagari, poco distante da Via Reggio Campi. Entrarono a farvi parte molti giovani fra i quali si distinsero Rocco Zoccali ed Enrico Salazar che vennero chiamati nello staff dirigenziale.

I nuovi locali ebbero l'onore di ospitare un grande e popolarissimo campione dello sport, Felice Nazzaro, che si complimentò per l'attività ed i programmi che intendeva realizzare il nuovo sodalizio, che comprendevano anche manifestazioni motoristiche.

La visita del pioniere dello sport automobilistico fu veramente di buon auspicio e portò fortuna al fiorente circolo sportivo, realizzato e potenziato sempre più da quel gruppo di giovani ma capaci dirigenti.

UN "PREMIO NOBEL" FRA GLI ORGANIZZATORI

Ma il fatto veramente straordinario e forse unico negli annali dello sport italiano che il Giro può registrare nella sua storia — indubbio segno di un avvenire benevolo — è senz'altro quello che una fortunata circostanza rese possibile: l'eccezionale privilegio di avere tra i suoi organizzatori nientemeno che un futuro "Premio Nobel". Infatti, dopo la disputa della terza edizione, nel 1924, arrivò a Reggio l'allora poco conosciuto Salvatore Quasimodo, quale impiegato del Genie Civile ed andò ad abitare in Via Demetrio Salazar. Tipo gioviale, contrasse molte amicizie, e cominciò a frequentare l’elegante "Gran Bar" sul Corso Garibaldi, locale allora alla moda. L'anno seguente si iscrisse allo Sporting Club.

Fu eletto consigliere del Sodalizio e tesoriere; e, com'era logico, gli venne conferito anche l'incarico di bibliotecario. Egli però non ebbe... vita tranquilla perché l'affettuoso e "magico" potere di convinzione e l'appassionato dinamismo "tutto pepe" di Salvatore Siracusa, riuscirono a farlo… convertire al ciclismo, facendogli accettare un incarico nel comitato organizzatore della corsa, compito che il grande siciliano svolse con divertito impegno.
Fu così che ancora una volta, cultura e sport dimostrarono di poter andare proficuamente d'accordo.

E' certo che i fondatori dello Sporting Club Reggio, con l’organizzazione della loro gara, si possono annoverare fra i pionieri dello sport ciclistico se si considera che la stessa "Milano-Sanremo" posta in soffitta dagli eventi bellici, cominciava ad avere solo allora la meritata notorietà.

GIORGIANNI VINCE IL 1° GIRO

14 marzo 1920! Si muovono i pedali per correre la prima tappa del "Primo Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria", la corsa che in breve periodo di tempo, ottimamente organizzata, acquisterà notorietà ed importanza. Le tappe sono tre: Reggio Calabria - Radicena (come allora si chiamava Taurianova); Radicena - Bovalino e Bovalino - Reggio Calabria per complessivi 212 Km.

In questo primo impegno sulle strade della nostra Provincia, la dea bendata non è affatto generosa nei confronti del campione calabrese Nino Velonà. Egli, infatti, oltre a numerose forature, deve lamentare la rottura della catena che lo mette fuori combattimento, tanto che vuole ritirarsi. Ma il generoso gesto del suo compagno di squadra Fraschè che gli cede la propria bicicletta lo mette in condizioni di continuare la corsa, mentre il suo compagno percorre senza catena la discesa su Palmi.

Il record delle avversità, però, riteniamo lo abbia stabilito il giovane corridore reggino Ciccio Galano con ben undici forature. Egli, malgrado tutte le disavventure, reagisce ogni volta e riesce a classificarsi all'undicesimo posto. In questa prima tappa la squadra reggina che conserva il nomo di Ausonia, malgrado tutti gli incidenti, ben figura nei confronti della agguerrita coalizione siciliana.

A conclusione della prima tappa, sotto il traguardo di Radicena si registra il seguente ordine di arrivo:
1) Fobert Giuseppe – Messina
2) Giorgianni; 3) Pulcini; 4) Ragusa; 5) Garuffi; G) Irrera; 7) Velonà; 8) Ferrara; 9) Formica; 10) Ruggero; 11) Galano; 12) Panuzzo; 13) Malgradi; 14) Pucci; 15) Creaco 16); Chindemi; 17) Muratori; 18) Frasche.

La seconda tappa Radicena - Brancaleone è vinta da Velonà con Giorgianni al 2° posto. Anche la terza tappa vede vittorioso ed applauditissimo Velonà con Giorgianni nuovamente secondo. Malgrado le due vittorie di Velonà, la classifica finale vede vincitore Giorgianni con Velonà secondo e Ragusa terzo.
Allora erano grandi rivali proprio Nino Velonà ed il messinese Angelo De Francesco.

Fu questa accesa rivalità a costituire un serio pericolo per la prima fatica organizzativa dei dirigenti dello Sporting Club che temevano per il regolare svolgimento della gara. A Bova Marina, paese natale di Velonà. avevano infatti detto in tono perentorio che non ammetteva discussioni: "O da qui passerà primo Velonà, o non passerà nessuno". La minaccia era seria e tale da poter compromettere l'esito della corsa.

La fortuna fu però dalla parte dello Sporting Club perchè Velonà transitò dal suo paese per primo. Un brutto momento lo passò, invece, il già citato giovane e popolare corridore reggino Ciccio Galano.

Mentre egli pedalava spedito a breve distanza da Velonà, proprio alle porte di Bova Marina, qualcuno lo additò come un concorrente messinese che voleva superare l'idolo locale.

Per sua fortuna il nostro Ciccio, intuendo il pericolo che stava per correre, cominciò a gridare ai molti bovesi che, assiepati ai bordi della strada, si avvicinavano a lui con fare chiaramente minaccioso: "Amici, sono Galano di Reggio ed amico di Velonà". E cosi se la cavò senza danni.

E' logico che con lo stato delle strade di allora e con gli scarsi mezzi a disposizione, l'organizzazione si presentasse assai difficile. Ciò malgrado, la passione, l'entusiasmo e la volontà dei dirigenti il nuovo sodalizio, riuscirono a condurre regolarmente a termine la gara. Quella prima organizzazione non mancò, com'è ovvio, di episodi caratteristici che ci piace ricordare.

Un problema da risolvere fu quello della segnaletica lungo il percorso delle tre tappe. Lo risolse in maniera assai brillante e coraggiosa l'allora studente Francesco Carbone, poi valente avvocato, il quale inforcata per tempo una bicicletta e munitosi di colori e pennelli, se la sbrigò egregiamente per... l'interno percorso.

A seguito del Giro vi erano due sole macchine una delle quali del Cav. Scordo. Per ottenere un maggior numero di posti sulle macchine stesse, furono collocate a mo' di strapuntini quattro latte di benzina, mentre la salvaguardia della polvere stradale (che era parecchia) avvenne con camici da infermiere avuti dal civico ospedale, che furono indossati dalle persone al seguito, tra gli immancabili lazzi dei conoscenti.

L'arrivo fu curato da Giuseppe Cimino, il quale dispose in bell’ordine, davanti all'attuale stazione Lido 200 sedie avute in prestito dalla Chiesa di S. Lucia.
Altro fatto divertente e che serve a descrivere la possibilità organizzativa dell’epoca, ma anche il vivo interesse che sin da allora animava gli sportivi reggini, è quanto accadde poco dopo la partenza.

La scarsità delle macchine al seguito, fece partire quello che avrebbe dovuto essere il camion raccoglitore, un caratteristico BLR - con una cinquantina di persone a bordo, che, stipate come sardine, avrebbero voluto seguire la corsa. Però non si sa come, già a Pentimele i viaggiatori erano divenuti la metà. Forse ne sa qualcosa Peppino Calabrò che novello Icaro, compì nell'occasione il suo primo volo.

L’incidente più dispettoso capitò però proprio a Totò Siracusa che ebbe l'amara delusione di doversi fermare a Capo delle Armi, perché la "509" sulla quale aveva preso posto si guastò, ed egli dovette proseguire per Reggio in treno.

L’ultimo episodio che ci piace menzionare a ricordo di quella pioneristica edizione, avvenne sulla discesa della Limina: un corridore cade e si ferisce. Santi Spinella scende senza indugio dalla macchina del seguito, cede il suo posto al ferito e con la bicicletta di questi percorre 40 chilometri fino a Bovalino. Ma i compiti degli organizzatori in quelle prime edizioni del Giro erano ovviamente tanti e complessi ed esigevano un notevole impegno, date le difficoltà di vario genere da superare. E' facile immaginare quindi, quali fossero, per esempio, oltre ai problemi di natura tecnica e logistica, quelli di carattere finanziario, anche in relazione alle difficoltà di comunicazione con i vari centri.

Però Siracusa, che aveva il pregio di saper scegliere i suoi collaboratori, diede lo specifico incarico al Vice Presidente Lorenzo Labate, che si rivelò maestro nello svolgere il relativo importante compito sapendo "tirare soldi anche ai muri", come, assai divertito, soleva affermare lo stesso Siracusa.
Per raggiungere lo scopo, Labate, assieme ad altri consiglieri, durante i vari sopralluoghi sul percorso, specie dove c'era qualche amico lasciava delle schede per la raccolta dei fondi facendo dei veri e propri comizi, per invogliare gli sportivi a collaborare.

Dopo un certo tempo ripassava raccogliendo le somme versate in favore della corsa, somme che diedero sempre valido contributo alle spese che l'organizzazione richiedeva. In queste condizioni e sorretti soltanto dalla grande passione per lo Sport, i pionieri dello Sporting Club Reggio, guidati da Salvatore Siracusa, organizzarono la prima edizione di questo nostro giro ciclistico.

DE FRANCESCO VINCE LA SECONDA EDIZIONE MARCHI, Dl GENNARO E CIACCIO, VINCITORI RISPETTIVAMENTE DELLA 1ª, 2ª e 3ª TAPPA

Il secondo Giro si effettua nei Giorni 26, 27 e 28 maggio 1922 in tre tappe: Reggio - Radicena, Radicena - Brancaleone e Brancaleone - Reggio.
Vince il messinese Angelo De Francesco su Maino, impiegando ore 8,20',1", per percorrere i Km. 212 della corsa alla media di Km. 26.300.
2) Germoni Marzio, di Roma, a 2'e 1"
3) Marchi Angelo di Firenze, s.t.
4) Giacco Ciro, di Barra (Na) "
5) Di Gennaro Ferdinando, di Roma in ore 8,25',39"
6) Nicolosi Antonino, di Catania in ore 8,31',29"
7) Tatta Gioacchino, di Formia in ore 8,31',53"
8) Di Gaetano Felice, di Roma in ore 8,38',15"
9) Romano Umberto, di Napoli in ore 8,39',00"
10) Pulcino Arturo di Messina in ore 8,39',35"
La classifica generale per i calabresi, dopo le tre tappe, è la seguente:
1) Utano Antonio, di Reggio
2) Taglieri Cristoforo, di Reggio
3) Calandesi Filippo, di Cosenza
Sintetizziamo l'ampia cronaca di questa seconda edizione da un resoconto che il reggino Ezio De Marco fece per "L'Isola Sportiva" settimanale dell'Automobile Club di Palermo, il 2 giugno di quell'anno.

IL FIORENTINO MARCHI, VINCE LA 1ª TAPPA

26 maggio 1922. Alle ore 8 la carovana si muove da Piazza Garibaldi lungo il Corso omonimo, salutata da una gran folla che applaude freneticamente; anche in Via Romana (l’attuale Via De Nava, n.d.r.) si rinnovano le stesse festose accoglienze, fino al Ponte Annunziata, dove il Rag. Santi Spinella, notissima figura di sportivo, dà il via alla prima tappa.

Il cronista a bordo di una Fiat guidata dal Sig. Tonti, segue la corsa unitamente agli inviati della “Gazzetta di Messina”, del “Corriere di Calabria” e de “L’Eco”. L'abbassarsi della bandierina, fa iniziare la prima fatica a 64 concorrenti. Appena fuori della Città, il romano Ciarocchi rompe la forcella e conseguentemente rimane vittima di una rovinosa caduta, ferendosi al viso. Lo sorregge il messinese Paturzo, che riparte soltanto all'arrivo di una macchina del seguito. Nulla di notevole da registrare tranne molte bucature ed una caduta nell'abitato di Catona del reggino Utano che, però, può riprendere la corsa.

Bisogna attendere la lunga salita che porta ai Piani della Corona perché si verifichi il primo episodio interessante. Sulla faticosa erta, primo di lunghissima fila di corridori è Marchi che man mano acquista maggior vantaggio ed in vetta ha 300 metri su De Francesco, 400 su Germoni e circa un chilometro su Tatta, Giacco e Di Gennaro.

Nella vertiginosa discesa verso Palmi De Francesco raggiunge Marchi, seguito a brevissima distanza da Germoni, Giacco, Gramuglia, Tatta, Romano, il reggino Taglieri, Nicolis ed Inzerillo.

Al controllo di Palmi (Km. 42) è sempre primo Marchi che precede un gruppetto composto da De Francesco, Germoni, Giacco, Gramuglia, Tatta, Taglieri (1° dei calabresi), Nicolosi ed Inzerillo. Sulla salita finale che conduce a Radicena De Francesco cade ad appena 400 metri dal traguardo. Intanto Marchi che si è impegnato a fondo, ha già iniziato lo scatto per la volata e vince nettamente, accolto da grandi applausi, tagliando il traguardo alle 10,55.

Classifica 1ª tappa:

1) Marchi Angelo in ore 2,40; 2) Germoni Marzio a 35"; 3) Giacco Ciro a 1'; 4) De Francesco a 1,20; 5) Romano Umberto a 2,07; 6) Tatta Gioacchino a 2,45; 7) Taglieri Cristoforo a 3,05 (1°dei calabresi); 8) Di Gennaro Ferdinando a 4,25; 9) Di Gaetano Felice a 4,45; 10) Nicolosi Antonio a 5,30; 11) Pulcini; 12) Inzerillo; 13) Bianchedi; 14) Caratozzolo; 15) Consoli; 16) Polimeni; 17) Tenerelli; 18) Montedura; 19) Guido; 20)Utano; 21) Blasi; 22) Gramuglia; 23) Lizzio; 24) Piasini; 25)Magni; 28) Calandesi; 34) Praticò.

Classifica dei Calabresi:

1) Taglieri Cristoforo; 2) Polimeni Rocco; 3)Utano Antonino; 4) Calandesi Filippo; 5) Praticò Luigi; 6) Trimboli Pasquale.
Di Gennaro, malgrado un tuffo nel fiume Careri,e l'improvvisata gara di "ciclo-nuoto", vince la seconda tappa Radicena - Brancaleone
Tutta Radicena è desta per salutare i partenti della 2ª tappa.
Tra grandi applausi e sventolio di fazzoletti, alle 9 in punto viene abbassata la bandierina della partenza.

La seconda frazione del Giro è attesa con vivo interesse per le difficoltà del percorso che impegnerà a fondo i concorrenti.Al via, assume il comando il vincitore di ieri, Marchi. Percorsi pochi chilometri, a Cittanova, i migliori attaccano in gruppo la lunga e faticosa salita che conduce ai 955 metri dei Piani di Zomaro. Dopo una strenua lotta, Marchi precede di poco sulla vetta Tatta, Giacco, Di Gennaro, Nicolosi e Di Gaetano. Un gruppetto di calabresi segue a 500 metri, sono: Pellegrino, Taglieri, Praticò, Utano e Flobert. Passano, poi a 30" Tenerelli, Calì e Sofia.

Il gruppo di testa transita compatto da Gerace Superiore e dal controllo di Bovalino. Dopo questa località, De Francesco tenta la fuga insieme a Nicolosi e Di Gaetano. Il messinese insiste nella sua azione, stacca i compagni di fuga e guadagna 600 metri. Egli in questa occasione è veramente assistito dalla dea bendata perchè, mentre Marchi, nel frattempo rinvenuto sui primi, Di Gennaro e Germoni organizzano sollecitamente l'inseguimento, accade un episodio che probabilmente non si ripeterà nelle competizioni ciclistiche del futuro: mentre attraversava la fiumara Careri su una specie di passerella — allora i ponti non esistevano — Marchi perde l'equilibrio e cade in acqua, trascinando nella caduta i due compagni e fa insieme a loro un non desiderato bagno fuori stagione.

I tre con non poca fatica, cercando di tenere il più possibile fuori dall’acqua le biciclette, si dirigono verso la riva ed, infine, escono dal fiume, aiutati anche da persone del luogo.

Di Gennaro è il primo a… toccare terra, vincendo in quel momento la prima e, molto probabilmente, l'ultima gara di "ciclo-nuoto" della storia. Malgrado l’imprevisto bagno i tre risalgono in sella e, inzuppati come sono, continuano la corsa.

Intanto Nicolosi che aveva... evitato il bagno, riesce a raggiungere De Francesco e i due proseguono di conserva. Al passaggio sul torrente La Verde – questa volta il transito avviene con molta prudenza – Marchi inizia un vivace inseguimento ed in una ventina di minuti si riporta con gli altri due sui primi, facendo ricomporre il gruppo.

La calma, però, dura ben poco, e sulla snervante salita di Bruzzano, Di Gennaro con un improvviso scatto pianta tutti. Marchi affaticato dalla prova di ieri e dall’inseguimento da poco compiuto, perde terreno. Di Gennaro sale con impegno la breve ma dura salita ed al culmine ha un vantaggio di 300 metri su Germoni, 800 su De Francesco e oltre chilometro su Marchi.

Al passaggio da Bruzzano Di Gennaro è letteralmente ricoperto di fiori e vivamente applaudito. Dopo pochi chilometri, alle 12,09, passa primo sotto lo striscione di arrivo di Brancaleone entusiasticamente acclamato da una moltitudine festante che non risparmia di festeggiare anche gli altri concorrenti.

Ordine di arrivo della 2ª tappa Radicena-Brancaleone di Km. 80:

1) Di Gennaro Fernando in ore 3,9’; 2) De Francesco Angelo in ore 3,11’; 3) Germoni Marzio in ore 3,14'; 4) Nicolosi Antonio in ore 3,14’,30"; 5) Marchi Angelo in ore 3,14’,40"; 6) Di Gaetano Felice in ore 3,16'; 7) Guido Salvatore in ore 3,16’,30"; 8) Calì Emanuele in ore 3,17'; 9) Tatta Gioacchino in ore 3,17’, 23"; 10) Lizzio Francesco in ore 3,18 5; 11) Bianchedi Nicola; 12) Giacco Ciro; 13) Utano Antonio; 14) Inzerillo Giuseppe; 15) Pulcini Arturo; 16) Taglieri Cristoforo; 17) Romano Umberto; 18) Gigante Francesco; 19) Ferrara Vincenzo; 20) Previti Giuseppe; 21) Pellegrino Domenico; 22) Gramuglia Giuseppe; 23) Fobert Giuseppe; 24) Praticò Luigi; 25) Trimboli Pasquale; 26) Naccarelli Giuseppe; 27) Calandesi Filippo; 28) Pucci Agostino; 29) Talamo Nicola; 30) Tenerelli Nicolò.
Classifica dei Calabresi:

1) Utano Antonio; 2) Taglieri Cristoforo; 3) Pellegrino Domenico; 4) Praticò Luigi; 5) Trimboli Pasquale; 6) Calandesi Filippo.

IL NAPOLETANO CIRO GIACCO S'IMPONE NELLA TERZA TAPPA

Anche Brancaleone saluta cordialmente i 49 corridori rimasti in gara per la 3ª tappa che, al "via" dato dallo starter Biacca, affrontano la fatica per compiere gli impegnativi 62 Km. del percorso. La strada è ghiaiosa ed i concorrenti devono fare prodigi di equilibrismo per evitare le cadute, ma non possono fare altrettanto per le bucature che sono copiose.

Il comando della corsa è ben presto assunto da un plotoncino composto da Germoni, Di Gennaro e Di Francesco, Pellegrino, Naccarelli, Polimeni, Romano, Taglieri e Praticò inseguono a breve distanza. Cade Praticò per uno scarto di Romano al quale un cane attraversa la strada, ma riprende subito.
Sulla salita di Bova è sempre primo Germoni che ha un centinaio di metri su Di Gennaro, Marchi e De Francesco, mentre a questi tre si sono accodati e si fanno notare Utano, Bianchedi, i siciliani Pulcini, Lizzio e Fobert ed il tarantino Talamo. Poi, improvvisamente, Di Gennaro con uno scatto pianta i molti inseguitori e se ne va indisturbato.

Sulla salita di Capo delle Armi passano, nell'ordine, De Francesco, Di Gennaro e Giacco. seguiti a 300 metri da Nicolosi che precede Marchi il barese Fachechi e Gramaglia.

Il terzetto di testa, temendo l’inseguimento di Marchi aumenta l’andatura. Ad un tratto Di Gennaro si ferma per noi ad una ruota e perde terreno, mentre Germoni è vittima di una crisi. Rimangono in testa De Francesco e Giacco. E quest’ultimo che nell’ultimo tratto riesce a steccare il compagno e vince nettamente, sul Lungomare di Regio, gremito di folla festante che ha applaudito a lungo il brillante napoletano e tutti gli altri concorrenti che hanno portato a termine una dura gara ben organizzata, e curata, che ha riscosso un meritatissimo successo.

Ordine di arrivo della terza tappa Brancaleone-Reggio di Km. 62:

1) Giacco Ciro in ore 2,28'; 2) De Francesco Angelo in ore 2,28’,12"; 3) Germoni Marzio in ore 2, 28', 46"; 4) Marchi Angelo in ore 2,31'; 5) Fachechi Massimo in ore 2,31’,10"; 6) Talamo Nicola in ore 2,31’,21"; 7) Nicolosi Antonino in ore 2,31’,29"; 8) Tatta Gioacchino in ore 2,31’,45"; 9) Fobert Giuseppe in ore 2,31',47”; 10) Tenerelli Nicolò in ore 2,32’,5"; 11) Naccarelli; 12) Pulcini Arturo; 13) Di Gennaro Fernando; 14) Gigante Francesco; 15) Calì Emanuele; 16) Galluzzo Carmelo; 17) Ferrara Vincenzo; 18) Inzerillo Giuseppe; 19) Pollicino Francesco; 20) Jovine Giacinto; 21) Romano Umberto; 22) Blasi Tommaso; 23) Previti Giuseppe; 24) Montedura Leone; 25) Sofia Giovanni; 26) Guido Salvatore; 27) De Francesco Giuseppe; 28) Gramuglia Giuseppe; 29) Coppolino Francesco; 30) Pucci Giuseppe.

Classifica dei Calabresi:

1) Pucci Agostino 2) Calandesi Filippo; 3) Trimboli Pasquale; 4) Utano Antonino; 5) Meduri Antonino; 6) Taglieri Cristoforo.

La gara, come abbiamo detto, era dotata anche di ricchi premi speciali che sono stati cosi assegnati:
— la coppa Giannini alla Società Gerbi per il piazzamento di Marchi, Utano e Taglieri;
— la coppa Società Gerbi alla Società Umberto Primo per il maggior numero di concorrenti (undici);
— la medaglia d'argento del Re alla equipe Storniolo, con Germoni, Romano e Giacco;
— la coppa "Isola Sportiva" e la medaglia del Generale Armando Diaz al messinese Angelo De Francesco;
— la medaglia per il concorrente venuto dalla città più distante da Reggio a Marchi Angelo di Firenze;
— la medaglia d'argento al concorrente più giovane, il reggino Ripepi;
— il servizio da scrittoio per il primo concorrente militare, al romano Piasini.
Abbiamo scritto che la corsa si impose all'attenzione nazionale sin dopo la sua prima edizione, e ciò, infatti, ebbe conferma dai numerosi premi che le supreme gerarchie dello Stato fecero pervenire per il secondo Giro.
Ciò costituì il più lusinghiero riconoscimento per i giovani organizzatori ed una evidente favorevole considerazione nella quale era già tenuta la loro fatica organizzativa.

LA GARA CONTINUA A CRESCERE Dl IMPORTANZA. PRIMA VITTORIA Dl CIACCHERI

Come si è visto, la corsa è entrata sin dalla seconda edizione fra le gare che hanno una meritata notorietà. La conferma di ciò si ha nel terzo Giro che si disputa anche in tre tappe, nei giorni 3, 4, e 5 agosto 1923 su un percorso di 255 Km. Vince il fiorentino Nello Ciaccheri che diviene poi simpaticamente popolare fra gli sportivi reggini, seguito in classifica da Angelo Marchi che molto bene si è comportato nel Giro precedente, classificandosi terzo.
Dopo la brillante conclusione del secondo Giro la gara ha assunto più ampio respiro ed ha richiamato l'interesse dei tecnici e della stampa.
I fiorentini Marchi, Ciaccheri e Balestrieri sono i più qualificati per conseguire la vittoria in questa terza edizione.

Prendono il via 37 concorrenti. Ad 1 Km. dalla partenza, scatto di De Francesco, il vincitore dello scorso anno, che si porta sollecitamente in testa acquistando 20" di vantaggio sul gruppo. A Cannitello, però, la sua bella azione ha termine per la rottura di un pedale che lo costringe al ritiro.
Anche Gremo deve ritirarsi per la rottura del cerchione. Un'altro incidente fa uscire dal gruppo di testa e dalla scena il reggino Utano, per la rottura della catena.

Dopo i Piani della Corona, il fiorentino Marchi guadagna un pò di terreno e vince il traguardo a premio di Palmi. In questa fase si distingue anche il reggino Cristoforo Taglieri che è sempre nel gruppetto di testa.
Intanto Ciaccheri si riporta nelle prime posizioni, forza l'andatura e — acclamato da una folla imponente — passa per primo sotto lo striscione di arrivo di Radicena dove su 37 partenti ne giungono soltanto 24.

L'ordine di arrivo è il seguente:

1) Ciaccheri; 2) Dal Fiume; 3) Marchi; 4) Chiusano; 5) Balestrieri; 6) Di Gennaro; 7) Messeri; 8) Nicolosi; 9) Molan; 10) Taglieri.
Il giorno dopo si corre la seconda tappa Radicena – Bovalino di Km. 72, con il seguente risultato:
1) Messeri; 2) Dal Fiume; 3) Ciaccheri; 4) Chiusano; 5) Lugli; 6) Balestrieri; 7) Foti; 8) Nicolosi; 9) Marchi; 10) Raiola.
Il 5 agosto Bovalino in festa saluta i partenti per la terza tappa che porta i concorrenti a Reggio.

La classifica di questa terza tappa è la seguente:

1) Ciaccheri; 2) Di Gennaro; 3) Lugli; 4) Marchi; 5) Balestrieri; 6) Dal Fiume; 7) Messeri; 8) Nicolosi; 9) Chiusano; 10) Raiola; 11) Taglieri; 12) Lazzaretti; 13) Previti; 14) Carrubba; 151 Laganà; 16) Galluzzo; 17) De Salvo; 18) Foti; 19) Diano.

Al termine delle tre tappe la classifica generale è la seguente:

1) Ciaccheri Nello - Firenze; 2) Dal Fiume Enea - Imola; 3) Messeri Guido - Firenze; 4) Marchi Angelo - Firenze; 5) Balestrieri Gino Firenze; 6) Chiusano Giorgio – Torino; 7) Lugli Vitaliano - Visignano di Pisa; 8) Di Gennaro Ferdinando - Roma; 9) Nicolosi Antonio - Catania; 10) Foti Nazzareno - Messina; 11) Taglieri Cristoforo - Reggio Calabria; 12) Raiola Ferdinando - Scafati; 13) Lazzaretti Romolo - Roma; 14) Laganà Angelo – Reggio Calabria; 16) Diano Giuseppe - Reggio Calabria; 17) Carrubba Salvatore – Siracusa; 18) Galluzzo Carmelo - Messina; 19) De Salvo Giovanni – Messina.
In questo terzo Giro si verifica una circostanza che mette in evidenza uno degli aspetti più caratteristici della dirigenza dello Sporting Club.

Il fatto, cioè, che oltre alle già note doti di organizzatore del suo Presidente, il Sodalizio può contare sulla capacità dei suoi collaboratori. Infatti, proprio nella fase più impegnativa dell'organizzazione, Siracusa per imprevisti ed urgenti impegni, si deve assentare da Reggio. Egli lascia l'incarico organizzativo per l'ulteriore da farsi ai Consiglieri Giuseppe Cimino e Umberto Romeo.
Ebbene questi due dinamici collaboratori se la sbrigano ottimamente e la corsa, oltre ad avere un nuovo lusinghiero successo tecnico, ne ha anche uno finanziario, con un attivo di L. 1000: un capitale per quei tempi!

NELLO CIACCHERI VINCE LE TRE TAPPE DEL 4° GIRO

Dopo due anni di forzata sosta, nei giorni 3, 4 e 5 settembre 1926, si disputa il 4° Giro. La corsa si articola in tre tappe: Reggio-Delianuova, Delianuova-Gerace Marina (l’attuale Locri n.d.r.) e Gerace Marina-Reggio per complessivi 347 Km.

Nello Ciaccheri é il dominatore assoluto di questa quarta edizione. Egli è sempre nelle prime posizioni durante tutta la gara. Nella prima tappa vivacizza la corsa su tutta la lunga ed impegnativa salita che dal mare di Bagnara porta all'Aspromonte, toccando prima di raggiungere Delianuova quota 1000 per poi scendere su quest'ultima cittadina. Ma il fiorentino, in gran forma, é un vero campione ed il suo scatto irresistibile s'impone nella volata che conclude la tappa, battendo nell’ordine Pomposi, Mara, Dal Fiume. Menegazzi, Terreni ed il reggino Laganà.

Nella seconda tappa, dopo una cavalcata sulla strada che dai contrafforti aspromontani conduce al mare Jonio, il vincitore della prima tappa fa valere ancora una volta la sua classe e si aggiudica la vittoria precedendo di 200 metri un noto velocista quale è Mara che a sua volta ha la meglio su Liguori, Pomposi ed il siciliano Larocca.

Quando vincendo anche la terza tappa Ciaccheri sfreccia per primo sotto lo striscione di arrivo, è accolto da un lungo vibrante applauso della grande folla che gremisce il Lungomare di Reggio.

Una particolare festosa accoglienza viene riservata al sedicenne corridore reggino Natale Nobile che, malgrado la sua giovane età, si è distinto per le sue buone doti di scalatore e per l'impegno profuso in tutta la gara.
Dopo le tre tappe, la classifica generale è la seguente:
1) Ciaccheri; 2) Pomposi; 3) Liguori; 4) Dal Fiume; 5) Cicala; 6) Nobile.

UNO SCONOSCIUTO CHE SI FARÀ CONOSCERE

Dall'album dei ricordi, tra i tanti episodi, quello che accade proprio nell'edizione del 1926 ci pare meriti di essere raccontato. Nella parte finale della gara, mentre Ciaccheri guidava un folto plotone di concorrenti verso il traguardo di Reggio, noi per la prima volta al seguito di una competizione ciclistica, fummo giovanissimi testimoni e protagonisti di una curiosa vicenda che, sotto un certo aspetto, ci diede la conferma della validità del vecchio adagio secondo il quale l'apparenza inganna.

Giunti un po’ in ritardo sui Piani della Corona, tra Palmi e Bagnara, notammo su un prato al lato della strada, un corridore che apertamente si dichiarava seguace di Lucullo e di Bacco, disinteressandosi completamente della corsa che per lui era finita. Appoggiata la bicicletta ad un albero, stava, infatti, dando le sue preferenze ad una ricca colazione ed a una bottiglia di "quello buono", acquistato poco prima in una caratteristica osteria della zona.

Ci fermammo e lo invitammo a bordo della nostra capace "O M" portandolo fino all'ingresso di Scilla, dove si accodò al gruppo arrivando… freschissimo a Reggio. Ebbene questa apparente "scamorza", l'anno dopo, il 4 aprile 1927, vinse la "Milano-Sanremo". Presentatosi alla partenza della "Classica d'apertura" con i suoi caratteristici pantaloncini rossi, appena ventitreenne e sconosciuto dai più, se ne andò via a Tortona, tentando quella che sembrava un'assurda avventura, tanto che il suo compagno Gay gli disse: "Ma che, sei matto?". Ed invece egli, che ad Arenzano aveva addirittura un vantaggio di 17 minuti, giunse primo sotto il prestigioso traguardo ligure con ben nove minuti di vantaggio sul secondo arrivato, Alfredo Binda, che proprio quell'anno avrebbe vinto il suo primo titolo mondiale.


Il brillante artefice di questa eccezionale impresa sportiva si chiamava Pietro Chesi, correva con la "Pierozzi", era di Gambassi in provincia di Firenze, e faceva parte della Unione Ciclistica "Nicolò Biondo" di Carpi.

CRESCE L'INTERESSE PER LA CORSA

Dopo il successo ottenuto dal Giro nel 1926 contrassegnato dalla brillante affermazione di Nello Fiaccheri, lo Sporting Club rilancia nel 1928 l'organizzazione della nostra affermata competizione ciclistica.

Tra le varie manifestazioni curate dal Sodalizio per interessare sempre più vasti strati della cittadinanza alle manifestazioni sportive e particolarmente all’annuale disputa del Giro, oltre a gare di atletica ne viene organizzata anche una di tiro al piattello per le categorie juniores che pone, fra l'altro in evidenza le capacità organizzative dello Sporting Club anche in questo genere di sport.
Numeroso pubblico assiste alla competizione nella quale si distinguono Milea Diego con 13 piattelli su 13, Malavenda Francesco con 12 su 13 e Costantino Giorgio con 11 su 13.

Queste iniziative oltre a giovare allo sviluppo delle varie attività sportive, hanno contribuito in notevole misura a creare un vasto consenso per quanto il Dott. Siracusa e i suoi collaboratori vanno facendo con sempre maggiore impegno.
Il Presidente dello Sporting Club è ormai popolare a Reggio ed in provincia. Egli tutto preso a organizzare le varie manifestazioni sportive, trova tuttavia il tempo, come nota il "Popolo di Calabria" del 10 luglio di quell’anno, di scambiare promessa di matrimonio con la Signorina Tina Romeo che poi diverrà la sua consorte, dato che Totò Siracusa ha trovato anche il tempo di... sposarsi.

QUINTA EDIZIONE IN DUE TAPPE: VINCE FELICE GREMO

E'con tale maggiore interesse manifestato dalla cittadinanza che lo Sporting Club ben organizza, come le scorse edizioni, il 5° Giro, con il patrocinio del quotidiano reggino "Il Popolo di Calabria". La Gara si disputa rei giorni 25 e 26 agosto 1928 su un nuovo percorso e con una formula diversa dalle precedenti.
La competizione si corre infatti, in due tappe: la Reggio–Siderno–Stilo di Km. 154 e la Stilo–Gioia Tauro–Reggio di Km. 160.

ORECCHIA SI AGGIUDICA LA PRIMA TAPPA

70 corridori sono allineati alla partenza. Tra questi una folta rappresentanza della Società Sportiva Azzurra di Messina, tra cui il bravo Gaetano Martorano che lo scorso anno partecipò al Giro d'Italia ed altri elementi messisi già in vista come Gentili, Lizzio, Musumeci e D’Arrigo. Numerosa anche la rappresentanza reggina capitanata dall’ottimo Nobile.

Ma, quel che più conferisce importanza alla corsa è la presenza dei più validi nomi delle categorie indipendenti e Juniores, tra cui Gremo, Orecchia, Frascarelli, Gay, Papeschi, Binda, Albino, Dal Fiume e Pancera. Assente per motivi di forza maggiore il popolare Nello Fiaccheri.

Al via, la gara si movimenta subito e si forma un gruppo di 20 unità, che precede il grosso. Non si hanno altre particolari iniziative e gli uomini di testa procedono senza sussulti fino al controllo-rifornimento di Gerace Marina (l'attuale Locri n.d.r.). E’ qui che il torinese Orecchia con un improvviso e rabbioso scatto si stacca dagli altri acquistando man mano notevole vantaggio.
Tra gli inseguitori Frascarelli e Chesi sono i più attivi, mentre il campione italiano degli Juniores Pancera è costretto al ritiro per indisposizione. Ma il ritmo imposto dall'olimpionico Orecchia è assai sostenuto e nulla possono fare Frascarelli, Perna, Martorano e Chesi.

Il torinese in fuga proseguendo nella sua brillante azione sfreccia pertanto sotto il traguardo di Stilo con netto distacco. La ridente cittadina che ha dato i natali a Tommaso Campanella accoglie festosamente la carovana del Giro.

Grandi sono, infatti, le accoglienze che la popolazione di Stilo con in testa il Conte Massimo Capialbi tributa ai partecipanti, mettendo in evidenza anche in occasione di questa riuscita manifestazione sportiva il cordiale spirito di ospitalità dei calabresi.

Ordine di arrivo della 1ª tappa:

1) Orecchia Michele in 6,11’,42" alla media di Km. 24.700; 2) Frascarelli Leonida in 6,14’,35"; 3) Gremo Felice in 6,15’,55"; 4) Martorana Gaetano in 6,17’,06"; 5) Perna Raffaele in 6,17’,41"; 6) Di Blasi Giuseppe; 7) Di Pietro Carmine; 8) Rossi Saverio; 9) Temponi Alberto; 10) Innocenti Settimo; 11) Pennisi Michele; 12) Mannino; 13) Rostellini; 14) La Rocca; 15) D’ Errici; 16) Milazzo; 17) Liguori; 18) Messeri; 19) Cannone; 20) Gay.

A REGGIO VINCE INNOCENTI PER DISTACCO

Numerosa folla plaudente rinnova il saluto ai corridori radunati per la partenza della 2ª tappa. Dopo il via, sulla discesa che dai 400 metri di Stilo conduce a Monasterace Marina, il gruppo procede senza scosse e si ha l’impressione che si debba assistere ad una gara senza particolari emozioni.

Invece, proprio quando la strada si affaccia sullo Jonio, Innocenti improvvisamente scatta con decisione ed acquista in breve tempo notevole vantaggio. Tutta la gara da quel momento è caratterizzata dalla sua fuga durata ben 145 Km.

Il pistoiese procede speditamente insistendo nella sua azione e guadagna sempre più terreno sugli inseguitori.La sua solitaria impresa è coronata da lusinghiero successo ed egli passa sotto lo striscione di arrivo con il notevole vantaggio di 7 minuti, salutato dai meritati applausi di una grande folla e dalle gioiose note della banda municipale.

Alle spalle del vincitore la battaglia si accende sulla salita del S. Elia. In vetta passa per primo Gremo che è riuscito a staccare tutti i componenti del gruppo.
Il torinese pur impegnandosi al massimo non è riuscito a raggiungere il fuggitivo, ma ha brillantemente conseguito lo scopo di avvantaggiarsi sui diretti antagonisti, balzando in testa alla classifica generale che lo ha consacrato vincitore del 5° Giro.

Ordine di arrivo della 2ª tappa:

1) Innocenti Settimo che impiega ore 6, 43'3" a percorrere i Km. 158 alla media 23,436; 2) Gremo Felice in 6,50’,12"; 3) Messeri Guido in 6,58’,14"; 4) Frascarelli Leonida in 6,59’,28"; 5) La Rocca Giovanni in 6,59',34"; 6) Mannino Nicolò in 7,00’, 55"; 7) Orecchia in 7,8’,25"; 3) Gay Federico; 9) Milazzo; 10) Perna; 11) Rossi; 12) Chesi.

Classifica Generale:

1) Gremo Felice Km. 309 in ore 13,06’,7" media 23,357; 2) Innocenti 13,8’,30"; 3) Frascarelli 13,11’,13"; 4) Orecchia 13,20’,7"; 5) Mammina 13,25’,34"; 6) La Rocca 13,27'; 7) Messeri 13,28',11"; 8) Perna 13,36’,11"; 9) De Biase 13,37’,57"; 10) Chesi 13,40'; 11) Rossi 13,40’,56"; 12) Gay 13,42’,8"; 13) Milazzo 13,43’,7"; 14) Martorano 13,45’; 15) Petile 13,45’,52"; 16) Arnone 13,49’,56"; 17) Bresciani 13,53’,56"; 18) Liguori 14,0’,15"; 19) Carrino 14,06’,5"; 20) Betucchi 14,10’,22"; 21) Cedro 14,25’,15".

VINCE NUOVAMENTE FELICE GREMO

Il 25 agosto 1929 si disputa il 6° Giro che per il successo ottenuto e per l'interesse destato fa notare ai dirigenti del ciclismo nazionale la nostra manifestazione. Sono presenti i migliori indipendenti italiani tra cui Allegro Grandi leader della classifica.

Manca il caposquadra dell'ldeor Leonida Frascarelli infortunatosi due giorni prima della gara e quindi non potrà aver luogo l’atteso confronto fra i due.
Ma sarà un altro uomo dell'ldeor, Felice Gremo, che ben difendendo i colori della sua casa si imporrà vincendo questa 6ª edizione valevole quale 4ª prova del Campionato Juniores, bissando il successo dello scorso anno.

Egli ha vinto di forza, staccando tutti gli avversari sulle più dure salite incluse nel percorso. Il torinese ha dato battaglia sulle dure rampe del Passo della Limina E' fuggito dopo Mammola piantando tutti quelli che fino a quel momento avevano resistito alla sua azione poderosa, e cioè Nobile, Morelli e Grandi. Da quel momento l’alfiere della Ideor è stato il padrone della corsa. Grandi è giunto soltanto terzo e pur migliorando la sua classifica per il Campionato Italiano della categoria, non è stato il bel corridore che si era visto nella recente Coppa Bernocchi.


Una bella gara ha disputato anche il senese Mori il quale, dopo Gremo, è stato il corridore che si è distinto sugli altri. Infatti ha ben contrastato in un primo tempo l'iniziativa del vincitore battendosi con vigore, ma poi una leggera crisi lo ha messo in difficoltà. Si è ripreso brillantemente nel finale, dimostrando forza di volontà e coraggio veramente encomiabili.

La corsa nella prima parte pianeggiante si svolge senza particolari vicende degne di nota, salvo un tentativo di fuga di Chesi sventato da Nobile
Sulla salita di Capo delle Armi fora Gremo. E' il segnale che scatena una furibonda battaglia che semina molte vittime.

Mori e Meini fanno da battistrada al gruppo che cerca di guadagnare terreno.
Ma il torinese è molto svelto nel riparare e si riporta in breve tempo sul gruppo stesso. Sulle rampe del Passo della Carriera Gremo risponde subito con un allungo che ha l’effetto di frantumare il gruppo riducendolo soltanto a 6 uomini. Infatti con lui rimangono soltanto Grandi, Meini, Catalani, Visconti e Neri Marcello.

Il traguardo di Gerace Marina è vinto da Meini e quello di Gioiosa da Visconti. Dopo quest'ultima località la corsa perde vigore perché i corridori sono provati dallo sforzo compiuto e si predispongono ad affrontare le altre dure salite risparmiando energie.


La seconda fase della lotta, come prima detto, si scatena sulla strada che porta alla Limina. Grandi, Morelli, Briano e il reggino Puntorieri che si è comportato assai bene sono in testa alla lunga fila dei corridori. Dopo Mammola, però, quando le asperità sono più sensibili, la fatica dei corridori si accentua. Ma è proprio qui che la classe di Gremo si pone in bella evidenza. Il torinese stacca tutti gli avversari e si avvia verso il traguardo reggino dove giunge con ben 12 minuti di vantaggio sul secondo arrivato Mori.


In questo 6° Giro un raro e, sotto un certo aspetto, divertente episodio si verifica nella Piana degli Ulivi. Gremo che sulla discesa della Limina ha staccato nettamente il gruppo, passa da Cittanova soltanto 30" prima che un breve ma violento temporale estivo si scateni sulla zona, senza accorgersi quindi che sui suoi inseguitori Giove Pluvio ha rovesciato un vero e proprio diluvio, inzuppandoli in una spaventosa doccia gigante, tra il saettare dei fulmini.

Egli perciò giunge bell'e asciutto al traguardo di Reggio in una meravigliosa giornata di sole sul Lungomare gremito di folla plaudente, ignorando le sgradite effusioni idrodinamiche alle quali sono stati sottoposti tutti gli altri concorrenti.
In tale occasione la strada che da Cittanova conduce a Taurianova, si è trasformata rapidamente in un vero e proprio torrente in piena, tanto che alcune macchine non hanno potuto distinguere i limiti dello cunette e sono finite fuori strada.

Anche per noi non mancano i guai: il magnete della nostra lunga "O M" si bagna costringendoci ad una forzata sosta e solo l'abilità di un provetto guidatore e meccanico come Mico Milasi ci consente dopo un lungo inseguimento di raggiungere i corridori a Bagnara.

La prova di Felice Gremo è sottolineata da larghi consensi, tanto che nel successivo 1 maggio 1930, la "Gazzetta dello Sport" nel presentare i corridori partecipanti al Giro d’Italia di quell'anno svoltosi in 15 tappe dal 17 maggio all’ 8 giugno, citò tra i meriti del torinese anche quello di aver vinto la nostra corsa.
Di questa riuscita 6ª edizione il quotidiano sportivo milanese scriveva: "...edizione veramente di gala quella del 6° Giro della Provincia di Reggio Calabria che ha raccolto il fior fiore del ciclismo italiano.

Un'organizzazione curata in ogni minimo particolare, perfetta in ogni sua parte. Crediamo che oggi poche gare in Italia possono vantare il successo mirabile conseguito dallo Sporting Club Reggio. La gara Calabrese ha superato tutte le altre gare del campionato Juniores e pone la sua candidatura a scelta migliore...

Sia lode agli organizzatori dello Sporting Club Reggio che crearono la più bella gara del Mezzogiorno e conseguirono attraverso le successive edizioni un successo sempre crescente. All'ordine del giorno questo manipolo di uomini."
Un notevole successo quindi, che messo in risalto anche dall'unanime giudizio positivo dei tecnici e della stampa, ha creato un clima di appassionata attesa per la prevedibile "promozione" del nostro Giro che veniva definito "un faro di luce per lo sport Meridionale".

Ordine di arrivo:

1) Gremo Felice di Torino compiendo i Km. 242 in ore 9,30’,15" alla media di Km. 25.472; 2) Mori Pietro di Siena in 9,42’,14"; 3) Grandi Allegro di Carpi in 9,45’,51"; 4) Perna Raffaele di Napoli in 9,53',2" (primo dei meridionali); 5) Meini Ettore di Firenze in 9,57',40"; 6) Simone Aleardo; 7) Briano Giacomo; 8) Neri Marcello; 9) Neri Colombo; 10) Nobile Natale; 11) Eboli Enrico; 12) Rivano Aldo; 13) Catalani; 14) Puleo; 15) Praticò 16) Liguori; 17) Martorana; 18) Chesi; 19) Scazzola; 20) Cannone; 21) D'Errico; 22) Russo. Seguono gli altri in tempo massimo.

Precedentemente in occasione della tappa Reggio-Catanzaro, del "Giro d'Italia" di quell'anno la "Gazzetta dello Sport" aveva pubblicato in prima pagina la fotografia del reggino Natale Nobile, esaltando le capacità e la passione degli sportivi calabresi che hanno acceso l’interesse del mondo sportivo con una loro gara dalla notorietà sempre crescente.

Allora la Città ha salutato con tanto calore la carovana della grande corsa a tappe, ed ha avuto modo di applaudire, finalmente, i più noti campioni del pedale.

In questo entusiasmante clima, tra grandi ovazioni, si conclude l'edizione del 1929 con la richiesta di un Giro al quale partecipassero tutti gli assi.
Malgrado che la considerazione per la nostra corsa aumentasse sempre più, nel 1930 essa è ancora prova valida soltanto per il Campionato Italiano Indipendenti, e solamente l'anno dopo sarebbe arrivata la "scelta migliore".

MARCHISIO SI IMPONE CON AUTORITA'

Reggio Calabria, 20 settembre 1930. Illuminata da un sole di piena estate, si disputa la settima edizione del Giro, quarta eri ultima prova del Campionato Italiano Indipendenti.Sul traguardo del Lungomare si rinnovano gli applausi degli sportivi reggini per Luigi Marchisio che quattro mesi prima era stato calorosamente salutato quando il 21 maggio, dopo aver vinto il giorno precedente la tappa Palermo – Messina del Giro d'Italia, ha fatto sosta a Reggio. All'alfiere della Legnano la Città della Fata Morgana ha portato fortuna.

Egli infatti, dopo aver vinto il successivo giorno 22 la tappa Reggio – Vibo Valentia, ha vinto meritatamente anche il Giro d'Italia. Per la disputa della VIIª edizione sembrava che l'assenza di uomini noti come Mara, Crippa, Frascarelli e Caimmi dovesse togliere interesse alla gara, ma due elementi l'hanno posta in evidenza: l'ottima organizzazione e la entusiasmante impresa di Marchisio e di Giuntelli.

Il portacolori della Legnano ha con una intelligente condotta di gara e con autorevole prontezza al momento giusto, risolto a suo favore l’esito della corsa, staccando egli ultimi 10 Km. tutti gli avversari, meno il tenace Giuntelli che ha battuto in volata.

L'adunata della carovana è fissata in Piazza Garibaldi alle 5. Alle 5,30 i corridori, seguiti da un rombante stuolo di automobili, percorrono il Corso Garibaldi fino al ponte della Vittoria dove alle 6,05 lo starter Santi Spinella dà il via a 63 corridori.

L'andatura è subito sostenuta e già ad Archi (Km. 4) si hanno i primi distacchi Camusso rompe la ruota e si ritira; per lo stesso incidente esce di scena Canizza. Intanto si mette in luce il reggino Natale Nobile che passa primo a Scilla guidando un gruppo di 30 corridori. A Bagnara è però, Marchisio a condurre.

Sulla salita verso S. Eufemia di Aspromonte il gruppo di testa composto da 27 uomini tra cui Gremo, Neri Marcello, Simoni, Giuntelli, Fava, Neri Colombo e Orecchia, è guidato alternativamente da Marchisio e da Nobile il quale vince il premio della località aspromontana.

Il reggino vince anche i traguardi a premio di Sinopoli e di Delianuova.
A Scido passa in testa un gruppetto con Marchisio, Nobile, Morelli e Ferrando il quale, per noie alla catena, è costretto ad un furioso inseguimento per ricongiungersi con i battistrada.

Poco prima di Oppido scatta Morelli che guadagna 100 metri; tale distacco é però annullato nella successiva discesa e ad Oppido il traguardo a premio è vinto da Bottino seguito da Orecchia e dal catanese Nicolosi.

Sulla salita per Varapodio l'andatura è rallentata e il gruppo a passo turistico transita compatto da Radicena, malgrado un appiedamento di Marchisio per noie ad un pedale. L'atleta di Castelnuovo, atteso da Gremo, rientra sollecitamente tra i primi.

A Cittanova, dopo 105 Km di percorso, sono le 10,41 quando Liguori vince il premio di traguardo. Dopo Cinquefrondi, sulla terribile salita della Limina si accende la battaglia. In testa guida Marchisio, mentre l'ottimo Zucchini, investito, perde tempo. In cima alla Limina Marchisio precede Marcello Neri e Liguori. Ha inizio ora la ripida discesa verso Gioiosa Jonica. A Mammola Km. 124 dalla partenza, i passaggi registrano questo ordine: Liguori, Marchisio, Neri Marcello, a 30" Giuntelli, a 55" Morelli, Neri Colombo, a 1 minuto Orecchia a 2 minuti Simoni e a 2,47 Nobile. Il resto è in notevole ritardo.
Al controllo di Gioiosa Jonica sono le 12,46 quando Marcello Neri vince il premio di traguardo.


A Gerace Marina – Km. 104 – transita un gruppetto di 9 corridori tra cui Gremo, Mortara, Nobile, Marchisio, Giuntelli, con lieve vantaggio sugli inseguitori.


A Palizzi Marina transita un plotoncino composto da Ferrando, Orecchia, Morelli, Giuntelli, Nobile, i due fratelli Neri, Marchisio, Simoni, Liguori, Valecchia, Marroni.


A 18 Km. da Reggio si affronta la breve salita di Capo delle Armi, ma nessuno attacca. Soltanto a 10 Km. da Reggio Giuntelli scatta, ma Marchisio è lesto a prendere la sua ruota. I due seminano tutti gli avversari e sul Lungomare di Reggio Marchisio ha la meglio sul suo tenace avversario.

Ordine di arrivo:

1) Marchisio Luigi (Legnano) di Castelnuovo Don Bosco, che compie i 270 Km. in ore 11,34'; 2) Giuntelli Marco, di Asti a ruota; 3) Simoni Leandro, di Bologna a 40”; 4) Neri Colombo, di Navacchi a 2',5”; 5) Orecchia Michele, di Torino a 2’,25”; 6) Morelli Ambrogio, a 4',25”; 7) Neri Marcello, a 4’,48”; 8) Nobile Natale, a 4',55” (1° meridionali); 9) Liguori, a 6'; 10) Ferrando; 11) Arena; 12) Larocca.

E VENNE L'ATTESO, MERITATO RICONOSCIMENTO

26 aprile 1931, data memorabile nella storia del Giro!

Un uragano di applausi saluta Learco Guerra, il grande antagonista del Campione del Mondo Alfredo Binda, quando taglia vittorioso il traguardo sul Lungomare di Reggio Calabria, vincendo il Giro Ciclistico della Provincia.

Duplice vittoria quel lontano giorno: vittoria di un Campione resosi particolarmente simpatico alle folle meridionali; vittoria dei dirigenti reggini che, con una organizzazione maiuscola, dimostrarono di "saperci fare" anche per le gare più impegnative, come disse allora il grande Emilio Colombo che rimase commosso per le affettuose accoglienze tributategli, ed ammirato per quanto gli organizzatori avevano saputo realizzare con una messa a punto degna delle grandi competizioni sportive.

Colombo arriva in aereo a Palermo da Milano il giorno 25 e dal Capoluogo siciliano giunge a Villa S. Giovanni, atteso da una folla festante di sportivi, che musica in testa, guidata dall'infaticabile Santi Spinella, allora segretario Regionale dell'UVI, tributa al direttore della "Gazzetta dello Sport" una entusiastica accoglienza e lo accompagna a Reggio con un memorabile e rumoroso corteo di macchine.

Grandi accoglienze sono riservate anche a tutti i protagonisti dagli sportivi reggini che hanno compreso la grande importanza ormai assunta dalla loro corsa con il conferimento al suo vincitore dell'ambitissimo titolo di Campione italiano. La folla reggina lungo il Corso Garibaldi e Via De Nava saluta vivacemente la carovana multicolore.

Partenza dal Ponte Annunziata, perché allora il tracciato era diverso dall'attuale, si percorreva prima il litorale tirreno col S. Elia a 40 Km. dal Via, per affrontare a metà gara la Limina e, quindi con 100 Km. pianeggianti si percorreva la parte finale. Si inizia ad andatura normale senza registrare nulla di importante per i primi 30 Km., tranne il forzato ritiro di Mara che si è trovato in serie difficoltà per dolori alle gambe.

Sulla salita di Pellegrina conducono il grosso plotone i romani Lalle e Cacioni. Ci sono Guerra, Gestri e Giacobbe che 14 giorni prima aveva dato scacco matto agli assi, nella "Tre Valli Varesine" e poi Binda, Zanassi, Marchisio, Piemontesi, Rinaldi, Negrini, Di Paco, Firpo, Binda Albino, Barozzi, Nobile, Rovida e Semprini. Non c'è lotta e possono rientrare in gruppo molti ritardatari mentre si transita lentamente da S. Eufemia d'Aspromonte.

Zanzi si impegna a fare l'andatura nella immediata discesa e la successiva salita verso Acquaro. Il gruppo prosegue compatto tra gli evviva della folla assiepata lungo i vari centri imbandierati a festa. A Delianuova vince Cacioni. Ora si sale verso Scido e S. Cristina, con una strada dal fondo non ideale, che consiglia prudenza ai corridori. Ed eccoci ad Oppido Mamertina. Qui corridori, tecnici e giornalisti rimangono lietamente sorpresi ed ammirati nell'osservare l'organizzazione di un rifornimento che farà epoca. Gli organizzatori, tra le altre "diavolerie" escogitate, d'intesa con Peppino Muscari, fanno trovare alla carovana del Giro tutta la Piazza principale sgombra ed imbandierata con tanti chioschi quanti, sono le squadre partecipanti ufficialmente ed ogni chiosco pitturato con i colori della squadra cui è destinato. Vale davvero la pena di perdere qualche decina di secondi per ammirare lo spettacolo.

In proposito la "Gazzetta dello Sport" il giorno dopo scriveva: "è stato allestito con il consenso degli sportivi del luogo, un rifornimento da far invidia ai più esperti e ricchi specialisti del genere".

Con tanta fantasmagoria di colori negli occhi, si raggiunge Cinquefrondi per affrontare la dura salita della Limina. In testa sono subito Zanzi, Rovida e Guerra. Poi il mantovano assume il comando e sotto la sua poderosa azione il gruppo si sgrana. Il popolare Learco insiste e nella sua scia restano Giacobbe, sempre brillante, Marchisio, Alfredo Binda e, poco staccati, Piemontesi, Camusso, Di Paco, Negrini e Nobile.

Alle 12 e un quarto la fatica è conclusa con sulla vetta Binda, Guerra e Piemontesi, staccati dagli altri. I tre, però, non raggiungono l'accordo per continuare la fuga, e sui tornanti della discesa che conduce a Gioiosa molti corridori riescono a riprenderli: tra questi vi è il reggino Natale Nobile titolare della squadra "Legnano"; ora ci sono da percorrere 104 Km. che non presentano particolari di risalto, salvo il breve tratto del Passo della Carriera. La marcia continua senza colpi di scena, facendo prevedere che la corsa si concluderà con un volatone.

Ma, invece, a 18 Km. dall'arrivo improvvisamente si verifica l’episodio che deciderà il risultato della corsa, del quale siamo stati testimoni. Infatti, nei pressi di Capo delle Armi, Gino Campagna il giovane inviato della "Gazzetta di Messina", (oggi affermato avvocato in Roma), richiama la nostra attenzione indicandoci Binda proprio mentre scende dalla bicicletta dopo aver forato; Battesini si accorge che il campione di Cittiglio è appiedato e dà l'allarme. Guerra, allora, lancia all'assalto la pattuglia composta da Di Paco, Rinaldi, Battesini e Giacobbe, mentre gli uomini della Legnano balzano di sella per dar man forte al loro capitano.

Si ferma anche Nobile al quale il Cittigliese batte affettuosamente una mano sulla spalla e gli dice di proseguire.Guerra si accoda ai quattro della "Maino" che tirano come dannati. Poi a Pellaro parte come un razzo e nessuno può tenergli testa. Il mantovano dà entusiasmante spettacolo di potenza vincendo con abbondante margine e passando solitario sotto lo striscione di arrivo, stupefacendo la marea degli sportivi osannanti che lo porta, esultante, in trionfo.

A conclusione del suo commento per questa memorabile corsa, il direttore della "Gazzetta dello Sport" scriveva: "Non soltanto caldo e ardente entusiasmo, ma vera e propria maturità sportiva… questi bravi organizzatori e questo magnifico pubblico". Purtroppo la data di questa grande affermazione dello sport meridionale doveva essere anche quella dell'inizio di un lungo periodo di forzata inattività.

Ordine d’ arrivo:

1) Learco Guerra di Mantova (Maino) Km. 70 in ore 10,51',26"; 2) Caimmi Pio di Cesenatico (Gloria) a 3,14"; 3) Piemontesi Domenico di Boa (Bianchi) a ruota; 4) Battesini Fabio di Mantova a 1 macchina; 5) Morelli Ambrogio di Legnano a 1 macchina; 6) Nobile Natale di Reggio Calabria (1° degli indipendenti) a ruota; 7) a pari merito con lo stesso tempo di Caimmi: Bovet Alfredo, di Castellana, Di Paco Raffaele di Fauglia, Giacobbe Luigi di Nuovi Piemonte; 11) Binda Alfredo di Cittiglio in ore 10,54’, 50"; 12) Gestri Eugenio di Prato. Tra i classificati, i calabresi Idà Antonio, Marroni Attilio, Tripodi Vincenzo, Catalano Garibaldi, Scambia Francesco, Sorbo Angelo e Calabrese Vincenzo.

CONCLUSIONE Dl UN BRILLANTE PERIODO

Purtroppo se il 1931, dopo tanti anni di crescenti successi organizzativi, segnò allora, certamente la più grande affermazione della corsa, fu, come abbiamo detto, anche l'anno in cui si concluse quello che potremmo definire il suo primo soddisfacente ciclo.

Infatti, motivi di forza maggiore prima, e gli eventi bellici dopo, impedirono l'annuale disputa della competizione, per un certo periodo di tempo.
Per poter rivedere una gara importante gli appassionati di ciclismo dovettero attendere fino al 1938 quando passò da Reggio il “Giro dei Tre Mari”. Allora Leoni vinse la tappa Catanzaro-Reggio (media Km. 30.649) secondo fu Cinelli, terzo Mara.

La classifica generale vide al primo posto Generati.
Questa corsa nata, se non andiamo errati, nel 1919, fu disputata l’ultima volta nel 1949. Allora la tappa Cosenza-Reggio fu vinta da Ottusi (media 29.333) secondo fu Ridolfi, terzo Spadolini.

INSUCCESSO DEL "CONVEGNO DEI SEI"

1945! Sul rovinoso scenario della seconda guerra mondiale il cannone ha cessato da poco di far udire la sua triste voce. La paura ha ceduto il posto alla speranza e la gente vuol dimenticare le terribili vicende vissute.
Si cerca in tutti i modi di ritornare alla normalità, di ritrovare la perduta serenità.

Tra queste legittime aspirazioni, anche lo sport trova la sua logica collocazione e qualcuno lancia l'idea di far rivivere quel Giro ciclistico che un tempo tante soddisfazioni ha dato agli organizzatori reggini ed alle masse degli appassionati.
E' facile comprendere, però, quanto sia difficile poter realizzare la lodevole iniziativa, quante difficoltà di ogni genere occorre superare. Ma l'idea é stata lanciata e… non si può tornare indietro.

Ed ecco che, allora, Adolfo Cremona, buon corridore calabrese degli anni 20, molto amico di Ciaccheri e di Michele Mara, divenuto funzionario delle Ferrovie dello Stato, per secondare l'iniziativa lodevole di un gruppo di sportivi, prende la "storica" decisione di recarsi a Roma per vedere quanto si può fare per ottenere una buona partecipazione alla corsa reggina.
In quel periodo, data la particolare situazione esistente in conseguenza delle distruzioni causate dagli eventi bellici, anche un viaggio a Roma costituiva un'avventura.

Ma Cremona non si sgomenta per questa innegabile "via difficile" e, quindi, non so in virtù di quali "diavolerie", riesce a combinare un incontro nella capitale nientemeno che con Coppi, Bartali, Ricci, Leoni e Volpi.
L'incontro avviene in Via Tre Cannelle (che richiama alla nostra memoria uno dei primi slogan pubblicitari trasmessi dalla Radio per conto di una nota ditta discografica, tanti anni fa).

A quell'epoca molti corridori, tra i quali anche quelli poco prima citati, non avevano nemmeno biciclette efficienti, ma soltanto "arrangiate" alla men peggio con le quali in quel periodo critico, per guadagnare qualcosa, disputavano brevi circuiti nella zona dei Castelli Romani. L'ottimo amico Cremona cerca in tutti i modi di convincere Bartali, Coppi e gli altri interlocutori a partecipare alla competizione reggina proponendo come ingaggio la forte somma di 50 mila lire.

Ma, sia per il disastroso stato in cui si trovano strade e ferrovie, sia anche per l'assoluta, scadente qualità delle biciclette, il gruppetto dei corridori fa garbatamente presente a Cremona, che riconosce la validità delle argomentazioni, la materiale impossibilità di aderire alla proposta.
Il "Convegno dei Sei", quindi, non ha successo e al "messaggero reggino"' non resta altro che rientrare alla base, purtroppo solo.


Che le difficoltà organizzative erano veramente notevoli, allora, si é avuta evidente conferma nel "Giro del Lazio" disputatosi pochi giorni dopo della corsa reggina, il 24 Giugno 1945. La gara fu vinta da Guidi con 11" di vantaggio su Coppi, il quale correva con il tipo di bicicletta prima accennato, senza allontanarsi, però, dai dintorni di Roma.


Ebbene, in quella gara si allinearono alla partenza soltanto 26 concorrenti e ne giunsero al traguardo appena 13! Ci piace ricordare che in quella occasione si fece notare quel Luciano Maggini divenuto poi uno dei corridori più applauditi dagli sportivi reggini.

RITORNA IL GIRO IN EDIZIONE RIDOTTA

Malgrado tutte la suddette difficoltà, il Giro rinasce nei giorni 12 e 13 giugno di quell' anno. Infatti l’assenza degli assi alla prima edizione post bellica non ha scoraggiato i dirigenti della "Associazione Sportiva Aspromonte" che si sono dedicati col massimo impegno - auspice un innamorato del ciclismo: Santi Spinella - per preparare ogni cosa con la dovuta cura per la migliore riuscita della tanto attesa corsa, organizzata con il patrocinio del giornale "Il Tempo", quotidiano reggino edito dal Comm. Giuseppe Attanasio.


La tenace volontà degli organizzatori è stata premiata perché il Giro, considerando il particolare periodo di effettuazione, ha avuto un buon successo. La gara viene inclusa nel nutrito programma dei festeggiamenti che annualmente si svolgono al Rione Schiavone in onore di S Antonio e che anche essi si rinnovano dopo l’interruzione dovuta agli eventi bellici.

Attorno al Santuario della Collina degli Angeli è convenuta di buon mattino tanta folla per poter salutare, finalmente!, dopo molti anni quella competizione che essa aveva potuto ammirare ed applaudire nelle precedenti edizioni.
In una splendida giornata di festa, tra sventolio di bandiere e battimani di una folla in tripudio, starter il Sindaco Avv. Diego Andiloro, la multicolore carovana del Giro si snoda per le vie cittadine fino al Ponte S. Pietro per la partenza ufficiale. L'entusiasmo degli sportivi é davvero travolgente e viene a stento contenuto.

GIOVANNINO CORRIERI VINCE LA PRIMA TAPPA CON NETTO DISTACCO

Si parte a velocità sostenuta e da Melito in poi una numerosa folla plaudente fa da festosa cornice alla corsa. Già dopo 3 chilometri dal via, Corrieri con un poderoso scatto si avvantaggia notevolmente.

La sua azione non sembra preoccupare il gruppo, ma evidentemente ciò è dovuto ad un errore di valutazione. Quando si comprende che il fuggitivo fa sul serio,De Lorenzo e Fazio, alternandosi a comando, cercano di organizzare l’inseguimento.

Ormai, però, la reazione è tardiva ed il vantaggio del battistrada che a Capo delle Armi è di 4',15", aumenta man mano; a Bova Marina sale a 10 minuti ed al termine della salita del Passo della Carriera è di ben 16'.
La corsa diventa così un "a solo" del pratese che viene calorosamente salutato lungo tutto il percorso.

Intanto Fazio, De Lorenzo, Ranieri e Marletta preoccupati del loro notevole ritardo cercano di ridurlo forzando l'andatura, imitati subito dopo da Corallini, Calabrò e Finocchiaro ai quali si accoda Marletta nel frattempo attardato da una foratura. Corrieri, però, è scatenato e vince con un vantaggio superiore ad ogni previsione.

Ordine d’arrivo della prima tappa:

1) Corrieri Giovanni, di Prato, della "Vis et Patria" di S. Eufemia della Fonte alle ore 18,45' e 15", impiegando 3 ore e 15" per percorrere i 109 Km. della tappa, alla media di Km. 30.400; 2) De Lorenzo Arturo "Virtus Catania" a 17',7"; 3) Fazio Mario - Società Elefante di Catania; 4) Calabrò Giuseppe di Catania; 5) Raniere Lorenzo di Bari U. C. "Cesare Picca"; 6) Finocchiaro Giuseppe di Catania; 7) Corallini Giacomo Associazione Sportiva Aspromonte (primo dei calabresi); tutti con lo stesso tempo di De Lorenzo; 8) Marletta Giuseppe di Bari alle ore 19,13’,25"; 9) Nicolosi Salvatore di Catania alle 19,13’,30"; 10) Cesario Antonio di Cosenza a ruota.

FAZIO VINCE LA SECONDA TAPPA

La seconda tappa Siderno-Reggio, monotona e disputata senza impegno con i corridori quasi sempre in gruppo, è stata appannaggio del bresciano Fazio.
Aveva vinto Corallini in ore 3,54',15" alla media di Km, 29.400, ma in seguito a reclamo presentato in blocco da tutti i corridori la giuria della quale faceva parte Spinella e Adolfo Cremona, ha retrocesso Corallini che aveva… accorciato il percorso, al dodicesimo posto, proclamando vincitore Fazio Mario col seguente ordine di arrivo:

1) Fazio Mario di Brescia in ore 3,58’,02"; 2) De Lorenzo Arturo di Catania; 3) Corrieri Giovanni di Prato; 4) Calabrò Giuseppe di Catania; 5) Finocchiaro Giuseppe di Catania; 6) Ranieri Lorenzo di Bari; 7) Caldarola Renato di Bari U.C."Cesare Picca"; Tutti con lo stesso tempo del vincitore e dopo 13", 8) Cesario Gaetano di Cosenza; 9) Nicolosi Salvatore di Catania; 10) lannoni Luigi di Reggio; 11) Marletta Gregorio; 12) Corallini Giacomo di Reggio.
Dopo la seconda tappa che, ripetiamo, si è svolta senza alcun episodio degno di nota, la classifica generale ha visto vincitore Corrieri che poi tante brillanti affermazioni in Italia e all’estero dovrà avere nella squadra di Gino Bartali.

Classifica Generale

1) Corrieri Giovanni Km. 224 in ore 2,33’,17" media Km. 26.900; 2) Fazio Mario in 3,50’,24"; 3) De Lorenzo Arturo s.t.; 4) Ranieri Lorenzo s.t.; 5) Caldarola Renato 9,01’,32"; 6) Nicolosi Salvatore 9,01’,55"; 7) Cesario Gaetano s.t.; 8) lannone Luigi s.t.; 9) Marletta Gregorio 9,02’,33"; 10) Calabrò Giuseppe 9,03’,32"; 11) Finocchiaro Giuseppe s.t.; 12) Corallini Gaetano 9,05’,24".
L'affrettata edizione 1945 voluta dalla Società Aspromonte, costituita alla bell'e meglio da un gruppo di appassionati con il fermo proposito di riavere la corsa, è stato il segno evidente della grande nostalgia che gli sportivi sentivano per la loro non dimenticata ed apprezzata competizione di un tempo. Voleva rivedere le entusiasmanti imprese dei campioni del pedale, per applaudirli come allora.

RINASCE LO SPORTING CLUB REGGIO

Tale sentita necessità non poteva che essere sollecitamente accolta da colui che aveva creato il Giro e che, esattamente come aveva fatto 30 anni prima, chiamava a raccolta un gruppo di appassionati, tra i quali molti di quelli che già avevano fattivamente collaborato al suo fianco. E' la primavera del 1947 ed anche noi aderiamo all'invito di quell'autentico sportivo che è Salvatore Siracusa.

Ci mettiamo subito all'opera: lo "Sporting Club Reggio" viene ricostituito con Presidente Siracusa, V. Presidente Lorenzo Labate, Segretari il Geom. Gennaro Bruno e chi scrive, Amministratore il Rag. Luigi Pesaro, Direttore Tecnico Giuseppe Rogolino, Economo Pietro Cozzupoli, e poi il Rag. Santi Spinella, pioniere del ciclismo reggino, Saverio Franco, Umberto Romeo, Giovanni Cozzupoli ed altri.

Si comincia a preparare l'organizzazione della corsa che dovrà essere degna delle grandi affermazioni del passato e che, infatti, acquisterà subito importanza e notorietà internazionali. E non poteva non accadere ciò, con uomini che avevano creato già tanti anni prima una macchina organizzativa veramente perfetta.

Un saggio accorgimento del Presidente è quello della intelligente distribuzione degli incarichi nel costituito Comitato Organizzatore: ognuno assolve lo specifico compito affidatogli e poi tutti insieme, in riunione si fa il punto di quanto si è preparato scambiandosi consigli e opinioni per la migliore riuscita della gara.

FATTIVA COLLABORAZIONE AGLI ORGANIZZATORI

Ma ci piace ricordare, che anche gli Enti cittadini e tante altre persone, pur al di fuori dello Sporting Club, avendo compreso l’'importanza che il Giro ha per Reggio e per l'intera Provincia, hanno sempre dato, sin dall'inizio, la loro preziosa collaborazione, contribuendo a fare della corsa una delle più elogiate d'Italia.

L'Amministrazione Provinciale, sempre sensibile nell'incoraggiare ogni iniziativa che dia lustro alla nostra Terra in ogni ramo delle varie attività, ha concesso subito il più valido appoggio anche finanziario alla organizzazione del Giro, come tuttora fa.

Mi è gradito perciò di menzionare oltre al Prof. Ugo Tropea che, proprio nella sua qualità di Presidente della Provincia, è stato autorevole sostenitore della corsa, anche l'lng. Giuseppe Cadile il quale, specie quando ancora la strada Gioiosa-Limina non era asfaltata, con la sua opera appassionata di tecnico capace, consentì nella sua qualità di Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale a far disputare il Giro nelle migliori condizioni di viabilità, su strade perfettamente a posto.

A tal proposito, Ennio Mantella scriveva sul "Corriere dello Sport" del 28 settembre 1953: "L'organizzazione è stata ottima, specialmente lungo il percorso. All'lng. Cadile che sta trasformando lentamente le strade polverose in strade perfette, vive grazie e rallegramenti". In questa occasione mi piace citare anche due capaci collaboratori dell'lng. Cadile che tanta parte hanno avuto nel rendere possibile la effettuazione della nostra corsa su strade eccellenti: Annibale Fonte ed Antonio Parisi.

LE MERAVIGLIE DEL "PRODOTTO AMERICANO"

Ed a proposito della affettuosa ed intelligente collaborazione data allo Sporting, vale la pena di ricordare i brillanti risultati ottenuti dalla "magia" del Geom. Fonte. Eravamo nel 1952 ed il Giro era prova del massimo Campionato Italiano. L’Ing. Cadile aveva dato incarico al suo collaboratore di sovraintendere ai lavori per asfaltare la strada Gioiosa Marina - Passo della Limina dove nelle precedenti edizioni si erano verificate troppe bucature.

La brevità del tempo a disposizione aveva andicappato la pur fattiva opera dell’impresa appaltatrice che, soffocata dalle pressanti sollecitazioni, stava compiendo miracoli, ma non aveva potuto ottenere la vittoria completa Lelia nella lotta col calendario.

Cosicchè quattro chilometri da Mammola verso la vetta rimasero non asfaltati. Il terreno a fine estate - la corsa si effettuava il 14 settembre - era aridissimo e polveroso e, sarebbe stato perlomeno antipatico che soltanto per quel breve tratto a fondo naturale la corsa potesse essere soggetta a critiche o quanto meno a considerazioni non gradite.

Anche il Dott. Siracusa era preoccupato per tale possibile inconveniente, ma il Geom. Fonte lo rassicurò dicendogli di stare tranquillo che tutto sarebbe andato bene perché lui avrebbe fatto ben levigare il piano viabile e poi con un raro "prodotto americano" che era riuscito a procurarsi avrebbe annullato completamente la polvere.

Ed infatti, sul tratto stradale non asfaltato della Limina, la corsa passò come su un tappeto di velluto, e tutti, gli inviati della stampa in primo luogo magnificarono l'effetto di questo ritrovato miracoloso che aveva dato risultati stupefacenti. Ma noi sapevamo per la confidenza fattasi dall'ottimo amico Fonte che il prodotto suddetto altro non era che residui di nafta diluita.

Un doveroso riconoscimento va senz'altro sia all'Ente Provinciale per il Turismo sia all'Azienda di Soggiorno che, malgrado le loro limitate disponibilità di bilancio, non hanno fatto mancare il loro contributo alla nostra manifestazione sportiva che ha senza dubbio evidenti riflessi turistici. Nè va dimenticata la collaborazione data dal Comune capoluogo e di quelli principali posti lungo il percorso.

Un ultimo doveroso riconoscimento va all'egregio Prof. Enzo Mangione, artista dalla mano magica, che annualmente ha dato allo Sporting per tante edizioni la sua preziosa collaborazione - unitamente al capace figlio Vincenzo - per allestire grafici, tabelle di marcia e libretti pubblicitari, stampati con elegante veste tipografica dalla Ditta Cav. Siclari Salvatore.

SI RICOMINCIA

Dopo la ricostituzione del Sodalizio e le numerose adesioni allo stesso da parte degli sportivi, il Dott. Siracusa ed i suoi collaboratori hanno approntato la macchina organizzativa che é già in piena efficienza, allo stesso livello dei tempi migliori.

Si può quindi dare avvio al nuovo ciclo della corsa che è stata riassegnata allo Sporting Club dall'U.V.I. 9 aprile 1949: il Giro ritorna!

E' una gran festa per gli sportivi reggini che salutano nuovamente, col calore di un tempo, la loro attesa corsa.

Il percorso, in due tappe, è quello classico con la prima parte pianeggiante del litorale jonico, la parte centrale con le asperità della Passo della Limina, ed, infine, l'impegnativo ostacolo di S. Elia.

La mattina del 9 aprile, quando la colonna multicolore del Giro si muove da Piazza De Nava, una folla festante ed entusiasta le fa gioiosa corona. Nella ampia Piazza Duomo l'Arcivescovo mons. Lanza benedice i girini, e quindi, subito dopo, partenza da Ponte S. Pietro, dove il prefetto Zanetti abbassa per il via la prima bandierina della rinata gara reggina. Si ricomincia, dunque!

La corsa, pur se riservata ai professionisti di 2a categoria con la seguente esclusione dei grandi nomi, può annoverare ben 93 iscritti tra i quali alcuni elementi come Astrua, Cecchi, Nannini, Betocchi, che si erano già posti in evidenza, mettendo qualche volta in difficoltà anche grossi nomi, come fecero proprio Pasotti nel Giro del Piemonte, quando sulla salita delle Chiuse aveva piantato tutti, Coppi e Bartali compresi.

I PRIMI APPLAUSI SONO PER FUMAGALLI

La partecipazione è considerevole: 89 partenti dei quali 66 raggruppati in 11 squadre. Sono infatti presenti Arbos (Pagliazzi), Atala (Maggini), Lygie (Brasola), Wilier (Pasotti), Bottecchia (Bresci), Stucchi (Giudici), Benotto (Bevilacqua), Taurea (Astrua), Frejus (Pedroni), Legnano (Soldani), Ganna (Franchi).

Sin dall'inizio la corsa assume un ritmo velocissimo: si fila sui 42 orari, ma, malgrado ciò, non si verificano episodi di rilievo fino a Saline Joniche (Km. 24,50), dove il gruppo transita compatto. Subito dopo, il reggino Villeggianti impreca per una foratura. Scattano poi Sarti, Gatto e Pagliazzi. I tre guadagnano 45" sul grosso dal quale evadono anche Pontisso e Fazio. Esce di scena Simonini per una grave caduta. Vittima di un incidente è anche Fumagalli, ma il bergamasco si riprende subito e diviene il protagonista della Corsa.

A Bova Marina (Km. 44.800) Baito conduce il gruppo alla rincorsa dei battistrada. L'inseguimento e coronato da successo sulle brevi ma fastidiose rampe del Passo della Carriera (Km. 76.100 - mt. 148 s/m).
A Bovalino (Km. 91.600) il gruppo e guidato da Bertocchi che fa suo il premio di traguardo, mentre Fumagalli farà razzia di quelli posti a Locri, Gioiosa Jonica e Mammola.

Lasciati Locri, Barozzi, Bertocchi, Fumagalli e Pinarello, forzano l'andatura e con perfetta intesa se ne vanno veloci verso Gioiosa dove giungono con 1.35" di vantaggio. Da questa ultima località i quattro affrontano assieme la salita che conduce a Mammola, ma quando si presentano dopo questa località, le rampe più dure della Limina, Fumagalli, passista di valore, si rivela anche ottimo scalatore superando d'impeto, con buon vantaggio sui compagni di fuga, i ripidi e ghiaiosi tornanti: il ringhioso massiccio aspromontano è vinto.

Il bergamasco scende ora veloce, passando per Cinquefrondi applauditissimo, e giungendo, quindi tutto solo tra grandi acclamazioni a Taurianova in festa. A 43" arriva il varesino Baito che, con brillante progressiva azione, aveva superato tutti gli inseguitori, portandosi a ridosso del vincitore.

La prima tappa si conclude pertanto col seguente ordine di arrivo:

1) Fumagalli Angelo di Bergamo che compie i 164 Km. in ore 5,19',32"; 2) Baito A. di Varese, in ore 5,20',15; 3) Barozzi Danilo, di Rovigo, in ore 5,24',32"; 4) Pagliazzi Sergio, di Firenze, in ore 5,25',28"; 5) Pontisso B. di Roma s.t.; 6) Franchi F. di Sondrio s.t.; 7) Pinarello di Vittorio Veneto, in ore 5,28',15"; 8) Ridolfi A. di Firenze in ore 5,28',37"; 9) Larosa L. di Messina s.t.; 10) Fulcheri G. di Torino s.t.; 11) Cecchi E. di Lucca s.t.; 12) Bertocchi E. di Roma in ore 5,29',47"; 13) Taddei E. di Roma s.t.

Tutti, organizzatori, tecnici, giornalisti, manifestano la loro soddisfazione per il brillante successo di questa prima parte del rinato Giro, ed il loro più vivo compiacimento per la signorile ospitalità offerta dalla sede di tappa, veramente meritevoli del più incondizionato encomio: tutto è stato predisposto con cura e razionalità allo scopo di dare il miglior benvenuto e la più confortevole sistemazione per il pur breve soggiorno di tutti gli ospiti.

Ma Taurianova è una lieta sorpresa soprattutto per i concorrenti: ciascun corridore ha il proprio posto assegnato e preparato con ogni cura in zona centrale e tranquilla, con docce calde ed ogni altro comfort. La gratitudine di tutti i ciclisti per queste attenzioni e per la cordiale accoglienza è espressa dal bravo Pontisso con questa battuta: "Così la vita del corridore sarebbe vita da principi". E' il miglior elogio per la prima fatica organizzativa del dopoguerra dei dirigenti lo Sporting Club Reggio.

PAGLIAZZI SI SCATENA E VINCE IL GIRO

Il successivo giorno 10 la ridente Taurianova, che ha così cordialmente accolto ed ospitato tutti i partecipanti, saluta festosamente la multicolore carovana al raduno di partenza per la seconda tappa Taurianova-Reggio di Km. 174.
Al via parte deciso Taddei che con Sarti, i due Fazio e Pagliazzi tenta l'avventura. Il quintetto si impegna a fondo e guadagna gradatamente terreno sul gruppo. I cinque filano insieme per una decina di chilometri, poi Pagliazzi ha uno scatto improvviso e prepotente e se ne va, seguito soltanto da Fazio che, però, avversato dalla sfortuna, fora proprio quando l'azione di Pagliazzi è al massimo della potenza.

Il toscano intanto, pigia forte sui pedali e la gara, povera di altri episodi, vive soltanto del suo exploit. Il battistrada, dopo aver scalato con poderosa azione il S. Elia, corre veloce verso il traguardo reggino.

L'arrivo è posto per la prima volta allo Stadio Comunale dove lo Sporting Club ha organizzato una manifestazione di attesa con la disputa della finale del "Gran Premio d'apertura" di atletica leggera.

L'atleta della Virtus Lucca ha staccato tutti e vince giungendo con grande vantaggio sugli altri concorrenti, accolto da una marea di applausi.
Ordine di arrivo della seconda tappa:
1) Pagliazzi Sergio (Virtus Lucca) Km. 174 in ore 5,29',9"; 2) Ridolfi Alfieri (Renato Serra Cesena) in 5,40',32"; 3) Sarti Riccardo (Ciclista Pratese) in 5,41',18"; 4) Pontisso Bruno (V. C. Appio Roma) s.t.; 5) Fumagalli Angelo s.t.; 6) Barozzi Danilo s.t.

Classifica Generale:

1) Pagliazzi Sergio in ore 10,54',47"; 2) Fumagalli Angelo in ore 11,01',52"; 3) Barozzi Danilo in ore 11,06',52"; 4) Pontisso Bruno in ore 11,07',48"; 5) Franchi F. s.t.
Allo Sporting Club Reggio il Dr. Siracusa ed i suoi collaboratori sono soddisfatti: la corsa tanto attesa dagli sportivi ha ottenuto un lusinghiero successo che è stato posto in evidenza nel seguente telegramma che il vice - Presidente dell'U.V.l. comm. Improta ha inviato al Presidente del Sodalizio Reggino: "Organizzazione perfetta disciplina sportiva ammirevole entusiasmo indescrivibile hanno sancito giro provincia fra prime prove nazionali".

1950: UNA SPLENDIDA EDIZIONE

Il ritorno del Giro segnò indubbiamente l'inizio nel dopoguerra delle grandi corse del Sud. La competizione che aveva già avuto nel passato tanti consensi era, come si è detto, vivamente attesa sia dagli sportivi che dai tecnici. I primi per poter rivedere, finalmente, la loro gara, e gli altri per avere la conferma che il Meridione "ci sapeva fare".

La Calabria, in effetti, doveva fornire una nuova prova in merito alla serietà della nostra organizzazione. Il relativo esame venne superato con il massimo dei voti e la lode. I dirigenti dello Sporting Club Reggio, come scrivemmo nel "Numero Unico" per il Giro del '50, vinsero brillantemente la loro battaglia, mettendo in chiara evidenza le loro capacità con una organizzazione che gli esperti definirono perfetta.

Come il meritato elogio tributato nel 1929 ebbe per conseguenza l'assegnazione di una prova del massimo Campionato Italiano nel 1931, così la invidiabile, perfetta gara del 1949 convinse l'U.V.I. che era giunto il momento della "scelta migliore" auspicata dalla "Gazzetta dello Sport".

E venne il premio: nel Congresso di Zurigo che l'Unione Ciclistica Internazionale tenne il 25 novembre 1949, il Giro fu incluso fra le "Grandi corse internazionali" e la data di effettuazione fissata al 2 aprile 1950.

A commento di tale decisione l'indimenticabile Bruno Roghi, Direttore del "Corriere dello Sport" scriveva che il meritato riconoscimento della apprezzata fatica organizzativa dei dirigenti reggini: "... è il premio di onore concesso ad una Città e ad una Regione che questo premio non hanno elemosinato trafficando nelle cancellerie sportive, ma hanno legittimamente conquistato con le armi pacifiche e irresistibili della loro intraprendenza e della loro bravura".

Intanto Siracusa ed i suoi collaboratori si rendono conto che il brillante esito della prima gara post bellica ha rilanciato il nome dello Sporting Club e che, conseguentemente, è indispensabile dotare il Sodalizio di una sede più adeguata.

Pertanto nel maggio del 1949 viene inaugurata alla presenza delle autorità sportive e cittadine la nuova sede di Corso Vittorio Emanuele (uno dei rettifili che costituiscono il Lungomare).

L'avvenimento richiama molta folla ed ha come conseguenza l'iscrizione di oltre 200 nuovi soci. E, allora, come fare per tenere l'assemblea degli iscritti per il rinnovo delle cariche sociali e per illustrare i futuri programmi di attività.
Il problema è risolto rapidamente.

Chi scrive era allora anche segretario della gloriosa "Società Ginnastica Fortitudo 1903". E' stato facile perciò ottenere che la palestra dove si allenavano ginnasti di gran valore e campioni italiani di atletica pesante, si trasformasse per l'occasione in sala di riunione.

Il Presidente Siracusa a conclusione dell'assemblea disse: "Vi ringrazio per la fattiva collaborazione data allo Sporting Club e sono certo che la Vostra presenza qui costituisce l'impegno di una sempre maggiore collaborazione per il futuro. Ciò è motivo di compiacimento e di garanzia per le attività del Sodalizio ed in particolare per l'organizzazione del Giro che a tutti noi sta particolarmente a cuore". I fatti hanno poi dato positiva conferma a questo auspicio.

COPPI SCRIVE IL SUO NOME NELL'ALBO D'ORO DELLA CORSA

L'annuncio dell'ambito e meritato inserimento del Giro tra le grandi gare internazionali, fu accolto con legittima, particolare soddisfazione ed entusiasmo nella nostra Città. Tornavano dopo tanti anni i migliori esponenti del nostro ciclismo a darsi battaglia lungo le strade della antica Magna Grecia, al cospetto della omerica Costa Viola.

La notizia fece sollecitamente… avviare i motori, e la macchina organizzativa dello Sporting Club si mise in moto. Si doveva preparare un'altra edizione del Giro, ed il compito per i pur collaudati e capaci organizzatori, si rivelò presto di molto impegno, poichè fu quasi subito annunziata la partecipazione di tutti gli assi del ciclismo italiano, e la presenza dei dirigenti nazionali dell’U.V.I. e degli inviati speciali della stampa e della R.A.I.

Ciò dava la conferma dell'importanza che la corsa avrebbe avuto e faceva prevedere che i binocoli della critica sarebbero stati puntati certamente su Reggio per la disputa di una competizione di così alto livello.

Con un biglietto da visita come quello posseduto dai dirigenti dello Sporting Club, tutti gli sportivi esigevano legittimamente che il complesso lavoro organizzativo avrebbe dovuto avere per etichetta la perfezione. Ed, infatti, ancora una volta, la corsa ebbe un grande successo e si svolse all'insegna delle più lusinghiere definizioni.

Il Dott. Siracusa ed i suoi collaboratori lavorarono sodo, mettendo il massimo impegno per la messa a punto in ogni suo aspetto di quanto occorreva per la migliore riuscita della com¬petizione, che venne disputata "un giorno insuperabile".

Tutti, corridori, tecnici e giornalisti rimasero stupefatti di quanto videro quel giorno, nè la pioggia che accolse Coppi sul Lungomare Reggino tolse nulla allo spettacolo grandioso di folla osannante; anzi diede la conferma della immensa passione delle nostre genti per quella che fu definita anche "la festa dello sport ciclistico".

L'accoglienza che la città tributò a tutti gli intervenuti fu davvero memorabile ed il calore col quale furono salutati i corridori, fu sottolineato dallo stesso Coppi, di solito taciturno, il quale si disse meravigliato di tanta cordialità, e sorpreso quando vide davanti al suo albergo il traffico interrotto da una moltitudine festante che aveva invaso le strade. E fu davvero una gran festa dello sport.

Erano presenti anche tutti i parlamentari della zona ed il Ministro del Commercio Estero Ivan Matteo Lombardo che dette il "via" al folto plotone dei concorrenti. Una briosa nota di colore fu data dal concorrente turco Cesmeli Ibrain che indossava un vistoso maglione rosso con una grande "T" sul petto.

La corsa di quell'anno aveva per leitmotiv una nuova appassionata fase del duello Bartali-Coppi, specie dopo che il popolare Gino era sfrecciato pochi giorni prima splendido vincitore sotto l'ambitissimo traguardo di San Remo.
E gli sportivi non furono delusi: il duello non mancò e fra i due grandi campioni ci fu una serrata lotta, condotta, col massimo impegno, determinando il vuoto dietro di loro quando si accese maggiormente.

Coppi doveva ottenere una indispensabile rivincita per scrollarsi la batosta di San Remo e ci è riuscito con una prova maiuscola. Egli è stato combattente abilissimo ed accorto, sempre pronto nelle prime posizioni a controllare la corsa. Lo ha dimostrato per tutto il percorso ed in particolare ha messo in luce le sue incomparabili doti e la sua intelligenza quando sulle prime rampe della Limina ha forato Bartali. Ha subito mandato in avanti suo fratello Serse ed il fido Pasquini per tirare, "alla dannata" e poi, al momento giusto, é venuto fuori egli stesso imponendo i diritti della sua classe eccelsa.

Si è rivisto il Coppi che l'anno prima aveva vinto la "Milano-Sanremo" alla media di 39.937, battendo il precedente primato stabilito da Olmi nel lontano 1938 con Km. 38.157. Bartali, bersagliato dalla sfortuna, non perse nulla della smagliante vittoria ligure, seppe rimontare gran parte dello svantaggio che per le avversità aveva accumulato, con un inseguimento da grande campione, quale era.

Pur con avvio velocissimo, la corsa nei primi 30 Km. non registra nulla di notevole, tranne qualche scaramuccia: un allungo di Pagliazzi, subito neutralizzato da Tonini ed uno spunto senza esito dell'attivo Toccaceli.
Si deve giungere alle porte di Melito per avere il primo consistente tentativo di fuga: escono dal gruppo Conte, Carrea, Vittorio Rossello, Martini, Zanassi, Chiti e Cecilia. Essi transitano dall'abitato di Melito con 200 metri di vantaggio che poi a Capo Spartivento aumenta a 1,06".

La strada inizia ora a snodarsi a piè della lunga serie dei monti dell'Appennino Calabrese degradanti sullo Jonio, le "Montagne Bianche" notate già in tempi remoti dagli antichi navigatori per i riflessi del sole che le faceva apparire luminescenti. Sulle rampe del Passo della Carriera, Coppi si produce in un allungo; sono con lui Logli, Ortelli e Pagliazzi che passa primo in vetta. Poco prima di Bianco fora Coppi. Pagliazzi imprime al gruppo un ritmo infernale. Gli uomini della Bianchi si fermano ad attendere il loro capitano e quindi iniziano un furioso inseguimento, avendo un ritardo di un minuto.

Fora nel frattempo anche Bartali, ma può rientrare. Intanto Cavanna, l'impareggiabile massaggiatore cieco del campionissimo, domanda con quale ritmo pedali il portacolori della Bianchi. Quando il radiocronista Mario Ferretti gli risponde: "Gira bene", egli soggiunge profeticamente: "Allora oggi vince Fausto". A Bianco paese natale del suo medico personale, Coppi viene salutato da una grande ovazione. Molta folla e molti applausi anche a Bovalino ed a Locri dove il campione corona il suo inseguimento.

Il cronista deve registrare con compiacimento sul suo taccuino la perfetta organizzazione del rifornimento di Siderno che desta l'incondizionata ammirazione di tutti. Dopo Gioiosa forano contemporaneamente sia Coppi che Bartali, ma non succede nulla.

Intanto i sette che sono in testa hanno due minuti sul gruppo e 1,30" su Ronconi e Meazzo che sono riusciti ad avvantaggiarsi sugli altri.
Dopo Gioiosa escono dal gruppo Faccioli, Fumagalli, Roma Mario, Fazio, Ortelli e Giganti. Vengono ripresi e superati Ronconi e Meazzo e all'inizio della salita per la Limina il gruppetto di Ortelli è a 1,12" dai sette fuggitivi i quali precedono il grosso di 2,6".

Alle porte di Mammola si determina l'episodio principale: fora Bartali. Coppi manda subito avanti suo fratello Serse ed il fido Pasquini che tirano "alla dannata", poi esce dal gruppo lui stesso, seguito da Pontisso, Petrucci ed Astrua.
Fora Coppi,ma in pochi secondi è nuovamente in azione.
Intanto Ortelli in gran giornata, va via dal secondo gruppetto e lascia i suoi compagni che vengono ripresi da Pontisso, Petrucci ed Astrua e, quindi da Coppi che passa a condurre.

Nell'abitato di Mammola i sette sono raggiunti da Ortelli; mentre Coppi, Pontisso e Astrua sono a breve distanza. Nuova foratura di Coppi, nuovo inseguimento, ed il campionissimo riprende il comando, mettendo in mostra le sue eccelse capacità.

Egli lascia prima il bravo Pontisso e poi Petrucci. In vista del passo sono insieme Coppi, Ortelli e Biagioni che è rinvenuto assai bene. Astrua è leggermente staccato; ci sono poi Drei, Formoso, Rossello, Pontisso, Ronconi, Petrucci, mentre Bartali che ha forato due volte guida con vigore un plotoncino di inseguitori.

Sulle rampe si ritirano Corrieri, Bini e Milano per incidenti.
Sul passo transitano nell'ordine Coppi con a ruota Astrua e Ortelli: a 57" Biagioni, a 1,10" Fornara, a 1,15" Bartali e Soldani, a 2,2" Bof, Grippa, Crocitorti, Pontisso, Chiti, Fumagalli, Conte, Drei, Giudici e Roma. Coppi, Astrua ed Ortelli, volano sulla discesa per Cinquefrondi e, superato questo centro, transitano da Cittanova - dove il traguardo a premio è appannaggio di Ortelli - con un vantaggio di 2,50" su Biagioni e Soldani.
Anche a Taurianova, imbandierata a festa, il faentino fa suo il premio di traguardo.

Intanto Bartali che ha forato la terza e poi la quarta gomma, e nei pressi di Cinquefrondi ha rotto il sellino, insegue al comando di un plotoncino a 3,15". Ma la nuova sella non a posto gli fa perdere tempo prezioso finchè il meccanico della sua casa riesce a metterla a punto. Leoni che è rimasto vittima di una caduta, ha un ritardo di 6'.

Ed eccoci all'episodio conclusivo: sulle rampe del S. Elia Coppi sale fortissimo; Ortelli cede ed anche Astrua, pur battendosi disperatamente, perde terreno. A Bagnara dopo la lunga discesa che dal S. Elia conduce al mare, i passaggi avvengono nel seguente ordine: Coppi, a 1,52" Astrua, a 3,45" Ortelli, ed a 4,10" Bartali. Il campionissimo passa veloce da Scilla, applauditissimo, mentre una giovane ammiratrice gli grida: "Corri più forte di una moto!".

Coppi si avvia con passo irresistibile verso il trionfo reggino, confermando il suo valore ed imponendo, infine, la sua classe sul conclusivo "più bel chilometro d'Italia", applaudito da una folla immensa ed entusiasta.
Bartali malgrado i ripetuti incidenti che gli hanno causato un notevole ritardo, ha dato prova della sua alta classe, ponendosi all'inseguimento del rivale con grande impegno.

Lasciati alle sue spalle molti concorrenti si è scatenato sulla discesa che conduce a Cinquefrondi, e, pur, avendo rotta la sella oltre ad aver ripetutamente forato, non si è scoraggiato ed ha continuato il suo possente inseguimento. Coppi lo aveva preceduto sul S. Elia di ben 5,54" e, malgrado ciò il tenace Gino, dopo aver raggiunto e superato Astrua ed Ortelli, ha ridotto il distacco sul traguardo a 4,40".

Ma non potremmo chiudere questo capitolo senza porre in evidenza la smagliante prova di Ortelli ed Astrua, che si sono comportati da veri campioni, galoppando insieme a Coppi per ben 80 Km., cedendo soltanto nel finale alla eccezionale performance del fuoriclasse di Castellania.
Certo che è stata davvero una edizione indimenticabile quella del 1950. A conclusione del suo lusinghiero commento, il direttore della "Rosea" Giuseppe Ambrosini, scriveva... "Con organizzatori di tanta passione e capacità, si può capire come gli sportivi di Reggio sognino già che un giorno si possa disputare su queste strade il Campionato del Mondo".

E sul "Corriere dello Sport" Ennio Mantella — confermando, tra l'altro, i notevoli vantaggi che la Città trae sotto l’aspetto turistico da una competizione sotto l'aspetto turistico da una competizione sportiva di altissimo livello - così scriveva: "...Chi è stato a Reggio ha notato che essa è una delle più belle Città d'Italia: bella, luminosa, elegante; alberghi di prim'ordine, caffè elegantissimi, negozi ultima moda." E proseguiva: "...Ed ho notato che essa è, nello sport, fra le primissime. Perchè quando si tira fuori un capolavoro come quello del Giro di ieri, si ha anche il diritto di chiedere adesso agli altri cosa sanno fare."

Ma anche tanti altri noti giornalisti, da Ruggero Radice a Mario De Angelis, da Natale Bertocco a Emilio De Martino, a Guido Giardini a Mario Fossati, a Sergio Neri a Domenico Farina a Camillo Spallazzi a Rizieri Grandi, per citarne alcuni, hanno elogiato incondizionatamente la corsa. Elogi che la stampa tutta ha ripetuto nelle successive edizioni.

Per completare, infine, le valutazioni positive espresse nei confronti del Giro, ci piace sottolineare che, a cominciare da questo del 1950 e per quelli degli anni successivi fino alla ultima edizione, gli inviati della RAI nelle loro ampie cronache radiotelevisive hanno messo chiaramente in evidenza con lusinghieri riconoscimenti gli anzidetti titoli di merito della competizione. Lo hanno fatto, man mano, Mario Ferretti, Sergio Giubilo, Paolo Valenti, Nando Martellini — divenuto in breve tempo un vero amico della Calabria —, Enrico Ameri, attratto, poi, come lo stesso Martellini dalle magiche spire del calcio, e più recentemente l'ormai popolare Adriano De Zan. Grazie a tutti loro.

Chiudiamo questa lunga cronaca, ricordando che, dopo la gara, lo Sporting Club offrì un banchetto in onore del Presidente dell'U.V.I. Adriano Rodoni, al quale parteciparono tutti i giornalisti, le autorità reggine ed alcuni corridori. Mancava il solo Coppi il quale già alle 19, come se avesse fatto soltanto una passeggiata, era sul treno ansioso di raggiungere la sua casa. Al levar delle mense, il Presidente Rodoni ebbe a dire: "Grazie a voi, amici calabresi perchè avete dato al ciclismo italiano ed allo sport una bellissima gara."

Ordine di arrivo:

1) Coppi Fausto (Bianchi) Km 242.600 in 7,16',22" media 33.357; 2) Bartali Gino (Bartali) 7,21',02"; 3) Ortelli Vito (Atala) 7,22',29"; 4) Astrua Giancarlo (Taurea) 7,22',37"; 5) Crocitorti Emilio (Ganna) 7,29'; 6) Soldani; 7) Grippa; 8) Coppi Serse; 9) Isotti Livio; 10) Frosini Luciano; 11) Bresci Giulio; 12) Leoni Adolfo; 13) a pari merito: Biagioni Serafino, Bof Bartolo, Fornara, Fumagalli, Grey, De Zan Italo, Giudici, Marini, Petrucci, Peverelli, Ricci Mario, Rivola.

PRIMA AFFERMAZIONE DI LUCIANO MAGGINI

Nella terza edizione del dopoguerra organizzata dallo Sporting, il 6 maggio 1951, malgrado la data di effettuazione si trovi stretta nel bel mezzo di altre importanti gare, i dirigenti reggini ottengono ugualmente una interessantissima corsa, sia per il valore dei singoli concorrenti, che per il notevole numero delle squadre partecipanti: Arbos, Atala, Lygie, Wilier, Bottecchia, Stucchi, Benotto, Taurea, Frejus, Legnano e Ganna.

Prendono il via 90 corridori, tra cui gli affermati Astrua, Ortelli, Bevilacqua, i fratelli Sergio e Luciano Maggini, Conterno, il vincitore del 1949 Sergio Pagliazzi, e, poi, Luciano Pezzi, l'ottimo Soldani, Bartolozzi, l'alfiere della Lygie Arrigo Padovan, Alfredo Pasotti, Giuseppe Minardi, Angelo Fumagalli. Tutti elementi di spicco del nostro ciclismo.

Dopo le ormai tradizionali cerimonie e gli immancabili applausi della folla, partenza veloce e gara subito movimentata ad opera di Barozzi, Lofaro, Fondelli, Roma, Grasso e Drei. Questo gruppetto riesce a combinare una... scappatella, che il grosso non contrasta, ritenendola valida soltanto per l'aggiudicazione di alcuni premi di traguardo. Pur tuttavia, a Bova (Km. 44,800) il sestetto riesce a transitare con un vantaggio di 1,30" sul gruppo, che non cambia fino a Brancaleone (Km. 63,900).

Dopo questa località, si lascia momentaneamente l'incanto di un mare d'argento che finora la strada costeggia, per deviare verso l'interno ed affrontare l'erta breve, ma fastidiosa del Passo della Carriera (Km. 76,100–mt. 148 s.m.) le cui rampe frenano l'impeto dei battistrada. Nel frattempo, stimolati dall'impegno di Pezzi e di Ronconi che conoscono bene il percorso, gli inseguitori hanno buon gioco delle previste difficoltà degli uomini di testa i quali vengono raggiunti sulla discesa che dal passo porta a Bianco (Km. 84,100).

Poco dopo, al passaggio da Ardore (Km. 95), nuovo tentativo di Feroci che milita nella squadra della Stucchi, al quale si affiancano subito Bof, Di Camillo e Pinarello.

Ci avviciniamo a Marina di Gioiosa Jonica e "l'odor di Limina" fa uscire dal gruppo Luciano Maggini, Padovan e Beschi. Il portacolori dell'Atala spinge a fondo, ed i quattro fuggitivi sono in breve a portata di mano e sono raggiunti a Gioiosa.

Si forma così al comando della corsa, un gruppetto di sette unità che s'impegnano al massimo, anche perchè tutti temono le impennate di Soldani in salita e perciò tentano di affrontare la scalata alla Limina con il maggior vantaggio possibile.

Maggini è molto attento, ed in vista dell'abitato di Mammola intensifica il suo sforzo, facendo perdere alcune punte alla pattuglia che fin qui ha condotto la corsa. Man mano che il pratese dà maggior vigore alla sua azione, il plotoncino dei fuggitivi si assottiglia sempre più. Soltanto Padovan non perde terreno ed, anzi, in vista del passo, il capo equipe della Lygie ha uno scatto e passa primo sotto lo striscione del Gran premio della montagna, precedendo di 10" il compagno di fuga.

Intanto nelle retrovie il temuto grimpeur Soldani prende l'iniziativa dell'inseguimento, affiancato da Pasotti. I due, dopo aver superato col massimo impegno la parte finale della lunga salita, scendono a rompicollo su Taurianova, riuscendo a diminuire sensibilmente lo svantaggio.
Ma la dea bendata non concede la sua protezione agli uomini in ritardo e particolarmente a quelli della Legnano. Infatti una ecatombe di forature appieda Minardi, Pasotti, Drei, Barozzi, Roma, e, più ripetutamente, proprio Soldani, il quale, sfiduciato, si ritira.

Con l'uscita di scena di Soldani e le disavventure dei molti appiedati, cessa ogni pericolo organizzato alle spalle dei due battistrada che, per altro, sono scatenati ed insieme procedono veloci verso Reggio, malgrado Padovan abbia una ruota in disordine. Il che, nella volata sul Lungomare, favorisce il vittorioso spunto conclusivo di Maggini, brillante ed applauditissimo animatore della corsa, che viene clamorosamente festeggiato assieme a Padovan da una grande folla.
L'alfiere della Atala può già annotare nella agenda delle sue imprese sportive che il 6 maggio 1951 ha ottenuto una delle sue più belle affermazioni.

Ordine di arrivo:

1) Maggini Luciano (Atala) - Km. 274 - ore 7,18',38" media 32,705; 2) Padovan Arrigo (Lygie) a ruota; 3) Bartolozzi Valdemaro (Atala) ore 7,24',11"; 4) Brasola Elio (Lygie); 5) Frosini Luciano; 6) Sabatini Remo (Legnano); 7) Rivolta Dante (Benotto); 8) Sabatini Livio; 9) Olmi Cesare; 10) Volpi Primo; 11) Fondelli Ugo; 12) Zappon Pietro; 13) Minardi Giuseppe; 14) Molinari Giuseppe; 15) Fumagalli Angelo.

14 SETTEMBRE 1952: GRANDI APPLAUSI PER BARTALI

Il Giro è ormai classificato tra le grandi gare che l'UVI considera di maggior prestigio. Nel 1952 è nuovamente prova valevole per il massimo Campionato Professionisti. Vi partecipano tutti i migliori corridori, tranne Coppi che ha una spalla non ancora a posto, dopo un incidente, e che comunica allo Sporting Club di non poter essere a Reggio, con suo "grande rammarico".

C'è un particolare interesse tra i più qualificati aspiranti alla vittoria di questa edizione. Infatti la posta in palio è un possibile balzo in avanti per l'ambita aggiudicazione della maglia tricolore.

La classifica del Campionato vede in testa il forte ligure Moresco, vincitore del Campionato Italiano Indipendenti nel 1951, e che si è, poi, validamente affermato in una serie di gare positive, ed ha, pertanto, la fondata speranza di poter giungere alla conquista del titolo.

Dietro di lui vi è, però, ad un solo punto, un'altro valente atleta, certamente fornito di classe: il giovane romagnolo Giuseppe Minardi, che tutti chiamano affettuosamente "Pipazza"; anche lui pone una seria ipoteca per il possesso del primato. Si devono fare i conti che con Bartali che, con la sua indiscutibile classe, può sovvertire ogni pronostico.

E non bisogna sottovalutare Luciano Maggini che ha dato chiara prova delle sue possibilità vincendo, tra l'altro, l'edizione del 1951 e che recentemente ha polverizzato tutti gli avversari nel "Gran Premio Industria e Commercio" di Prato.

Tanto meno si può trascurare per le sue previsioni di vittoria la presenza di Fiorenzo Magni le cui doti di capacità e di impegno sono da tenersi nella massima considerazione.

Il 14 settembre una gran folla, convenuta per tempo anche dalla vicina Sicilia e da vari centri della Calabria, saluta calorosamente i corridori, mentre dai balconi vengono lanciati fiori al consueto passaggio della carovana lungo il Corso Garibaldi. Tanta, tanta folla che ha creato seri problemi alla già difficile circolazione nella superaffollata Città, di per se stessa gremita di forestieri in occasione delle Feste Patronali.

Tale situazione ha posto proprio a chi scrive dei difficilissimi problemi per l'alloggio di tutti i partecipanti al Giro. Ma tutto andrà bene, grazie anche alla fattiva collaborazione di Giuseppe Lammendola che avevamo avuto il buon "fiuto" di volere nell'organizzazione e che, poi, come i fatti hanno successivamente dimostrato, si è rivelato dirigente serio e di grande capacità.

Così anche per il Giro del '52 Giacomo Recupero, soddisfatto, può ospitare nel suo albergo "Albergo Moderno" quelli della "Legnano" e far mostra delle foto con autografo di Minardi, Baldini, Albini, Durante, assieme a quello di Aldo Spoldi e di Amedeo Nazzari. Si rinnovano pure le cortesie dei Signori Belfanti che, come se avessero la bacchetta magica, sono capaci di... moltiplicare nel loro signorile "Hotel Centralino" il numero delle stanze a disposizione e di trarci d'impaccio, come sempre, specie quando all'ultimo momento giunge qualche personalità non preannunziata.

A Piazza Duomo, davanti ad una marea di folla plaudente, benedizione dell' Arcivescovo Mons. Ferro e, quindi, partenza da Ponte S. Pietro. La giornata calda non suggerisce sollecite azioni di attacco ed il gruppo avanza in un clima idilliaco.

Il plotone non considera nemmeno qualche spunto individuale di Colli, Giannelli, Bartolozzi e del reggino Lofaro per l'aggiudicazione dei premi di traguardo, che numerosi sono messi in palio dai vari Comuni. Questi solitari protagonisti di brevi evasioni si premurano di rientrare sollecitamente nei ranghi, convinti dopo il premio conquistato, che è preferibile... ammirare in tranquillità il suggestivo panorama che si gode da Capo delle Armi, od osservare la caratteristica rupe di Pentidattilo.

Nemmeno le aride rampe del Passo della Carriera provocano mutamenti tra i... gitanti, tanto che Martini, Logli, Maggini e Zampieri attardati da forature e Bartali per noie al manubrio, possono comodamente rientrare.
Tutti insieme al rifornimento di Locri (Km. 103) dove cade Bini che è costretto al ritiro.

Lentamente si giunge a Gioiosa Marina, con la media che è scesa a 30 orari. All'inizio della salita verso Mammola, si marcia ancor più a rilento, ma subito dopo l'abitato, pur non forzando, si portano in testa al lungo plotone tutti i gregari di Bartali, segno questo che qualcosa di nuovo sta per accadere. Ma si tratta, invece, soltanto di precauzione atta a controllare eventuali mosse avversarie.

Infatti, Albani, Logli e Petrucci che forano, possono agevolmente riportarsi nel folto plotone. Soltanto ad un chilometro dalla vetta uno scatto dell'ottimo Astrua fa allungare il gruppo che si fraziona. Bartali non si fa sorprendere e si porta subito sulla ruota del venticinquenne capitano dell'Atala, brillante protagonista con Coppi ed Ortelli nel Giro dei '50.
In vetta alla Limina i passaggi avvengono nel seguente ordine: 1) Astrua, 2) Bartali a 4"; 3) Pontisso a 12", seguito da Pezzi, Scudellaro, Magni, Barbero e Petrocchi. Dopo 35" passano sotto lo striscione del "Gran Premio della Montagna" Maggini, Moresco e Rossello. Per forature e cadute si ritirano Albani e Petrucci.

Sulla discesa per Cinquefrondi forano Magni, Maggini e Pezzi.
Conseguentemente ne trae vantaggio un plotoncino guidato da Bartali, Astrua e Minardi. A Melicuccà (Km. 161) Magni, dopo una spericolata discesa, raggiunge il gruppetto di testa del quale fanno parte Maggini, Petrocchi, Barozzi, il bartaliano Giovanni Corrieri, Isotti, Moresco, Olmi, Brasola e Padovan.

In testa, a Gioia Tauro transitano una quindicina di unità. Si nota nell'aria un certo nervosismo all'approssimarsi del bivio per Palmi, ove ha inizio il decisivo ostacolo del S. Elia. Sulle prime rampe la scalata è tranquilla, ma dopo due chilometri divampa fulminea la temuta lotta: scatta improvvisamente Minardi e guadagna subito terreno sul grosso, mentre non si fanno sorprendere Magni, Moresco e Bartali che intuiscono il serio pericolo costituito dall'azione di "Pipazza" e rispondono con prontezza. Minardi ha 50 metri di vantaggio su i tre pericoli inseguitori ed un centinaio sul resto. Poi parte rabbioso Bartali che pianta Moresco, riassorbito dal plotone guidato da Maggini. Sul culmine della vetta passa primo Minardi, a 20" segue Bartali che ha alla ruota Magni. Il gruppo è a 1,10".

Si scende su Bagnara davanti al noto fantasmagorico scenario di questo meraviglioso lembo d'Italia. Minardi pigia sui pedali tentando di mantenere il vantaggio acquisito, ma Bartali e Magni sono due furie e, scendendo a rompicollo, riagguantano proprio nella "Capitale del pesce spada" il pur bravo romagnolo.

Il gruppo è a un minuto e sembra, anzi, che sotto la spinta di Maggini debba riacciuffare i tre di testa. Ma la cosa non riesce, malgrado che anche Astrua, Pezzi e Moresco si prodighino con generosità ed impegno. I battistrada passano tra tanti applausi dal lungo rettifilo di Catona ed, eccoli infine sul Lungomare di Reggio: ai 250 metri Minardi rompe l'apparente tregua allungando, ma Bartali scatta e vince nettamente, sommerso da una lunga e calorosa ovazione.

Ordine di arrivo:

1) Bartali Gino (Bartali) Km. 240 in ore 7,40',22" - media 31,506; 2) Magni Fiorenzo (Ganna) a una macchina; 3) Minardi Giuseppe (Legnano) a due macchine; 4) Maggini Luciano (Atala) a 4',6"; 5) Servadei Widmer (Bartali) s.t.; 6) Scudellaro Tranquillo (Legnano) s.t.; 7) Barozzi Danilo (Atala) s.t.; 8) Padovan Arrigo (Atala) s.t.; 9) Martini Alfredo (Atala) s.t.; 10) Moresco Rinaldo (Arbos) a 4',15"; 11) Rossello Vincenzo (Arbos) s.t.; 12) Bonini Valerio (Lygie) s.t.; 13) Olmi Cesare s.t.; 14) Isotti Livio (Arbos) s.t.; 15) Defilippis Nino (Legnano) s.t.; 16) Pezzi Luciano (Atala) s.t.; 17) Barbiero a 7',47"; 18) Zampieri s.t.; 19) Bartolozzi a 12',30"; 20) Verdini s.t.; 21) Lo Faro s.t.; 22) Micali s.t.

A conclusione di questa cronaca, desideriamo narrare una gustosa vicenda che ha avuto per protagonista il popolare motociclista della RAI Guerino Farolfi.
Prima della partenza, durante la sosta a Piazza De Nava, abbiamo notato il nostro tutto intento a chiedere presso le varie "ammiraglie" al seguito numerosi cappellini da ciclista che riponeva subito in un'ampia borsa.

Incuriositi, abbiamo domandato a fine corsa quale fosse stato il motivo della singolare richiesta, e il simpatico Guerino ci ha raccontato: "Nel 1951 avevo notato in una certa località lungo il percorso un invitante aranceto ed ho pensato perciò di fare questo anno... un assaggio. Ad un certo momento, pertanto, mi sono avvantaggiato velocemente su tutti e, raggiunto l'agrumeto, ho colto numerose arance.

Ovviamente, non essendovi nessuno sul luogo, sapevo di non aver la possibilità di pagare ed ho pensato perciò di lasciare sugli alberi tanti cappellini per quante arance avevo raccolto." Abbiamo poi saputo che nella edizione del 1953 l'operazione si è ripetuta, ma con un... finale giallo.

Infatti, dopo la gara, nella fretta di spedire la motocicletta a Napoli per fare il suo servizio al Giro della Campania, il buon Farolfi dimenticava di ritirare la borsa che aveva legata alla moto e questa giunse a Napoli... sola!
Ciò con rammarico del provetto centauro perchè sul percorso del Giro della Campania non vi erano aranceti.

1953: LUCIANO MAGGINI FA IL BIS

Il Giro del 1953 si effettua il 27 settembre. Pur mancando i grossi nomi, impegnati al Vigorelli di Milano, al "via" ci sono quelli della "Bottecchia" capitanati da Pasqualino Fornara, dell' "Atala" guidati da Luciano Maggini, della "Frejus" con alfiere Angelo Conterno. Sono pertanto presenti anche Astrua, Barozzi e Padovan. C'è, poi, Minardi ed i francesi Lauredi, Ghuthier e Remy che danno un carattere internazionale alla gara.

Non mancano le solite tradizionali accoglienze a tutti i partecipanti ed il festoso saluto alla carovana lungo il Corso Garibaldi. La benedizione ai girini la impartisce quest'anno il Cardinale Celso Costantini, tra infiniti battimani della grande folla presente in Piazza Duomo.

Partenza, quindi, dal Ponte S. Pietro in una giornata calda come in piena estate. Appena il Segretario Generale dell'U.V.I. Rodolfo Magnani abbassa la bandierina, scatta un giovane siciliano, Passavia, un carneade delle cronache ciclistiche che già a Pellaro esce di scena a seguito di una foratura.

Questo giovane ragazzo di Bagheria va citato per aver movimentato all'inizio una gara che subito dopo si addormenta fino a quando, in vista del traguardo di Bava Marina, scappa Barbiero vincendo il premio e proseguendo la fuga.
Lo inseguono subito Barozzi, Moresco, Lauredi, Remy, Assirelli, Fornara e Gestri, ed in breve il tentativo è annullato.

La corsa si ravviva ancora sui tre colli del Passo della Carriera: scattano Ghidini e Bartalini. I due, agevolati dalla sorpresa e dal fatto che molti sono appiedati da bucature, guadagnano una ventina di secondi. Rimangono a terra Bresci, Pecoraro, Di Lorenzo, Cavallari, Rivolta, Buratti e Fornara.
A Bianco (Km. 80) dopo 5 chilometri dal tentativo di fuga, i passaggi avvengono nel seguente ordine: in testa Ghidini e Bartalini, a 20" un gruppetto guidato da Luciano Maggini e Conterno, a 40" Padovan e Gestri, ad un minuto il grosso.

Sulla lunga e pianeggiante strada che conduce a Gioiosa ionica, possono rientrare comodamente tutti i ritardatari perché
Minardi, ritenuto pericoloso il tentativo di Ghidini e Bartalini, ha rincorso tutti ed ha fatto ritornare la calma nel gruppo.

Si marcia alla comoda andatura di 31 orari e il gruppo compatto transita a Mammola (Km. 124) dopo aver compiuto la prima parte della salita verso la vetta della Limina. Ora la strada diventa più ripida ed ognuno è guardingo. Cade il francese Gauthier, ma senza farsi male, mentre fora il suo collega Remy che, però, può rientrare.

Quando mancano due chilometri al termine della lunga salita, si nota un certo movimento nel plotone: sono Bartalini e Buratti che aumentano l'andatura. Il gran caldo e la fatica fanno ritirare i francesi. I tre transalpini Lauredi, Remy e Gauthier giunti a Reggio all'ultimo momento dopo un viaggio faticoso, non hanno retto alla distanza.

Il plotone è sempre guidato da Buratti che a 500 metri dalla vetta ha uno scatto ed è primo sul passo (Km. 134) e prosegue la sua azione scendendo verso Cinquefrondi con leggero vantaggio su Conterno, Mondello, Sartini, Bartalini e Roma.

Subito dopo il passaggio da Cinquefrondi, Buratti è raggiunto e si forma così un gruppo di una ventina di corridori che quasi svogliatamente passa da Taurianova (Km. 163) alla turistica media di 29 orari. Battimani e sventolio di fazzoletti al passaggio del Giro.

Sulla strada per Gioia Tauro, Assirelli, approfittando della assoluta tranquillità del plotone, tenta il colpo grosso e fugge via di scatto. L'azione viene considerata pericolosa ed il gruppo scuotendosi si pone al suo inseguimento raggiungendolo in breve tempo.

Ritorna la calma e si procede senza scosse fino alle rampe del S. Elia. Qui tentano di andarsene senza esito Buratti, Bartalini, Astrua, Conterno, Volpi e Minardi. Sulla discesa per Bagnara nuovo tentativo di Astrua prima e di Vitali poi, senza fortuna. A Scilla (Km. 2.600 all'arrivo) dopo nuovi infruttuosi tentativi di fuga di Fornara e Minardi, scappa Vitali.

Il suo tentativo sembra aver consistenza, ma alle porte di Reggio egli viene riacciuffato. Sul Lungomare gremito di folla disciplinata e festante, si presenta perciò un gruppo di 22 unità. Il volatone finale è la prevedibile conclusione di una gara condotta senza eccessivo impegno, anche per il caldo che sotto il cielo azzurrissimo e terso ha accompagnato i concorrenti fino al traguardo.

Maggini si pone subito alla ruota di Barozzi, mentre sulla destra è Rivolta. Ai 250 metri il pratese, esperto in volate, scatta per primo e vince resistendo a Rivola, mentre cadono Minardi, Roma e Bartalini. Maggini è vivamente complimentato per la sua seconda vittoria.

Ecco l'ordine di arrivo:

1) Maggini Luciano (Atala) Km. 236 in ore 7,42',34" – media 30.611; 2) Rivola Dante (Bartali) ad una macchina s.t.; 3) Brasola Annibale (Torpado) s.t.; 4) Moresco Rinaldo (Arbos) s.t.; 5) Volpi Primo (Arbos) s.t.; 6) Conterno Angelo (Frejus) s.t.; 7) Frosini Luciano (Arbos) s.t.; 8) Ghidini Gianni (Lygie) s.t.; 9) Mastroianni Luigi (Cral Cirio) s.t.; 10) (a pari merito) Fornara Pasquale (Bottecchia), Vitali Sergio, Buratti, Ciancola Luciano e Barbiero Renato, sempre con il tempo del vincitore: 15) Mondello Giuseppe; 16) Zuliani Aldo; 17) Giuffrida Michelangelo; 18) Sarini Lido; 19) Brasola Elio; 20) Astrua Giancarlo; 21) Barozzi Danilo; 22) Minardi Giuseppe a 1,10"; 23) Medri Antonio a 5,12"; 24) Padovan Arrigo s.t.; 25) Doni Giuseppe s.t.; 26) Olmi Cesare s.t.; 27) Servadei Widmar s.t.; 28) Assirelli Nino s.t.: 29) Pezzi Luciano s.t.; 30) D'Arrigo Tommaso a 9,39".

E' LA VOLTA DI MINARDI

Nel 1954, ennesima soddisfazione dei dirigenti reggini: il Giro è nuovamente prova valida per il Campionato Italiano Professionisti. Sono presenti a Reggio tutti i big del ciclismo italiano.

Le ore della più entusiasmante vigilia sono vissute dalla Città che sente ormai annualmente il fascino della "Classicissima del Sud". E' il 28 marzo, una già tiepida giornata primaverile. La folla esprime il suo entusiasmo per questa corsa di grande prestigio che si è meritatamente inserita tra le più importanti competizioni internazionali, e saluta gioiosamente tutti i grandi campioni convenuti ancora una volta nella Città della Fata Morgana: Bartali, Coppi, Magni, Minardi, il due volte vincitore Luciano Maggini, il simpaticamente noto Giancarlo Astrua, e, poi, Monti, Albani, e tanti altri.

Il Corso Garibaldi è tutto gremito di gente che applaude clamorosamente al passaggio della carovana del Giro che da Piazza De Nava si trasferisce lentamente al luogo di partenza. Tradizionale sosta a Piazza Duomo per la benedizione dell'Arcivescovo e, quindi, il "via".

Avvio come sempre veloce anche perchè c'è nell'aria un malcelato rammarico per la sconfitta subita nove giorni prima dai nostri ad opera del velocista Rik Van Steenbergen e, quindi, molti vogliono dar prova di bravura. La corsa con questi intendimenti si anima subito e vivaci schermaglie si accendono, pur senza invogliare il cronista a notare nulla di veramente importante sul suo taccuino.

Ancora una volta, bisogna attendere l'erta che conduce al Passo della Carriera per registrare il primo consistente tentativo. A metà della breve salita, parte un plotone di 13 uomini composto da Gaggero, Gismondi. Albani, Monti, Medri, Ponzini, Assirelli, Baroni, Fornasiero, Scudellaro, Ghirardi, Rossello Vincenzo e Baffi, che, in perfetto accordo, viaggiano veloci verso Gioiosa Jonica (Km. 113,200 ) ove, acquistando sempre maggior vantaggio, transitano con 5' di anticipo su un gruppetto di inseguitori guidato da Minardi del quale fanno parte Gianneschi, Fornara, Frosini, Favero, Milano, Benedetti, Mastroianni, Biagioni, Carrea, Aureggi, Maggini e, un pò più staccato, Astrua, mentre Coppi, Bartali, Magni e Petrucci hanno un ritardo di ben 9'.

I battistrada salgono con passo sostenuto da Gioiosa verso i 270 metri di Mammola e raggiungono ancora insieme questa località, procedendo verso il Passo della Limina. Sembra ormai che questo coraggioso tentativo abbia già decisa la corsa, dato il notevole mucchietto di minuti che essi hanno sul resto. Intanto il giovane Ponzini, con bella progressione, sale sicuro e staccando tutti vince sulla Limina con 1,23" su Monti, Albani e Gismondi, che precedono di poco gli altri.

Tutto fa prevedere che tra i 13 fuggitivi deve pronosticarsi il vincitore. Ma proprio quando il gruppetto di testa scende su Cinquefrondi, e mancano poco più di 100 Km. all'arrivo, Coppi decide di lasciare la sua magica impronta di grandissimo Campione. In seguito ad uno scatto di Filippi, sollecitato dallo stesso Coppi, il Campionissimo rompe gli indugi e parte prepotentemente, superando poco prima della vetta Magni, in cattive condizioni fisiche, e scende a rompicollo su Taurianova, mentre Bartali procede con eccessiva prudenza, forse ancora sotto lo choc per una pericolosa caduta nella discesa del Turchino nella Milano-Sanremo, rimanendo distaccato.

Il grande Fausto insiste nel suo inseguimento e guadagna minuti su minuti, superando uno dopo l'altro quelli che prima lo precedevano.Il bravo Ponzini transita da Gioia Tauro (Km. 177) col vantaggio di 2 minuti su Albani e Monti e con 3,50" su Minardi e Coppi che ha concluso il suo splendido inseguimento.

Nuovamente la salita del S. Elia impone la sua dura legge: Ponzini sulle prime rampe viene raggiunto e superato dalla poderosa azione di Coppi, alla quale resistono soltanto Minardi e Monti.

I tre procedono di conserva, ma negli ultimi 15 chilometri il portacolori dell'Arbos cede e restano Minardi e Coppi a condurre la gara.
I due di testa si presentano soli protagonisti della volata sul Lungomare reggino brulicante di folla plaudente.

Ai 500 metri il "Grande di Castellania" tenta di scatto un allungo, ma il simpatico "Pipazza" che ha faticato meno ed è il più fresco, s'impegna a fondo e con bruciante ripresa supera di una macchina il magnifico protagonista della corsa.
Moltissimi applausi a Coppi per la sua fantastica galoppata ed a Minardi per il brillante spunto finale.

Ordine di arrivo:

1) Minardi Giuseppe (Legnano) Km. 232 in ore 6,50' – media 34.536; 2) Coppi Fausto (Bianchi) a 1 macchina; 3) Monti Bruno (Arbos) a 2,32"; 4) Albani Giorgio (Legnano) a 5,27"; 5) Landi Bruno (Fiorelli) a 6,55"; 6) Gianneschi Mauro (Arbos) s.t.; 7) Maggini Luciano (Atala) s.t.; 8) Magni Fiorenzo (Nivea Fuchs); 9) Milano Ettore (Bianchi); 10) Martini Alfredo (Lygie); 11) Frosini; 12) Pettinati; 13) Grosso; 14) Gagger; 15) Gismondi; 16) De Santis tutti con lo s.t.; 17) Favero a 11,39"; 18) Pugi; 19) Baroni; 20) Ponzini; 21) Bartali; 22) Fornasiero; 23) Assirelli; 24) Ghirardi; 25) Serena; 26) a pari merito: Buratti, Baffi, Fornara, Mastroianni, Negri; 31) Carrea; 32) Pellegrini; 33) Rossello Vincenzo tutti con lo stesso tempo; 34) Benedetti a 14,55"; 35) Biagioni; 36) Aureggi; 37) Scudellaro; 38) Zampini a 17,23"; 39) Zuliani; 40) Nascimbene; 41) Pezzi; 42) Bresci; 43) Sartini a 20,04"; 45) Filippi; 46) Rivola; 47) Soldani a 20,12"; 48) Moresco, De Pellaro, Tognaccini, Vitali, Giuffrida, Bartalini; 54) Chiti a 23,38"; 55) Mondini, Di Lorenzo, Piazzon, Passavia, Franchi, Salimbeni, Isotti a 23,39"; 63) Zamponi e Lofaro a 31,17"; 65) Mondello, Casotti e Mantovani a 33,12".

BENEDETTI CON UNO SCATTO IRRESISTIBILE

Ed eccoci al Giro del 1955! La corsa si svolge il 27 marzo: la sua importanza, pur non essendo prova di Campionato, richiama ugualmente tutti i massimi esponenti del ciclismo italiano, alcuni francesi capeggiati da Raphael Geminiani ed il bravo svizzero Kubler.

Soliti preliminari: sfilata ed applausi lungo il Corso Garibaldi, appuntamento in Piazza Duomo per la benedizione impartita dall'Arcivescovo Mons. Ferro, e, quindi, il via ufficiale da Ponte S. Pietro.

Il più bel sole del Sud illumina il gruppo che prende l'avvio al cospetto dello splendido panorama dei litorale Jonico di Reggio: un mare lucente ed azzurrissimo, con lontano la cima dell'Etna ammantata di neve e le estreme pendici del massiccio aspromontano degradanti verso l'incanto dello Jonio inondato di luce.

Il cronista pur abituato a vedere le bellezze di questo estremo lembo d'Italia, si attarda ad ammirare il fantastico quadro che nessun pittore può forse riprodurre nella sua fantasmagoria di luci e di colori. E lo può fare con tranquillità, tanto non ci sarà nulla da segnalare per i primi 15 chilometri, tranne qualche spunto d'assaggio a cura di Fantini, Gaggero, Mallejac, Boni, Masocco e Martini. Queste prime schermaglie, però, indicano che la battaglia ci sarà, anche perchè la media comincia ad essere sostenuta.

In prossimità di Bova Marina (Km. 44.800) Buratti, Bartalini e Zuliani si danno da fare per vincere alcuni premi di traguardo. Poi sono Carrea e Prisco a movimentare il plotone con un allungo che non ha conseguenze.
E' il solito Passo della Carriera a riscaldare gli animi.

Partono sveltissimi, malgrado il caldo cominci a farsi sentire, Grosso, Gismondi, Baroni, Crespi, Boni e Dall'Agata. Reagisce Monti con uno scatto rabbioso e si unisce ai sei. Ma nemmeno Coppi sta a guardare: il Campionissimo passa al contrattacco e con azione possente accorcia rapidamente le distanze, tanto che a Bianco (Km. 84) lo accoglie un nutrito applauso proprio nel momento in cui raggiunge i fuggitivi.

Intanto si sono svegliati anche Geminiani, Moser e gli altri che raggiungono la testa del gruppo il quale transita compatto a Bovalino (Km. 91.600).
Calma apparente, perchè il fuoco cova sotto la cenere.

La momentanea tranquillità è rotta da una fuga a quattro: vanno via dal plotone Benedetti, Nencini, Gaggero e Crespi. Il grosso non reagisce ed i battistrada transitano da Locri con 2' di vantaggio, distacco che mantengono anche a Roccella dove il cospicuo premio di traguardo è vinto da Gaggero.

A Gioiosa Jonica si ha la sensazione che la fuga è davvero quella buona. Il distacco degli inseguitori è infatti aumentato a 3' ed ha una punta di 4' nell'abitato di Mammola. Benedetti è in gran forma ed assieme al compagno Nencini pedala di buona lena, passando primo sotto lo striscione del Gran Premio della Montagna.

Intanto gli inseguitori si rendono conto che il loro ritardo va assumendo proporzioni pericolose ed organizzano l'inseguimento. Tra i selvaggi tornanti dell'erta che conduce alla Limina, Coppi, Geminiani, Monti e Moser danno il la al gruppo e le distanze si accorciano. Alla fine della lunga e ripida discesa su Cinquefrondi, Benedetti è appiedato da una foratura e rimangono soli Nencini e Gaggero, mentre Crespi si fa riassorbire dagli inseguitori.

Nencini non collabora per non danneggiare il suo compagno Benedetti, e Gaggero comprende che Reggio è ancora lontana per farcela da solo, anche perchè Coppi, suo capitano, sta incalzando a breve distanza.

A Polistena (Km. 169.200) la situazione è la seguente: Nencini e Gaggero in testa, a 20" Benedetti che rinviene fortissimo a 2' il plotoncino guidato da Coppi. A Taurianova, dopo 6 Km, passa per primo Benedetti seguito da Gaggero e Nencini, ad 1,30" Del Rio ed a 1,45" un gruppetto con Coppi, Monti, Bartalini, Astrua, Moser, Geminiani, Bertoglio, Conterno, Boni e Ferlenghi.

Minardi non in buona giornata è attarato per una evidente crisi, mentre Magni ha perduto tempo per noie alla catena. Il lungo svizzero Kubler, che si è comportato assai bene, è caduto proprio davanti a noi ed è stato costretto al ritiro.

Si transita ad Oppido, tutta un tripudio di bandiere e di festoni, che rinnova le sue "meraviglie" del 1931 con i suoi archi di trionfo ed i suoi applausi. Poco prima anche Varapodio aveva accolto i corridori, vestita a festa. E' sempre in testa il trio Benedetti, Gaggero, Nencini. Scompare intanto dalla scena Del Rio per una "cotta" ma le altre posizioni rimangono immutate.

E' facile intuire che anche questa volta sarà il S. Elia ad accendere la lotta e determinare la selezione. Infatti, proprio sulle rampe, Coppi, imitato da Astrua e da Monti, dà il segno dell'attacco. Il campionissimo mette in evidenza le sue indiscusse doti. La sua azione possente, appoggiata da Giancarlo Astrua e da Geminiani, si sviluppa gradatamente, guadagnando terreno a vista d'occhio.
In testa cedono Gaggero e Nencini, Benedetti resta solo e pedala alla disperata.

Coppi insiste, stacca tutti, raggiunge Gaggero e Nencini, e poi agguanta Benedetti. La discesa su Bagnara è velocissima. Sull'incantevole scenario dello stretto si affacciano Coppi, Benedetti ed Astrua che ha brillantemente recuperato il terreno perduto.

Poi si fanno sotto anche Moser, Conterno e Geminiani e, poco più staccati, Monti, Gaggero e Nencini. Il tratto tra Scilla e Villa S. Giovanni non porta fortuna al bravo Monti. Si ripete anche quest'anno il suo crollo, mentre il trio di testa viene raggiunto dagli inseguitori.

Sono in sei a presentarsi sul Lungomare: a 300 metri scatta Benedetti affiancato da Conterno e dall'onnipresente Astrua. Questi ha uno spunto rabbioso, ma Benedetti non molla e vince meritatamente a coronamento di una bellissima gara in cui è stato il vero protagonista.

Lo sfortunato quanto valoroso Astrua si deve accontentare del secondo posto, mentre terzo è Conterno, quarto Moser e quinto Coppi che non è stato nelle migliori condizioni fisiche. Il vincitore riceve molti calorosi applausi e le congratulazioni del popolarissimo e simpatico campione del passato Tano Belloni che ha voluto presenziare alla bellissima corsa del suo pupillo, organizzata, come sempre, in maniera esemplare.

Benedetti attendeva da tempo la sua giornata e l'ha finalmente avuta sul bellissimo rettifilo reggino davanti ad una grande folla. Un elogio particolare va tributato anche ad Astrua, atleta veramente degno della più alta considerazione che ha rinnovato sulle nostre strade la maiuscola prova del 1950 e che, con un tantino di fortuna avrebbe potuto meritatamente scrivere il suo nome tra i vincitori del Giro.

Ordine di arrivo:

1) Benedetti Rino (Chlorodont) in ore 7,51' - media 34.116; 2) Astrua Giancarlo, a mezza macchina; 3) Conterno Angelo s.t.; 4) Moser Aldo s.t.; 5) Coppi Fausto s.t.; 6) Geminiani Raphael s.t.; 7) Monti Bruno a 1,57"; 8) Maule Cleto a 3,47"; 9) Scudellaro Tranquillo a 5,34"; 10) Boni Guido s.t.; 11) Gaggero Stefano a 5,37"; 12) Nencini Gastone a 6,57"; 13) Ferlenghi Gianni a 7,28"; 14) Accordi Renzo; 15) Giudici Pietro; 16) Franchi Franco; 17) Bartolini Ronzo; 18) Buratti Giuseppe.

COPPI FA IL GIORNALISTA E MINARDI S'IMPONE IN VOLATA

1956: la pioggia dà la sua impronta alla gara che è ancora prova del massimo Campionato Italiano. Ma le bizze di Giove Pluvio hanno sì, probabilmente cambiato l'andamento ed il risultato della corsa, non facendo, tra l'altro, prendere il via ad un grande campione, però hanno dato un giornalista in più, molto esperto in cose ciclistiche: Fausto Coppi.

Alle 7, mentre Fausto fa colazione, piove a dirotto ed l'asso di Castellania, guardando accigliato il tempo cattivo, decide, anche su consiglio del medico, di non correre, esclamando: "Non voglio buscarmi un'altro malanno e restarmene fermo per tre mesi ancora". Così la sua bella maglia tricolore resta nella valigia.

Il nostro fuoriclasse, pertanto, prende il via nella sua nuova qualità di giornalista al seguito per conto di un settimanale milanese, premurandosi di dare i suoi preziosi consigli ai componenti la sua squadra. E' il 25 marzo, quasi la stessa data dello scorso anno, però ora la pioggia si sostituisce al bel sole di allora.

Inizio non troppo veloce, ma comunque vivace, dopo le abituali cerimonie prima della partenza. Al 24° chilometro mentre cadono senza conseguenze Sartini, Polo, Tognaccini e Dell'Agata, fuggono improvvisamente Astrua, Bartalini, Pettinati, Cainero, Zucconelli e Martini. Il gruppo si scuote subito ed in sette chilometri, nell'abitato di Melito, il tentativo ha termine.

L'andatura comincia ad essere sostenuta e poco prima di Palizzi (Km. 50) allunga Nencini, seguito da Fabbri, Falaschi, Baffi e, leggermente staccato, Bartalini. Il gruppo è distanziato di 150 metri. A Capo Spartivento brilla il sole ed i 5 battistrada hanno 35" di vantaggio che riescono ad aumentare a 1,35" al passaggio da Brancaleone (Km. 63). Sulla discesa dopo il Passo della Carriera fora Fabbri ed in tal modo viene a mancare a Nencini un validissimo appoggio. Ciò probabilmente sconvolge i piani del bravo Gastone.

Subito dopo, alle porte di Bianco (Km. 84.100) se ne vanno Bartolozzi, Conterno, Accordi, Aureggi, Assirelli e Zucconelli. In pieno accordo questo plotoncino vola per riprendere i fuggitivi poichè si avvicina la salita per la Limina e non vogliono lasciare troppo margine ai primi, come avvenne nel 1954, quando solo la classe di Coppi riuscì a colmare il grave ritardo del gruppo.

Si marcia sui 29.500 orari. A Siderno i quattro, quando la tabella chilometrica indica la distanza percorsa in Km. 108, hanno un vantaggio di 1,55" sul gruppetto di Conterno, 2 e 30" su Scudellaro e 3,50" sul gruppo. Dopo altri 4 Km., a Marina di Gioiosa Jonica, si lascia il mare e si affronta la salita per raggiungere la vetta della Limina (mt. 880). Il monte oggi è cattivo, avvolto da densa foschia e nere nubi che non promettono nulla di buono. Si staccano dal gruppo anche Gaggero, Gismondi, Maggini, Padovan, Pintarelli e Giuffrida.
A Mammola (Km. 126,100 - mt. 270 s.m.) i quattro pedalno di accordo; Conterno e gli altri ai quali si è unito Scudellaro, sono a 1,58". Gismondi, Maggini e compagni seguono a 3.07", mentre il grosso è a 5,17". Nell'abitato il distacco del gruppo è salito a 7'.

Si sale verso il Passo. Fora Falaschi. A 3 Km. dopo Mammola Nencini, Baffi e Bartalini hanno 2' su Assirelli, Bartolozzi, Falaschi, Massocco, Conterno e Accordi; dopo 10" passano Scudellaro ed Aureggi; il gruppetto di Gaggero e Gismondi è a 4', mentre il grosso continua ad essere distanziato di 7 minuti.

In vista dello striscione del Gran Premio della Montagna, al termine della lunga salita, con uno scatto Bartalini si avvantaggia prima su Baffi e poi su Nencini.
Sulla Limina (Km. 134,900) i passaggi avvengono nel seguente ordine: 1) Bartalini, 2) Nencini a 20", 3) Baffi ad 1,30", 4) a 1,35" Conterno che precede di qualche metro Assirelli, Aureggi e Bartolozzi. Dopo 4 minuti e 30" transitano Pintarelli e Gaggero, a 5,40" passano Zucconelli, Massocco e Falaschi; a 6,50" Gismondi, ad 8,20" Moser e ad 8,40" il gruppo con tutti i migliori.

Subito dopo il Passo, una fitta nebbia avvolge la montagna e cade una pioggia insistente. Il battistrada Bartalini fora, mentre la macchina della sua casa è lontana; deve, quindi, mettersi in sesto da solo. E' questo il secondo colpo di sfortuna per Nencini che rimane senza alcun aiuto e deve condurre in dannosa solitudine. Passano veloci Conterno, Baffi, Aureggi, Assirelli e Bartolozzi. Bartalini ripara e si butta giù a scapicollo, riuscendo a raggiungere questo gruppetto.

Intanto Nencini continua la sua difficoltosa marcia solitaria ma Conterno e gli altri cinque compagni gli rendono la vita ancor più difficile poichè il battistrada comincia ad avvicinarsi a Gioia Tauro, dove normalmente iniziano a porsi in atto i piani per l'attacco del S. Elia e, quindi, gli immediati inseguitori non vogliono perdere tempo prezioso.

Al bivio per Galatro il vantaggio di Nencini sui sei che gli danno la caccia è di 2,40", a 3,45" vi sono Pintarelli ed Accordi ed a 5,50" il grosso. Nencini mostra i segni della fatica, conferma questa che la perdita di Bartalini gli è nociuta. A Melicuccà (Km. 190.700) il suo vantaggio sul plotoncino di Conterno è sceso ad un minuto, mentre a 4' insegue Pellegrini che precede il gruppo compatto di 30".

Il tentativo del toscano è praticamente terminato ed egli molto accortamente, vista la situazione, si lascia riassorbire, proprio in vista di Taurianova da dove transita insieme ai suoi inseguitori, precedendo di 1,30" Pellegrini e di 3,45" il gruppo, il quale passaggio da Gioia Tauro (Km. 214.500) riassorbe Pellegrini, e fa segnare il diminuito distacco di 2,38" dagli uomini di testa.

Subito dopo, sulla salita che conduce a Palmi, escono dal gruppo Coleto, Monti, Maule, Bertoglio e Zamboni. La loro azione è produttiva, tanto che al bivio di Palmi hanno soltanto 40" di svantaggio sui primi. Il gruppo comprendente 25 unità segue a 1,20".

Era chiaro che vecchie volpi quali Magni e Minardi attendessero proprio la salita del S. Elia per venire fuori dalla tana. Minardi con scelta precisa di tempo e in condizioni di freschezza invidiabili, è stato puntualissimo all'appuntamento con il faticoso ostacolo nel finale della corsa.

Sulle rampe, Maule, Zamboni e Bertoglio sono attivissimi, e quest'ultimo è primo in vetta con 20" di vantaggio su gli altri due. Ma la predisposta zampata di Minardi arriva sulla discesa di Bagnara inondata di sole (che strano tempo in questo Giro!) quando il simpatico "Pipazza" agguanta e controlla tutti pur se Zamboni leggermente avvantaggiato si ferma su suggerimento del suo direttore sportivo.

A Scilla transita un plotoncino di una decina di unità. Ed, infatti, sotto lo striscione dell' ultimo chilometro si presentano 10 corridori. Si accende subito la lotta per la conquista della vittoria. Ai 200 metri parte Baffi; Maule prende subito la ruota e ai 50 metri scatta rabbiosamente.

Sembra che abbia già vinto, quando Minardi con un irresistibile spunto da gran campione lo sorprende bruciandolo negli ultimi 10 metri. Pensate che sulla Limina il portacolori della Chlorodont aveva un ritardo di 8',40" dai primi!
Molti meritati applausi a Minardi per la sua seconda vittoria nella "Classicissima del Sud", ed al bravo Maule che non avrebbe affatto demeritato di vincere. Elogi anche a Bartalini per la sua brillante condotta dì gara, ed una entusiasmante ovazione al giornalista Fausto Coppi.

Ordine di arrivo:

1) Minardi Giuseppe (Leo Chlorodont) Km. 274,350 in ore 7,45',35"; Maule Cleto (Torpado) s.t.; 3) Zamboni Adriano (Torpado) s.t.; 4) Baffi Pierino (Nivea Fuchs) s.t.; 5) Bertoglio Eugenio (Arbos) s.t.; 6) Bartolozzi Valdemaro s.t.; 7) Nencini Gastone s.t.; 8) Assirelli Nino s.t.; 9) Bartalini Remo s.t.; 10) Conterno Angelo s.t:; 11) Padovan Arrigo a 46"; 12) Albani Giorgio; 13) Magni Fiorenzo; 14) Moser Aldo; 15) Coletto Angelo; 16) Coletto Agostino; 17) Accordi; 18) Giudici.

GASTONE NENCINI DOMINA SUL S. ELIA E SUL LUNGOMARE ENTUSIASMANTE IMPRESA DEL GIOVANE METRA

La nuova sgradita pillola che il giorno di S. Giuseppe lo spagnolo Miguel Poblet ha fatto ingoiare ai nostri campioni con la sua brillante vittoria nella Milano-Sanremo, ha amareggiato gli sportivi italiani.Ecco perchè a Reggio si doveva cercare in questa edizione del 23 marzo 1957 la riabilitazione dei nostri corridori, specialmente per quanto riguarda l'impegno agonistico.

Il Giro ed i suoi protagonisti non hanno deluso queste aspettative, facendo vivere una giornata ricca di emozioni, con una gara combattutissima in cui sono da segnalare particolarmente, oltre alla valida prova del vincitore e dei suoi brillanti compagni Moser e Pintarelli, quella di Baldini, che se non si fosse trovato a dover lottare contro i tre affiatatissimi levrieri della Chlorodont, avrebbe forse potuto avere un più meritato piazzamento.

Ma una citazione a parte va fatta per il giovane Metra il quale è stato brillantissimo protagonista di un "a solo" degno del massimo elogio. Ed in proposito ecco quanto scritto, l'anno dopo sul "Numero Unico" del 5 aprile 1958 rievocando il Giro precedente: "...Ma l'episodio che più ci ha toccati, che maggiormente ci ha commosso è stato quello di Metra. 23 marzo 1957: XVIII edizione del Giro della Provincia di Reggio Calabria. Sole smagliante aria primaverile, cielo stupendo ed ovunque folla.

Partiamo a velocità vertiginosa, quasi cinquanta orari; primi cento chilometri quasi tutto normale, poi, subito dopo Locri, inizia un sogno che tanto commuoveva il giovane Metra, l'illustre Carneade del ciclismo per professionisti, prende il volo. Uno scatto poderoso e via su per la Limina, prima insieme ad altri, e poi da solo. Ammantata di luce la montagna-terrore sembra sorridere al giovane atleta che con spavalda freschezza s'invola. Il cronometro registra il distacco crescente: 2,30", 3,25", 4,10".

Metra è scatenato, supera la Limina e piomba in discesa. Tutti ci domandano chi sia, tutti vogliono sapere quanti anni ha. Il ragazzo continua a pedalare fiducioso, ci sorride quando gli passiamo accanto, ma ad un tratto comincia a voltarsi indietro.

Anche noi cerchiamo di sapere quello che alle nostre spalle succede. Improvvisamente, come falchi usciti in caccia della preda, vediamo tre o quattro uomini che sfrecciano velocissimi passandoci innanzi. Il più attivo del plotoncino in maglia variopinta in verde, fa l'andatura e sembra un direttissimo: è Baldini; alle sue spalle Nencini e Moser.

Dura altri 50 chilometri il sogno del giovane, poi in una curva, nella sua ennesima guardata indietro egli vede spuntare i suoi avversari. Nencini passandogli accanto gli batte una mano sulle spalle. Metra gli risponde con un sorriso che tanto cela il pianto. E piangerà il corridore della Guerra più tardi in albergo, quando ci dirà che il suo sogno, durato oltre 150 Km., lo aveva illuso e quasi non credeva ai suoi occhi quando si vide spuntare alle sue spalle Baldini e compagni. Asciugandosi gli occhi, quasi a confortarsi, dirà: "Sarà per un'altra volta". Ecco perchè vi abbiamo voluto narrare la sua sfortunata impresa.

Ma intanto, vi abbiamo raccontato anche buona parte della gara che va soltanto integrata con i seguenti dettagli. Dopo il rituale festoso saluto della Città alla carovana, benedetta in Piazza Duomo dall'Arcivescovo Mons. Ferro, alle 8,30 il Comm. Adriano Rodoni, Presidente dell'UVI dà il segnale di partenza.

All'inizio una "banda di scatenati" si incarica sollecitamente di organizzare una fuga: sono Emiliozzi, Ranucci, Bertoglio, Falaschi, Tufano e qualche altro. Il gruppo è sorpreso dall'improvviso scatto e devono trascorrere 15 minuti prima che i fuggitivi siano ripresi.

Si registra, subito dopo, nei pressi di Locri la sorpresa: otto uomini prendono il largo e guadagnano ben presto terreno. Essi sono: Metra, Pellegrini, Pavesi, Sala, Tosato, Pino Favero, Micheloni, e Brandolini. Si fila a grande andatura ed il loro vantaggio cresce a vista d'occhio. In una ora si sono percorsi 45 Km. A Marina di Gioiosa, quando il pensiero di ognuno è rivolto alle rampe della Limina, le posizioni sono queste: in testa gli otto battistrada, a 3' Pintarelli, Dante, Tassoni e Lucchesi, e a 5,40" il grosso. Tra gli inseguitori Baldini suona il campanello d'allarme con un poderoso scatto che getta lo scompiglio nel folto plotone e gli fa guadagnare subito 150 metri.

Come punti da vespe, scattano Nencini, Moser ed Astrua. La lotta è serratissima. Al passaggio da Mammola conducono sempre gli otto fuggitivi, segue Baldini a 1,45", Pintarelli a 1,48", Dante a 1,50", Tassoni a 1,55", mentre Lucchesi ha un ritardo di 2,40 ed il grosso, guidato da Nencini, Moser e Buratti segue a 4'.

Subito dopo Mammola, ha inizio l'avventura del sorprendente Metra, che è stato il più intraprendente. Il resto lo sapete. Questi comunque i passaggi in vetta: 1° Metra, a 1,18" Baldini, Pintarelli, Pellegrini, Micheloni e Brandolini, a 2,25" Tosato, a 2,28" Tassoni, a 2,37" Pino Favero, a 2,45" Moser, Nencini, Durante e Buratti, a 3,32" Cestari.

La fase finale, dopo che il bravo Metra è stato raggiunto, ha con lui per protagonisti Nencini, Baldini, Mori, Pintarelli e Moser. Sulle rampe del S. Elia si scatena la lotta: a 3 Km. dalla vetta parte Moser; al suo scatto non reggono e perdono terreno Metra, Pintarelli e Mori. Sulla vetta Moser e Nencini sono appaiati e riescono a liberarsi di Baldini che è stato costretto dalla Limina in poi a lottare contro gli attacchi assai efficaci degli uomini della Chlorodont, spendendo molte energie.

Ciò malgrado, il portacolori della Legnano riesce a diminuire lo svantaggio sulla discesa per Bagnara, ma tra Scilla e Villa S. Giovanni perde nuovamente terreno. In tal modo sul Lungomare reggino, come sempre gremito di pubblico plaudente, disputano la volata Moser e Nencini.

Questi parte da lontano, e resiste bene al rabbioso serrate del compagno di fuga e vince superandolo di mezza macchina. La vittoria di Reggio gli porterà fortuna; egli vincerà anche il Giro d'Italia.

Ordine di arrivo:

1) Nencini Gastone (Chlorodont) Km. 269 in ore 7,25',20" media 36.242; 2) Moser Aldo a mezza macchina; 3) Baldini Ercole a 2,03"; 4) Metra Giovanni a 3,54"; 5) Pintarelli Giuseppe s.t.; 6) Mori Mario a 3,57"; 7) Baffi Pierino a 7,36"; 8) Albani Giorgio s.t.; 9) Bartolozzi Valdemaro s.t.; 10) Grassi Lino s.t.

IRRESISTIBILE GUIZZO DI "PENNA NERA"

6 aprile 1958: annuale appuntamento col Giro. Le ansie e le apprensioni degli organizzatori per la pioggia caduta sino alla vigilia della corsa sono scomparse. Il dott. Siracusa è sorridente e guarda soddisfatto il cielo, finalmente illuminato dal più bel sole del Sud.

Abbiamo preparato una bella corsa — egli dice — e sarebbe stato un vero peccato se questa prova di campionato fosse stata rovinata dalla pioggia.

Poi, come per porgere un ringraziamento a quanti si sono adoperati per superare gli ostacoli causati dalle consistenti precipitazioni soggiunge: — I tecnici dell’Amministrazione Provinciale hanno compiuto miracoli per rendere perfettamente transitabile il tratto stradale Gioiosa Jonica - Passo della Limina - Cinquefrondi che costituisce la parte più importante del percorso. Abbiamo, poi, 12 case iscritte: Tornado, Broni, Girardengo, San Pellegrino, Asborno, Faema, Atala, Chlorodont, Ignis, Bianchi, Carpano, Coppi, Chigi, e Legnano, oltre agli isolati. E conclude: — Il sole ha vinto le nubi premiando la nostra fatica e questa splendida giornata permetterà alla folla di convenire numerosa per porgere il tradizionale, festoso saluto al suo Giro.

Ed, infatti, calorose sono le manifestazioni di simpatia che salutano la carovana lungo l'abituale sfilata per il Corso Garibaldi per la cerimonia della benedizione che precede di poco la partenza da Ponte S. Pietro.

Per non smentire la tradizione, partenza a razzo ed immediato inizio delle scaramucce di assaggio da parte di Brandolin, Cainero e Michelotto prima, e poi dello stesso Brandolin con Menini e Franceschini. Questi tre, ai quali si uniscono Pino Favero, Tosato, Assirelli, Fini e Vito Favero, acquistano un certo vantaggio.

Non c'è alcun grosso nome tra i fuggitivi ed il gruppo non si impensierisce. A Melito, dove il vantaggio dei battistrada è di 35", Franceschini si rialza facendosi riassorbire, mentre i suoi compagni insistono e guadagnano ulteriore terreno. A Brancaleone i sette passano con 2,30" su Bruno e Girardini che si sono staccati dal gruppo che ha un ritardo di 4'.

A Locri dopo 100 chilometri percorsi, gli uomini che guidano la corsa transitano sette minuti prima del gruppo, portando tale vantaggio a ben 8,40" nell' abitato di Gioiosa. E' transitando da questa località che il grosso, appreso il notevole anticipo dei battistrada, si scuote e sulla salita per la Limina, specie ad opera di Nencini e La Cioppa si impegna a fondo riducendo sensibilmente lo svantaggio, il quale, pur tuttavia, è ancora considerevole.

Sul Passo è primo Brandolin su Menini e gli altri del gruppetto. Il gruppo con in testa La Cioppa passa con 5,50" di ritardo. Nelle prime posizioni degli inseguitori sono Baldini; De Filippis, Bonarriva, Boni, Conterno, Gismondi, Nencini, Coppi, Monti e leggermente staccati Astrua e Minardi.

Sulla lunga discesa per Cinquefrondi Benedetti prende l'iniziativa e si trascina Nencini, Coppi, Falaschi, Boni, Galeaz, Coletto, Dall'Agata e Filippi. A Cinquefrondi questi corridori hanno ridotto lo svantaggio dal gruppetto di testa a 3,30".

A 15" passa il gruppo guidato da Baldini. A Rosarno gli inseguitori guadagnano terreno a vista d'occhio. Dal gruppetto di testa, tentano di andarsene Brandolin, Tosato; la loro azione ritenuta pericolosa viene annullata da uno spunto di Moser riportatosi a ridosso dei battistrada ed, al passaggio da Gioia Tauro, i due sono ripresi.

Ha perso contatto De Filippis, per crampi allo stomaco. Il primo saluto alle risolutrici rampe del S. Elia lo porge Tosato che inizia la scalata del colle con 2',5" su Falaschi, Sabbadini, Baffi e Fini. A 3,40" seguono Monti e Moser e, subito dopo, Coppi alla guida del grosso.

Sulla vetta allunga Pambianco; l'esponente della "Legnano" è tallonato da Coppi, Moser, Monti, Fallarini, Nencini, Azzini, Bonarriva, Milesi e Boni.
Sulla discesa che conduce a Bagnara la lotta è serratissima. Il vantaggio di Tosato è sceso ad 1' sui tre immediati inseguitori Cainero, Falaschi e Sabbadin. Il gruppo segue a 30" da questo terzetto.

In una curva cade Coppi. Il campionissimo si rialza e parte a razzo con una temerarietà impressionante e dà spettacolo di Forza, raggiungendo il gruppo dopo 10 chilometri di un inseguimento in cui si è rivista le classe del grande campione.

Intanto, subito dopo Bagnara, Tosato è ripreso ed il gruppo è nuovamente compatto con i migliori. Ma la calma dura soltanto pochi minuti, poi tenta il colpo Moser; ma Nencini prontamente annulla il tentativo.

Anche Baldini cerca di trarre vantaggio con un improvviso spunto, ma non ha migliore sorte di Moser. Siamo ormai alle porte di Reggio, e sul gremitissimo Lungomare gli applausi e l'interesse della folla sono per un sfoltissimo plotone che si appresta a disputare la volata.

Sembra che la corsa sia appannaggio di Baldini, ma negli ultimi 20 metri Conterno con uno scatto rabbioso vince nettamente. Molti battimani per il simpaticissimo "Penna bianca", a conclusione di un'altra riuscitissima edizione della "classicissima del Sud".

Ordine di arrivo:

1) Conterno Angelo (G.S. Carpano) Km. 274 in ore 7,42' - media 35,834; 2) Baldini Ercole (Legnano) s.t.; 3) Ciampi Silvano (Faema) s.t.; 4) Monti Bruno (Atala) s.t.; 5) Nencini Gastone (Chlorodont) s.t.; 6) Carlesi Guido id. s.t.; 7) Fini Giacomo (Faema - Guerra) s.t.; 8) Tinazzi Giorgio (S. Pellegrino) s.t.; 9) a pari merito col tempo del vincitore: Azzini, Baffi, Barale, Boni, Coppi, Coletto, Fabbri, Fallarini, Favero G., Favero V., Fornara, Messina, Milesi, Moser, Restelli, Sabbadin, Tosato, Viani; 27) Pambianco; 28) Falaschi; 29) Bremioli; 30) Bartolozzi.

BARTOLOZZI S'IMPONE IN VOLATA

1959: è il 29 marzo e nemmeno questa volta l'attesa degli organizzatori e del grande pubblico è andata delusa. Ci sono alla partenza molti nomi di primo piano del nostro ciclismo. La gara ha due protagonisti: Angelo Pambianco e Valdemaro Bartolozzi.

Il primo cercando ostinatamente la vittoria che gli è sfuggita alle porte di Reggio per il tenace impegno del gruppo condotto soprattutto da Bartolozzi. Il secondo per la tenacia dimostrata durante tutto il percorso e particolarmente sulle rampe della Limina, alla rincorsa del gruppo di due fuggitivi che erano in notevole vantaggio.

Questa edizione del Giro ha avuto la sua parte più interessante e spettacolare nel finale quando Pambianco rimasto solo, già pensava di poter passare primo sotto il traguardo del Lungomare, mentre proprio in vista del traguardo veniva raggiunto dagli inseguitori guidati dallo scatenato Bartolozzi, oggi in gran giornata.

Contrariamente a quanto è avvenuto nelle scorse edizioni, l'avvio della corsa è di tutta tranquillità ed i primi quaranta chilometri vengono percorsi a passo turistico. Poi superata Bova (Km. 44,88); Brandolin e Vanzella forzano l'andatura e si staccano dal gruppo.

E' questo il primo tentativo degno di nota. Il gruppo mostra di non interessarsi della iniziativa dei due che già a Bianco hanno 3' di vantaggio, che al rifornimento di Sidereo (Km. 108) sale a 5,15".

Nemmeno sulla salita della Limina i battistrada sono infastiditi: il gruppo, con l'ultimo ritardo segnalato, sale compatto lungo i tortuosi tornanti, guidato dal sempre attivo e vigile Bartolozzi con alla ruota Ronchini. I fuggitivi pedalano di conserva sino a 5 chilometri dalla vetta, poi scatta Brandolin avvantaggiandosi rapidamente e passa sotto lo striscione del Gran Premio della Montagna con 2,25" su Vanzella e 4',5" sul grosso con alla testa Bui, Conterno, Monti, Scudellaro e Bartolozzi. Sulla discesa per Cinquefrondi, Vanzella con una impennata si riporta sul fuggitivo, mentre il gruppo, che rinviene fortissimo, ha ridotto sensibilmente il distacco che al termine della discesa è di 35".

A Rosarno il tentativo di Vanzella e Brandolin ha termine ed il plotone è nuovamente ricomposto. La tregua dura, però, soltanto due chilometri, poi fuggono in 7: Pambianco, Bui, Zamboni, Kazianka, Zancanaro, Tezza e Martini.

Questi corridori transitano da Gioia Tauro con 1,30" sul gruppo. Tra questa ultima località ed il Bivio per Palmi, Pambianco e Zamboni guadagnano terreno ed affrontano la salita del S. Elia in pieno accordo, fino a metà. Poi Pambianco forza l'andatura e transita solo in vetta con 12" sui compagno di fuga, 1,40" su Zancanaro e Martini e 1,51" sul gruppo.

Al termine della discesa per Bagnara Zamboni riprende Pambianco. I due sono ancora insieme per circa 10 chilometri poi, a Scilla nuovamente "Angelino" se ne va lasciando di stucco il bravo Zamboni. Pigia forte sui pedali il fuggitivo con il miraggio di una vittoria che sembra a portata di mano.
Pambianco è raggiunto proprio all'inizio dell'abitato di Reggio. Sul Lungomare si presenta, poi, per la volta finale un folto plotone: Bartolozzi che si è comportato ottimamente, supera tutti e vince meritatamente.

Ordine di arrivo:

1) Bartolozzi Valdemaro (G.S. Ignis) Km. 274 in ore 7,28',15" media 36,676; 2) Benedetti Rino (Chigi) s.t.; 3) Conterno Angelo (Carpano) s.t.; 4) Marsili Vinicio s.t.; 5) Ronchini Diego s.t.; 6) Scudellaro Tranquillo s.t.; 7) Monti Bruno s.t.; 8) Biscaglia Angelo s.t.; seguono: Dall'Agata, Zamboni, Vignono, Cainero, Conti, Brandolin, Cassano, Dante, Bauvin, Tezza, Zorzoli, Nicolò.

APPASSIONATO DUELLO TRA CARLESI E NENCINI

Il 27 aprile 1960 si corre una delle più interessanti edizioni del Giro che è prova del Campionato, con 122 iscritti. Dopo la rituale sfilata della carovana con il festoso saluto della folla plaudente e la cerimonia della benedizione, i cento corridori partecipanti prendono il via, in una giornata di splendido sole, dando inizio ad una bellissima ed entusiasmante lotta.

I due maggiori protagonisti Carlesi e Nencini, hanno dato vita assieme ad un "manipolo di prodi", ad una gara combattuta fino allo spasimo con infiniti colpi di scena e conclusa con un avvincente dialogo finale a due che ha avuto il suo emozionante epilogo soltanto sotto lo striscione di arrivo.

Molti corridori, come vedremo, meritano un vivo elogio per il loro impegno agonistico, ma certamente il confronto tra Nencini e Carlesi ha dato vita ad un duello che li pone meritamente su un piedistallo per premiare la loro magnifica prova nel corso della quale hanno messo in mostra le loro doti: doti di veri campioni. La prima parte del percorso sull'assolata pianura jonica, invita a tentare le prime avventure.

La facilità di poter avvantaggiarsi per arrivare un po' prima degli altri sulle impegnative rampe della Liminia, suggerisce iniziative che spesso vanno a vuoto, ma che tante volte riescono, portando i più animosi in condizioni di discreto vantaggio.

Sono stati percorsi appena 17 chilometri, e partono decisi Van Aerde e Brandolin. Pronta risposta di Dante, Pizzali, Maule, Piscaglia e Guarguaglini. Si forma così un plotoncino di sette uomini che in pieno accordo si impegnano a fondo e si avvantaggiano sollecitamente. Il loro tentativo non sembra preoccupare eccessivamente il gruppo che, al passaggio da Melito, ha un ritardo di 2,25".

Brandolin e i suoi compagni di fuga insistono nell'azione, pur se a Capo Spartivento, quando si gira l'estrema punta dello Stivale, c'è un vento fastidioso che ne ostacola la marcia.

A Galati di Brancaleone (Km. 59) escono dal gruppo Tinazzi, Martini e Ferlenghi; su di loro piombano come falchi Fantini, Fagni, Mora e Ciampi.
A Brancaleone (Km. 64) questi sette inseguitori sono a 2,55" dal plotone di testa, mentre il grosso segue a 3,15".

Dopo appena sei chilometri, nell'attraversamento di Ferruzzano, grossa bagarre nel gruppo: escono di forza Azzini, Baffi, Cioni, Paoletti, Pettinati, Bui, Aru, Ciacci e Liviero. Questi uomini raggiungono Fantini ed i suoi compagni di fuga formando un gruppo di 16 unità.

Ma altri ancora li imitano, come Padovan, Cestari, Casati e Gattoni, prima e poi Van Aerde, Pizzaglia, Dante e qualche altro, e così al rifornimento di Siderno si riforma il gruppo che è in ritardo di 4,30" sulla pattuglia di punta.
Dal mare si gira verso la montagna e si attaccano subito dopo Gioiosa le prime rampe della Limina con i seguenti cambiamenti delle varie posizioni in corsa.
Al passaggio da Mammola i soliti sette ai comando; a 2,20" seguono Assirelli, Mora, Van Aerde e Pizzali; a 2,50" Nencini che con azione maiuscola ha trascinato all'inseguimento un gruppo di venti unità; a 3,25" Cariesi guida gli ultimi inseguitori, poco più di una dozzina.

Sulla discesa per Cinquefrondi, i sette sono ancora in testa, ma il gruppo che si è ricomposto guadagna terreno e nell'attraversamento di quest'ultima località ha un ritardo di 1,25". A Laureana improvviso spunto di Coletto. Il portacolori della Chigi parte a razzo, si impegna con sforzo ammirevole, raggiunge i battistrada e li supera, piantandoli in asso, e, proseguendo il suo magnifico "a solo", transita dal rifornimento di Rosarno con 45" di vantaggio sulla sbigottita pattuglia che ha avuto il merito di condurre la corsa per ben 150 chilometri. Il gruppo ha perduto tempo e transita a 2,40". La fatica comincia a farsi sentire e c'è ancora da scalare sul finale la salita del S. Elia, quasi sempre selezionatrice delle forze in campo.

Cedono, provati, Guarguaglini, Maule e Pizzali. Subito dopo per uno scatto dell'indomabile Brandolin, perdono terreno Dante, Van Aerde e Piscaglia. Ma anche Brandolin dimostra subito di aver acceso soltanto un fuoco di paglia e la sua azione si esaurisce.Tino Coletto transita solo a Gioia Tauro (Km. 210) con 2,05" di vantaggio. Ma eccoci al "cattivo" S. Elia: qui finisce il bel sogno di Coletto; il suo encomiabile tentativo si esaurisce sotto gli scatti di De Filippis, prima, poi di Cestari, ma senza convinzione.

Tenta quindi, il colpo Battistini; Carlesi è pronto a neutralizzare il tentativo. Ne approfittano Nencini, il brillante Franceschetto, Cestari, Azzini e Fantini.
Nencini e Carlesi pigiano sui pedali e non perdono una battuta. Il duello fra i due è veramente entusiasmante. Passano appaiati sotto lo striscione dello ultimo chilometro.

Ai 200 metri Nencini, giocando tutte le sue carte, cerca di sorprendere Carlesi con uno scatto di notevole potenza, ma il pisano, attentissimo, sventa la minaccia e brucia il rivale passando sul traguardo con una macchina vantaggio. A 41" Pierino Baffi regola il plotone degli inseguitori.

Bravi, bravissimi i due portacolori della Philco e della Carpano per la loro stupenda corsa e per l'appassionato duello a conclusione della parte finale della avvincente gara che dal S. Elia a Reggio è stata condotta a 48 di media.
Ma un incondizionato elogio va anche a Van Aerde, Dante, Brandolin, Maule, Guarguaglini e Piscaglia, che per ben 160 chilometri hanno movimentato e guidato la corsa.

Un grazie agli stranieri che hanno confermato la notorietà della corsa anche all'estero ed, infine, un bravo a Coletto che con la sua impennata di 50 chilometri ha dato una svolta decisiva al Giro, come sempre perfettamente riuscito.

Ordine di arrivo:

1) Carlesi Guido (Philco Magni) Km. 274 in ore 7,25',15" media 36,923; 2) Nencini Gastone (Carpano) s.t.; 3) Baffi Pierino (Ignis) a 41"; 4) Galeaz Federico (Torpado); 5) Conterno Angelo (Carpano); 6) Massignan Imerio; 7) Cestari Aurelio; 8) Brankart Jean; 9) Gismondi Michele; 10) Zamboni Adriano; 11) Casati; 12) Azzini; 13) Accordi; 14) Adriaenssen; 15) Tinazzi; 16) Fallarini; 17) Battistini; 18) Metra; 19) Franceschetto - tutti col tempo di Baffi; 20) Liviero a 4,28"; 21) Magni; 22) Marsili; 23) Ippoliti; 24) Fanti; 25) Chiti; 26) Kazianka; 27) De Bruyne; 28) Pettinati; 29) Moser; 30) De Filippis; 31) Padovan; 32) Tosato; 33) Bettinelli; 34) Gaggero; 35) Masocco, tutti col tempo di Liviero; 36) Bruni a 9,41"; 37) Falaschi; 38) La Cioppa; 39) Cristian; 40) Martin a 11,39"; 41) Bui a 12'; 42) Pintarelli; 43) Benedetti; 44) Minieri a 16,09"; 45) Luise; 46) Tamagni a 16,25"; 47) Aru a 18,08"; 48) Ciolli; 49) Pizzoglio a 21,40"; 50) Piscaglia; 51) Maule; 52) Fischerkeller a 24,43"; 53) Reitz.

BRUNI MOVIMENTA LA CORSA E VINCE NETTAMENTE

Il 2 aprile 1961, quando si corre la ventiduesima edizione, è giornata di festa a Reggio per tre motivi. Infatti il mattutino, festoso scampanio del Duomo al termine della tradizionale sfilata per il lungo Corso Garibaldi, ci sottolinea che ricorre la festività della S. Pasqua; cade anche la festività di S. Francesco di Paola che qui a Reggio conta una infinità di devoti e di cittadini che portano il suo stesso nome; ed infine c'è il Giro che per i reggini costituisce annualmente una festa.

E la folla, come sempre, tributa a tutti i partecipanti una calda manifestazione di simpatia, appena l'Arcivescovo Mons. Ferro ha ultimato il suggestivo rito della benedizione a tutta la multicolore carovana.

Il primo scatto, dopo il solito veloce avvio, è di Bruni che, malgrado l'andatura sostenuta, compie un allungo e prende una cinquantina di metri, ma il tentativo è neutralizzato subito da Catalano e Silvotti prima e, da Sarazini, Minieri, Brugolo, Memini, Mercatelli e Bariviera. Questi nove uomini acquistano un certo vantaggio e transitano da Pellaro (Km. 11) con 20" sul gruppo, che però, fiuta il pericolo e si scuote lanciandosi all'inseguimento dei battistrada che non insistono e si fanno riassorbire. Calma assoluta al passaggio della garibaldina Melito.

Qualche schermaglia tra Bova e Palizzi, sempre rapidamente annullata, non impensierisce il grosso che transita compatto da quest'ultima località (Km. 50).
Escono ora dalle file Magni, Gaggioli e Sartori e marciano in testa con 100 metri di vantaggio fino all'ingresso di Brancaleone (Km. 63) dove vengono ripresi. Poco dopo lo stesso Gaggioli, Simonetti e Massignan inziano una fuga ed a Ferruzzano (Km. 70) passano con 1 minuto di vantaggio.

I tre insistono ma la loro azione preoccupa il gruppo dal quale escono Assirelli, Brugolo, Bertolozzi, Spinello, Minieri, Tezza, Battistini e Sartori.
Questi otto corridori sono distaccati a Bianco (Km. 77) di 1,05" mentre il grosso è a 1,15". L'inseguimento è coronato dal successo ed a Locri (Km. 100) sono in testa 11 uomini.

Dopo quattro chilometri, a Siderno, avviene il ricongiungimento generale. Al passaggio da Gioiosa Jonica termina la parte di percorso pianeggiante e si gira a sinistra per puntare sui tornanti che conducono al temuto Passo della Limina.
Si ritiene che gli scalatori diano battaglia ma, benchè si notino in testa al gruppo Battistini, Trapè, Carlesi, Balmamion e Favero, non avviene nulla di particolare e Bui passa sotto lo striscione del Gran Premio della Montagna seguito da Balmamion e Battistini.

Tranquilla la discesa su Cinquefrondi, tanto che non hanno conseguenze le bucature di Manzoni, Bruni, Favero e Dante e, poco dopo, Bariviera può cambiare senza orgasmo la bicicletta. Il personaggio che recita la parte di primo attore sul palcoscenico di Rosarno si chiama Tonucci: egli con decisa azione acquista subito 30" di vantaggio che a Melicuccà (Km. 186) è salito a 2 minuti.

Questa fuga è un campanello di allarme che fa scuotere il gruppo. Sono molti quelli che vogliono dare la caccia a Tonucci. Si distinguono tra tutti Assirelli, Marcaletti e Gaggioli. Questi tre precedono di poco un plotoncino comprendente Boni, Bertolozzi, Grioni e Magni; poi con leggero distacco Cangiani, Benedetti, Favero, Massignan, Battistini, Baffi, Ciampi, Cestari e Balmamion. A Polistena il distacco degli immediati inseguitori è di 1,40", mentre il resto del gruppo è a 2'.

Dopo Polistena Tonucci rallenta la sua azione e sì fa raggiungere; ne consegue che a Taurianova comanda la corsa un gruppetto comprendente Baffi, Favero, Massignan, Tonucci, Magni, Benedetti, Assirelli, Ciampi, Bartolozzi, Grioni e Balmamion.

Si giunge così a Palmi dove s'inizia la salita del S. Elia. Gli scalatori che non si son fatti vivi sulla Limina, non si affacciano alla ribalta nemmeno sulla ultima salita che quasi sempre determina la selezione e sceglie coloro che hanno le maggiori possibilità di vincere la corsa.

Malgrado le impennate di Trapè, di Massignan, Favero, Coletto, non accade nulla di importante. Parte improvvisamente Battistini sul quale si portano con prontezza Massignan, Favero, Carlesi, Trapè, Cestari e Conti.

Il gruppetto scende verso Bagnara con alle calcagna il grosso plotone degli inseguitori guidato da Azzini. A Bagnara la fuga ha termine e si procede con la massima calma fino a Scilla. Qui, sulla breve discesa, Battistini ritiene che sia giunto il momento per tentare il colpaccio e si produce in allungo rabbioso; ma non sfugge però all’attenzione di Bui e Conti che trascinano all'inseguimento Coletto, Mealli, Bruni, Azzini e lo riprendono.

Questi otto uomini si presentano sul Lungomare per disputare la volata. Scatta per primo Mealli con Battistini alla ruota ma i tre alfieri della Ignis preparano l'affondo finale e malgrado l'ennesimo tentativo di Favero, Coletto conduce alla sua ruota Bruni che ha così la possibilità di scattare e di precedere sulla linea bianca Favero e Conti.

Ordine di arrivo:

1) Bruni Dino (Ignis) Km. 272 in ore 7,14',50" media 37,531; 2) Favero Vito (Atala); 3) Conti Noè (Ignis); 4) Coletto Agostino (Ignis); 5) Battistini Graziano (Legnano); 6) Azzini; 7) Mealli; 8) Bui; 9) Benedetti a 48"; 10) Bampi; 11) Marzaioli; 12) Cribiori; 13) Fezzardi; 14) Trapè; 15) Massignan tutti col tempo di Benedetti; 16) Fontana a 3,25"; 17) Carlesi; 18) Dante; 19) Assirelli; 20) Sabbadin; 21) Cestari; 22) Moser; 23) Grioni.

1962: IL "PESCE D'APRILE" DEL ROMAGNOLO SARTI

Nel 1962 il Giro si corre il 1° aprile, e proprio un "pesce d'aprile" si può considerare il suo risultato. E' andata così: con una gara accorta alla quale ha dato la sua impronta, Guido Carlesi ha cercato la vittoria, che avrebbe ampiamente meritato, con il massimo impegno.

Gli è sfuggita quando sembrava certa, perchè ha avuto nel momento più difficile e risolutivo della sua azione, un implacabile nemico: il vento.
Un vento forte di Sud-Ovest che sul tratto del litorale tra Bagnara e Scilla gli ha stroncato le gambe ed ha frenato il suo impegno, ponendo termine al suo generoso tentativo.

Probabilmente egli ha commesso l'errore di andarsene solo sul S. Elia, quando mancavano 50 chilometri al traguardo. "Non posso resistere a tirare da solo", dice, infatti, a chi cerca di incoraggiarlo.

La sua marcia dopo Bagnara diviene sempre più faticosa e ben si comprende che il toscano non ha più possibilità di portare a termine il tentativo per realizzare il sogno di vittoria che sembrava a portata di mano.
Dietro di lui Fallarini, Liviero, Ronchini e Benedetti alternandosi al comando guadagnano terreno.Benedetti e Liviero, velocisti, vogliono arrivare a Reggio in gruppo per aver partita vinta in volata.

Questi quattro uomini, a testa bassa, pigiano sui pedali con tenacia ed anche il gruppo non molto distante, si avvicina. Carlesi perde ancora terreno ed alle porte di Scilla è ripreso: il suo giustificato e meritatissimo sogno di gloria fa ora parte soltanto del mondo dei desideri. Poi la sorpresa: a Villa S. Giovanni dal gruppo divenuto compatto, esce improvvisamente un oscuro gregario di Ronchini il romagnolo Sarti, ventottenne, passato al professionismo soltanto da un anno, che fa parte della Chigi.

Mentre tutti stanno a guardare, sveltamente e pieno di energia, Luigi Sarti, con la sua imprevista ed imprevedibile impennata, viaggia alla volta di Reggio e si presenta solo sull’affollato Lungomare.

La gente lo applaude scambiandolo per Ronchini, e la sorpresa è generale quando l'altoparlante annunzia che ha vinto un corridore a tutti sconosciuto, ma che è stato il più pronto a scattare al momento giusto.

Certamente questo arrivo a sorpresa non lo avrebbe mai pronosticato nessuno dei 110 corridori, compreso il vincitore, quando hanno preso il via salutati dagli evviva e dagli applausi degli sportivi reggini convenuti, come sempre, numerosi a salutare il loro Giro.

Nelle prime battute sono Bitossi, Giusti, Bailetti ed Accordi ad andarsene guadagnando un minuto sul gruppo. Poi a Saline, Suarez dà il segnale della riscossa trascinandosi dietro Pambianco, Nencini, Magni ed altri 13 corridori.
La rincorsa ha esito favorevole e si forma in testa un plotone di 20 unità. Intanto, dietro, Carlesi fiuta il pericolo che si è determinato e parte al contrattacco, riuscendo a condurre il grosso sulla ruota dei fuggitivi.
E' quindi, la volta di Garau, Barale e Pellicciari che fanno la loro parte transitando per Brancaleone con 1,15" di vantaggio che riescono ad aumentare a 3' al passaggio da Marina di Gioiosa Jonica, quando si comincia a sentire odor di Aspromonte.

Intanto, dopo Bianco il gruppo sussulta: escono di forza De Filippis, Magni, Paolinelli, Balmamion, Velucchi, Bitossi, Cribiori che sono seguiti immediatamente da Sartori, Brugnami, Suarez, Longo, Fezzardi ed altri.
Sulle rampe della Limina i fuggitivi sono raggiunti.
Si avvicina il Passo e sì danno da fare De Filippis, Balmamion, Taccone, Zancanaro, Meco e Pambianco e poi Ronchini e Carlesi.
E' scomparso dalla scena Baldini costretto al ritiro.

Il primo a fendere il muro di nebbia che avvolge il traguardo del Gran Premio della montagna è De Filippis, seguito con distacchi vari da tutti i migliori, con un ritardo massimo di 1,20". Mentre la nebbia prima si dirada e poi scompare, i battistrada scendono veloci verso Cinquefrondi.

Carlesi e Ronchini sono i più lesti, assieme a qualche altro a portarsi in testa alla gara. Subito dopo, appena lasciata Laureana, sono Mealli, Zancanaro, Meco, e Ceppi che escono dal gruppo, raggiungendo e superando De Filippis, lasciato in asso anche dai primi due battistrada.

Poi sono Marzioli e Trapè che tentano di andarsene quando il gruppo si è da poco ricomposto. Risponde subito Carlesi, malgrado l'impegno gravoso finora assunto dal toscano per controllare la corsa. E' pronto anche Ronchini a portarsi sulla ruota dei tre. Probabilmente sarebbe stato questo il quartetto di testa fino al traguardo di Reggio.

Ma Carlesi in piena azione, lascia i tre compagni che non tardano ad essere riassorbiti dal gruppo che, tirato da Taccone e da De Filippis, procede speditamente. Carlesi sale con il piglio e l'impegno di un campione i tornanti del S. Elia. Il resto lo sapete.

Bisogna soltanto aggiungere che, pur avendo un ritardo notevole, il gruppo animato da Ronchini, non ha mai disarmato ed al momento della defaillance di Carlesi è stato in condizioni di approfittarne, favorendo, poi, la sorpresa finale.
Qualcuno, subito dopo la sua conclusione, ha detto che questo Giro, per il suo beffardo risultato è stato una burletta.

Ma questa è stata soltanto una affrettata valutazione che nulla toglie alla meritata vittoria di un quasi sconosciuto corridore che con presenza di spirito ed intelligenza ha inaspettatamente, più svelto degli altri, saputo approfittare del momento buono per scoccare la giusta freccia dal suo arco, costruendo brillantemente la insperata vittoria.

Anche nel 1927 — come abbiamo detto prima — la "Milano-Sanremo" fu vinta da uno sconosciuto. Sta di fatto che il suo nome, Pietro Chesi, entrò meritatamente nella storia della gara più ambita del Mondo.

Certo è che il romagnolo ha scritto, proprio come fece Chesi, il suo nome in una corsa di grande prestigio vinta da campioni come Guerra, Coppi, Bartali e tanti altri esponenti di primo piano del ciclismo italiano ed alla quale parteciparono anche notissimi corridori stranieri. E mi pare che questo sia il più bel premio per Luigi Sarti.

Ordine di arrivo:

1) Sarti Luigi (Chigi Ganna) Km. 272 in ore 7,8',15" media 38,108; 2) Suarez Antonio (Chigi Ganna) a 36"; 3) Trapè Livio s.t.; 4) Marzaioli Alberto (S. Pellegrino Bartali) s.t.; 5) Cribiori Franco (S. Pellegrino Bartali) s.t; 6) Taccone Vito (Atala) s.t.; 7) Sabadin Arturo (Gazzola) s.t.; 8) Fallarini (Molteni) s.t.; 9) Zancanaro (Philco) s.t.; 10) Carlesi a 45"; 11) Pifferi; 12) Meco; 13) Mealli; 14) Baffi; 15) Conterno; 16) Liviero; 17) Di Fausto; 18) Conti; 19) Sarazin; 20) Brugnami tutti col tempo di Carlesi; 21) Sabbadin a 1,30"; 22) Benedetti; 23) Neri s.t.; 24) Pambianco s.t.; 25) Ronchini s.t.; 26) De Filippis s.t.; 27) Adorni s.t.; 28) Nencini; 29) Balmamion; 30) Angella s.t.

ARRIVA PRIMO IL "TRENO DI FORLI'"

14 aprile 1963, XXIV edizione della "Classicissima del Sud". Un record di partecipazioni; sono iscritte, con 104 concorrenti le seguenti squadre: Molteni, S. Pellegrino, Salvarani, Cunar, Ibac, Gazzola, Lygie, Springoil e Carpano.
Prendono il via 109 corridori. La gara è ancora una volta prova del massimo Campionato Italiano.

Come sempre la folla delle grandi occasioni fa da degna cornice alla manifestazione. Da Piazza De Nava, su tutto il Corso Garibaldi a Piazza Duomo dopo la cerimonia della benedizione, è un continuo battimani e sventolio di fazzoletti.

Folla plaudente anche in località Ponte S. Pietro dove, mossiere il Prefetto, ha inizio la corsa, alla quale ha dato il suo validissimo appoggio " Il Giornale d'Italia".

Lungo il nastro d'asfalto che costeggia il Mar Jonio, il gruppo procede tranquillo e non c'è affatto aria di battaglia. Qualcuno guarda ammirato l'azzurrissimo e calmo mare le cui onde lievi si adagiano sull'assolata spiaggia mentre lontano sull'orizzonte l'Etna con la cima ammantata di neve fa ancora una volta da cornice ad uno splendido panorama. Qualche spunto in vista dei soliti, numerosi traguardi a premio nei vari Comuni, ma poi tutto rientra nella normalità.

Per i primi 100 chilometri la corsa è una idilliaca passeggiata turistica, senza scosse, con i corridori tutti insieme. Poi, a Marina di Gioiosa Jonica, quando le segnalazioni stradali indicano di girare a sinistra con la dicitura "Per il Passo della Limina", allora la gara si trasforma e prende vigore.

Inizia la lunga salita e si hanno i primi scatti. Si mettono in evidenza per primi Moser, Zancanaro e Ronchini, poi Nencini. Sotto l'azione di questi allunghi il gruppo si sgrana procedendo in fila indiana. Non vi sono, però, iniziative concrete fino all'approssimarsi del Passo, quando scatta Massignan che transita per primo e vince il Gran Premio della Montagna. Dietro di lui seguono a brevissimi intervalli Brugnami, Aldo Moser, Ceppi, Zancanaro, Zilioli, Trapè, Mealli e Baldini.

Poi via via, tutti gli altri. Sulla discesa che porta a Cinquefrondi si ripete il consueto congiungimento dei ritardatari. Dopo un lieve incidente a Nencini che, però, si riprende sollecitamente, al passaggio da Laureana allunga Accordi e si trascina altri 18 concorrenti: Zilioli, Pambianco, Neri, Nencini, Fontana, Franchi, Battistini, Mealli, Zanchi, Badini, Trapè, Brugnami, Ronchini, Aldo Moser, Fezzardi, Bariviera, Martini e Zancanaro. Questo plotoncino transita da Rosarno con 1,30" sul grosso che è guidato da Sartori.

Sulla salita che da Gioia Tauro conduce a Palmi molti perdono contatto dal gruppetto di testa, sicchè sulle successive rampe del S. Elia sono soltanto in quattro a condurre verso la vetta: Battistini, Brugnami, Baldini e Moser. Poco prima della vetta Baldini ha uno scatto rabbioso, ma Brugnami e Moser resistono.

Quest'ultimo è costretto poi a cedere a causa di uno strappo, imitato poco dopo da Battistini che non regge al ritmo sostenuto impresso dal romagnolo della Cynar.

Restano così in testa Brugnami e Baldini, mentre Moser che si è ripreso e vuole tentare di raggiungerli, viene sconsigliato dal suo direttore di gara e si fa riassorbire dal gruppo.

Intanto i due battistrada continuano con impegno la loro fuga convinti ormai che hanno la corsa in pugno e si contenderanno il primo posto nella volata finale. A Scilla hanno un vantaggio di 2' su un plotone di 9 uomini. Ed eccoci Lungomare. Ultimo chilometro e la lotta è gomito a gomito.

A 200 metri scatta Brugnami, ma il "treno di Forlì" non si fa sorprendere e con un pronto recupero batte di una macchina il suo competitore. A 2,44'' Graziano Battistini conquista il terzo posto regolando in volata il gruppetto degli immediati inseguitori, tra i quali si classifica quarto Mealli che durante tutto il percorso è stato un validissimo collaboratore del suo caposquadra Baldini.

Bellissima conclusione di una gara, svoltasi in una giornata illuminata da un sole quasi estivo, organizzata, come sempre ottimamente e che ha rilanciato un brillante campione, da alcuni troppo affrettatamente e immeritatamente retrocesso... in serie B.

Ordine di arrivo:

1) Baldini Ercole (G.S. Cynar) Km. 272 in ore 7,24' media 36,812; 2) Brugnami Carlo (G.S. Gazzola) idem; 3) Battistini Graziano (lbac) a 2,44"; 4) Mealli Bruno (Cynar) s.t.; 5) Martini Walter (Ibac) s.t.; 6) Fontana Marino (S. Pellegrino) s.t.; 7) Bariviera Vendramino s.t.; 8) Franchi Antonio s.t.; 9) Moser Aldo s.t.; 10) Nencini Gastone s.t.; 11) Fezzardi Giuseppe s.t.; 12) Pambianco Arnaldo s.t.; 13) Trapè Livio a 5,33"; 14) Casati Vittorio a 7,04"; 15) Zilioli Italo s.t.; 16) Ronchini Diego s.t.; 17) Balletti a 9,42"; e con lo stesso tempo: 18) Conterno; 19) Adorni; 20)Pincastelli; 21) Ferretti; 22) Moser Enzo; 23) Taccone; 24) Tonoli; 25) De Filippis; 26) Carlesi; 27) Cribiori; 28) De Rosso 30) Ceppi; 31) Balmamion; 32) Giusti Gabriele; 33)Pannicelli; 34) Massignan; 35) Minieri a 13',12"; e con lo stesso tempo: 36) Pifferi; 37) Durante; 38) Bruni; 39) Magni 0.; 40) Sartore; 41) Carminati; 42) Rimessi; 43) Bono; 44) Zancanaro; 45) Zabini; 46) Assirelli; 47) Bongiorni: 48) Ciampi; 49)Chiappano; 50) Benedetti; 51) Bui; 52) Mazzacurati; 53) Mancini; 54) Bartesotti; 55) Pelegrini; 56) Mealli Moreno.

RONCHINI CON UNA LUNGHISSIMA VOLATA

Nel 1964, archiviata ancora una volta amaramente per i nostri colori la Milano-Sanremo con una nuova vittoria straniera ad opera dell'inglese Simpson col 1° degli italiani — Pellizzaro — al 7° posto e concluso il Giro della Campania con la brillante vittoria di Vito Taccone, il ciclismo italiano si è trasferito in Calabria per un "Giro della Provincia di Reggio" valido per il campionato italiano a squadre.

Nel festoso ambiente che la corsa annualmente rinnova, con la solita applaudita sfilata e la benedizione alla variopinta carovana, 75 corridori si portano lentamente, tra gli applausi di una grande folla, verso Ponte S. Pietro per prendere il via.

E' il 28 marzo, una calda giornata di avanzata primavera.
Lungo la litoranea Jonica, illuminata da un sole che sembra estivo tanto sensibile è il caldo, il gruppo inizia la sua fatica procedendo compatto ad una media di 37 Km. orari.

Il primo tentativo che toglie la tranquillità al gruppo avviene a Bova ad opera di Minieri con un deciso ed improvviso allungo che sorprende tutti e gli consente di avvantaggiarsi notevolmente.

A Capo Spartivento, dopo 60 Km. di percorso, egli precede tutti di un minuto. A Brancaleone è Durante che si incarica di organizzare l’inseguimento, forzando l'andatura e riportandosi sul fuggitivo.
Sullo slancio di questa rincorsa del gruppo, Moser tenta il colpo: continua a pigiare forte sui pedali, ravvivando sensibilmente l'andatura e trascinando con lui Bitossi, Durante, Ferrari, Colombo, Ceppi, lo stesso Minieri, Negro, Soler, Vicentini, Fontana, Pambianco, Suarez e Partesotti.

Al passaggio da Ardore ai battistrada si uniscono, dopo un brillante inseguimento, Daglia, Maino, Ronchini e Battistini. Questo plotone giunge a Marina di Gioiosa Jonica con un vantaggio di 2,30" sul gruppo.

Si attacca ora la lunga salita che dal mare porta agli 800 metri del Passo della Limina. Sui primi tornanti il tempo si rabbuia e comincia a piovere. Il gruppetto di testa, in un clima così diverso da quello di partenza, è trascinato da Bitossi che passa in vetta con 2' sul grosso. Come spesso accade, sulla immediata discesa su Cinquefrondi gli inseguitori si fanno sotto, stimolati dalla vivace azione di Vito Taccone che, assieme a Sarti, transitando da Cinquefrondi ha ridotto il suo ritardo a 1,30" ed alle porte di Laureana riprende i fuggitivi, consentendo a molti di rientrare tra gli uomini di testa. Sulla breve erta di Laureana si fa luce Ferrari sul quale si portano subito Ciampi, Maino ed Enzo Moser.

I quattro transitano da Rosarno (Km. 173) 45" sul gruppo. La posizione degli uomini in corsa a Gioia Tauro è la seguente: in testa i quattro fuggitivi, a 2,10" Magni, Trapè e Suarez, mentre il gruppo rinviene fortissimo. Si presenta quindi l'ultimo ostacolo: il S. Elia.

L'iniziativa per la scalata al colle è di Ferrari e Fontana che partono come frecce, superano i 520 metri della vetta, e si tuffano su Bagnara che raggiungono con un vantaggio di un minuto sui più immediati inseguitori.

Ma il gruppo reagisce con vigore e gradatamente il distacco dai due battistrada diminuisce. Il tentativo viene completamente annullato, proprio quando sullo sfondo del mare calmissimo cominciano a delinearsi le prime case di Reggio. Mancano soltanto 7 Km. all'arrivo.

Ma c'è subito un nuovo pericolo per tutti: sulla rincorsa effettuata dal gruppo, se ne vanno lesti Taccone, De Filippis, Ciampi e Fezzardi che trovano l'accordo e tentano il colpo.
Il gruppo non può disinteressarsi del tentativo e si produce in un rabbioso inseguimento che dà i suoi frutti poco prima di entrare in Città. Ed ecco l'epilogo: all'inizio del Lungomare, sotto lo striscione dell'ultimo chilometro, parte di scatto Ronchini sorprendendo tutti. La sua azione è possente: a testa bassa sul manubrio, pedala a pieno ritmo.

Per i primi 500 metri il portacolori della Cynar ha una decina di metri di vantaggio, poi s'impegna con tutte le sue forze e, sotto lo scrosciare degli applausi, vince con netto distacco meritatamente, a lungo acclamato da una folla immensa che le transenne trattengono a stento.

Ordine di arrivo:

1) Ronchini Diego (Cynar - Frejus) Km. 274,500 in ore 7,27' media 36,929; 2) Carlesi Guido (Gazzola - Fiorelli) a 7"; 3) Pifferi Aldo (Lygie); 4) Liviero Dino (Ibac); 5) Pellizzari Renato (Ignis); 6) Fontana; 7) Durante; 8) Nencini; 9) Nencioli; 10) Vicentini; seguono a pari merito: Chiappano, Ferretti, De Filippis, Battistini, Ferrari, Ottaviani, Cribiori, Maserati, Balmamion, Milano, Sarti, Zandegù, Aldo Moser, Brugnami, Mugnaini, Bini, Pancini, Baldini, Pambianco, Scandelli, Taccone, Trapè, Ciampi, Bitossi, Lenzi, Segù, Poggiali, Negro.

IL VELOCISTA DURANTE SI IMPONE NEGLI ULTIMI DIECI METRI

Nel 1965, la 26ª edizione si disputa in una data che ricorre spesso: il 28 marzo. La gara è nuovamente valida per il Campionato Italiano a squadre. Sono presenti: Salvarani, Maino, Molteni, Filotex e Ignis.

Manca tra la schiera dei partenti qualche nome importante che, temendo probabilmente la fatica della gara reggina, si è voluto risparmiare, in vista della disputa del Giro della Campania, seconda prova del Campionato Italiano Professionisti.

Ci sono, però, atleti di primissimo piano come Adorni, Bitossi, Dancelli, Taccone e il vincitore dello scorso anno Ronchini. Tra i 47 partenti c'è anche Motta che, però, non è completamente a posto per una indisposizione sofferta ieri.

Questa volta il film del Giro ha per protagonista un atleta generoso che, con una impresa veramente degna di un campione, ha sognato per 180 chilometri di poter scrivere il suo nome tra i vincitori della corsa della Fata Morgana.
Il suo tentativo è nato così: a Bovalino (Km. 83,600) scappano in quattro: Neri, Marcoli, Partesotti e Portalupi.

In perfetto accordo i quattro procedono speditamente, transitando da Locri con un vantaggio di 1,30" che a Siderno è di 3,10" ed a Gioiosa di 4,30".
Il plotoncino in fuga affronta compatto la salita della Limina, e sulle rampe più dure che conducono al Passo ha un vantaggio che si è fatto notevole: sette minuti.

Sulla vetta transitano nell'ordine Neri, Partesotti e Portalupi; Marcoli in crisi segue a 3'. Dopo 7' passa Taccone con Bitossi e Zancanaro.
La discesa su Cinquefrondi è, anche questa volta, il punto ove viene organizzata la caccia ai fuggitivi. Il distacco dai battistrada, al passaggio da Laureana è diminuito a 6'.

Il terzetto che guida la corsa, continua però, la sua azione con immutato impegno fino a Gioia Tauro, quando Partesotti scatta, lasciando i due compagni e inizia a scalare da solo il S. Elia. In vetta al colle l'atleta di Reggio Emilia ha un vantaggio di 50" che conserva anche al passaggio da Scilla.

Ma la muta degli inseguitori si è risvegliata, ha organizzato la rincorsa e fa già sentire il suo fiato. Malgrado il terreno viscido per la pioggia che comincia a far luccicare l'asfalto, Dancelli, Taccone, Mugnaini, Bitossi, Poggiali e Motta si danno gran da fare per far svanire nella cruda realtà il dolce sogno dell'ottimo Partesotti.

All'ingresso di Reggio l'iniziativa degli inseguitori è coronata dal successo ed il bravo corridore emiliano viene raggiunto da un nutrito plotone.
All'inizio del Lungomare, ove viene disputata la volata finale, scivola paurosamente Cribiori, trascinando nella caduta Pambianco, Aldo Moser e Mugnaini che si ferisce ad un gomito.

Si iniziano gli schieramenti per lo spunto finale. Ai 200 metri parte Taccone, e sembra che abbia partita vinta, ma negli ultimi metri sul suo fianco sfreccia come un razzo Adriano Durante che supera di mezza macchina il pur bravo e popolare Vito.

Ordine di arrivo:

1) Durante Adriano (Ignis) Km. 274,500 in ore 7,42',20" media 35,623; 2) Taccone Vito (Salvarani) a ruota; 3) Bitossi Franco (Filotex) s.t.; 4) Motta Gianni (Molteni) s.t.; 5) Dancelli Michele (Molteni) s.t.; 6) Vigna s.t.; 7) Poggiali s.t.; 8) Neri s.t.; 9) Cribiori a 20"; 10) Pambianco s.t.; 11) Aldo Moser a 30"; 12) Mugnaini a 35"; 13) Partesotti a 54"; 14) Adorni a 6,15"; 15) Fezzardi s.t.

PRIMA VITTORIA DI DANCELLI

Una volata coronata da un vittorioso spunto di Dancelli conclude il 3 Aprile 1966 la ventisettesima edizione. E pensare che Dancelli sulla Limina aveva detto di star male e aveva perso un pò di tempo. Grande festa ieri e oggi a Reggio per la presenza dei più bei nomi del nostro ciclismo. Molti applausi e tanti battimani per tutti i partecipanti alla corsa.

All'inizio della galoppata sullo Jonio è Taccone ad accendere le ostilità, ma senza insistere nel suo tentativo di fuga che si esaurisce in poco più di un chilometro. Sono poi Zandegù, Grassi e Casalini ad agitare le calme acque in cui naviga il compatto plotone. Ma il... mare presto ritorna tranquillo.
La prima parte del percorso pianeggiante non registra davvero episodi che meritino di essere segnalati. Il gruppo è sempre unito sino a Marina di Gioiosa Jonica.

Il primo tentativo che scuote i concorrenti è quello iniziato da Casalini che, con un improvviso allungo, cerca di andarsene. La reazione del folto plotone è immediata: Gimondi, Motta, De Rosso, Dancelli, Passuello, Mugnaini, si riportano sollecitamente sul fuggitivo seguiti da Timon che assieme allo svizzero Maurer costituisce il tandem degli stranieri in corsa. La lotta di questi uomini è vivacissima sui tornanti che conducono al Passo. Essi hanno un 1,15" sul grosso.

Ma man mano che l'erta, in vista della vetta si fa più dura, cominciano i primi cedimenti: rimangono attardati Casalini, Timon, Passuello e Dancelli che dice di non star bene. Intanto tra gli inseguitori si fanno luce Balmamion, Schiavon, Maurer e Cribiori.

Sotto lo striscione del gran premio della montagna i passaggi avvengono nel seguente ordine: Motta, De Rosso, Gimondi e Mugnaini. A 37" Passuello, a 50" Maurer, Balmamion, Bitossi, Cribiori, Schiavon e Moser, a 1,10" Vicentini, Trapè, Zilioli, Dancelli , Ugo Colombo ed a 1,15" Casalini che è di poco avvantaggiato sul gruppo.

Rituale avvicinamento progressivo tra i battistrada ed il resto dei concorrenti sulla discesa per Cinquefrondi; quindi tentativo di Taccone e Sambi. I due a Taurianova hanno un vantaggio di 1,30", che aumenta di un altro minuto al passaggio da Gioia Tauro. Gimondi che è al comando di una trentina di concorrenti, ritiene pericoloso il tentativo dell'abruzzese e del suo compagno, e decide di agire: allunga immediatamente e con lui escono dal gruppo Motta, Ugo Colombo, De Rosso, Maurer e Dancelli che si è ripreso nettamente dalla indisposizione sofferta sulla Limina, Cribiori, Schiavon, Balmamion, Zilioli, Zandegù. Monti e Drago.

Intanto Taccone ed il suo compagno iniziano la scalata del S. Elia con 2,10" sugli inseguitori. Dopo aver superato il colle, al passaggio da Bagnare, i battistrada hanno 2,15" su Gimondi e compagni, i quali nel frattempo aumentano il loro impegno nella caccia ai fuggitivi e proprio quando mancano soltanto 4 Km. all'arrivo, le speranze di vittoria di Taccone svaniscono; la muta degli inseguitori lo ha raggiunto.

Siamo ora all'ultimo chilometro. Prontamente i concorrenti assumono il caratteristico schieramento per la volata sul lungo rettifilo. Sembra proprio che nessuno voglia, però assumere l'iniziativa per il primo scatto, ma a 300 metri dalla linea bianca parte Motta: Dancelli è lesto a portarsi sulla sua ruota, e quando mancano soltanto 30 metri, con un guizzo prepotente si aggiudica la vittoria, lungamente acclamato dalla numerosa folla.

Ordine di arrivo:

1) Dancelli Michele (Molteni) Km. 337,600 in ore 6,28',30" media 36,508; 2) Motta Gianni (Molteni); 3) Zandegù Dino (Bianchi); 4) Maurer Ralf (Filotex); 5) Bitossi Franco (Filotex); 6) Gimondi; 7) Monti; 8) Taccone; 9 Cribiori; 10) De Rosso; 11) Sambi; 12) Zilioli; 13) Balmamion; 14) Drago; 15) Colombo.

BIS DI MICHELE DANCELLI

La 27ª edizione si corre il 18 aprile 1967. E' una splendida giornata che rende più gioioso il cordiale saluto della Città alla carovana del Giro.L'Jonio calmo ed azzurrissimo, riflette gli argentei raggi del sole, conferendo maggior soavità all'incantevole panorama, che ha per suggestivo sfondo l'Etna con la sua cima incappucciata di bianco.

La strada si snoda lungo il mare e la vivacità dei colori del gruppo, che procede compatto sul luccicante asfalto, costituisce un suggestivo effetto cromatico. Una iniziativa di Armani, Lievore, Grassi, Tosello e Bariviera interrompe per breve tempo al 6" chilometro la quiete ed impedisce alla multicolore troupe di continuare a godersi una così stupenda visione. Ma si tratta di uno spunto che non ha concreti propositi di battaglia e la breve... distrazione ha termine. Si procede nella massima tranquillità per una quarantina di chilometri.

Poi, nei pressi di Bova, escono dal gruppo De Franceschi ed Armani, seguiti dopo da Portalupi e Fabbri. Questi quattro corridori trovano sollecitamente la necessaria intesa ed acquistano man mano vantaggio sul grosso: a Bovalino il ritardo degli inseguitori è di 1,15". Giunti ad Ardore, Armani preferisce fermarsi ad attendere il gruppo e nel frattempo entra in un bar e si ristora.

Restano così in tre a condurre fino a Gioiosa, quando, proprio all'inizio della lunga salita della Limina la sfortuna appieda De Franceschi. Sono, pertanto, Portalupi e Fabbri a condurre in testa la corsa. I due affrontano l'erta per il Gran Premio della montagna avvantaggiati di 1,30" che aumentano a 2' al passaggio da Mammola. Intanto il gruppo guidato da Dancelli, Michelotto e Negro, ha organizzato la rincorsa e si avvicina a vista d'occhio.

Nel frattempo, a due chilometri dalla vetta Fabbri stacca il suo compagno di fuga e rimane solo al comando. Ma il gruppo è già alle sue spalle, ed è Michele Dancelli che passa primo sotto lo striscione della Limina.
A Cinquefrondi, al termine della lunga discesa dalla vetta, il gruppo si ricompone.

Immediatamente dopo Polistena, Bocci si produce in un allungo ma il gruppo si disinteressa del suo tentativo non considerandolo pericoloso. Il fuggitivo può così transitare da Taurianova, dove riscuote la sua dose di applausi, con un vantaggio di 2',15". La sua avventura, però, come previsto è di breve durata e finisce all'inizio dell'ultima asperità della corsa: il S. Elia. Egli viene raggiunto da un plotone di venti corridori: Dancelli, Bitossi, Adorni, Maurer, De Rosso, Stefanoni, Bodrero, Moser, Cucchietti, Carlello, Passuello, Galbo, Michelotto, Bingelli, Mealli, Benfatto, Schiavon, Di Toro, Mugnaini e Sgarbozza.
Il folto plotone scala quasi compatto le rampe del colle, poi al culmine scatta Dancelli che si butta a capofitto sulla discesa di Bagnara seguito da Maurer e Cucchietti, e con lieve distacco, da De Rossi, Barivieri e Bitossi.

Ma anche il resto si impegna, e, conseguentemente, tra Bagnara e Scilla il gruppo si ricompone. Mancano tredici chilometri all'arrivo e c'è un tentativo di Passuello, prima, poi di Bodrero e Moser. Il gruppo, però, è molto attento e non si lascia sorprendere.

Ed ecco il Lungomare: anche questa volta nel volatone lo spunto di Dancelli prevale di un soffio su Vittorio Adorni. Il portacolore della Vittadello conquista così la sua seconda vittoria consecutiva, vivamente acclamato da una grande folla.

Ordine di arrivo:

1) Dancelli Michele (Vittadello) Km. 237,600 in ore 6,16' media 37,920; 2) Adorni Vittorio (Salamini); 3) Mealli Bruno (Salamini); 4) Bitossi Franco (Filotex); 5) Sgarbozza Luigi (Salamini); 6) Bingelli; 7) Passuello; 8) Bodrero; 9) Di Toro; 10) Benfatto; 11) Maurer; 12) Cucchietti; 13) Stefanoni; 14) De Rossi; 15) Michelotti; 16) Galbo; 17) Mugnaini; 18) Moser; 19) Schiavon; 20) Carletto.

RECORD DI DANCELLI

24 Marzo 1968. Grande festa dello sport a Reggio per la disputa del 29" Giro, prova di Campionato Italiano Professionisti. Sono presenti molti campioni cari alle folle, tra cui Gimondi, Motta, Bitossi, Dancelli, Taccone, Durante, per indicare i più popolari. Il pubblico reggino rinnova con le sue affettuose manifestazioni di simpatia, l'entusiastico saluto che ogni anno accoglie i partecipanti a questa bellissima gara, esprimendo a tutti i convenuti il più cordiale benvenuto della Città di Reggio, che è espressione della tradizionale ospitalità della terra di Calabria.

Come se fosse prescritto da un regolamento delle corse Ciclistiche, l'avvio del "Giro della Provincia di Reggio Calabria" è quasi sempre veloce. Appena abbassata la bandierina del via agli 80 concorrenti, i passisti imprimono un ritmo sostenuto ed il folto plotone si allunga sulla pianeggiante statale 106.

Ma il primo episodio che sembra dare risalto alla corsa avviene al passaggio da Saline (Km. 26,300): esce dal gruppo Gimondi e si trascina dietro Poggiali, Carletto, Michelotto, Bitossi, Ritter, Laghi, Favero e Negri.

Si pensa che sia l'inizio dell'offensiva del portacolori della "Salvarani", perchè lo spunto di Gimondi è veramente... è veramente felice. I quindici fuggitivi guadagnano rapidamente terreno, il che fa credere che il tentativo prenda consistenza; essi transitano da Melito (Km. 31,300) con 40" di vantaggio e raggiungono poco dopo la punta massima di 45".

Poi vi è la rabbiosa reazione di Motta che scatta al comando di una ventina di unità all'inseguimento del temuto rivale; un secondo gruppo guidato da Dancelli è sui fuggitivi.

Ora Motta e Gimondi si guardano e si controllano, facendo procedere il gruppo senza impegno. Ma la condotta rinunciataria dei due non è condivisa da Zandegù che, come ad un segnale convenuto allunga imitato da Bitossi, Neri, De Pra, Zancanaro, Sgarbozza, Benfatto, Della Torre, Carletto, Guerra, Vicentini, Andreoli, Dancelli, Durante e Tosello. Queste lepri uscite improvvisamente dalla tana, filano veloci in pieno accordo tra Locri e Gioiosa per affrontare con il maggior vantaggio possibile la salita della Limina, temendo la reazione sia di Motta che di Gimondi. Nulla di ciò accade, forse perchè i due più qualificati concorrenti sono paghi di essersi neutralizzati a vicenda.

Le conseguenze del loro inspiegabile comportamento, che ha deluso il grande pubblico, sono espresse dal grave ritardo di 11',45" che a Siderno li divide dagli uomini che comandano la corsa; ritardo che a Mammola sale a ben 12'. L'impegno dei fuggitivi è notevole ed essi scalando la montagna, aumentano man mano il loro vantaggio. Ad un certo punto Bitossi ha una delle sue solite crisi e si ferma; ma "Cuore Matto" si riprende subito, e pedalando col ritmo del campione è nuovamente con i primi.

Perdono terreno prima Andreoli e poi Fornoni, vittima di una caduta. In vista della vetta, Bitossi, con un rabbioso scatto, vince il Premio della Montagna: egli precede Gimondi e Motta di 12',45".

Come sempre, gruppo riunito al termine della discesa per Cinquefrondi (Km. 147,500). Qui cerca di andarsene Durante che guadagna una trentina di secondi, ma il suo tentativo viene annullato dalla reazione del folto gruppo di testa, subito dopo il passaggio da Cittanova (Km. 197,250). Il passaggio dalla ridente cittadina segna l'abituale avvio per la lotta finale: qui hanno infatti, inizio le micidiali rampe del S. Elia, dopo quasi 230 Km. di corsa.

La selezione è immediata. Conducono in testa Zancanaro. Ritter, Dancelli, Carletto e Tosello. Quest'ultimo e Zancanaro cedono, ed in vetta al colle passa per primo Dancelli, poi Carletto e quindi Ritter, mentre rinviene fortissimo Bitossi che buttandosi a capofitto nella discesa per Bagnara, riesce a raggiungere i tre battistrada a Scilla (Km. 251,350).

Sul meraviglioso Lungomare di Reggio, brulicante di folla entusiasta e disciplinata, Michele Dancelli, col suo scatto irresistibile, ha la meglio sui tre compagni e vince per la terza volta consecutiva la "Classicissima del Sud". E pensare che il suo medico lo aveva consigliato di non correre. Molta delusione tra il pubblico per il comportamento di Gimondi e Motta che sono giunti al traguardo col grosso ritardo di 16 minuti. Ottima come sempre l'organizzazione.

Ordine di arrivo:

1) Dancelli Michele (Pepsicola) Km. 237,500 in ore 6,12' media 38,306; 2) Ritter (Germanvox Vega Bic Coppi) s.t.; 3) Bitossi Franco (Filotex Taurus) s.t.; 4) Carletto (Salvarani Bianchi) s.t.; 5) Zandegù a 3',15'' e con lo stesso tempo: 6) Durante; 7) Sgarbozza; 8) Guerra; 9) Della Torre; 10) De Pra; 11) Fezzardi; 12) Benfatto; 13) Vicentini; 14) Zancanaro; 15) Neri; 16) Tosello a 9',35''; 17) Grassi a 16',15" e con lo stesso tempo: 18) Basso; 19) Destro; 20) Gualazzini; 21) Zilioli; 22) Moser; 23) Poggiali; 24) Bocci; 25) a pari merito in ordine di iscrizione: Balmamion, Motta, Anni, Bodrero, Compagnoni, Fornori, Schutz, Milioli, Taccone, Albonetti, Laghi, Chiappano, Ferretti, Gimondi, Minieri, Battistini, Bongioni, Massignan, Moser, De Franceschi, Colombo, Chiarini, Favero, Brunetti, Fonton, Luciani, Nero, Zanin, Cucchietti, Santinato, Franzetti, Galbo, Michelotto, Stefanoni.

VITTORIO ADORNI CONQUISTA LA MAGLIA TRICOLORE

Il 22 giugno 1969 resterà certamente per Vittorio Adorni una delle date più belle della sua brillante carriera di campione. L'elegante portacolori della Scic, si era preparato con l'abituale serietà per conquistare questa ambita vittoria, specialmente disputando il Giro della Svizzera.

Egli ha controllato accortamente le varie vicende che hanno caratterizzato l'andamento della corsa ed ha sviluppato e sapientemente attuato lungo tutto il percorso i suoi piani tattici.

Egli sapeva che il colpo decisivo va inferto sul S. Elia. Si è limitato perciò ad osservare prima la scaramuccia di Boifava poi quelle di Stefanini sul litorale Jonico.

Ha seguito attentamente quanto accadeva sulla salita della Limina, riconducendo successivamente il gruppo sui fuggitivi di Molochio ed ha atteso, quindi l'approssimarsi del S. Elia per sferrare l'attacco finale, che lo avrebbe portato vittorioso sul traguardo di Reggio. Come sempre, calorose accoglienze salutano i partecipanti al Giro fino al luogo della partenza ufficiale. All'abbassarsi della bandierina, il consueto avvio veloce caratterizza l'inizio della corsa: si fila a quasi 46 di media.

Malgrado l'andatura sostenuta, non mancano vari tentativi di alcuni concorrenti per avvantaggiarsi. Prova per primo Brunetti, poi Gattofoni e Yotti, ma tutti senza esito.

Il primo serio impegno è, però, quello di Stefanini che riesce ad andarsene poco prima di Bovalino e transita da Locri con 1,35" sul gruppo.
Nell'abitato di Gioiosa Jonica il suo vantaggio è salito a 3,25". Egli con un ammirevole impegno, scala in fuga solitaria le rampe che portano alla Limina e passa in vetta precedendo di 1,39" la testa del gruppo incolonnato in fila indiana. Sui 14 Km. di discesa che conducono a Cinquefrondi, si ripete ciò che spesso è avvenuto nel passato in questo tratto del percorso: il gruppo degli inseguitori raggiunge il fuggitivo che aveva guidato la corsa per 54 Km.
Ritorna così la calma che però dura poco.

Infatti nei pressi di Polistena prende il largo il giovane Gattofoni al quale prontamente si uniscono Chiappano, Sgarbozza, Primavera e Boifava, il tentativo è annullato.

Successivamente vanno via Campagnoni, Salina, Lievore, Bergamo e Paolini, che in cima alla salita di Molochio sono avvantaggiati di 1' sul gruppo condotto da Boifava, con Adorni ed i suoi gregari nelle prime posizioni.
Il quintetto viene ben presto raggiunto e tutti i concorrenti sono nuovamente insieme. Si inizia la scalata del S. Elia. Sulle rampe rese maggiormente faticose dopo i 200 Km. già percorsi, le ostilità sono aperte da Chiappano, ma il suo tentativo è sollecitamente neutralizzato da Gimondi; poi è Primo Mori a sferrare il suo attacco.

Il toscano, certamente senza saperlo, crea con il suo spunto l'episodio che deciderà la corsa. Infatti, sull'allungo di Mori, prende il via lesto e deciso Adorni che, sorprendendo tutti, in breve tempo raggiunge il fuggitivo, lo sorpassa e con impressionante progressione, acquista subito un concreto vantaggio.

Sembra che il campione del mondo si involi da solo verso il traguardo, quando si intravede alle sue spalle l'inconfondibile sagoma di Vito Taccone.
L'abbruzzese appare quello del miglior passato, sfodera la sua antica classe e, con scatto rabbioso, riesce ad affiancarsi al capo squadra della Scic.
I due scendono veloci su Bagnara ed Adorni segue le spericolate acrobazie del suo compagno che, però, sbanda per la forte velocità, cadendo malamente.

Ma l'uomo della Germanvox che è un combattente tenace, si rialza subito, se pur dolorante e, sfoggiando le sue migliori doti con encomiabile impegno, si riporta su Adorni.

I due proseguono appaiati ed il loro vantaggio sul gruppo aumenta gradatamente, segnando alle porte di Reggio 3'. Sul luminoso Lungomare, gremito fino all'incredibile da una folla entusiasta con un servizio d'ordine perfetto, Vittorio Adorni conclude vittoriosamente, vivamente acclamato, la superba impresa. Alla maglia del Campione del Mondo può ora ben meritatamente unire quella tricolore di Campione d'Italia.

E' stata una grande giornata di sport, con protagonista un atleta eccelso.
Ma non potremmo concludere questo resoconto senza elogiare incondizionatamente la corsa di Vito Taccone che, pur avversato dalla sfortuna, ha messo in mostra la sua classe ed il suo generoso carattere, giungendo insieme ad un grande Adorni in forma smagliante.
Bravissimo Vito! E bravissimi come sempre gli amici dello Sporting Club Reggio per quest'altra perfetta organizzazione.

Ordine di arrivo:

1) Vittorio Adorni (Scic) Km. 252 in ore 6,37',50" media 38,005; 2) Vito Taccone (Germanvox) s.t.; 3) Italo Zilioli (Filotex) a 3',20"; e con lo stesso tempo: 4) Michele Dancelli; 5) Felice Gimondi (Salvarani); 6) Carolmi; 7) De Rosso; 8) Sesamonet; 9) Bitossi; 10) Moser; 11) Boifava; 12) Chiappano; 13) Portalupi; 14) Di Caterina; 15) Schiavon; 16) Sgarbozza a 4',25"; e con lo stesso tempo: 17) Bocci; 18) Della Torre; 19) Crovero; 20) Marcelli; 21) Rota; 22) Maggioni; ex aequo: Moratti, Passuello, Cavalcanti, Colombo, Sopal, Mori, Vianelli, Vercelli, Primavera, 32) Bianchini a 7',25"; 33) Lievore; 34) Massignan; 35) Milioli; 36) Zandegù; 37) Toschi, tutti con lo stesso tempo di Bianchini; 38) ex aequo: Roggioli, Ballini, Paolini, Baldan, Farisato, Carletto, Boohero.

BLOCCO STRADALE ABILMENTE AGGIRATO E PRIMA VITTORIA STRANIERA

Tre fatti nuovi caratterizzano la 31° edizione che si disputa il 22 marzo 1970.
Sono tre novità che conferiscono nuove caratteristiche rispetto alle annate precedenti. Il primo fatto nuovo da considerare è che il Giro acquista sia pure per motivi di forza maggiore, un altro singolare titolo che fino al momento riteniamo sia forse unico, almeno in Italia: l'inserimento del percorso di un lungo tratto autostradale.

C'è poi una novità assoluta nella storia della competizione: per la prima volta non si scala il S. Elia, il che, certamente, ha determinato una diversa conclusione sul Lungomare.

E' vero che da Rosarno a Bagnara l'autostrada si sviluppa in salita, ma certo le relative difficoltà non sono quelle che si sono presentate negli anni passati ai corridori, dopo oltre 200 Km. di corsa. I due fatti su riportati, che hanno influito a determinare la terza "novità", son dovuti ad una agitazione sindacale di alcuni braccianti agricoli, i quali per porre in evidenza la loro protesta, hanno cercato di fermare il Giro, costituendo un improvviso blocco stradale tra Rosarno e Gioia Tauro.

Ma i contestatori hanno fatto male i loro conti, non valutando la provata capacità, la lunga esperienza e lo spirito di iniziativa degli organizzatori e particolarmente del direttore di corsa Giuseppe Lammendola, il quale... aggirando l'ostacolo ha con abile mossa, immesso i concorrenti sulla Salerno-Reggio Calabria per il tratto che va da Rosarno a Bagnara.

Immediata intesa con il Questore Santillo, 5 pantere e cinque gazzelle a disposizione, sia per battistrada sia per la illuminazione delle gallerie, e il problema derivante dalla imprevista agitazione bracciantile è brillantemente superato, lasciando tutti soddisfatti, meno gli ideatori del blocco.

E' vero che questa forzata variante ha fatto mancare la tradizionale, selezionatrice scalata del S. Elia, ma è altrettanto vero che la corsa ha potuto avere regolare svolgimento, grazie alla prontezza degli amici dello Sporting Club.

La terza novità è costituita dalla prima vittoria straniera nella lunga storia del Giro. Infatti una lunga volata finale nella quale ha prevalso lo spunto del belga Walter Godefroot, ha concluso la gara.

Certo con l'abituale percorso le vicende e la conclusione sarebbero state diverse, anche per la eliminazione degli impegnativi saliscendi tra Polistena e Palmi, ma non si può affermare che l'uomo della Salvarani abbia demeritato passando primo sotto lo striscione reggino. Egli ha capito che il tracciato di emergenza costituiva una insperata possibilità di affermazione e ha controllato sempre la corsa, puntando sulle sue doti di velocista.

Dopo gli abituali applausi per tutti i partecipanti, la partenza vien data in perfetto orario. Sul nastro di asfalto ionico si snoda a buona andatura il "serpente" multicolore, ma soltanto a Brancaleone la corsa è movimentata per una impennata di Nicoletti che vince il traguardo a premio e scuote il plotone che, in verità, si è scarsamente impegnato.

E' il duo Beghetto - Della Torre che si incarica di far notare la prima azione degna di rilievo. I due partono di scatto e transitano da Gioiosa con 1,10" sul gruppo mantenendo tale vantaggio fino alle prime rampe di Mammola, poi il gruppo si rende conto che i due possono costituire un pericolo, e parte alla rincorsa. Sulla Limina, infatti passa per primo Gosta Petterson che precede di 5" Boifava, Maggioni, Houbrechts e Pecchielan e poi man mano gli altri.

Discesa tranquilla su Cinquefrondi, poi il Direttore di corsa Lammendola fa cenno di intesa all'agente di Polizia Stradale che lo segue da vicino: è il segnale convenuto in gran segreto che conferma la rettifica dell'itinerario e fa scattare i predisposti servizi della Polizia.

Si piega perciò verso Laureana, in leggera salita, e la deviazione induce Sercu allo scatto, seguito subito da Paolini, Bitossi, Panizza e Chiappano che a Rosarno fanno il loro ingresso sull'autostrada, con un minuto di vantaggio sugli altri. Ma il grosso rinviene fortissimo.

La corsa diventa vivace e la eliminazione del S. Elia mette le ali ai velocisti che trascinano il gruppo verso il traguardo. Sul Lungomare come sempre gremito di folla, si presentano 30 corridori. Dopo una incertezza iniziale, il primo a prendere il comando è Godefroot il quale, attaccato invano da Sercu, vince nettamente.

Ordine di arrivo:

1) Walter Godefroot (Salvarani) Km. 247 in ore 6,19',10'' media 39,133; 2) Luigi Sgarbozza (Dreher); 3) Patrik Sercu (Dreher); 4) Vito Taccone (Cosato Marsicano); 5) Franco Bitossi (Filotex); 6) Soave; 7) Simonetti; 8) Conti; 9) U. Colombo; 10) Fabbri; 11) Denti; 12) Vianelli; 13) Bergamo; 14) Boifava; 15) a pari merito tutti col vincitore: Rota Attilio, Pecchielan, Houbrechts, Poli, Gosta Petterson, Casalini, Cucchietti, Ballini, Fezzardi Panizza, Cavalcanti, Maggioni e Beghetto; 28) Balmamion; 29) Schiavon; 30) De Simoni; 31) Chiappano; 32) Vicentini; 33) Gualazzini; 34) Benfatto; 35) Franchini; 36) Iotti; 37) Baldan.

SU TUTTI PREVALE MOTTA

28 marzo 1971: una splendida volata di Gianni Motta conclude la 32" edizione della "Classicissima del Sud". Subito dopo la brillante affermazione, tra gli applausi di una gran folla che lo ha portato quasi in trionfo sino alla tribunetta RAI, il portacolori della Salvarani, ovviamente esultante, afferma che non sperava di vincere il Giro, che aveva sempre sognato di far suo.

Ma Motta ha ben meritato la vittoria, disputando una gara accorta e producendo il necessario maggiore impegno al momento giusto. Alle 9,10, con leggero ritardo a causa della grande folla che dal luogo di raduno fino a quello di partenza, ha salutato calorosamente tutta la carovana, la corsa prende il via.

Plotone compatto dei 74 partenti per i primi 6 Km., poi il primo tentativo di allungo ad opera di Polidori. Il gruppo, però, molto attento, non lascia spazio per colpi di mano. L' andatura è sostenuta ed i concorrenti transitano tutti insieme al passaggio da Melito (Km. 31) e a Bova Marina dove Gualazzini vince il traguardo a premio.

In testa gli uomini della Salvarani e della Ferretti controllano la corsa. Al passaggio da Brancaleone, scattano in quattro: Paolini, Giuliani, Ballini e Guerra che acquistano un certo vantaggio. Poi, al Km. 63, improvvisamente va via Gimondi. La sua azione è condotta con notevole impegno e dà l'impressione che egli voglia iniziare la rincorsa per raggiungere i fuggitivi ed assumere il comando della gara.

Ma, con sorpresa generale, il suo tentativo si esaurisce dopo appena 3 Km.
E', quindi, la volta di Zilioli il quale si incarica di organizzare l'inseguimento del quartetto in fuga. Infatti, egli affiancato da Ritter e Boifava, aumenta l'andatura trascinando il gruppo che raggiunge i battistrada, riportando momentaneamente la calma.

A Bovalino il premio di traguardo è appannaggio di Casalini che scatta tempestivamente. Nulla di nuovo a Locri dopo 100 Km. di corsa su un terreno pianeggiante. Dopo 4 Km., nei pressi di Siderno fora Motta che, atteso dai compagni di squadra, può rientrare sollecitamente. Poco dopo Gualazzini si aggiudica anche il premio messo in palio a Gioiosa.

Dopo questa località il gruppo compatto inizia a scalare l'erta che conduce alla Limina. Fa l'andatura Zilioli che, poi, scatta improvvisamente, imitato da Ugo Colombo, Bergamo e Boifava. Il pericolo di questa iniziativa è avvertito da Motta che, con la collaborazione di Gosta Petterson, Ritter e Lanzafame, si pone subito all'inseguimento dei fuggitivi ed in breve tempo annulla il tentativo.
Poco dopo nuovo allarme: allunga Gimondi, ma non succede nulla di importante ed il gruppo si ricompone.

Sulla Limina passano una trentina di corridori, guidati da Bergamo. Poi la "ristoratrice" discesa su Cinquefrondi e, quindi, il plotone transita tranquillo da Cittanova. Poco dopo un nuovo tentativo di Gimondi. E' nuovamente Ziloli che si incarica della rincorsa capitanando un gruppetto composto da Ritter, Salutini, Casalini, Mori, Giuliani, Paolini e Bassini. L'inseguimento è fruttuoso ed il Campione di Sedrina viene raggiunto. Il gruppo procede ancora unito, ma tutti stanno con gli occhi bene aperti per evitare sorprese.

Si sale verso Oppido Mamertina e nei pressi di questa cittadina — che tanto si distinse in passato per aver egregiamente curato l'organizzazione locale — allungano Salutini ed Eric Petterson. Zilioli che si sta dimostrando il più attivo, si impegna ancora nell'inseguimento probabilmente anche per sfruttare l'occasione ed inserirsi al comando unitamente al suo compagno di fuga.

Ma poi non insiste e si fa riassorbire, facilitando l'azione di Motta, molto attento, che prima raggiunge i fuggitivi e successivamente, si mette alla testa di un gruppetto di cui fanno parte Boifava, Bergamo, Ritter, Maggioni, Vianelli, Ugo Colombo e Gosta Petterson. Segue a 500 metri un plotoncino con Gimondi. Poggiali, Zandegù, Sercu, Cavalcanti, Conti, Panizza, Chiappano, Franco Mori, Balmamion e Primo Mori.

Con Motta in testa, Gimondi e gli altri della Salvarani frenano la marcia del secondo plotone. Intanto gli uomini di punta filano veloci. Nei pressi di Bagnara Vianello, Bergamo e Gesta Petterson movimentano la corsa, ma senza esito.

Poi tenta inutilmente Boifava ed, infine, a otto chilometri dall'arrivo, Vianello, prima, e Maggioni dopo, provano a sganciarsi. Ritter organizza immediatamente l'inseguimento, e, raggiunto lo scopo, cerca a sua volta di avvantaggiarsi. Quello del danese è l'ultimo vano tentativo, annullato ancora una volta, dalla pronta reazione di Boifava.

Ora è la volta buona: Motta, dopo aver saggiamente atteso l'annullamento dei vari tentativi ed essere sempre stato tra i primi, esce fuori al momento giusto e meritatamente vince la movimentata ed avvincente corsa, vivamente acclamato.

Ordine di arrivo:

1) Motta Gianni (Salvarani) che compie i Km. 363,200 del percorso in 6 ore e 48' alla media di Km. 38,685; 2) Bergamo (Filotex) s.t.; 3) Ritter (Dreher); 4) Zilioli (Ferretti); 5) Colombo (Filotex); 6) Petterson Gosta; 7) Vianelli; 8) Maggioni; 9) Boifava; 10) Paolini Enrico a 3',36"; 11) Gimondi; 12) Sercu Patrick a 3',42"; 13) Panizza; 14) Levati; 15) Zandegù; 16) Cavalcanti; 17) Michelotto; 18) Conti; 19) Caverzasi; 20) Laghi; 21) Polidori; 22) Balmamion; 23) Mori Franco; 24) Giuliani; 25) Bassini; 26) Poggiali; 27) Chiappano; 28) Casalini; 29) Schiavon; 30) Petterson E.; 31) Benfatto; 32) Fezzardi a 3',52"; 33) Farisato a 6',52"; 34) Crepaldi.

"CUORE MATTO" VINCE CON UNA INTELLIGENTE VOLATA

26 marzo 1972. In una giornata quasi estiva, la carovana del Giro, dopo il rituale festoso saluto della folla reggina lungo il Corso Garibaldi fino alla solita località di partenza, prende il via sveltamente sulla statale Jonica, allietata dal suggestivo scenario del Litorale.

Per i primi 60 chilometri piccole scaramucce non sono nemmeno considerate dal gruppo che, sia pure con un certo impegno, procede compatto. Poi proprio al 600 Km. scappa Crepaldi che insiste nella sua azione e transita da Locri, dopo 100 Km. di percorso, con un vantaggio di 3'.

L'uomo della Salvarani continua la sua fuga ed il suo vantaggio raggiunge i 5'. Ma, subito dopo Africo Nuovo, Vercelli decide l'inseguimento e scatta rabbiosamente pedalando con gran lena. Il suo sforzo è premiato nei pressi di Gioiosa, quando la strada piega a sinistra per l'arrampicata sulle estreme pendici dell'Aspromonte. Egli raggiunge e stacca il fuggitivo e procede da solo lungo gli impegnativi tornanti che portano alla Limina, passando in cima con un buon margine sul grosso.

L'impegno di Vercelli è notevole ed egli prosegue la sua galoppata scendendo veloce sulla strada per Cinquefrondi. Si intuisce però che abbia iniziato troppo presto il suo attacco per poterne trarre effettivi vantaggi.

Comunque proseguendo la sua marcia, transita vittorioso anche sotto lo striscione di Molochio. Ma già il gruppo ha organizzato la rincorsa e, malgrado la bravura del battistrada, questi viene raggiunto a 100 metri dalla vetta del S. Elia. La sua bella impresa è finita e con essa anche la sua corsa perchè egli si ritira e raggiungerà Reggio in auto.

Subito dopo, il gruppo, stimolato dall'azione di Bergamo, si precipita lungo la panoramica discesa su Bagnara. Si intravede ad un certo momento la sagoma inconfondibile di Italo Zilioli che si avvantaggia di qualche metro; si nota anche lo svedese Gosta Petterson che lestamente si porta sulla ruota dell'uomo della Salvarani.

I due trovano l'accordo e procedono veloci in testa fino a Scilla. Ma proprio passando per questa località all'imboccatura dello Stretto, altri sei inseguitori si affiancano a loro: Bitossi, Paolini, Van Vlierberghe, Aldo Moser, Fuchs e Di Caterina.

Il plotoncino è compatto anche sul rettifilo di Catona e i suoi componenti imboccano insieme l'ampio viale di arrivo, gremitissimo, come sempre di folla disciplinata e plaudente.

La lotta è serrata, ma soltanto negli ultimi 200 metri si decide: si avvantaggiano Bitossi e Van Vlierberghe; il Campione d'Italia, portacolori della Filotex, con un possente scatto ha la meglio sullo svedese e passa primo, malgrado una protesta per un inesistente danneggiamento.

Bellissima gara, ottimamente organizzata, con una corona imponente di pubblico che alla fine ha tributato nuovi meritati applausi a tutti i concorrenti e particolarmente, è logico, al bravissimo Bitossi.

Ordine di arrivo:

1) Franco Bitossi (Filotex) che compie il percorso di Km. 259,900 in 7 ore e 7' alla media di Km. 36,519; 2) Van Vlierberghe (Ferretti) s.t.; 3) Paolini (Scic) s.t.; 4) Zilioli (Salvarani) s.t.; 5) Fuchs (Filotex) s.t.; 6) A. Moser (G.B.C. Sony) s.t.; 7) G. Petterson (Ferretti) s.t.; 8) Di Caterina (Dreher) s.t.; 9) Polidori (Scic) a 46"; 10) Farisato (Ferretti) s.t.; Segue tutto il gruppo.
Dopo la gara la classifica del Campionato Italiano a squadre vede in testa la Filotex con p. 33, seguita dalla Ferretti con p. 30, dalla Scic con p. 23, dalla Salvarani con p. 17, dalla C.B.C. Sony con p. 10 e dalla Dreher con p. 9.

SENZA LA LAMINA: VINCE PANIZZA

8 aprile 1973, si disputa la 34ª edizione del Giro. A 35 Km. dall'arrivo cinque uomini sono in fuga verso il traguardo del Lungomare; Poggiali, Ugo Colombo, Panizza, Fuchs e Perfetto; il quintetto, in perfetto accordo, procede, lesto verso Reggio. Ciò malgrado, altri due corridori raggiungono i battistrada fra Catona e Gallico. Sono Boifava e Francesco Moser, il quale, come vedremo, corona così il suo impegnativo, brillantissimo inseguimento.

A breve distanza dall'arrivo sono, quindi, sette i componenti del gruppetto alla guida della gara e che si presentano sotto lo striscione dell'ultimo chilometro.
Improvvisamente a 500 metri dalla conclusione scatta Moser, ma dopo una splendida gara, il suo è davvero un peccato di inesperienza. E' partito troppo lungo e poi non ha retto, consentendo a Panizza di superarlo con uno scatto vittorioso proprio negli ultimi metri.

Con la solita folla plaudente, dopo le consuete tradizionali cerimonie, il Giro ha avuto inizio in una giornata illuminata da un tiepido sole. La corsa presenta una grossa novità: per la prima volta non si affronta il passo della Limina. Le avverse condizioni atmosferiche degli ultimi giorni hanno notevolmente danneggiato la Gioiosa Mammola - Cinquefrondi, rendendo impossibile il transito.

E' stato quindi, giocoforza ripiegare sulla Locri – Cittanova, passando per l'altopiano di Zomaro. Il che, per la verità, non ha diminuito l'asperità del percorso.

Abbiamo assistito ad un Giro vivacissimo e con i giovani in evidenza, ed una partecipazione di ben 108 concorrenti. Subito dopo la partenza data dal Presidente dello Sporting Club Dr. Siracusa, l'andatura si fa sostenuta. I primi spunti senza esito, sono di Conti prima e di Gimondi dopo. La numerosa serie di traguardi da Melito a Locri movimenta costantemente la gara, ma senza episodi determinanti. Infatti a Locri sono ancora insieme una trentina di corridori che costituiscono il gruppo di testa. A causa del nuovo tracciato il folto plotone gira sulla sinistra lasciando il litorale jonico, per imboccare la statale 111.

Si inizia ora l'arrampicata incontrando per prima Gerace, l'antica Hagia Hyziaki, ricca di memorie, dominata dal castello di Roberto il Guiscardo e dalla splendida Cattedrale, la più vasta chiesa della Calabria. Dai 435 m. di questa caratteristica località, continuando a salire si raggiunge la quota mille degli Altopiani di Zomaro, per poi scendere su Cittanova.

Guidano il gruppetto Forchesato, Marchetti e Riccomi. Sulla salita si forma un plotone di 14 concorrenti: Bergamo, Panizza, Riccomi, Di Caterina, Ritter, Dancelli, Perfetto, Fuchs, Polidori, Marchetti, Poggiali, Colombo, Della Bona e Mugnaini; essi precedono il gruppo di 1',15".

Sulla montagna di Zomaro è primo Perletto seguito da Dalla Bona e dagli altri 12 in fila indiana. Il traguardo di Terranova è vinto da Bergamo su Marchetti.
Sulla successiva salita di Molochio il gruppetto di testa vivacizza nuovamente la corsa ed il ritardo del gruppo si fa sempre più consistente: ad Oppido è di 3',35" ed a Gioia Tauro di 4',20".

Proprio in questa ultima località cominciano gli attacchi per la lotta conclusiva. Se ne vanno prima Poggiali, Colombo e Perletto, poi Fuchs e Panizza. Reagisce Moser il quale con grande impegno si pone all'inseguimento dei primi riuscendo a ridurre progressivamente lo svantaggio.

Sul S. Elia è primo Panizza che precede gli altri quattr compagni di fuga. A 55" seguono Dancelli, Ritter e Bergamo; a 1',15" Di Caterina, luliano e Marchetti ed 1',45" Polidori. Dopo 5" transitano Moser, Battaglin e Fontanelli che precedono il gruppo, in ritardo di 3'.

Sulla vertiginosa discesa che porta a Bagnara i 5 battistrada precedono di mezzo minuto Bergamo e di 50" Moser, che proseguendo nella sua entusiasmante rincorsa, a 8 Km. dall'arrivo riesce a raggiungere i primi assieme a Boifava. Pertanto sono, come già descritto, sotto lo striscione dell'ultimo chilometro sette corridori che si disputano la volata vinta dal bravo Panizza.

Ordine di arrivo:

1) Vladimiro Panizza (G.S. GBC) che compie i 241 Km. in ore 6,12',10" media 38,385; 2)Davide Boifava (G.S. Magnifex) s.t.; 3)Francesco Moser (G.S. Filotex) s.t.; 4) Roberto Poggiali (G.S. Sammontana) s.t.; 5) Giuseppe Perletto (G.S. Zonca) s.t.; 6) Joseph Fuchs (G.S. Filotex) s.t.; 7) Ugo Colombo (G.S. Filotex) s.t.; 8) Aldo Parecchini (G.S. Molteni) a 3',13"; 9) Italo Zilioli (G.S. Dreher) s.t.; 10) Giovanni Battaglin (G.S. Jolliceramica) s.t.; 11) Michele Dancelli s.t.; 12) Pietro Di Caterina a 4',28"; 13) Fabrizio Fabbri s.t.; 14) Luciano Borgognoni a 5',3 "; 15) Marcello Bergamo s.t.; 16) Gianni Motta s.t.; 17) Silvano Schiavon s.t.; 18) Walter Riccomi s.t.; 19) Renato Marchetti s.t.; 20) Gaetano Juliano s.t.; 21) Giancarlo Bellini s.t.; 22) Roger De Vlaeminck s.t.; 23) Alessio Peccolo s.t.; 24) Gosta Petterson s.t.; 25) Enrico Maggioni s.t.; 26) Felice Gimondi s.t.; 27) Giancarlo Polidori s.t.; 28) Ole Ritter s.t.

VITTORIA DI MOSER

24 marzo 1974: 109 corridori rappresentanti ben 11 squadre nazionali sono allineati alla partenza. Manca, purtroppo, per dare come sempre il via l'inconfondibile figura di Salvatore Siracusa, che nel lontano 1920 creò il Giro ed è stato sulla breccia fino all'anno scorso.

Caro, indimenticabile Presidente, la Tua corsa continua a portare sulle nostre strade, l'entusiasmo e l'interesse che la Tua appassionata opera ha suscitato per tanti, tanti anni.

Quasi a voler significare la continuazione del tradizionale impegno dei partecipanti dopo che è mancato al Giro il suo impareggiabile fondatore, immediatamente dopo il via, malgrado il vento di scirocco che infastidisce i concorrenti, la corsa è subito movimentata prima da Buonacina e poi da Avogadri e Brandi che lo raggiungono.

Parte poco dopo Scorza, ma il suo tentativo è annullato all'ingresso di Bova Marina. Il traguardo a premio di quest'ultima località è appannaggio di Avogadri. Percorsi appena 2 Km., il suo compagno di squadra Pella tenta di andarsene; a lui si unisce il danese Ritter, già recordman dell'ora, e i due iniziano la salita che conduce agli Altopiani di Zomaro.

A Gerace passa primo Ritter che è riuscito a staccare il compagno. Egli dopo 22 Km. di impegnativa salita, transita solo in vetta con 1',40" sull'indomito Pella, 1',45" su Sutter e 3 minuti sul gruppo guidato da Della Bona. Nella successiva discesa il danese insiste nella sua entusiasmate galoppata ed è primo anche a Cittanova, vincendo quel premio di traguardo.

Nelle retrovie, però, Gimondi ha organizzato l'inseguimento, affiancato da Baronchelli, Maggioni, Gosta Petterson, Roger De Wlaeminck e Francesco Moser. L'azione di questo gruppetto al quale, nei pressi di Rosarno se ne aggiunge un'altro composto da Panizza, Conti, Vicino, Bellini, Fontanelli, Bitossi, Bergamo, Paolini, Zilioli, Riccomi e Rossi, è coronata da successo e pone termine al tentativo del portavalori della Filotex.

Nel frattempo si fanno luce anche Laghi, Schiavon, Vanzo, Caverzasi e Peccalo. Al bivio di Palmi (Km. 202,8) Roger De Wlaeminck tenta il colpo grosso e scatta sulla salita del S. Elia, transitando per primo sul passo con circa mezzo minuto di vantaggio sugli inseguitori. Il gruppo si è lasciato un pò sorprendere dall'iniziativa dell'uomo guidato da Cribiori.

E' pronta però la reazione di Moser e Baronchelli che, sorprendendo a loro volta gli altri, partono di scatto all'inseguimento del belga. Il portacolori della Filotex e quello della Scic, pedalando in pieno accordo nella ripida discesa per Bagnara, lo raggiungono proprio in questa località. Il terzetto così formatosi fila veloce verso Scilla, precedendo di un minuto e mezzo i più immediati inseguitori. I tre battistrada continuano la loro azione e si presentano assieme sotto lo striscione dell'ultimo chilometro.

Scatta per primo Baronchelli e dalla destra viene rincorso immediatamente dall'alfiere della Brooklyn sulla cui ruota c'è Francesco Moser. Mancano 50 metri dalla linea di arrivo e sembra che ormai abbia partita vinta il belga, ma con uno scatto irresistibile, Moser riesce a passare primo sotto il traguardo tra grida di esultanza e grandi applausi da parte dell'immensa folla stipata ed ordinatissima sul Lungomare.

Felice Gimondi che aveva fatto esultare pochi giorni prima gli sportivi italiani per la sua brillante vittoria sul prestigioso traguardo di Sanremo, non ha potuto scrivere il Suo nome tra i vincitori del Giro pur avendo fatto pensare, dopo Cittanova di poter essere il probabile vincitore. Dobbiamo sottolineare l'ottima gara di Baronchelli che è stato meritatamente molto applaudito.

Ordine di arrivo:

1) Francesco Moser (Filotex) che compie i 260 Km. del percorso in 6 ore 56',40" alla media di 37,440; 2) Roger De Wlaeminck (Brooklyn); 3) Giovan Battista Baronchelli (Scic); 4) Franco Bitossi (Scic) a 1',34"; 5) Sigfrido Fontanelli (Sammontana); 6) Gosta Petterson (Sve); 7) Wladimiro Panizza; 8) Enrico Maggioni; 9) Enrico Paolini a 2',19"; 10) Italo Zilioli; 11) Marcello Bergamo; 12) Felice Gimondi; 13) Walter Riccomi; 14) Ole Ritter (Dan.); 15) Arnaldo Caverzasi a 5',59"; 16) Tullio Rosso; 17) Silvano Schiavon; 18) Renato Marchetti; 19) Renato Laghi.

PERLETTO SCATTA AL MOMENTO GIUSTO

La 36ª edizione che si disputa il 23 marzo 1975 non delude le attese degli sportivi ed ha, ancora una volta, un meritato successo.

Assenti Gimondi e Bitossi, uno dei favoriti per la vittoria era Francesco Moser. Egli, però, non ha potuto fare il bis dello scorso anno, pur essendosi impegnato con ammirevole volontà. Glielo ha impedito il ligure Giuseppe Perletto che, sorprendendo tutti, è scattato a otto chilometri dall'arrivo riuscendo a precedere il gruppo di circa 60 metri sul Lungomare reggino, accolto dagli applausi di una grande folla.

Si è così ripagato dallo sfortunato analogo tentativo da lui effettuato sul Poggio, nella fase finale della Milano-Sanremo allorchè, dopo aver distanziato tutti gli altri corridori, è stato ripreso in vista del traguardo proprio quando credeva che la sua vittoria fosse certa.

Alle nove, 72 concorrenti prendono il via. Sin dall'inizio l'andatura è abbastanza sostenuta: si corre a 45 all'ora. L'alta velocità parrebbe sconsigliare tentativi di evasione, ma non sono di questo parere Bazzan, Persani, Branchi, Conti e Lanzafame che, subito dopo Pellaro tentano di andarsene. L'attentissimo Osler si assume subito il compito di ricondurre il gruppo sul quintetto e vi riesce in breve tempo.

Intanto la pioggia che cade leggera consiglia ai concorrenti l'uso di scarpe impermeabili, secondo la nuova moda lanciata recentemente dal corridore Giannotta.

Il nuovo tentativo, che prenderà consistenza determinando una fuga di ben 164 chilometri, avviene al passaggio da Melito Porto Salvo ad opera di un quintetto formato da De Faveri, Giuliani, Zanoni, Branchi e dal francese Serge Persani. L'iniziativa dei cinque appare subito sorretta dalle migliori intenzioni ed infatti si sviluppa positivamente tanto che dopo 67 Km. è coronata da un vantaggio di 6 minuti. L'andatura è sempre veloce ed i corridori di testa, tra i quali si distinguono Persani e Giuliani, che fanno razzia di numerosi traguardi a premio, sono in anticipo di circa 30 minuti sulla media dei 38 orari.

A Locri ha termine il percorso pianeggiante e si affronta la prima asperità. Si lascia infatti la litoranea ionica per iniziare la lunga salita che, passando per Gerace, conduce ai Piani di Zomaro.

Poco dopo l'inizio dei primi tornanti, il vantaggio del quintetto è leggermente diminuito. Anche qui cade una leggera pioggia e si incomincia a far conoscenza con una fastidiosa nebbia. A metà dell'erta cede De Faveri e sullo Zomaro il "Gran Premio della montagna" è vinto da Giuliani, seguito da Persani, Zanoni e Branchi: ad un minuto transita De Faveri, mentre il gruppo ha poco più di 5 minuti di ritardo.

Si scende, ora, su Cittanova con il quartetto dei fuggitivi che guida la corsa in perfetto accordo. Ma a Taurianova, per la prima volta nella storia del Giro, un passaggio a livello chiuso delle ferrovie Calabro-Lucane blocca la fuga dei battistrada. Cessato l'impedimento, anche se essi ripartono 5 minuti prima degli altri, la loro azione perde mordente e già sulla salita che conduce ad Oppido il loro vantaggio è sceso a 2 minuti. Fora Moser, ma può riprendere sollecitamente. Subito dopo Melicuccà i fuggitivi sono raggiunti e la loro encomiabile impresa è finita.

Siamo giunti ora all'ultimo ostacolo della gara: la salita del S. Elia. All'inizio, uno scatto di Baronchelli è senza fortuna. E' quindi la volta di Panizza, Perletto e Conti. Al terzetto che ha guadagnato una quindicina di secondi si aggiunge Italo Zilioli che è riuscito a lasciare il gruppo. I quattro transitano in vetta con Panizza in testa.

Poco dopo, sulla discesa fora Zilioli: Perletto si ferma e gli offre la sua ruota, ma il torinese si rifiuta dicendo: va e cerca di vincere. L'augurio porterà fortuna all'atleta di Imperia. Al termine della discesa per Bagnara si ricompone il gruppo che a Scilla è forte di 42 corridori.

Al passaggio da Catona, quando mancano 8 Km. al traguardo di Reggio, Perletto scatta improvvisamente ed acquista un vantaggio di un centinaio di metri, sorprendendo tutti.

Moser, Paolini, Baronchelli e Conti preoccupati di controllarsi a vicenda non riescono ad annullare il vantaggio del portacolori della Magnifex e Giuseppe Perletto, applauditissimo, si presenta sul Lungomare precedendo di 6 secondi il gruppo regolato in volata da Moser.

Ordine di arrivo:

1)Giuseppe Perletto (Magnifex) che percorre i 264,100 Km. in 6 ore 45',15" alla media di 37,453; 2) Francesco Moser (Filotex) a 6"; 3) Costantino Conti (Furzi) s.t.; 4) Giancarlo Polidori (Furzi) s.t.; 5) Giovan Battista Baronchelli (Scic) s.t.; 6) Alfredo Chinetti (Furzi) s.t.; 7) Marcello Bergamo (Jolli Ceramica) s.t.; 8) Luciano Rossignoli (Filotex) s.t.; 9) Enrico Paolini (Scic) s.t.; 10) Knut Knudsen (Jolli Ceramica) s.t.; 11) Fabrizio Fabbri (Bianchi) s.t.; 12) Wladimiro Panizza (Brooklyn) s.t.; 13) Walter Riccomi (Scic) s.t.; 14) Arturo Pecchielan (Furzi) s.t.; 15) Giovanni Cavalcanti (Bianchi) s.t.; 16) Primo Mori (Scic) s.t.; 17) Giovanni Battaglin (Jolli Ceramica) s.t.; 18) Davide Boifava (Furzi) s.t.; 19) Simone Fraccaro (Bianchi) s.t.; 20) Roberto Poggiali (Filotex) s.t.; 21) Giacinto Santambrogio (Bianchi) s.t.; 22) Ole Ritter (Filotex) s.t.; 23) Celestino Vercelli (Scic) a 9"; 24) Gaetano Baronchelli (Scic) a 11"; 25) Mario Lanzafame (Forzi) a 7',29".

PAOLINI PER UN SOFFIO SU BITOSSI

Quando il 19 marzo 1976 sullo schermo televisivo che trasmetteva le fasi conclusive della "Milano-Sanremo" sono apparsi Merckx e Vanderbrouche in fuga sulla vetta dell'ormai famoso Poggio, è stato facile prevedere — come è poi avvenuto — la vittoria del fuoriclasse belga.

L'ennesimo successo straniero del giorno di S. Giuseppe conferiva al nostro Giro, ancora una volta, la caratteristica di gara-rivincita per i corridori italiani i quali da tempo non hanno dimestichezza con il traguardo della Città dei fiori.
Ed anche quest'anno la "Classicissima del Sud" ha mantenuto la tradizione facendo prevalere un italiano sul Lungomare reggino.

28 marzo 1976: 37ª edizione, 93 partenti su 110 iscritti si allineano al via. De Wlaeminck rinuncia al Giro del Belgio per prender parte alla gara reggina e Moser, nel corso della cerimonia del ritiro del "Trofeo Totò Siracusa" a lui assegnato, ci ha dichiarato: "Sono tornato al Giro di Reggio perchè è una bella gara alla quale non volevo mancare."

Molto pubblico porge l'abituale saluto a tutti i partecipanti durante la sfilata sul Corso Garibaldi. Alle 9 in punto, starter il Presidente Rodoni, partenza da Ponte S. Pietro. La corsa si svilupperà su due vicende principali: la lunga cavalcata dalle porte di Melito a Rosarno di Pizzini e Caiummi ed il battagliero impegno degli uomini del G.S. Scic nell'arco degli 80 chilometri da Laureana a Reggio.

Già a Pellaro Crepaldi e Gatta cominciano a movimentare la corsa. Gatta vince il premio di traguardo e sullo slancio i due acquistano un certo vantaggio. Poi Cribiori, direttore della Brooklyn, dice a Crepaldi di non insistere ed il gruppo si riforma compatto.

La calma dura fino al 27° chilometro, quando scattano Pizzini della GBC e Caiummi della G.S. Zonca Santini. I due passano da Melito (Km. 32) con 15" di vantaggio che aumenta a 1',15" al traguardo di Condofuri Marina (Km. 40) vinto da Caiummi e diventa di 2',20" a Bova Marina (Km. 44).

I due fuggitivi pedalano di buona lena ed incrementano lo spazio che li divide dal gruppo, che a Palizzi Marina ha un ritardo di 3',30". Malgrado il forte vento che ne ostacola sensibilmente la marcia — a Capo Spartivento devono faticare molto per rimanere in sella — essi con ammirevole impegno insistono nella fuga, pur rendendosi conto che difficilmente potranno avere positivi risultati dato che sono scattati troppo presto.

A Brancaleone (Km. 63) il locale premio è vinto da Pizzini con un vantaggio sul gruppo di 3',45". Il veronese, vincitore dell'ultimo Giro della Val d'Aosta, è molto attivo. Egli transita da Africo Nuovo (Km. 74) dopo un'ora e 50' dal via.

Al passaggio da Bovalino (Km. 85,7) il gruppo guidato da Gimondi e Moser ha un ritardo di 9',10", ritardo che raggiunge la punta massima di 10',45" in località Gerace - Borgo quando sono già stati percorsi 10 Km. della strada che dalla statale Jonica conduce ai Piani di Zomaro.
Sulla lunga salita i primi a cedere sono Tartoni, Tinchella e Vannucchi del C.S. Magniflex e Foresti del G.S. Bianchi.

Il gruppo è guidato da Santambrogio e Crepaldi. In un tentativo di evasione, Remo Rocchia guadagna per breve tempo una cinquantina di metri, ma poi viene riassorbito dal grosso. Stessa sorte per Conati della Scic. Intanto Pizzini e Caiummi proseguono nella loro sgroppata ed è il secondo a vincere sullo Zomaro.

Il fedelissimo di Bitossi, però non ha altrettanta fortuna sulla discesa che porta a Cittanova, perchè fora perdendo momentaneamente contatto con Pizzini. Poi si impegna nell'inseguimento ed in vista di Taurianova si affianca nuovamente al compagno di fuga.

Sulla discesa per l'antica Radicena i fratelli Henry e Alex Van Linden, in forte ritardo, scendono velocissimi. A Polistena i due battistrada hanno ancora un vantaggio di 5',05", seguiti da un folto plotone che è chiuso da Rota.
Fora Francioni, ma rientra sollecitamente.

Nell'abitato di Cinquefrondi si nota il risveglio del gruppo che comincia a preoccuparsi del distacco accumulato. Infatti i due di testa cominciano a perdere terreno ed al passaggio da Maropati (Km. 153) il loro vantaggio è sceso a 4',10". Si intuisce chiaramente che Chiappano ha deciso di dare battaglia e di lanciare all'offensiva gli uomini della Scic. In seguito a ciò perdono un pò di terreno De Faveri, Venturato, Sercu, Sorlini, Singer, Colpo, Guardini e Rota.

Fora Moser ma cambia ruota a tempo di record e rientra lestissimo nel gruppo, l'impegno del quale si fa sempre più evidente. Infatti a Rosarno, dopo 150 Km. dal suo inizio, ha termine, come si prevedeva il tentativo di Pizzini e Caiummi che vengono raggiunti, ed ai quali, comunque, va il merito di aver caratterizzato la prima parte della gara.

Si può dire che la vera corsa comincia immediatamente dopo, specie per l'impegno della Scic e particolarmente di Baronchelli. Tra Rosarno e Gioia Tauro il plotone si allunga: rimangono staccati altri corridori, tra i quali Knudsen, Quintarelli e Bergamo. Tenta un allungo Antonini, ma senza fortuna.
A Gioia Tauro Fabbri si aggiudica il premio di traguardo e sullo slancio affronta la salita verso Palmi. Poi si portano in testa Bertoglio, l'attivissimo Crepaldi e Panizza.

Si accende la lotta e si susseguono gli scatti. Sono Paolini Osler e Cialdini i primi che tentano di andarsene, ma la fortuna non li assiste. E' poi il turno di Biddle Bruce, di Crepaldi e di Baronchelli. Il portacolori della Scic in giornata di gran vena scatta nuovamente e si avvantaggia di un centinaio di metri. Il pericolo è serio e quindi Moser, Poggiali e Ritter si assumono il compito di condurre il gruppo all'inseguimento che viene coronato all'inizio della impegnativa salita del S. Elia.

Dopo un tentativo di Vandi della Magniflex che si esaurisce in breve tempo, si fa luce Perletto, ma anche il vincitore della scorsa edizione non ha migliore fortuna perchè viene inseguito e raggiunto da Panizza.

A 2 Km. dalla vetta Panizza e Perletto hanno 18" di vantaggio.
Il gruppo però rinviene fortissimo ed in cima al colle passano nell'ordine Bertoglio, Biddle e Baronchelli. E' nuovamente compito di Moser quello di trascinare il gruppo stesso all'inseguimento, raggiungendo l'obbiettivo al passaggio da Scilla.

Proprio in questa località Gimondi non si fa incantare dalla stupenda visione dell'ingresso allo Stretto ed è sollecito a sventare un altro tentativo della Scic, andando a riprendere Riccomi che ha tentato di andarsene. Ma gli uomini di Chiappano non danno tregua e ripetono continuamente i tentativi di fuga. Anche Caverzasi fa la sua parte guadagnando un pò di terreno, ma poi non insiste.

A Villa S. Giovanni il premio di traguardo è vinto da Battaglin. Sull'avvio egli prosegue deciso trascinandosi Ritter, Fabbri, Clively, Bitossi, Biddle e Paolini che, con felice spunto, si inserisce nella fuga.

E' questo l'episodio che deciderà la corsa poichè da esso scaturirà quella che pensavamo sarebbe stata l'ultima volata disputata sul lungomare reggino per l'aggiudicazione della Vittoria del "Giro della Provincia" che dall'anno prossimo avrebbe dovuto trasformarsi in "Giro Ciclistico della Calabria".

Ecco perchè ritenevamo che il telecronista Adriano De Zan, mentre con la nota bravura descriveva le fasi dell'ultimo chiometro della gara, compisse nello stesso tempo le funzioni del notaio che registrava la conclusione del ciclo di una grande competizione che in tanti anni ha appassionato la folla calabrese ed ha tenuto alto il nome del ciclismo nel Sud. Ma non è stato così.

Infatti, l'amico Geom. Giuseppe Laganà che tanto egregiamente presiede il sodalizio di Viale Genoese Zerbi, non ha avuto dagli organi regionali la conferma delle assicurazioni relative al finanziamento promessogli che costituiva, ovviamente, la condizione indispensabile per porre in atto la necessaria organizzazione.

Pertanto anche nel 1977 il Giro avrà il suo tradizionale svolgimento, il che non dispiace certo a nessuno. Ma torniamo alla fase conclusiva della gara. Ai mille metri scatta per primo Biddle, ma il neozelandese è subito attacca¬to e superato dall'australiano Clively e poi da Bitossi sulla cui ruota è prontissimo a piazzarsi Paolini, che riesce a superarlo nettamente sulla linea di traguardo.

Ordine di arrivo:

1) Enrico Paolini (Scic) che copre i 253 chilometri del percorso in 6 ore 37' alla media 38,236; 2) Franco Bitossi (Zonca Santini) s.t.; 3) Garry Clively (Australia Magniflex) s.t.; 4) Fabrizio Fabbri (Bianchi) s.t.; 5) Ole Ritter (Danimarca - Sanson) s.t.; 6) Giovanni Battaglin (Jolli Ceramica) s.t.; 7) Bruce Biddle (Nuova Zelanda) s.t.; 8) Roger De Wlaeminck (Belgio-Brooklyn) a 1',34"; 9) Felice Gimondi (Bianchi Campagnolo); 10) Italo Zilioli (Furzi Vibor); 11) Miguel Lasa (Spagna - Scic); 12) Alfio Vandi (Magniflex); 13) Bruno Vicino (Furzi Vibor); 14) GiovanBattista Baronchelli (Scic); 15) Antonio Colpo (Furzi Vibor); 16) Simone Fraccaro (Jolli Ceramica); 17) Gabriele Mugnaini (Furzi Vibor); 18) Wilmo Francioni (Magniflex); 19) Armando Caverzasi (Scic).

Si è così concluso brillantemente un altro Giro della Provincia.
Un raggio di sole all'occaso, filtrato attraverso una inconsueta nube dai riflessi dorati, placidamente adagiata sulle cime dei Peloritani, illumina la grande folla che, dopo aver tributato per l'ennesima volta il suo caloroso applauso ai protagonisti tutti di una splendida giornata di sport, pienamente soddisfatta lascia lentamente il Lungomare.

Anche noi salutiamo gli amici e ci avviamo a risalire sul treno che ci riporterà a Roma. E' uno di quei treni che corrono parallelamente all'ultimo chilometro di gara e che l'amico Martellini ha qualche volta notato durante le sue eccellenti radiocronache.

Tra breve, però, gli applausi dei viaggiatori non si potraino più unire a quelli della folla stipata dietro le transenne all'arrivo, perchè nel tratto cittadino il doppio binario della Reggio-Roma correrà in galleria e così la palificazione e i fili della trazione elettrica non disturberanno la stupenda visione della costa siciliana che si specchia sul mare della Fata Morgana. Il Lungomare reggino sarà conseguentemente ampliato ed ulteriormente abbellito.

LA 38ª EDIZIONE A TINO CONTI

27 marzo 1977. Eccoci nuovamente a Reggio per seguire quest'altra edizione della corsa. Anche quest'anno, purtroppo, essa deve assolvere il non gradito compito di far sfogare la rabbia dei corridori italiani per le amarezze date loro da quelli stranieri alla Milano - Sanremo.

nfatti, lo scorso 19 marzo la corsa dei fiori è stata ancora appannaggio di uno straniero, il quasi sconosciuto Raas, che poi qualcuno a mò di giustificazione per la sua vittoria, ha tentato di trasformare in un grande campione.
Con legittimo compiacimento è stato sottolineato anche all'inizio dell'attuale stagione che l'interesse per lo sport ciclistico è sempre vivissimo. Ne ha dato una ulteriore conferma il grande pubblico che ha fatto da corona alla "Sei Giorni" di Milano, al "Giro della Sardegna" alla "Tirreno-Adriatico", particolarmente alla "Milano-Sanremo".

Qui da noi per questo 38° Giro, lo spettacolo della grande folla che ha salutato ed applaudito corridori, dirigenti, giornalisti e tecnici è stato soltanto il rinnovarsi di una antica tradizione. Perchè, come abbiamo narrato in questa nostra "storia", in tutte le edizioni il pubblico di Reggio e dell'intera provincia, è accorso sempre in massa lungo tutto il percorso ed all'arrivo per dimostrare la più grande simpatia allo sport del pedale e la più viva cordialità per i graditi ospiti.

Raduno alle ore 9 a Piazza del Popolo. Nell'attesa che la carovana si muova per raggiungere il luogo di partenza in località Ponte S. Pietro a sud della Città, il Presidente dello Sporting Club mi dice: "Il mio desiderio che è anche il mio impegno resta quello di far riunire in questa Piazza i partecipanti al "Giro Ciclistico della Calabria".

L'intendimento dell'amico Laganà è una vecchia aspirazione degli organizzatori reggini. Obbiettive difficoltà hanno però impedito sempre di poterla realizzare. Noi crediamo che tuttora il relativo compito non sia facile, dato che non sono state mantenute le promesse dei necessari contributi che debbono essere ufficialmente assicurati. Infatti, com'è ovvio, soltanto la certezza di avere la indispensabile base finanziaria può consentire di dare avvio alla complessa fase organizzativa.

Ci auguriamo pertanto che la disputa di questa competizione a tappe possa essere presto annunciata anche perchè essa certamente arrecherebbe alla intera Calabria i notevoli vantaggi, specie nel settore turistico, che il Giro della Provincia ha recato a Reggio ed ai comuni posti lungo il percorso.
Alle 9,25 prendono il via 105 concorrenti.

Per non smentire la tradizione anche quest'anno avvio velocissimo e conseguente scossone nel gruppo fino al passaggio da Lazzaro ove Paolini si aggiudica il primo traguardo a premio della corsa. Poi, pur continuando a procedere con andatura sostenuta, il gruppo resta compatto fino all'attraversamento di Palizzi Marina. Qui escono dal grosso Mauro Vannucchi, Celestino Vercelli e Wilmo Francioni della Magniflex, Antonio Bonini e Alessandro Cardelli della G.S. Mocassini, Antonio Salutini del G.S. Vibor, Walter Riccomi e Luciano Conati del G.S. Scic, Roberto Sorlini del G.S. Sanson, Serge Parsani del G.S. Bianchi ed Aldo Parecchini del G.S. Brooklyn.

Poco prima di Brancaleone, al Km. 57, altri corridori si aggiungono ai battistrada. Notiamo tra loro Ignazio Paleari del G.S. Mocassini e Sandro Quintarelli del G.S. Selle Royal. A Bianco, Km. 78,100, Vannucchi guida il plotoncino dei primi e si aggiudica il premio di traguardo, con vantaggio di 2',20" sul gruppo, che al passaggio da Bovalino, Km. 85,700, perde ancora terreno ed ha un ritardo di 3'.

Subito dopo il rifornimento di Ardore il gruppo reagisce. Intanto si inizia la salita che da Locri conduce all'altipiano dello Zomaro. In testa cinque uomini, Parsani, Vercelli, Vannucchi, Conati e Salutini. Gli uomini della Sanson si incaricano di organizzare l'inseguimento, ed in questa fase perdono terreno Quintarelli, Cardelli, Bonini, Sorlini, Panizza e Francioni, che poi con un pezzo di bravura rinviene nuovamente e transita per primo in vetta seguito nell'ordine da Conati, Salutini, Vercelli, Parsani e Riccomi. A 10" passa Di Federico della Jolliceramica.

Sulla difficile discesa per Cittanova, fora Vannucchi e poco dopo alle porte di questa località anche Salutini è appiedato. Al 142° Km., fra Bivio Molochio e questo centro, 5 uomini fanno da battistrada con un vantaggio di 1,20": Santoni, Caverzasi, Di Federico, Beccia e Marchetti. Il gruppo è a 1,50". Nell' attraversamento di Molochio il vantaggio del quintetto sugli immediati inseguitori si è ridotto ad 1' mentre il gruppo ha perso nuovamente terreno e transita con un distacco di 2,50".

Si scende su Varapodio dove Vercelli vince il premio di traguardo.
Sulla salita per Oppido i primi cominciano a sentire il fiato degli inseguitori e nell'attraversamento dell'abitato il loro vantaggio è sceso a 50". Dopo Oppido ci portiamo in testa alla corsa per poter controllare i passaggi in vetta al S. Elia.

Ad Amato, però, ci ferma un passaggio a livello chiuso. Sembra che questo inconveniente debba intralciare il regolare svolgimento della corsa. Ma la buona sorte fa transitare un'automotrice delle Ferrovie Calabro-Lucane riaprendo così nuovamente il percorso quando i corridori sono ancora distanti cinquecento metri e non si accorgono nemmeno dell'evitato pericolo di forzata sosta.

Da Gioia Tauro passa un folto gruppo con i migliori nelle prime posizioni.
E' ormai vicina l'ultima asperità e tutte le squadre osservano attentamente gli avversari. Sulle rampe del S. Elia si scatena infatti, come previsto, la battaglia. La vince Francioni che è insieme al tenace Battaglin ed all'ottimo Saronni che si distingue per il suo impegno.

Sulla discesa per Bagnara il gruppo si ricompone e conta una quarantina di unità. Negli ultimi 30 Km. e particolarmente nella zona di Scilla si susseguono i tentativi per saggiare le reazioni delle varie formazioni inserite nel plotone di testa.

Ci provano prima Riccomi, poi Lualdi e, quindi Panizza. Ad un tratto esce di scatto dal gruppo Tino Conti, ma viene ripreso da un terzetto composto da Panizza, Lualdi e Battaglin ai quali si aggiungono con prontezza Gavazzi e Ceruti.

Ritorna una calma apparente, intanto il gruppo è ormai alle porte di Reggio.
A 2 Km. dal traguardo, ecco l'episodio determinante: mentre tutti i più qualificati alla vittoria sono ancora del centro gruppo, un nuovo rabbioso scatto di Tino Conti sorprende tutti ed egli può iniziare a percorrere l'ultimo chilometro con 200 metri di vantaggio. Sull'asfalto del lungomare i velocisti alle sue spalle spingono come dannati per riacciuffarlo, ma l'alfiere della Zonca Santini — che noi abbiamo la possibilità di inquadrare con la nostra cinepresa — resiste bene e vince nettamente e meritatamente tra grandi applausi il 38° Giro Ciclistico della Provincia di Reggio Calabria.

Ordine di arrivo:

1) Tino Conti (Zonca Santini) che compie Km. 241,200 in ore 5,59',40" alla media di Km. 40,237; 2) Pierino Gavazzi (Jolliceramica) a 6"; 3) Saronni (Scic) s.t.; 4) Ceruti (GBC-Itla) s.t.; 5) Moser (Sanson); seguono tutti con lo stesso tempo, 6) Barone (Fiorella Mocassini); 7) Berrone (Zonca Santini); 8) Mazzantini (Zonca Santini); 9) Algeri (GBC-Itla); 10) Zoni; 11) Fontanelli; 12) Landoni; 13) Conti F.; 14) Crepaldi; 15) Riccomi; 16) Rodella; 17) Baronchelli G.; 18) Baronchelli G. B.; 19) Rocchia; 20) Johannson; 21) Poggiali; 22) Vandi; 23) Fuchs; 24) Lualdi; 25) Clively; 26) Vanzo; 27) Marksen; 28) Fraccaro; 29) Peccia; 30) Bertoglio; 31) Panizza; 32) Gimondi; 33) Pizzini; 34) Battaglin; 35) Comino; 36) Cialdini; 37) Laghi a 4',30"; 39) Francioni; 40) Rossi a 6'; 41) Pella; 42) Antonini; 43) Parecchini; 44) Tartoni; 45) Parsani; 46) Santambrogio; 47) Lora; 48) Martineli; 49) Conati; 50) Bettoni; 51) Basso; 52) Di Lorenzo; 53) Magoni; 54) Jakst; 55) Quadrini; 56) Santoni; 57) Polini; 58) Spinelli; 59) Salutini; 60) Intlen; 61) Paolini; 62) Bortolotto; 63) Miozzo; 64) Perfetto; 65) Rota; 66) De Muynck; 67) Magrini; 68) Simonetti; 69) Vercelli.

Ancora una volta, la folla reggina entusiasta saluta lungamente la conclusione di una esaltante competizione sportiva. Corridori, dirigenti, inviati dei giornali e della RAI e gli appassionati, convenuti in gran numero a Reggio, hanno potuto nuovamente vedere la nostra Terra, le sue bellezze, e constatare le capacità della sua gente ed anche la facilità di raggiungere in aereo, in treno, in automobile e per mare l'estremo lembo della Penisola.

Possiamo pertanto affermare che con l'annuale organizzazione della sua apprezzata corsa lo Sporting Club Reggio ha, fra l'altro, contribuito efficacemente a far conoscere una regione meridionale e a richiamare l'attenzione su di essa e, quindi, ha messo ripetutamente in evidenza alcuni positivi aspetti che certamente concorrono a far comprendere quanto sia necessario e possibile operare per determinare, senza ulteriori indugi, l'auspicato sviluppo del Sud che, come è stato più volte giustamente affermato, è condizione indispensabile per il benessere dell'intera Nazione.

DA MARIO GIORGIANNI A KNUDSEN SI CONCLUDE LA NOSTRA "STORIA"

2 aprile: è il giorno fissato per la disputa del Giro del 1978.
Eccomi pertanto nuovamente ad osservare, per raccontarle, le fasi della trentanovesima edizione di questa nostra bella ed affascinante gara, che concluderanno questa "Storia".

Credo che essa rappresenti un'altra particolarità fra le tante che può vantare la "Classicissima del Sud", perchè non ho notizie di altre competizioni ciclistiche per le quali le varie vicende delle loro edizioni siano narrate in un'apposita pubblicazione.

Dopo la rituale sfilata della carovana sul lungo Corso Garibaldi e la sempre suggestiva benedizione in Piazza Duomo, i corridori si portano presso il ponte S. Pietro ove ha inizio la statale jonica.

Alle 8,50 dà il via il presidente dell'Unione Ciclistica Internazionale Comm. Adriano Rodoni che con la sua rinnovata presenza ha voluto sottolineare, ancora una volta, il suo particolare apprezzamento per il nostro Giro che sin dai primi anni della sua disputa ha, fra l'altro, contributo in maniera determinante a dare il segno evidente della capacità e della passione del mondo sportivo meridionale.

Centocinquanta corridori sono schierati alla partenza per darsi battaglia lungo i 245 Km. della corsa. All'abbassarsi della bandierina, si verifica il solito avvio veloce con primo protagonista Vercelli. Poi si distingue Norris che si aggiudica il premio Lazzaro superando Rosola che sarà uno dei più tenaci nell'impegnarsi per l'aggiudicazione dei traguardi a premio posti nei vari comuni della fascia jonica.

Ma, come si è spesso verificato negli anni scorsi, anche oggi in questa prima parte della corsa non vi sono stati episodi da notare sul taccuino del cronista, tranne qualche allungo in vista di questi traguardi. Nell'impegno per vincere quello di Bova Marina, che è appannaggio di Rosola, vi è un tentativo di Rossi, ma tutto rientra subito nella normalità e il gruppo procede compatto e con prudenza a causa dell'inclemenza del tempo, davvero inconsueta per questa parte d'Italia.

A Locri, dopo 100 Km. di percorso pianeggiante, i corridori sono quasi tutti insieme e, lasciata la statale 106, affrontano la parte iniziale della lunga salita che conduce allo Zomaro, a quota 952. Lungo i tornanti per giungere in vetta: il gruppo procede in lunga fila indiana, ed è Antonini che transita primo sulla montagna seguito da Panizza e da Bitossi.

Inizia ora la ripida discesa verso Cittanova. Qui al 125° Km. di corsa, l'asfalto viscido gioca un brutto tiro a Mario Beccia che slitta e cade ferendosi, per fortuna non gravemente. L'autoambulanza lo porta all'ospedale di Reggio da dove uscirà in serata. Poco dopo il passaggio da Cittanova, quando sono stati percorsi 132 Km., Zon improvvisamente movimenta la gara.

Il corridore della Royal scatta e riesce ad avvantaggiarsi passando per primo da Taurianova e poi, impegnandosi a fondo sul successivo strappo di Molochio, riesce a passare da Varapodio — Km. 154,6 quota 235 — con un vantaggio di 1,45". Egli, però, non ha fortuna perchè fora, perdendo tempo, ma soprattutto il ritmo e quindi al 172° Km. il gruppo guidato da Baronchelli lo riprende, dopo la sua galoppata di 40 Km.

Ritorna la calma nel folto plotone ma è di breve durata. Infatti, è trascorso soltanto poco più di un minuto, quando al 173° Km. va via Lualdi con un allungo rabbioso. Egli procede lestissimo sulla discesa per Gioia Tauro e transita da questa località con un vantaggio di 1,10" affrontando così, solitario scalatore, la impegnativa salita del colle S. Elia.

In cima — Km. 201, quota 544 — è ancora primo, precedendo di 40" un gruppetto capitanato da Bertoglio del quale fanno parte anche Panizza, Baronchelli, Gimondi, Bitossi, Perletto, Sutter, Knudsen, Visentini, Vandi e via via tutti gli altri. Ora Lualdi scende verso lo splendido litorale e transita da Bagnara con 30" sul gruppo che, però, ha ripreso vigore e trascinato da uno scatenato Baron¬chelli guadagna rapidamente terreno.

A Favazzina Km. 209,8 si comprende che l'avventura del fuggitivo bianco-celeste sta per aver termine. Ed, infatti, a Scilla Km. 214,8 egli viene ripreso.
Immediatamente dopo, si verifica la fuga che deciderà la corsa. L'iniziativa è di Knudsen. Il velocista norvegese che ha già vinto quest'anno 5 corse, parte improvvisamente effettuando un deciso allungo. Sono pronti ad affiancarsi a lui Panizza, Mazzantini, Baronchelli e Visentini.

Il portacolori della Bianchi-Faema si impegna a fondo perchè sa bene che mancando avversari come Moser e Saronni, può aspirare alla vittoria, specialmente se la conclusione sarà decisa in volata.

Il quintetto, dopo qualche incertezza di Mazzantini, trova l'intesa e si avvantaggia rapidamente su gli altri. All'ultimo chilometro è Visentini a condurre, poi ai 300 metri scatta Knudsen che facendo valere le sue doti di velocista resiste al tardivo attacco di Baronchelli e vince meritatamente il 39° Giro della Provincia di Reggio Calabria, conquistando la sua 6ª vittoria del 1978, acclamato dalla folla plaudente che come sempre gremisce il lungomare reggino, e complimentato dal suo direttore sportivo Ercole Baldini che 15 anni fa è passato vincitore sotto lo stesso striscione di arrivo.

Il biondo norvegese viene trasportato dalla folla sul palco dei vincitori e, sorridente, saluta a sua volta il pubblico che lo festeggia. Alle sue spalle gli fanno ridente corona gli alberi che adornano il più bel chilometro d'Italia.

Ordine di arrivo:

1)Knut Knudsen (Bianchi-Faema) che compie i 248 Km. e 200 metri in 6 ore 36 primi e 10 secondi alla media di 37,590; 2) Baronchelli G. B. (Scic Bottecchia) s.t.; 3)Mazzantini Leonardo (Zonca) s.t.; 4) Panizza Miro (Vibor) s.t.; 5) Visentini Roberto (Vibor) a 1"; 6) Martinelli Giuseppe (Magniflex) a 1',55"; 7) Vittorio Algeri s.t.; 8) Enrico Paolini s.t.; 9) Chinetti Alfredo s.t.; 10) Piero Gavazzi s.t.; 11) Borgognoni; 12) Gimondi; 13) Colombo; 14) Rota; 15) Barone; 16) Donadello; 17 Riccomi; 18) Santoni; 19) Casiraghi, seguono con lo stesso tempo altri corridori.

Il 39° Giro ha avuto così il suo entusiasmante epilogo. Con esso ha termine anche il mio racconto della corsa e degli eventi ad essa legati che indubbiamente fanno parte della storia della nostra città.

La mia antica passione per il ciclismo mi ha spinto a scrivere le vicende del Giro. Esse mi hanno fatto rivivere con molta nostalgia, come in un film, tanti episodi della mia giovinezza, facendo apparire nella mia mente figure e fatti del passato, dal periodo nel quale si battevano con le loro pesanti biciclette sulle strade polverose di allora i pionieri del ciclismo reggino a quello delle entusiasmanti imprese dei grandi campioni. E sono riapparsi davanti ai miei occhi i primi corridori — li vorrei ricordare tutti — dal tenace Velonà a Zumbo, al popolare Ciccio Galano, all'arampicatore Cristoforo Taglieri a Mastronardi, Utano, Puntorieri, Praticò, Pellegrino, Lofaro e Nobile che si è imposto anche in campo nazionale. Ed ho rivisto i trionfi di Learco Guerra e le eccezionali imprese dei Coppi, dei Bartali, dei Minardi, fino alle recenti vittorie degli attuali campioni italiani e stranieri.

Ma, nel ricordare le appassionanti vicende del Giro è apparsa soprattutto nella mia memoria l'indimenticabile figura di quel Principe dello Sport che è stato Salvatore Siracusa il quale ha certamente scritto il suo nome tra gli artefici del ciclismo italiano.

Nel concludere questa mia modesta fatica mi auguro che il Giro della Provincia possa continuare a disputarsi nel futuro, ottenendo ancora quei brillanti successi che da tanto tempo lo hanno posto in primo piano tra le grandi competizioni ciclistiche ed hanno fatto esprimere sul suo svolgimento e sulla sua organizzazione i più lusinghieri apprezzamenti da parte dei dirigenti dello Sport e dei più qualificati giornalisti.

Con tale auspicio termino inviando il più cordiale saluto augurale ai dirigenti dello Sporting Club Reggio, al suo Presidente Giuseppe Laganà e agli sportivi della nostra provincia che hanno sempre validamente sostenuto la loro splendida competizione sportiva

 

 

 

 

 

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